Zach Miller in un toccante post sulle sue pagine social ha raccontato brevemente cosa sono stati per lui questi ultimi tre anni. Dal secondo posto a UTMB 2023 non riusciva più a correre una gara "perfetta" che lo lasciasse soddisfatto e si chiedeva se aveva ancora in sè quella "magia".
Ve lo riproponiamo nella sua interezza.
A volte devi aspettare. Una ragazza. Una gara. Un biglietto. Un’occasione per ballare.
Mi sembra di aspettare da UTMB 2023. Da allora ci sono state tante cose belle, ma anche molte gare che mi hanno lasciato insoddisfatto.

Tanto lavoro che non ha ancora dato tutti i suoi frutti. Settimo alla TGC. Appendicite prima della Hardrock. Un ginocchio irritabile, una risonanza spaventosa e un’operazione. Ho saltato Canyons, ma ho ritrovato il ritmo e sono riuscito ad arrivare alla Hardrock. Ho chiuso quinto, grato, ma ancora affamato. Mi sono allenato duramente. Ho vinto il Devil on the Divide. Sono andato ai Mondiali. Ho corso forte, ma non bene. Ancora affamato. Sono tornato in Pennsylvania e ho vinto la Call of The Wilds 50k. Ho sentito di nuovo la magia di questo sport. Ho vinto una turkey trot (unaTurkey Trot è una corsa podistica non competitiva o una marcia, solitamente di 5 km, che si svolge negli Stati Uniti il giorno del Ringraziamento) . Il ginocchio ha ricominciato a dare problemi. Ho rinunciato alla Tarawera. Mi sono sposato invece. Ho ripensato completamente l’allenamento. Ho ridotto il volume di corsa. Ho girato in tondo a Leeway con Christopher Jones. Ho pedalato. Ho costruito la mia casa (e ci sto ancora lavorando). Sono stato in sauna. Mi sono iscritto a Canyons.
Una gara. Un’occasione. Adam Peterman, la rivincita con Hayden Hawks, e un gruppo di giovani emergenti che consideravo assolutamente pericolosi (perché lo sono).
Sinceramente, non ero più sicuro di avere dentro di me una gara del genere. Da tempo sono immerso nel mondo delle grandi e lunghissime gare di montagna. Nove anni dalla mia ultima TNF 50, dieci dalla mia ultima vittoria lì. Ma come facevamo a correre così forte? E nel frattempo questo sport si è evoluto. Ora la gente cura davvero l’alimentazione in gara. Fa lavori di soglia. Si allena al caldo. In realtà non sono cose del tutto nuove. Ma oggi tutto sembra più focalizzato. Più serio. Più preciso. E io dove mi colloco in tutto questo? Lo sport è diventato più veloce? O sono io a essere più lento? Riesco ancora a stare al passo? E il mio ginocchio e la mia anca reggeranno davvero?

C’era un solo modo per scoprirlo: buttarsi dentro e vedere se funzionava. Moises Jimenez mi ha detto di crederci. Mi sono presentato sulla linea di partenza, ho fatto il primo passo e ho continuato ad andare. Mi sentivo bene, poi un po’ meno. Ma quando Hayden Hawks mi ha raggiunto e io ho scelto di provarci davvero. Ed eccola lì, la magia della competizione. Lui lottava. Io lottavo. Abbiamo inseguito Adam Peterman e Can-hua Luo. È stata una gara vera fino al traguardo. Mi piace pensare che abbiamo tirato fuori il meglio l’uno dall’altro.
E al traguardo? Beh, ho ottenuto il biglietto, la mia ragazza e un’occasione per ballare. Ci vediamo a States!
