Transvulcania Ultramarathon: bella da non crederci

Testo di Matteo Grassi

 

Torno a La Palma, isla bonita, per la Transvulcania Ultramarathon: 73 km con 4000 metri di dislivello positivo. Ci ero stato lo scorso anno Fu un'edizione anomala e funesta a causa del meteo avverso – pioggia, freddo e nebbia. Di tutte le bellezze che speravo di ammirare, poche mi furono concesse, altre solo intraviste, altre ancora immaginate.

Il tempo del viaggio è scivolato immergendomi in "Fino al limite" di Michael Crawley, libro di cui scriverò nei prossimi giorni, che nomino qui per avermi poi accompagnato durante la corsa. Tra le tante cose interessanti e gli spunti di riflessione, mi è rimasta impressa una frase di Mira Rai, l'insegnamento che dà alle sue atlete per gestire bene la gara: "Mangia bene, muoviti bene, goditela". L'autore aggiunge anche un ulteriore monito per sé: "non guardare gli altri". Metto questo kit di saggezza nel materiale obbligatorio e vado ad affrontare il buio nero della notte oceanica.

 

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© Organizzazione - ph. Abian San Gil

 

La partenza dal faro di Fuencaliente ha qualcosa di magico – anzi, più di qualcosa. Intanto il buio: totale. Un buio che assorbe. Scendiamo dal pullman e iniziamo a scendere a piedi verso il faro, accompagnati dal rumore dell'oceano, ben presto anche dalle voci e dalla musica. Una volta al faro si scende ancora fino a quota zero, ma solo dopo aver superato un meticoloso controllo del materiale. La start line ricorda più un rave che un trail. Ma qui ci sanno fare: è un'atmosfera esageratamente coinvolgente. Megaschermo, luci, musica, countdown e fuochi: via!

 

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© Organizzazione - ph. Abian San Gil

 

Prestissimo è silenzio totale.

Il primo tratto – Vulcano San Antonio e Los Canarios, circa 700 m+ – è corribile, ed è facile andare su di giri nella foga di passare. Ma io ho il mio mantra e, soprattutto, un po' di esperienza. In paese ci sono due ali di folla festanti, a bordo strada, dalle finestre. Poi di nuovo silenzio e salita.

 

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ph. MG

 

Inizia a schiarire. L'atmosfera è da sogno: una luce incredibile, chiara e delicata, filtra tra i pini e poi tra i crinali. Tira aria fredda. Rimpiango un po' di non avere i guanti, ma non è stata una scelta: il mio bagaglio non è arrivato, e con esso anche i bastoncini. Mi rendo conto di essere forse l'unico senza. Vabbè, in qualche modo farò.

Si mantiene il filo del crinale. Ogni tanto si apre la visuale: a sinistra verso la costa occidentale dell'isola, dove si intravedono le piantagioni di platano e alcuni radi alberghi; a destra un mare di nuvole sul mare da cui svetta la punta acuminata del Teide di Tenerife. Mi esce un: "Wow!"

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© Organizzazione

 

Si sale e si sale. Solo quando il GPS inizia a segnare 2000 m+ molla un po', giusto per rifiatare. È un bel saliscendi finché poi perde quota e raggiunge El Pilar, rifugio da dove parte la maratona e dove arriva la mezza. Siamo al 25° km: metà dislivello è fatta, ma la parte più dura deve ancora arrivare. Ricordo che lo scorso anno ho patito quella lunga sequenza di salite senza ristori intermedi. È tra un po'; decido comunque di investire qualche minuto per un rifornimento solido. "Mangia bene" – ricordo il mantra. Non importa se gli altri sfilano via. E "non guardare gli altri", ché è ancora lunga.

Sulla lunga sterrata si può correre in scioltezza fino al ristoro, dove leggo il cartello: il prossimo sarà al Pico de la Nieve, circa 15 km. Ecco, ci siamo!

 

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© Organizzazione

 

Si entra nella parte più faticosa, ma anche più spettacolare, fatta di salite e discese rocciose, a tratti tecniche, in un contesto di paesaggi e colori indescrivibili. Il fondo vulcanico – inizialmente nero, poi grigio – qui abbraccia tutte le sfumature dell'ocra, dal giallo al rosso, ma anche del vermiglio al porpora. Il percorso segue sempre il crinale tra versanti scoscesi, in particolare quello occidentale che altro non è che la Caldera del Vulcano Taburiente, la cui cresta si staglia frastagliata sul cielo azzurro blu. In fondo si intravede una delle cupole dell'osservatorio astronomico... dieci chilometri in linea d'aria.

 

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ph. MG

 

Attraversiamo il primo tratto "no poles". Rido perché non li ho e penso: "ora siamo ad armi pari". Ma no, perché è pianeggiante e corribile. Ah, ecco la salita. "Hi, hi", sogghigno sadico nel vedere gli altri runner che si impiantano. Ma "non guardare gli altri" – mi dico con finto rimprovero. Come ricordavo, è un continuo su e giù, tendente al su, e in un tratto piuttosto ripido sento una lontana musica da discoteca: "tunz, tunz, tunz". Impossibile. Siamo in cima al vulcano e nessuna traccia umana a vista d'occhio. Ascolto meglio. È il mio battito nelle orecchie. "Respira bene" – aggiungo allora al mantra. E così il cuore si placa mentre salgo per scalini di roccia al Pico de la Nieve. E il ristoro dov'è? Poco importa: ho ancora acqua, riserve ed energie. Mi concentro sul "muovermi bene" su queste non facili rocce.

Il ristoro è al Pico de la Cruz. Da lì il Roque sembra subito attaccato, ma non è così – anche se il peggio è passato. Sempre su e giù, dentro e fuori dal bordo del vulcano, fino alle cupole degli osservatori che sembrano funghi di metallo su fondo roccioso. Paesaggio surreale. Non posso dire lunare solo perché i colori ricordano Marte.

 

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ph. MG

 

Il ristoro a Los Muchachos è affollato. C'è gente seduta che riposa, chi fa rifornimento per la lunga discesa. Che poi, in realtà, prima di scendere davvero c'è il passaggio ai Muchachos: ancora saliscendi, scalini, colori, rocce... Roque Chico. Roque Palmero. Quindi giù, traversa e giù nel bosco di pini su sentiero "all'occhio style". "Muoviti bene", ma soprattutto "goditela". E così è. Quanto me la sto gustando, questa linea pura che dall'estremo sud risale e aggira la Caldera de Taburiente per poi rituffarsi giù nel mare.

 

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© Organizzazione - ph. Alex Diaz Baja

 

Ecco le prime strade, ma siamo ancora a mille: dai 2400 circa dobbiamo scendere a zero. Non mi dilungo a ripetere quanto cazzuta e divertente sia questa lunga picchiata, ma non posso non citare la parete finale a piombo sul mare con stretti e vertiginosi tornanti. Mi riparo la fronte dal sole che scotta. Il passaggio a Tazacorte è anche traguardo della maratona, per cui c'è tifo da stadio. Si tocca la spiaggia per poi imboccare il greto asciutto di un fiume, che presto si trasforma in un piccolo canyon; passato il quale c'è l'ultima rampa assolata: 300 metri in su per raggiungere Los Llanos de Aridane e la finish line più incredibile del mondo.

 

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© Organizzazione - ph. Abian San Gil

 

La ripida rampa mista sassi e cemento, più che una salita, pare una discesa agli inferi per il calore percepito. Ma un gentilissimo residente che fa? Si mette fuori a distribuire salvifici cubotti di ghiaccio.

E quando il terreno torna piatto: un rettilineo chilometrico su pista azzurra, ma soprattutto tra incitamenti da ogni dove. Dai balconi, dai tavolini dei bar. I bambini che scorazzano in strada. La donna che regala i ghiaccioli – è la stessa dello scorso anno, la riconosco. È tutto bellissimo perché spontaneo e vero. Ora è musica e frastuono di festa e, girato l'angolo, compaiono le transenne e centinaia di persone che battono e urlano a tutti "¡Campeón!" – anche se i primi sono arrivati da più di quattro ore. Dispenso baci con le mani. Con un sorriso che fa il giro del capo taglio il traguardo e ringrazio tutti.

Lo scorso anno chiudevo con "a presto Isla Bonita"; quest'anno ti dico: "Cara Isla, mi hai definitivamente conquistato!"

 

Transvulcania Ultramarathon

La Palma (ES) - 9 maggio 2026

La Transvulcania Ultra è una gara di corsa in montagna. Il percorso parte dal faro di Fuencaliente e prosegue lungo il sentiero "Gran Recorrido" GR 131, noto anche come "Ruta del Bastón", fino a Puerto de Tazacorte. Da lì si collega con il GR 130, Camino Real de la Costa, verso il traguardo situato in Plaza de España – Los Llanos de Aridane.

Scheda tecnica

Distanza: 73,06 km
Dislivello positivo: 4.350 m
Dislivello negativo: 4.057 m
Partenza: Faro di Fuencaliente (quota 0)
Arrivo: Los Llanos de Aridane – Plaza de España
Altitudine massima: Roque de los Muchachos (2.426 m)
Ristori: 8 punti di ristoro lungo il percorso
Tempo massimo: 16 ore (partenza ore 6:00 – termine ore 22:00)
Percorso: sentieri vulcanici, crinali, boschi di pini, discese tecniche, brevi tratti urbani

Transvulcanie è anche:

- Marathon
- Half Marathon
- Vertical Kilometer
- Kids-Junior
- Joëllette
 

Sito ufficiale: transvulcania.com

 

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CRONACA - I PROTAGONISTI

A cura di Maurizio Scilla

 

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© Organizzazione - ph. AJP

 

“IL MAGO” NADIR MAGUET E LA SUA MAGIA ALLA TRANSVULCANIA

Alla sua prima ultra “Il mago” centra un risultato di altissimo livello alla Transvulcania, un terzo posto dietro solo a Davide Sinclair e Petter Engdahl, con un signor tempo.
Queste le sue parole:

“Sono veramente molto contento perché nell'ultime due stagioni  ho avuto due infortuni più o meno a metà stagione, nel momento clou degli appuntamenti, che mi hanno privato di potermi mettere in luce come volevo. L'accumularsi di queste cose a volte come atleta fa un po' male. Quest'anno mi  rendo conto che sono molto determinato, molto sereno, mentalmente sono più sul pezzo e infatti  ho lavorato molto di più rispetto ad altri anni. Era la mia prima ultra, mi conosco, so quello che  posso fare, però non è mai facile metterlo in pratica, soprattutto in gare dove c'è un  livello alto come qui alla Transvulcania. La settimana scorsa in allenamento avevo buone sensazioni e sono  arrivato qui ottimista. E’ vero che erano solo 70 km e non 100, ma sono contento di come ho gestito la gara, abbiamo fatto tempi bassissimi (in sei sotto il vecchio record), c’erano le condizioni ideali, sono contentissimo del podio che mi ripaga del lavoro fatto. A volte nelle ultra ci sono 3-4 top atleti, uno salta e il podio è lì a portata di mano, qui invece c’erano tanti atleti di livello e entrare in questo modo nel mondo ultra mi dà tanta fiducia per il prosieguo della stagione”.

 

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© Organizzazione

 

ELISA DESCO CENTRA IL PODIO ALLA TRANSVULCANIA MARATÒN

44 anni a fine mese, ma con ancora tanta voglia di mettersi in gioco e lottare con atlete molto più giovani.
Elisa Desco oggi ha chiuso la Transvulcania Maratòn in terza posizione (4h17’56”)  a soli 5’ da Ikram Rharsalla Laktab e a 13” dal secondo posto di Julia Font Gomez.
Questo il suo commento poco dopo l’arrivo.

“Sono contenta perché, per come è iniziata la gara, non ci avrei scommesso veramente due lire sul podio. Conoscevo le altre atlete, e su un percorso del genere sapevo che potevano essere più fresche, più brillanti e più forti di me, data anche l'età.
Ho fatto veramente fatica i primi sette km, forse davanti sono partite un po' forte. Vedevo queste ragazze che si allontanavano e gente che mi continuava a passare. I primi sette km sono su strada bianca molto corribile, dove fai in 7 km 150 metri di dislivello, quindi un po' saliscendi. Quando è iniziata la salita, ho iniziato a ritrovare sensazioni un pochino migliori, ma devo dire che speravo di sentirmi decisamente meglio.
Penso di non aver recuperato completamente il viaggio, i viaggi lunghi faccio veramente fatica a smaltirli, adesso in particolare  avendo problemi alla schiena e ai glutei.  Però sono contenta perché negli ultimi 17 km di discesa (dieci un continuo saliscendi), ho iniziato a recuperare. Ho scollinato quinta con due minuti di distacco dal podio.  Però le vedevo e quindi mi sono sempre fatta coraggio e sono riuscita a raggiungerle.
Mi sono poi ritrovata seconda ma purtroppo all'ultimo chilometro la gioventù ha avuto la meglio. Però va bene così, sono contenta”.

 

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© Organizzazione

 

BLANDINE L’HIRONDEL RECORD ALLA TRANSVULCANIA, EMELIE FORSBERG TERZA

Blandine L’Hirondel, ex campionessa del mondo trail, solo nell’ultima discesa che porta a Tazacorte, è riuscita  a liberarsi  dell’australiana Lucy Bartholomew.
La francese ha tagliato il traguardo a Los Llanos battendo con largo margine il record della gara, 7h43’47” il suo crono contro l’ 8h02’49”, fatto registrare da Ruth Croft nell'edizione 2024.
Secondo posto per Lucy Bartholomew in 7h49’26”, l’inossidabile Emelie Forsberg centra un bel terzo posto (8h14’40”).

  

DAVID SINCLAIR DEMOLISCE IL RECORD DELLA TRANSVULCANIA, TERZO NADIR MAGUET

Favolosa gara dello yankee Davide Sinclair (2 CCC 2025) che chiude la Transvulcania Ultramarathon (73 km 4300 m+) in 6h32’24”, demolendo il vecchio record di 6h52’39”.
Secondo posto per lo svedese Petter Engdahl (6h41’19”). Grandissima gara per il valdostano Nadir Maguet, autore di un gran recupero dal porto di Tazacorte a Los Llanos, che lo ha portato a riprendere il francese Damien Humbert. 6h42’31”, il tempo del “Mago”, anche lui nettamente sotto il vecchio record. Sesto Andreas Reiterer con l’ottimo crono di 6h49’52”.

   

I KENIANI DOMINANO IL TRANSVULCANIA VERTICAL KILOMETER CON RECORD

Si è aperta la sedicesima edizione della Transvulcania Adidas con il Vertical Kilometer sul classico percorso che va dal Puerto de Tazacorte alla Torre El Time (7,26 km 1200 m+).
La gara che fa parte della WMRA World Cup ha visto gli atleti keniani dominare letteralmente  la scena.
In campo maschile, favolosa la prestazione di Richard Atuya che ha fermato il cronometro in 45’01”, battendo lo storico record del 2017 del norvegese Stian Angermund-Vik di 2’21”. Podio tutto keniano con Philemon Kiriago (47’33”) e Ephantus Njeri (47’39”).
Anche tra le donne è stato battuto il record che apparteneva alla svizzera Maude Mathys. La keniana Joyce Muthoni Njeru, con una performance eccezionale (55’02”) è la nuova detentrice.
La britannica Kirsty Dickson riusciva a interrompere il dominiano africano, concludendo la prova in 55’37”, terzo posto per la keniana Ruth Gitonga (58’00”).
Ottimo quarto posto per Benedetta Broggi (58’30”).