Bellissima esperienza!
Iscritta al Challenge, sono scesa dalla Liguria insieme a 4 amici. Preso possesso del B&B praticamente attaccato al Duomo (fantastico!!), abbiamo girato da turisti godendoci Firenze e il vento: come sentirsi a casa nonostante la distanza da Genova... Il vento appunto, ci convince a cercare riparo per la cena - alle 17:45 che neanche gli anziani all'ospizio - in un'osteria nella stessa via del B&B. Segue ignobile ritirata in camera con la scusa di raccogliere le forze prima del gesto atletico: ovvero spudorata pennichella nel tentativo di digerire alla svelta i prodigiosi crostini toscani.
Ho saltato gli Oscar del Trail, lo so. E mi dispiace tantissimo. Ma gli amici con cui ero non sono così malati di trail come me, e non me la sono sentita di trascinarli. Peccato!
In piedi alle 20:00 in ottima forma, in Piazza della Signoria riusciamo anche a trovare l'unico passante al mondo che, pregato di farci una foto con lo smartphone, si fa 3 selfie uno dietro l'altro senza rendersene conto, e poi ci riconsegna il telefono con un sorriso beato. Arriviamo alla partenza piegati dal ridere.
L'atmosfera è magica, elettrizzante, leggera: penso che se qualcuno stasera corre la sua prima gara, avrà un ricordo indelebile, magnifico.
Partiamo piano, a frontali accese tra due ali di volontari, pigiandoci allegri nelle strettoie ed esplodendo di entusiasmo. Il percorso, pur ridotto a 10 km, è bellissimo. Mi godo la gente che mi corre incontro, i passaggi al buio, la Firenze notturna vista dall'alto: finisce quasi troppo presto e mi consolo pensando che correrò ancora domani...
Il mattino dopo, quando suona la sveglia, mi consolo un po' meno: anche perché la mia amica non corre e la guardo dormire beata al calduccio mentre sguscio silenziosamente fuori dalla camera.
Con gli altri due amici del Challenge ci incamminiamo: altro giro in Piazza della Signoria, altro regalo. C'è un vecchietto che si sforza di raccogliere un biglietto che gli è caduto, senza riuscirci. Mi precipito per la prima buona azione della giornata, proprio mentre sta facendo lo sforzo supremo, e chiedo gentilmente: "serve aiuto?, ce la fa?" - e lui: "CERTO, 'UN SON MI'A UN ANDI'APPATO!!!!" Scappo via ripromettendomi di farmi i cazzi miei alla prossima occasione.
Piazza Santa Croce, avvolta dal vento come da copione. Si parte!
E io inizio a soffrire. Sapevo che non sarebbe stato facile: non sono allenata per una Mezza, figuriamoci per una Mezza più lunga e con le salite! Mentre corro - rigorosamente controvento - in certi momenti visualizzo mentalmente lo slogan del sito: "un trail VERO". E penso brutte parole, penso chimelhafattofare, penso quanto smetterei volentieri di correre ora.
Però...come fai a smettere di correre, quando sul LungArno un murales ti redarguisce: "E' IL MORTO CHE CAMMINA, CHI E' VIVO CORRE"? Come fai a smettere di correre dopo che nelle discese sul sentierino hai superato tutti gli stradisti e ti vergogni a farti raggiungere?

Come fai a smettere di correre, con la Bellezza di Firenze che ti viene incontro da lontano, ti prende a schiaffi da vicino, non ti lascia sola un momento, come il vento? Come fai a smettere di correre, quando ogni volontario (tantissimi! vi amo tutti e ho provato a ringraziarvi uno per uno!) ti incoraggia e ti incita come se fossi sua sorella, con la gente che ti corre intorno, con il pensiero che ieri sera ho tagliato il traguardo puntando il dito sulla mia maglietta di Find the Cure e ho promesso a me stessa di farlo anche oggi, con i km che prima sono 26, poi 22, poi 24, e poi...e poi chissenefrega quanti sono ormai: arranco, lo giuro. Arranco. Ma corro. A spremere fino all'ultima goccia la fatica a maledire l'asfalto duro, con le mie Leadville che mi guardano e mi dicono: "sei scema?!?" ed eccola Firenze, ed è maledettamente bello sprofondarci di nuovo dentro quasi di colpo, e ormai ci sono: arrivo. E anche se taglio il traguardo giurando "Basta asfalto!", con un tempo che neanche mia nonna quando è stanca, comunque come sempre, anche stavolta, vince l'emozione. E quindi, in qualche modo, lo spirito trail.
Mi avete fregato, maledetti.
