Qui commetto un grosso errore che poteva compromettere il mio Tor.

Dopo aver mangiato molto bene, addirittura riso in insata e pomodori (credo sia la base vita meglio organizzata di tutto il percorso) e aver curato i miei poveri piedi (la polvere dei sentieri Valdostani inizia a fare danni, sono a circa 8 paia di calze cambiate ma inizio a sentire i piedi sempre più caldi, inoltre in un paio di punti si stanno formando delle vescichette), chiedo ai volontari le previsioni meteo. Mi ricordavo che prima della partenza era preannunciato un peggioramento. Tutti mi assicurano però che ci saranno solo un po’ di piovaschi al pomeriggio ma la notte sarà serena. Il furbone

allora decide di tenere nello zaino il gore 2,5 strati leggero e di lasciare il 3 da scialpinismo nel borsone. “Così vado su bello leggero”. Bravo!
Al Barmasse faccio la prima vera dormita di tutto il Tor e finalmente capisco che con i soldi nei rifugi si può comprare cibo vero. Prendo uno strudel gigante e me lo metto nello zaino.
Al tramonto, quando mi viene fame e lo assaggio, mi esce di bocca lo stesso verso che faceva il mio gattino le prime volte che assaggiava i croccantini

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Mi rendo conto quanto non sia sufficiente il cibo dei ristori, abbondanti se paragonati ad una 100 km ma per me insufficienti per una gara così lunga. (Ovviamente esclusi quelli con polente, costine e salami i ma sono solo 3 in tutto). Soprattutto tutti uguali e carenti di proteine. Con pastina e dadini di prosciutto cotto il Tor non lo si chiude. Qualcuno mi dice che negli anni scorsi erano molto migliori...
Durante la notte, proprio quando sono sopra i 2’500 metri, arrivano pioggia e vento, sarei anche abbastanza vestito se non fossero giorni che sto girando per la Valle, mi sto alimentando troppo poco per le calorie che consumo e dormo solo un’ora al giorno. Cerco di tenere alto il ritmo per evitare di raffreddarmi troppo, ma non devo rischiare di scivolare, non posso correre.
Mi salva il bivacco Clemont.
Mangio e mi metto in branda. Mi sveglia una mandria di maleducati che si mette nei letti senza nemmeno torgliersi le scarpe infangate, calpestando e buttando a terra i vestiti di chi già dormiva.

Capisco la stanchezza ma se fossi stato un volontario li avrei presi a bastonate.
Rimangio ed esco, mi aspetta la lunga discesa verso Oyace. Sono veramente distrutto dal sonno, scendere è una tortura. La faccio tutta con Ornati senior, un vero duro

, che con un problema fisico non da nulla è riuscito a chiudere questo Tor. Mi aiuta a risvegliarmi dai micro pisolini che mi faccio ogni volta che triesco a trovare una pietra adatta per sedermi
Ad Oyace mi succede una cosa abbastanza comica.

Prenoto una branda e chiedo alla volontaria di svegliarmi nel caso avessi dormito per più di un’ora e mezza.
Quando mi sveglia sono sorpreso di aver dormito così bene. Mi sento però un po’ intontito. Mangio molto e prima di uscire guardo l’orologio. Faccio due calcoli. Mi ha svegliato dopo mezz’ora

Mi dicono che è meglio così, la salita va fatta prima dell’arrivo del caldo, sarà.....
Bevo il secondo espresso dalla partenza e parto a ritmo mucca.
Nella discesa verso Ollomont, non so perché, mi sento dentro la consapevolezza che riuscirò a concludere questa gara, sono euforico e pieno di energie, mi godo il paesaggio. Piango.
Non so ancora che mi aspetta la peggiore base vita del percorso...