Ha ragione Augusto, tanti preliminari e non si va mai al sodo.
Ma volevo che passasse qualche giorno.
La Heroes Ultra è una gara strana, non è un trail, non è una corsa su strada. Ci sono almeno 20 km di asfalto, un 70% è fatta da strade forestali, e i sentieri sono tremendi.
Eppure non mi sono mai annoiato. Mai.
E la cosa più bella, mi ripeto, è l'accoglienza straordinaria in tutti i luoghi attraversati.
Un ricordo solo, fra i mille: ristoro di Foteinou, 110 km. Devo esserci arrivato verso mezzanotte, forse l'una. Tutto il paese (saranno 30 case) è seduto intorno ad un tavolone a parlare, mangiare la grigliata di agnello, cantare e suonare la chitarra. Passano il loro sabato notte così, aspettando il nostro passaggio e scoppiando in un grande applauso quando passa un corridore.
Mi fermo e mangio alla loro stessa tavola. Tutti vogliono sapere da dove vengo, se mi piacciono le loro montagne. Il "chitarrista" quando sente che sono italiano intona "O sole mio" e prova a cantarlo chiedendomi di andargli dietro.
La cosa più bella accade quando mi rialzo per ripartire. Un uomo dice a tre bambini, che avranno avuto al massimo 8 anni, di scortarmi fino al sentiero. Quelli mi fanno strada tra le viuzze, per quasi un km, poi mi danno il cinque e mi augurano "Kalí tíhi", buona fortuna mentre lascio l'asfalto ed entro nel sentiero.
Mi viene da pensare che ai nostri figli ormai non li lasciamo soli neppure per tornare da scuola, gli diciamo di non rivolgere la parola agli sconosciuti, gli diciamo di stare attenti e di temere gli estranei. Qui accade tutto il contrario.
