Re: Un altro lutto nell'alpinismo
Inviato: 07/10/2010, 22:43
Torno nuovamente sul triste episodio accaduto sul Cho Oyu non per accusare il singolo personaggio, ma piuttosto per riflettere sui pensieri di rabbia che mi hanno colpito alla notizia dell'incidente a Nones. Per qualche giorno sono stato zitto (qualcuno dirà che potevo continuare a farlo) un po' per rispetto per chi sta vivendo la tragedia in prima persona e un po' perchè non capivo, dopo aver letto alcuni commenti vostri, se ero in preda io a qualche conflitto, magari a causa dell'attuale mio allontanamento dalla montagna "scalata" e magari perchè il diventare padre mi avesse rintronato del tutto!!!
Questi tre interventi (copia e incolla dal sito Montagna.tv di questi ultimi giorni) di personaggi che proprio da discussione da bar non sono, beh, mi hanno fatto capire che forse forse il mio pensiero non era poi esageratamente fuori via. Poi, naturale, che ognuno si comporti come meglio crede.
Silvio Mondinelli: Nones e quella parete
04 ottobre 2010 - 15:28 | Autore: Sara Sottocornola
Walter Nones, spedizione K2 2004
Abbiamo sentito per voi Silvio “Gnaro” Mondinelli, che fino a pochi giorni fa era al campo base della montagna con Nones...
“Purtroppo con i se e i ma non si cambiano le cose – dice Mondinelli, che ora si trova a Kathmandu e fino a pochi giorni fa era al campo base del Cho Oyu insieme a Nones e compagni. Mondinelli, che voleva salire dalla via normale con alcuni clienti, stava rientrando perchè le condizioni della montagna al momento erano troppo pericolose. Nella capitale nepalese è stato avvertito dell’incidente direttamente dal campo base.
“Quello che dispiace – dice Gnaro – è che noi alpinisti, per la nostra passione e forse il nostro egoismo, finiamo sempre per lasciare a casa persone sole. In un modo o nell’altro. E in alcuni casi dei bambini finiscono per conoscere il loro papà solo in fotografia. Io voglio ricordare Walter come nel 2004. Quando sul K2, invece di scendere, ha aspettato con me Edurne all’inizio delle corde fisse. Era già buio, e senza il suo aiuto non avremmo ritrovato la strada per scendere. E’ il ricordo più bello che ho di lui e che voglio conservare”.
Messner e Kammerlander: riflettiamo sul rischio
07 ottobre 2010 - 14:59 | Autore: Sara Sottocornola BOLZANO — “Se oggi è il rischio che da la forza ad una via, io penso che siamo fuori strada”. Questa la dura riflessione di Reinhold Messner dopo l’incidente capitato sul Cho Oyu in cui ha perso la vita Walter Nones. Il “re degli ottomila” prende spunto dalla triste vicenda accaduta nei giorni scorsi per lanciare un messaggio sulle numerose morti in alta quota che negli ultimi anni hanno coinvolto alpinisti professionisti impegnati su vie nuove o imprese particolari sugli ottomila.
Messner, interrogato dal Corriere dell’Alto Adige dopo le vicende del Cho Oyu, esprime dispiacere per la morte di Nones e coglie l’occasione per riflettere sulla piega che a volte sembra prendere l’alpinismo oggi. “Gli alpinisti oggi cercano vie pericolose – ha detto Messner al giornale -. Non si parte più da basi sicure su cui è possibile scendere in caso di pericolo. Abbiamo inizato vent’anni fa ad aprire nuove vie. Oggi si fa in luoghi molto rischiosi, dove due volte ce la fai e una volta perdi la vita. Se oggi è il rischio che dà la forza ad una via, io penso che siamo fuori strada”.
Kammerlander, grande nome dell’alpinismo himalayano, vanta difficili vie nuove e diverse prime assolute anche con gli sci, Ma anche lui si interroga sui rischi di questa attività con riferimento ai padri di famiglia. “So che Nones voleva salire dalla parete sud-est – ha detto al giornale altoatesino – che ricordo essere molto difficile e parecchio rischiosa. Il mio pensiero in questi momenti va sicuramente alla famiglia di Walter, ma anche a quelle di altri miei colleghi come Unterkircher e Brugger. Anche io per 25 anni ho sfidato le montagne, ma non avevo figli. Ecco, in questi casi, come in molti altri, non so cosa possa spingere a queste imprese. L’esposizione al rischio per me calerebbe”.
Questi tre interventi (copia e incolla dal sito Montagna.tv di questi ultimi giorni) di personaggi che proprio da discussione da bar non sono, beh, mi hanno fatto capire che forse forse il mio pensiero non era poi esageratamente fuori via. Poi, naturale, che ognuno si comporti come meglio crede.
Silvio Mondinelli: Nones e quella parete
04 ottobre 2010 - 15:28 | Autore: Sara Sottocornola
Walter Nones, spedizione K2 2004
Abbiamo sentito per voi Silvio “Gnaro” Mondinelli, che fino a pochi giorni fa era al campo base della montagna con Nones...
“Purtroppo con i se e i ma non si cambiano le cose – dice Mondinelli, che ora si trova a Kathmandu e fino a pochi giorni fa era al campo base del Cho Oyu insieme a Nones e compagni. Mondinelli, che voleva salire dalla via normale con alcuni clienti, stava rientrando perchè le condizioni della montagna al momento erano troppo pericolose. Nella capitale nepalese è stato avvertito dell’incidente direttamente dal campo base.
“Quello che dispiace – dice Gnaro – è che noi alpinisti, per la nostra passione e forse il nostro egoismo, finiamo sempre per lasciare a casa persone sole. In un modo o nell’altro. E in alcuni casi dei bambini finiscono per conoscere il loro papà solo in fotografia. Io voglio ricordare Walter come nel 2004. Quando sul K2, invece di scendere, ha aspettato con me Edurne all’inizio delle corde fisse. Era già buio, e senza il suo aiuto non avremmo ritrovato la strada per scendere. E’ il ricordo più bello che ho di lui e che voglio conservare”.
Messner e Kammerlander: riflettiamo sul rischio
07 ottobre 2010 - 14:59 | Autore: Sara Sottocornola BOLZANO — “Se oggi è il rischio che da la forza ad una via, io penso che siamo fuori strada”. Questa la dura riflessione di Reinhold Messner dopo l’incidente capitato sul Cho Oyu in cui ha perso la vita Walter Nones. Il “re degli ottomila” prende spunto dalla triste vicenda accaduta nei giorni scorsi per lanciare un messaggio sulle numerose morti in alta quota che negli ultimi anni hanno coinvolto alpinisti professionisti impegnati su vie nuove o imprese particolari sugli ottomila.
Messner, interrogato dal Corriere dell’Alto Adige dopo le vicende del Cho Oyu, esprime dispiacere per la morte di Nones e coglie l’occasione per riflettere sulla piega che a volte sembra prendere l’alpinismo oggi. “Gli alpinisti oggi cercano vie pericolose – ha detto Messner al giornale -. Non si parte più da basi sicure su cui è possibile scendere in caso di pericolo. Abbiamo inizato vent’anni fa ad aprire nuove vie. Oggi si fa in luoghi molto rischiosi, dove due volte ce la fai e una volta perdi la vita. Se oggi è il rischio che dà la forza ad una via, io penso che siamo fuori strada”.
Kammerlander, grande nome dell’alpinismo himalayano, vanta difficili vie nuove e diverse prime assolute anche con gli sci, Ma anche lui si interroga sui rischi di questa attività con riferimento ai padri di famiglia. “So che Nones voleva salire dalla parete sud-est – ha detto al giornale altoatesino – che ricordo essere molto difficile e parecchio rischiosa. Il mio pensiero in questi momenti va sicuramente alla famiglia di Walter, ma anche a quelle di altri miei colleghi come Unterkircher e Brugger. Anche io per 25 anni ho sfidato le montagne, ma non avevo figli. Ecco, in questi casi, come in molti altri, non so cosa possa spingere a queste imprese. L’esposizione al rischio per me calerebbe”.