Rientrato dalle ferie, riapro il forum di ST ed è un po' come tornare a casa dopo una bella vacanza. Quasi a voler chiudere il capitolo spinoso di una cotta estiva andata a finire male, sono subito andato a cercare il thread sulla Royal per leggere cosa ne avete pensato voi, compagni di sentieri, di questa gara magnifica, e anche perché la mia Royal la concludo davvero, fino in fondo, solo oggi scrivendo queste quattro righe e consegnandole all'etere telematico, per chi vorrà spendere qualche minuto a leggerle.
Come ho scritto ad alcuni amici nell'immediato dopo-gara, la mia Royal la sintetizzo così: tutto perfetto, tranne me.
Il meteo è stato ben più che clemente, oserei dire perfetto, con un bel sole e qualche nuvoletta a salvarci dalla calura nelle ore centrali. Un paio di innoqui scrosci di pioggia non hanno causato problemi. L'organizzazione della gara è stata, ai miei occhi di principiante, assolutamente impeccabile (salvo la gestione navette per i rientri di noi ultimi in classifica): balisaggio efficace ma non molesto, ristori accettabili - non mi aspettavo meraviglie data la posizione - e una presenza puntuale del personale di soccorso laddove serviva.
E io?
Beh, io ho fatto schifo

Cioé, proprio schifo!
Ben oltre il discorso cronometrico. Non sono riuscito nemmeno a godermi il tragitto di questo fighissimo viaggio nei "deserti d'alta quota" tanto osannati da Stefano, Mr. Royal in persona. Per la cronaca, nelle scorse settimane, facendo un po' di esperimenti su giri lunghi in quota, ho capito cosa è andato male, cos'ho sbagliato nell'alimentazione in gara (sia al Cervino che alla Royal): il bibitone ipotonico che mi preparavo pensando di fare la grande furbata in realtà mi ha messo in ginocchio, letteralmente. Nausea, spossatezza, fisico in riserva quasi da subito, una lunga agonia in attesa che la crisi passasse mentre invece andava sempre peggio.
La salita al Colle dei Becchi mi ha messo in allarme, non c'ero con la testa, e un paio di stupidaggini (dal bastoncino danneggiato al mio affezionatissimo berretto smarrito) mi hanno ulteriormente destabilizzato: a volte basta un nulla per prendere la china sbagliata.
Dopo la discesa dal Colle dei Becchi, ho capito che la mia giornata non era un granché, ma non avevo idea di quello che mi aspettava: il calvario di cui ho tanto spesso sentito parlare, "finalmente" lo stavo vivendo sulla mia pelle. Dico "finalmente" perché è stata un'esperienza ben più che didattica: ho imparato più cose su di me e sulla mia preparazione in questa gara che nell'anno e mezzo di trail che l'ha preceduta.
So che cercherò di non arrivare mai più ad una gara importante così poco preparato, sia a livello atletico sia in quanto a conoscenza dell'attrezzatura e degli alimenti da assumere in gara. Più km sui monti, più esperienza e più umiltà: queste le parole chiave da qui in avanti.
Perché se già ho patito un casino il fatto di arrivare praticamente ultimo, ho patito ancora di più fatto di essere stato così male da non essermi goduto il viaggio neanche un po'! Questa è, senza dubbio, l'aspetto che ora mi da più fastidio notare: non si può sognare per un anno intero una gara e arrivarci talmente malmesso da non riuscire nemmeno a godersi il tragitto arrivando tra gli ultimi. Vuol dire che si è proprio sbagliato qualcosa.
Ciononostante, nemmeno per un singolo istante mi sono ritrovato a pensare "Ma chi me l'ha fatto fare?". Evidentemente ho proprio qualcosa che non va. Il masochismo mi pervade

Ho passato ore su ore, passi su passi, pensando "ma perché mi sono preparato così poco? ma chi caXXo penso di essere? sono qui col mio zainetto figo e le scarpette super-leggere e vado avanti come un ramarro ubriaco". Ho fatto molto affidamento sull'entusiasmo, che però si è infranto come cristallo sulla roccia del parco del Gran Paradiso quando il fisico ha detto "Sorry, I can't".
La voglia di correre, di continuare a massacrarmi sui sentieri del mondo non è svanita nemmeno in quel momento, in quell'attimo disarmante in cui ti accorgi che non sta proprio andando, che non migliorerà nulla e che sei semplicemente stato sconfitto. Né più né meno.
Perché non mi sono semplicemente ritirato? Di sicuro non mi stavo divertendo, e la classifica non sarebbe stata un problema, per cui perché continuare a tutti i costi?
Prima mi sono detto che non era possibile, che ne sarei uscito, che tenevo troppo a questa gara per fare così tanto schifo. Dopo il calvario del Colle della Porta, però, è stato evidente che non in realtà la mia gara non aveva più senso di continuare in quanto tale: fatica ai limiti del tollerabile, depressione altalenante, testa in botta totale e scoramento generale imperante. Ma dove volevo andare?
In fondo, volevo andare, ecco dove. Non avevo fatto tutta quella fatica per mollare, di questo ero sicuro. E allora, ho scelto il male minore: ho deciso che, cascasse il mondo, sarei arrivato fino alla fine di quel viaggio infernale, che qualunque valutazione l'avrei fatta una volta tagliato quel meraviglioso traguardo sul lago di Ceresole.
Dire che sono arrivato è pura generosità: mi sono trascinato fino all'arrivo, in piena devastazione fisica e commosso da tutta quella fatica, e almeno la consolazione di aver tenuto duro fino alla fine l'ho trovata, all'arrivo. Se non avessi chiuso il percorso con le mie forze, non avrei neanche avuto quella: allora sì che sarebbe stata una vera debacle.
Così, invece, è stata solo una gara andata storta e una grande, immensa lezione di trail e di vita, arricchita da tutti gli amici che erano all'arrivo pronti ad incoraggiarmi con una sincerità ed un'amicizia che mi porterò dietro per sempre.
Io e le strade reali di caccia del Granparadiso abbiamo un conto in sospeso, ma ci si penserà tra un paio d'anni. Nel frattempo, farò tesoro di tutte le lezioni messe in saccoccia in quella dura ma bellissima giornata di agosto.
A.
PS: Fede94, pensare che ci siano ragazzi come te che praticano questo sport mi fa davvero ben sperare per il futuro. Bravo, bravo e ancora bravo, sia per la gara che per il report!