Re: La Nazionale italiana ai mondiali di Annecy
Inviato: 21/05/2015, 8:50
Sono giorni, forse settimane ormai, che voglio scrivere questo post ma tra consegne per la rivista, impegni lavorativi pressanti e mille cose da fare a casa non sono mai riuscito a ritagliarmi il tempo di farlo come si deve. Non lo faccio mai, ma per una volta smetto i panni di redattore di Spirito Trail e scrivo solo ed esclusivamente in quanto Andrea Vagliengo, innamorato dei sentieri e dello strano mondo che circonda chi ci corre sopra.
Forse questa non sarà la nazionale più forte del mondo, ma è decisamente la mia nazionale, quella alla quale mi sento di appartenere e che mi renderà orgoglioso ad Annecy, no matter what. Il perché è molto semplice e lo si ritrova fra le mille righe di questo lungo thread, in particolare nei post di Filo: è una squadra di campioni e di persone vere, che vivono una vita vera, che si fanno un tombino incredibile tra lavoro, famiglia e trail e ogni volta che uno sconosciuto con gli occhiali e un imbarazzante accento piemontese si presenta per stringere loro la mano si emozionano, i loro occhi brillano di gratitudine, i loro sorrisi sono reali e scaldano il cuore.
Ricordo che quando ci si approssimò ai mondiali in Galles, si fece una gran bagarre (molto simile a questa, ma un po' meno rumorosa) riguardo ai grandi assenti: Filippo Canetta e Stefano Trisconi in primis, che all'epoca infilavano un podio dopo l'altro, vennero definiti gli assenti più ingiustificati. Oggi sono in squadra, e con loro ci sono atleti del calibro di Ivan Geronazzo, eroe nazionale fino all'altro ieri dopo le sue imprese alla LUT e all'UTMB, di Marco Zanchi che infila un settimo posto niente meno che alla Trans Grancanaria, e dulcis in fundo di Stefano Ruzza, il nostro Mr.Reunion in persona che tra tutti considero uno dei più papabili per un bel risultato ad Annecy. Se Dapit, la Canepa e la Carlin hanno deciso di non esserci, per una volta dico proprio solo: "peggio per loro, non sanno quel che si perdono!", in barba a qualunque pragmatismo da medaglia.
Certo, le assenze pesano, più sul morale che sulle performance. Fossi Stefano, Ivan o Filippo mi sentirei demoralizzato dal sentire che c'era un potenziale, fortissimo compagno di squadra che ha ritenuto il presentarsi alla visita federale un'inutile perdita di tempo, neanche il mio di tempo fosse privo di alcun valore.
Il mio cuore, poi, batte ogni volta che vedo il folletto dei colli berici battagliare su qualche sentiero con quei suoi occhi vispi e la sua grinta instancabile: la mia vera, grande assente sarà Federica, il non vederla con la maglia azzura mi dispiacerà un sacco e sarà forse l'unica assente per cui davvero spenderò un pensiero e un sorriso, il giorno della gara.
Io sarei onorato anche solo di portare scarpe e borsoni ad una squadra del genere, alle persone che ne fanno parte. Chiunque non capisca il valore dell'andar per sentieri di un Filo, vero portabandiera del trail italiano per quanto mi riguarda, non capisce nulla di questo sport. Infine, mi prendo il lusso di ribadire l'ovvio: a chi ha scatenato questo putiferio secondo me frega davvero poco del numero di medaglie che porteremo a casa, il punto era sparare un po' di fango su IUTA e tutto il mondo degli acronimi che la circonda, il che potrebbe anche starmi bene se non fosse che per farlo si è usato un escamotage scorretto e privo di qualunque buon gusto: un conto è criticare la IUTA, altra cosa è definire la nostra una squadra di pipperi solo perché qualche atleta particolarmente in forma in questo momento ha deliberatamente deciso di chiamarsi fuori.
Per quel che vale, io che non seguo nemmeno la nazionale di calcio e che mi faccio venire l'orticaria a sentir parlare di orgoglio nazionale, ad Annecy ci sarò a fare il tifo per i nostri ragazzi, anche se solo col cuore. Per una volta, sarò io a sbraitare "Forza azzurri!!".
Andrea
Forse questa non sarà la nazionale più forte del mondo, ma è decisamente la mia nazionale, quella alla quale mi sento di appartenere e che mi renderà orgoglioso ad Annecy, no matter what. Il perché è molto semplice e lo si ritrova fra le mille righe di questo lungo thread, in particolare nei post di Filo: è una squadra di campioni e di persone vere, che vivono una vita vera, che si fanno un tombino incredibile tra lavoro, famiglia e trail e ogni volta che uno sconosciuto con gli occhiali e un imbarazzante accento piemontese si presenta per stringere loro la mano si emozionano, i loro occhi brillano di gratitudine, i loro sorrisi sono reali e scaldano il cuore.
Ricordo che quando ci si approssimò ai mondiali in Galles, si fece una gran bagarre (molto simile a questa, ma un po' meno rumorosa) riguardo ai grandi assenti: Filippo Canetta e Stefano Trisconi in primis, che all'epoca infilavano un podio dopo l'altro, vennero definiti gli assenti più ingiustificati. Oggi sono in squadra, e con loro ci sono atleti del calibro di Ivan Geronazzo, eroe nazionale fino all'altro ieri dopo le sue imprese alla LUT e all'UTMB, di Marco Zanchi che infila un settimo posto niente meno che alla Trans Grancanaria, e dulcis in fundo di Stefano Ruzza, il nostro Mr.Reunion in persona che tra tutti considero uno dei più papabili per un bel risultato ad Annecy. Se Dapit, la Canepa e la Carlin hanno deciso di non esserci, per una volta dico proprio solo: "peggio per loro, non sanno quel che si perdono!", in barba a qualunque pragmatismo da medaglia.
Certo, le assenze pesano, più sul morale che sulle performance. Fossi Stefano, Ivan o Filippo mi sentirei demoralizzato dal sentire che c'era un potenziale, fortissimo compagno di squadra che ha ritenuto il presentarsi alla visita federale un'inutile perdita di tempo, neanche il mio di tempo fosse privo di alcun valore.
Il mio cuore, poi, batte ogni volta che vedo il folletto dei colli berici battagliare su qualche sentiero con quei suoi occhi vispi e la sua grinta instancabile: la mia vera, grande assente sarà Federica, il non vederla con la maglia azzura mi dispiacerà un sacco e sarà forse l'unica assente per cui davvero spenderò un pensiero e un sorriso, il giorno della gara.
Io sarei onorato anche solo di portare scarpe e borsoni ad una squadra del genere, alle persone che ne fanno parte. Chiunque non capisca il valore dell'andar per sentieri di un Filo, vero portabandiera del trail italiano per quanto mi riguarda, non capisce nulla di questo sport. Infine, mi prendo il lusso di ribadire l'ovvio: a chi ha scatenato questo putiferio secondo me frega davvero poco del numero di medaglie che porteremo a casa, il punto era sparare un po' di fango su IUTA e tutto il mondo degli acronimi che la circonda, il che potrebbe anche starmi bene se non fosse che per farlo si è usato un escamotage scorretto e privo di qualunque buon gusto: un conto è criticare la IUTA, altra cosa è definire la nostra una squadra di pipperi solo perché qualche atleta particolarmente in forma in questo momento ha deliberatamente deciso di chiamarsi fuori.
Per quel che vale, io che non seguo nemmeno la nazionale di calcio e che mi faccio venire l'orticaria a sentir parlare di orgoglio nazionale, ad Annecy ci sarò a fare il tifo per i nostri ragazzi, anche se solo col cuore. Per una volta, sarò io a sbraitare "Forza azzurri!!".
Andrea