sele ha scritto:Forza Emme, ci devi raccontare ancora delle montagne che vedi e di come prosegue la gara!
A Leo un grande abbraccio!!!
Non è facile.
Non è più la stessa cosa.
Il viaggio era iniziato con Leo, sabato scorso e con Leo doveva finire.
Non voglio fare il sentimentale, ma va detto che la Transalpine Run è una possibilità meravigliosa per condividere qualcosa con qualcuno.
Potete solo immaginare cosa possa essere vivere esperienze così intense, belle, profonde, faticose, difficili, gratificanti.
Non è facile. Proseguo perché è giusto e so che anche Leo ci tiene, ma non è più la stessa cosa.
Un abbraccio appena accennato e lui va per la sua strada, io per la mia.
E per le 7 meno qualche minuto sono con gli altoatesini nel "block A", forse per l'ultima volta, a ballare il countdown che ormai è diventato un tormentone.
La tappa di oggi per me è stata forse la più difficile. Dopo 6 tappe le gambe sono imballate e dover correre su stradina in leggera discesa per 12 km è una prova dura. I muscoli urlano il dolore delle discese e delle salite, non ne vogliono sapere di viaggiare veloci.
E la cosa non migliora molto fino al 17^ Km, dove iniziano i saliscendi, sempre corribili.
Ma almeno di lì a poco si abbandona il monotono fondovalle (esclusi i passaggi tipo Glorenza) e cominciamo a percorrere dei bei singletrack nei boschi risalendo pian piano la valle dello Stelvio. Belli anche i passaggi in roccia, un po' esposti e, come dicevo il bosco, bello vario di alberi, frutti e funghi di ogni tipo e colore.
Finalmente il 3^ ristoro dove mi carico di cola e da dove inizia la seconda parte della tappa, tutta diversa dalla prima.
Tutta da camminare fino alla cresta fin quasi a 3mila metri, con un dislivello credo di 1600.
Bello il bosco, belle le pigne blu del cirmolo e i funghi gialli, bella la traccia che risale ripida fino ai mughi, poi è la volta di un breve pascolo, l'ultimo sorso d'acqua fresca alla fontana della malga e da lì una distesa di ghiaia chiara, qualche roccetta. Le nubi rimangono basse e non fanno intravvedere un granché. Si deve salire ancora bene per riuscire a vedere qualche scorcio spettacolare delle cime e delle valli di ghiaccio. Faccio qualche foto e mi reimmergo nella nebbia a guardare la ghiaia sottile, la ghiaia grossa, la sabbietta. Si sale a tornanti. Si fa fatica sì, ma non è un calvario. Poi sento urlare, è una voce che incita a squarcia gola, dall'alto. Guardo in su e vedo la sagoma nera della cresta frastagliata, qualche figura in piedi. Risalgo questi ultimi 50 metri fino all'uomo che ci sta letteralmente tirando su con gli incitamenti.
Lo raggiungo e lo riconosco, è Ulrich, fratello di Annemarie Gross. Sapevo che la aspettava in cima, ma non potevo immaginare tanto calore, per tutti.
Ci salutiamo, giusto 2 parole, poi tento di fotografare l'Ortles e mi avventuro nel sentiero attrezzato che porta a scollinare e poi a scendere fra roccette e ghiaie, poi finalmente, dal rifugio si fa più facile. -5 all'arrivo da fare a tutta. Se ci fosse leo.
Scendo guardando a non inciampare nelle radici e raggiungo il traguardo, dove, al posto del solito annuncio gioioso del team italiano spiritotrail, seguito dal risultato di giornata, ora con molta tristezza ho tagliato il traguardo da concorrente rimasto singolo.
Per la cronaca e per leo, 5:35 circa dieci minuti a Juergen, che ha fatto una gara super, e mezz'ora ai russi!!!

Ma tutto questo ormai non conta più.