Eccomi reduce dalla TDS… orgogliosamente Finisher dopo quasi 29h!
Proverò a scrivere due righe per descrivere che cosa è stata la TDS e come l’ho vissuta sulla mia pelle.
Partiamo dalla giornata precedente, avevo prenotato un B&B a Courmayeur, più precisamente in Val Veny a circa 5-6 km dalla partenza. Martedì pomeriggio raggiungo il B&B verso le 15, lascio tutto tranne lo zainetto in camera e alle 16 sotto una pioggia più che battente salgo in auto per raggiungere la navetta che mi porterà a Chamonix per ritirare il pettorale di gara. Il torrente che costeggia la strada verso Courmayeur è già bello grosso, e di un colore che incute timore. Una macchina dei vigili staziona vicino al piccolo ponte che mi immette sulla strada, c’è già qualche detrito di rami e foglie però mi fanno passare e arrivo a Courmayeur.
Salito sulla navetta per Chamonix faccio conoscenza con una simpatica coppia di amici biellesi, il marito di lei sta facendo la PTL (in coppia con Chiara Colonnello) e hanno già preso acqua e freddo a volontà dopo 24h di gara! A Chamonix sta piovendo, il ritiro del pettorale è rapido, tutto è organizzato alla perfezione, il controllo del materiale obbligatorio non riguarda l’intero materiale ma solo alcune cose, che sono indicate su un foglio consegnato dall’organizzazione, così ogni concorrente ha il tempo di prepararle e la fila è rapida. I controlli sono stati sempre accurati, io sono stato controllato anche prima della partenza (tutto la zaino) e anche al km 51 all’uscita da Bourg Saint Maurice.
Alle 20 siamo di ritorno a Courmayeur, prendo l’auto e mi dirigo verso il B&B, ma mi rendo conto subito che anche se ha smesso di piovere il torrente che scende dalla Val Veny ha un aspetto davvero preoccupante, così quando arrivo al bivio per salire verso il B&B mi ritrovo la forestale che ha bloccato l’accesso, troppo pericoloso salire su quella strada, verso le 21.30 ci sarà una riunione in comune e si deciderà quando riaprire..

Ca…o!! Non ci posso credere, dopo aver tanto atteso la TDS ora mi rischia di sfumare per aver lasciato la roba in albergo (soprattutto le scarpe e il materiale per il cambio a Cormet de Roseland!), e nella mia stessa situazione ci sono anche altri due ragazzi, Marco di Novara e Davide di Pesaro. Siamo tutti un po’ preoccupati e attendiamo l’evolversi della situazione, non piove più però le condizioni del torrente sono sempre al limite. Mi rifugio in macchina e mi metto a mangiare il riso che avevo preparato per la cena, sì peccato che non avevo una forchetta e il riso fosse freddo

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Verso le 22 arriva un assessore del Comune, la quale comunica che la strada sarà chiusa fino a domani mattina, ma allo stesso tempo ci offre una soluzione che subito approviamo e ci conforta.. a breve forestale e vigili del fuoco ci faranno salire formando un convoglio di auto in modo da poter riprendere le nostre cose, quindi scenderemo subito e verremo ospitati per la notte nella caserma degli alpini di Courmayeur… perfetto W gli Alpini e grazie di cuore alla ragazza del Comune, un posto per dormire ce l’abbiamo!
Tra una cosa e l’altra ci ritroviamo a dormire a mezzanotte passata e in un attimo son le 5 e siamo in piedi pronti per affrontare una lungo viaggio verso Chamonix. Count down, un rapido bocca in lupo a Davide, mentre con Marco ci siam persi di vista e si parte subito a passo spedito. Dopo circa un km e mezzo inizia la salita verso l’Arete Mont-Favre che raggiungo in un paio d’ore, il sentiero è bello largo, la pendenza non è mai elevata e le gambe stanno bene. Anche la discesa successiva verso il lac Combal è tutta corribile su strada comoda e ampia e bisogna solo non farsi prendere troppo dalla foga, perché la strada è ancora lunga! Successiva salita al Col Chavanne sempre su bel sentiero, come era stato annunciato in quota tira un vento piuttosto freddo ed io partito con una t-shirt maniche corte mi tengo al caldo indossando l’antivento. Valicato il colle scendiamo su una lunga pista forestale che ci porterà appena sotto 2000m per iniziare la salita verso il Col du Petit St Bernard. Ad un certo punto attraversiamo una zona di prati, occorre prestare attenzione poiché in alcuni tratti l’erba è viscida e c’è pure parecchio fango… non me ne accorgo e finisco con entrambi i piedi dentro una pozza di fango fin sopra le caviglie… che meraviglia, mi sembrava di averle troppo pulite le scarpe

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Passato il Col du Petit St Bernard lungo discesone verso Bourg e qui comincio ad avvertire un forte dolore all’inguine destro ed inizio a preoccuparmi perché lo scorso anno mi era successo al Casto, dove non riuscendo più a sollevare la gamba ero stato costretto al ritiro… brutti pensieri cominciano a farsi strada nella mia mente, ma cerco di restare calmo e soprattutto sono determinato ad arrivare fino in fondo… così rallento invece di correre in discesa cammino a passo svelto, lavoro molto di braccia con i bastoncini, e penso di arrivare a Bourg e fare una bella fermata, avendo un ampio margine sul cancello. Così arrivo a Bourg, km 51 in 8h30 e mi faccio una sosta di più di mezzora.. I ristori sono sempre forniti di tutto quanto ed io faccio sempre il pieno di ogni cosa: pastina in brodo, cubetti formaggio, cracker tuc, cioccolato, fettine di torta, pezzetti di banana, spicchi di arancio e pepsi.
Alle 16 riparto un po’ timoroso visto che ora mi aspetta una lunghissima salita di 2000m di D+ dove capirò se riuscirò a gestire il dolore all’inguine. Mancano 68km ed ora inizia la TDS! Mi accodo a un taciturno signore italiano che procede a passi piccoli ma costanti, benissimo è proprio l’andatura che desideravo… a tratti qualcuno ci passa di gran lena ma capita dopo di ritrovarlo boccheggiare sdraiato a bordo sentiero! Arriviamo al Fort de la Platte e sapendo della presenza di una sorta di “ristoro a pagamento” già pregusto la mia coca cola.. tra l’altro non devo neppure pagarla perché un concorrente italiano l’aveva presa ma praticamente ne ha bevuto solo un sorso e poi me l’ha gentilmente lasciata. Si riparte, il dolore all’inguine è sotto controllo ed io continuo con la mia andatura tranquilla ma costante, così arrivo al Passeur de Pralognan verso le 19.45, la temperatura è bella fresca però non c’è vento e il posto è fantastico, una gioia per gli occhi.. un po’ meno per le gambe che si trovano ad affrontare la discesa piuttosto tecnica, bisogna fare molta attenzione anche perché il fondo è sdrucciolevole e il rischio di scivolare è sempre in agguato. Dopo circa 1h arrivo a Cormet de Roseland dove mi attende il sacco con gli indumenti di ricambio, il ristoro è pieno di gente, bisogna aggiustarsi per trovare un posticino dove potersi cambiare, io mi cambio completamente, anche le scarpe, lascio le Saucony Xodus e mi metto le Tecnica Supreme Max, più protettive per i piedi. Una bella mangiata, t-shirt termica a manica lunga, giacca, frontale e via verso la Gite e il Col Jolie, mi aspettano un paio di colli, circa 20km e 1300m D+ fino al prox ristoro. Inizia a fare freddo, a tratti nebbia, ma io son ben coperto e procedo a passo abbastanza svelto, non sono quasi mai da solo o raggiungo qualcuno o qualcuno raggiunge me. Il dolore all’inguine è diminuito però il ginocchio destro inizia a farmi male, non è il tendine rotuleo, boh forse il menisco, per cui tutti i tratti un po’ ripidi e irregolari in discesa iniziano a diventare molto dolorosi… ringrazio il cielo di avere i bastoncini! Gli organizzatori mi son sembrati un po’ sadici… prima di affrontare la salita al Col Jolie già si sentiva la musica forte del punto di ristoro ma questo era ancora parecchio lontano

! Arrivo al Col Jolie e affronto la discesa successiva, piuttosto tecnica e rocciosa, da affrontare con molta attenzione e infatti ad un certo punto metto male il piede e scivolo battendo il ginocchio per fortuna di striscio.. uno dei miei due bastoncini scappa via e non lo vedo più, un francese sopraggiunge e con la frontale mi indica dov’è finito e poi mi saluta e se ne va… Recupero il bastoncino e riparto raggiungendo il ristoro finalmente. Ora si scende fino a Les Contamines prima di affrontare le ultime asperità, la discesa inizialmente è facile poi si entra nel bosco ed è difficile mantenere un’andatura regolare, ci sono parecchi tratti pieni di fango ed è un zig-zagare continuo. Tra inguine e ginocchio destri ho parecchio dolore però cerco di essere il più sciolto possibile, cammino sempre e nella testa ho un solo pensiero.. Chamonix!
Alle 5.30 arrivo a Les Contamines, e dopo un bel te caldo sono pronto a “scatenarmi” verso il famigerato Col Tricot! Subito imbocchiamo una strada forestale dove la salita è un autentico muro, però le gambe stanno bene e in salita ho sempre un ottimo passo, attraversiamo un bel bosco sempre in salita e dopo una breve discesa e un piccolo tratto pianeggiante ecco presentarsi il Col Tricot, sti c….i una parete verticale! Vedere i concorrenti sul tratto in cresta e sapere di dover affrontare dopo 100km questa salita così ripida per arrivare sulla cima mette i brividi, però la strada per Chamonix passa di là e di là andremo! Riesco a superare diversi concorrenti letteralmente inchiodati e verso le 8 di mattina sono in cima.. ora mi aspetta quasi solo discesa, ma che discesa… il ginocchio fa molto male e questo tratto mi mette a dura prova sia mentalmente che fisicamente, anche il sentiero verso les Houches è abbastanza difficile, in alcuni pezzi ci son pure le corde fisse, comunque piano piano arrivo qui al km 111… nulla mi potrà più fermare

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Gli ultimi 8 km sulla promenade verso Chamonix li affronto quasi tutti camminando, sono abbastanza sfatto, molti concorrenti mi passano correndo ma non ha alcuna importanza… mi assaporo gli ultimi km lentamente e arrivo a circa 1km dal traguardo quando mi affianca un concorrente italiano.. è proprio Marco di Novara, abbiamo condiviso la notte pre-gara in caserma ed ora condividiamo anche la gioia di avercela fatta! L’altro ragazzo Davide è già arrivato, lo leggero successivamente sul live… poco più di 23h, è tra i primi italiani e meno male che si allena quasi solo su strada altrimenti chissà come arrivava!
L’ultimo tratto nel centro è un’emozione davvero unica, le urla e gli applausi della gente ti accompagnano alla fine di questo lungo viaggio e ti restano nel cuore per sempre… la TDS è proprio una gara duretta, le difficoltà crescono con i km ed averla portata a termine mi rende più che felice

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