Fatta prima parte, ma nelle retrovie “servizio scopa” , anche dall'altra parte la TDH non perde il suo fascino, anzi posso dire che lo acquista!
Esperienza bellissima, emozionante da ripetere, avere a che fare con gli ultraberici è una garanzia di professionalità e divertimento!!!!
grazie
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 28/07/2015, 18:33
da fedegei
Una gara bellissima e nonostante il "pericolo dato dal temporale" e stata anche molto divertente.
Peccato che a causa di problemi fisici ho dovuto ritirarmi al km 42.
L'anno prossimo sarò ancora al via, ho un conto in sospeso!
P.S. Qualcuno qui sul forum l'ha affrontata e "trackata" con un fenix 2?
In ogni caso nessuno ha avuto problemi nella tempesta con i GPS??
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 28/07/2015, 20:58
da canc 34
Con Garmin 910 xt l'unico problema l'ho avuto nelle gallerie che perdeva il segnale, e credo sia normale, anche se ho visto una traccia con fenix 3 con altimentria regolare anche li, non saprei..
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 28/07/2015, 23:13
da fedegei
La cosa bella è che l'altimetria totale ( fino al pian delle Fugazze ) essendo barometrica era corretta, circa 3000 D+, peccato che segnasse una valanga di km!
Il problema e stato proprio nei punti dove ha tempestato, li ho una traccia completamente senza senso con punti a 50 km rispetto a dove mi trovavo io.
Bah, la modalità ultratrac non vale proprio nulla!
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 29/07/2015, 15:51
da motosega
La trans D’Havet ha avuto per me un significato particolare, perché essendo la mia prima Ultra portava con se tutte le attese e le preoccupazioni che solo l’affrontare situazioni nuove può dare.
Il pregara è stato perfetto; una volta ritirato il pettorale ho chiesto a Leo (uno degli organizzatori conosciuto all’Ultrabericus quando sono andato a fare il volontario) dove si potesse mangiare qualcosa e lui ci (a me e al mio socio di corsa) ha chiesto di andare con lui e qualche suo amico. Per farla breve ci siamo trovati in compagnia di un manipolo di matti in una trattoria alla buona (notevoli le foto di mignotte d’antan che tappezzavano i muri della saletta) dove abbiamo fatto incetta di gnocchi, tagliatelle, prosecco e rabosello. Roba da far schiattare gli integralisti delle barrette !! Per la cronaca due dei commensali sono arrivati in classifica nei primi dodici. Ho potuto anche godere dei consigli dell’opinion leader del trail che corrisponde al nome di “Darietto la carogna” (al TDH in funzione di apripista del secondo tratto assieme al suo socio a dir poco…assetato ), che mi ha spiegato come affrontare i tratti chiave. Ovviamente credo che le mie maledizioni alla sua volta, il giorno dopo, siano risuonate per ore lungo la valle dell’Agno !!
In questo modo l’attesa per la partenza non si è fatta sentire (siamo saliti per ultimi sui pullman !!) e dopo un giretto alla sagra di Piovene a sbirciare i big (notevole la Fedex per il telaio e Cescorigo per le patatine Pai in mano) è venuto il tanto atteso momento della partenza. Dopo i soliti momenti di gloria (concitati peraltro, dopo pochi metri un kamikaze per recuperare la borraccia si è messo a correre contromano rischiando più che alla corsa dei tori di Pamplona e alla prima curva successiva un tizio inciampando quasi si schiantava sull’uscio di un portico) inizia la salita del Summano. Tutti vanno come i treni tanto che io ed il mio socio restiamo un po’ stupiti dal ritmo frenetico. La salita è continua ma non brusca e i lampi (ora) non vicini non fanno altro che rendere ancora più suggestiva la vista delle luci della pianura. Subito dopo una chiesetta (all’altezza della quale il mio socio profeticamente aveva detto “mi sa che stavolta la scampiamo”) cominciano a cadere le prime gocce e in breve la pioggia obbliga la vestizione con i capi impermeabili. Poi improvvisamente scoppia l’inferno: lampi e tuoni tutti attorno, il pendio è illuminato a giorno e alla cima manca pochissimo. Una ragazza spaventata chiede a me ed al mio socio se può stare in mezzo a noi e insieme arriviamo alla croce di vetta dove mi si para davanti una delle scene più inverosimile che si potessero vedere: due alpini in mezzo ai lampi, a 1 m dal Cristo metallico che imperterriti si ostinavano a chiedere il numero di pettorale e a scrivere i numeri su una cartellina dalla quale scendeva un torrente d’acqua !! Ah, razza Piave !!!
Io ed il mio socio che non abbiamo altrettanta abnegazione decidiamo di toglierci velocemente dalle peste e ci precipitiamo in discesa (lasciando la nostra ospite ad un gruppetto più lento) verso il primo ristoro. Purtroppo viaggiamo lentamente per le code che si formano nei punti più ripidi, così per risollevare i morali me ne esco con una citazione del mitico Kurt Russel e a voce alta dico a quelli davanti a me (non le precise parole che non ricordavo ma più o meno…) Basta che vi ricordiate cosa fa il vecchio Jack Burton, quando dal cielo arrivano frecce sotto forma di pioggia e i tuoni fanno tremare i pilastri del cielo. Sì, il vecchio Jack Burton guarda il ciclone scatenato proprio nell'occhio e dice: "Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura"
Devo dire che la frase non ha avuto al momento molto successo presso il mio pubblico, forse la maggior parte pensava che i colpi che stavamo prendendo fossero sufficientemente duri. Tant’è che comunque il peggio passa e ci troviamo al primo ristoro idrico sotto una pioggia continua ma senza lo spettacolo pirotecnico di poco prima.
Il tempo di bere qualcosa e parte la salita al Novegno durante la quale i fulmini sono a distanza di sicurezza mentre la pioggia non manca di certo. Per fortuna ho dato bado al mitico topic sulle giacche tecniche qui su ST e la mia Haglofs mi fa sentire asciutto e caldo. Non così evidentemente altri concorrenti perché al ristoro del Novegno ci sono parecchi infreddoliti ed il the caldo è stato letteralmente aspirato da chi ci precedeva. In compenso non manca ogni ben di Dio per cui ci riempiamo le pance e ripartiamo sotto una pioggerella lieve che non infastidisce nemmeno. La parte fino al passo Xomo vede una discesa un po’ scorbutica ed il passaggio al monte Alba (che un po’ ho maledetto), poi dopo un altro rinfresco a Passo Xomo si inizia la salita delle gallerie. A dire il vero, lasciando da parte la giusta retorica e la sconfinata ammirazione per chi ha compiuto questa incredibile opera di ingegneria militare…beh, credo di aver masticato almeno un centinaio di quelle che a Verona chiamiamo “racchette”, specialmente nella famigerata galleria Re che comprende tornanti, curve, controcurve, salite e discese. Una volta arrivati al Papa però, una bella discesa porta al gran resort Pian delle Fugazze dove mi cambio le calze e mi gusto la minestra (tre stelle michelin) degli alpini e una buona dose di pomodori e datteri che mi sistemano lo stomaco e mi danno il giusto umore per la salita che porta a malga Boffetal e quindi Campogrosso.
Qui altro breve break per caricare le borracce (lasciandosi alle spalle le sirene che ti chiamano sottoforma di pulmino con scritto “ritirati”) e via verso la via crucis che con ghiaioni verticali e pendenze al limite della legalità portano al Fraccaroli (mandando un pensiero affettuoso ai tracciatori che da Bocchetta Mosca scelgono il tratto più duro per raggiungere la forcelletta che scende dalla ferrata Campalani). Qui, proprio quando la stanchezza sembra prendere piede, una gradita sorpresa con le sembianze di due amici e compagni di altri trail, scaccia ogni cattivo pensiero e ci mette le ali ai piedi fino al Rifugio Scalorbi. Raccontiamo agli amici della notte “elettrizzante” vissuta e di come le ore siano passate veloci. Già sembra di parlare di cose lontane mentre si parla di poche ore prima. Ma va bene così, siamo concentrati sul presente e soprattutto sul prossimo futuro. Dopo esserci abbuffati di speck, salame piccante, formaggio e ancora pomodori, dopo esserci gustati una bella birra fresca e dopo aver salutato gli amici (il clima allo Scalorbi era da Happy Hour, è il vantaggio di non avere problemi di classifica) partiamo rinfrancati e al piccolo trotto raggiungiamo la Zevola, il passo della Scagina e quindi il Bertagnoli. Qui, nonostante ci sia a disposizione ancora un sacco di cibo e beveraggio, dopo una birretta e ancora qualche pomodoro partiamo in fretta. Siamo veramente stanchi e il pezzo che Darietto ha descritto come “mangiabevi” per noi si trasforma in “Cimamaranadimerdama” e subito dopo dopo in “quandocazzosiiniziaascendere”. L’estenuante sali e scendi sulla dorsale che declina verso la valle dell’Agno mette a dura prova i nervi di chi come noi è arrivato al fondo del barile in termini di forze e di certo non aiuta il valzer di cifre messo in piedi dai volontari; manca otto, no sei, no nove non cinque. Francamente il sistema metrico decimale non sembra aver attecchito nella provincia di Vicenza. E’ a quel punto che poter contare su un amico che corre con te fa la differenza; col mio socio cominciamo a ridere di noi, del nostro strascicare i piedi, iniziamo a insultare ogni dosso e ogni radice tenendo così viva l’attenzione e permettendoci infine di planare su Valdagno dopo aver trovato ristoro in alcune fontane presenti nelle belle contrade attraversate.
L’arrivo è molto bello, all’ora dell’aperitivo la gente ci saluta (a distanza di sicurezza dato emaniamo lo stesso odore dei cassonetti dell’umido del lungomare di Pozzuoli) e ci gratifica di sorrisi e complimenti, chiaramente stupita del fatto che ci siano in giro dei tizi così sciroccati da scammellarsi 83 km con qualche migliaia di metri di dislivello. Al traguardo Leo ci offre un calice di prosecco e mentre ci ristoriamo a forza di birrette arrivano anche altri “cadaveri” come noi, conosciuti lungo il percorso. Per tutti l’arrivo è il momento della foto e dei complimenti reciproci. E anche il momento in cui con sollievo si scopre che per quanto incredibile c’è sempre qualcuno che puzza più di noi.
Alla fine, questo lungo racconto, oltre che pettinare il mio piccolo ego, vuole anche essere un modo di ringraziare la miriade di volontari che in condizioni meteorologiche estreme ci hanno sempre assistito e incoraggiato col sorriso. A voi e a chi ha organizzato con dedizione e competenza questo trail va la mia assoluta gratitudine perché solo con la vostra passione potete permettere anche a schiappe come me di vivere un sogno lungo quasi un giorno (19 ore e rotte precisamente).
Grazie a tutti
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 30/07/2015, 22:11
da SDaptheyoung
Ciao a tutti, e ne approfitto per ringraziare tutti i volontari, organizzatori dell'ottimo lavoro:percorso ben presidiato,ottimi ristori e veramente impossibile sbagliare percorso con una segnaletica del genere.
Inoltre ringrazio Nic per la compagnia dal 50esimo chilometro in poi, che ci ha portato a concludere un'ottima prestazione come vi racconterò a episodi tipo Beautiful qua sotto.
Trans D’Havet: il racconto.
Il racconto della Trans d’havet comincia con il racconto di ciò che mi passa per la testa mentre fanno la spunta al mio pettorale circa 20 minuti prima dello start, e scopro che mi hanno ingabbiato nella zona della partenza:15 metri di transenne ai lati e nastro della scientifica sotto il gonfiabile dell’avvio. Non posso finire di scaldarmi,ho troppa adrenalina, la mia barba ha fretta-voglia-scimmia-necessità di partire(è diventata rossa per quello anche se ho i capelli neri).
Penso bene allora,in mezzo agli sguardi tesi e straniati degli altri stoici atleti che pian piano riempiono la zona di partenza,di fare degli scatti(verrebbe da chiedersi a cosa servano gli scatti nel riscaldamento di una gara da 80 km) schivando tipo slalom il rettangolo sempre più pieno.
Poi mi fermo, saltello,mi tranquillizzo,rido,faccio delle facce da culo a mio padre che fotografa e poi PUM VIA!
Tutti scattano decisi,io prendo il mio ritmo, mi sono ripetuto come un mantra di prendere tranquillo la prima salita e la prima discesa. Tuttavia non riesco bene a capire se lo stia facendo o meno. Affrontiamo la salita al Summano correndo quasi sempre, becco dei ragazzi miei coetanei,rarissimi esemplari di Trailer Juvenes, abbiamo un 93(io), poi mi ricordo Nicola e Riccardo, mi pare 95 e 94 alè giovani sull’ultratrail!!
Poco dopo la cima del Summano,su delle discesette insidiose,comincia il temporalone che ci accompagnerà fino al passo Xomo(mietendo vittime illustri come Ornati e Rigodanza). Io mi metto la giacca,altri dopo il caldo di questi giorni si godono la doccia.
I fulmini, superati il colletto di Velo(dove chiedo se al ristoro hanno da lasciarci degli occhialini da piscina per nuotare stile libero a cazzo in mezzo al diluvio) sono belli forti e ravvicinati(per sicurezza conto il tempo che intercorre tra fulmine tuono,i più vicini 2 secondi… VICINI cazzo!)
Confido nel fatto che comunque sia sarà una morte rapida e indolore e che la vita non va mai presa troppo sul serio.
Nella risalita verso il ristoro del ventesimo sto bene,corro quasi sempre e stacco un po’ di persone godendomi il bosco magnifico di pini e il panorama verso la bassa valle,il temporale molla un po’, evvai!
Ristoro del ventesimo pieno di simpatici alpini vecchiotti, fornito di ogni ben di Dio che neanche le orge dei Romani antichi, ma noi siamo trailer seri:prendo un po’ di coca,riempio le borracce e mangio qualche fetta di pompelmo.
Parto a razzo rituffandomi nel temporale che riprende bello forte,bello questo tratto in single track.
Fine della prima parte
Ps: riuscirà il nostro eroe a uscire indenne dalle insidie del temporale senza finire sul giornale di Valdagno del giorno successivo in prima pagina con la notizia”Barba rossa fulminata poco prima del colle Xomo”?
Seconda parte
Discesa tecnica molto divertente,prima aghi di pino,radici,poi erba e pietre,poi solo pietre,sto bene,mangio i miei gel e bevo; mi supera un ragazzo a tuono, cazzo penso! È meglio che vado al mio ritmo e non cedo alla tentazione di andare giù come in una skyrace quando mancano ancora 60 km di gara. Risalgo verso il passo Xomo e mi cago addosso perché un fulmine cade vicinissimo,sento sfrigolare e puzza di bruciato. Cazzo. Ma ormai siamo in ballo e arrivo al ristoro del passo Xomo dove ribecco il dowhniller di prima e Nicola con cui tiriamo insieme gran parte della salita delle 52 gallerie(in questo momento ha smesso di piovere),chiacchieriamo dell’alimentazione,di come ci sentiamo,dei suoi figli,di chi potrebbe vincere davanti, di come Kilian e Hernando avranno CORSO questa salita nel 2013, che con sfrontatezza, a tratti, tento di correre anche io,andando però alla stessa velocità di Nicola che cammina veloce.
E infatti mi stacca, perché io sto per entrare in quella che sarà la crisi più nera della gara:il battito si alza, rallento e comincio ad avere nausea e mal di stomaco.
Il fatto è che probabilmente il tappo scassato della borraccia sinistra spruzzando acqua sulla maglietta mi ha infreddolito lo stomaco sotto la giacca(anche se questo lo realizzo ben più tardi).
Cominciano i pensieri negativi del tipo non sei in grado di fare le ultra,tornatene a casa,questa è l’ultima, era meglio quando arrampicavi,ritirati,fai schifo,se cammini così lento col cazzo che stai sotto le 12 ore e così via.
In più faccio due passi avanti e uno indietro,però CONTINUO e spingo di più per far tacere sia il corpo sia la testa,fanculo penso,chi la dura la vince,le crisi passano, anche se non riesco a bere e a mangiare l’ennesimo gel Gu caffeinato alla vaniglia che ora mi fa schifo.
E poi BAM ahhhhhhh testata! Che male! Mentre risalivo una galleria con l’andatura claudicante e lo sguardo basso,fisso a terra prendo una testata della madonna,mi tocco sanguino e penso al fatto che il dolore mi ha un po’ revitalizzato, ricordandomi chi sono,dove sono,cosa sto facendo e dove sto andando. E allora dai! scemo ci sono nato,in più la scatola cranica fa da casco,non dovrei aver riportato danni eccessivi come chiedo a due volontari in cima alla salita del Pasubio,ho solo un taglio,mi dicono.
La crisi sembra stia passando,scendo abbastanza bene,becco dei tizi che riprendono con un drone(a proposito,dove si troverà il video?), spengo la frontale e comincia tutto a schiarirsi,che spettacolo, montagna!
Attraverso una super-galleria e poi comincia un tratto tecnico di singletrack in cui prendo una brutta storta alla caviglia sinistra e penso di stare andando lento che come è mai possibile andare così lenti; in realtà poi riprendo piuttosto bene e arrivo a Pian delle Fugazze assolutamente inconsapevole di dove sia,cosa faccia,in che posizione sia ecc… becco mio pa che mi incoraggia dicendomi che sono quinto! Beh mi dico,dai Saimon, prendo gli 8 gel per la seconda parte,rifiuto il consiglio di mangiare la minestra datomi da mio pa(forse mi avrebbe salvato come vedrete dopo).Mi tolgo la giacca, riempio le borracce,pompelmo,limone,coca e via,arriva il sesto ma riparto forte.
La crisi è passata, a tratti corro anche in salita,mi sento carico,il gps mi da 46 km,salita molto bella e fresca nel bosco,poi discesetta tecnica fino ad un altopiano bellissimo dove vedo di nuovo Nicola-quando stai bene non hai tanti pensieri,tutto scorre abbastanza in fretta,segui il flusso,i piedi sul terreno non sbagliano,le gambe sono reattive-il panorama sul Carega è bellissimo, il cielo si sta pian piano aprendo e in breve arrivo al ristoro di Campogrosso, da cui riparto rapidamente per entrare con mia immensa gioia in quella che sarà la parte più dolomitica e tecnica(e dura).
Fine seconda parte
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 23/09/2015, 10:55
da pollo
ricordi di un'estate che si chiude... pensando alla prossima...
Re: Trans d'Havet quattro (Vi) 25.07.2015
Inviato: 23/09/2015, 12:52
da Silanas
Messaggio da leggereda pollo il oggi, 10:55
ricordi di un'estate che si chiude... pensando alla prossima...
Minuto 1.03...
E scatta la nostalgia...
Torna presto...ci manchi!