Sicuramente il divario affonda le sue ragioni nel fatto che il trail in Francia è partito molto prima che in Italia e conta un numero di praticanti che noi ci possiamo solo sognare, però:frontedelpiave ha scritto:MI dispiace dirlo ma i francesi si preparano meglio di noi !!
1) Dimensioni del trail in Italia: possibile che in Francia riescano ad organizzare un trail cittadino come l'Ecotrail de Paris con 5000 partenti o un Lyon Urban Trail (altri 5000 partecipanti) o la SaintèLyon (10.000 concorrenti fra singoli e staffette
2) Programmare la stagione: ho la sensazione che parecchi atleti di vertice italiani gareggino tanto ma senza programmare più di tanto la stagione facendo periodi di allenamento specifici. Forse a marzo avrebbe senso correre qualche trail più corto per aumentare la velocità di base. Andare al Giir di Mont a prendersi sonore batoste dagli skyrunner di livello mondiale può avere più senso che partecipare e vincere un ultratrail a 9 km/h...
3) Professionismo: i team si stanno affacciando anche in Italia, ma il professionismo (inteso nel senso che l'atleta vive solo di trail) non è ancora arrivato (e chissà se arriverà). Kilian è un professionista. Chaigneau è un professionista. Così come Antoine Guillon, Andy Symonds, Anna Frost, Miguel Heras. Competere con loro è già difficile visto il loro livello: se poi dedicano tutto il loro tempo all'allenamento diventa quasi impossibile...
4) Andare a gareggiare all'estero. Symonds ha lasciato l'Inghilterra per allenarsi in Francia. Una scelta di vita non da poco. Forse i top italiani dovrebbero partecipare più spesso a competizioni in cui sono presenti i migliori europei (e questo vuol dire quasi sempre andare oltreconfine). Anche a costo di arrivare fuori dai primi dieci.
Le mie sono solo sensazioni, non sono un allenatore nè tantomeno un top runner
