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Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 9:10
da NoTrail
Martin, un po' mi consolo: pur rientrando in pieno nel gruppo dei pivellini, vedo che la mia (poca e modesta) esperienza di montagna a qualcosa serve. I ragionamenti che ho fatto sono molto simili a quelli riportati da te, anche se ho peccato un po' troppo di ottimismo: sinceramente ho sottovalutato la Liguria. Non credevo che avrei incontrato condizioni del genere in termini soprattutto di freddo percepito. Gambe e piedi erano ok, le mani invece erano ghiacciate (sbagliato i guanti, non impermeabili), la giacca che avevo non era sufficientemente protettiva e anche il baselayer non era ottimale.
Mi sono ritirato con tutta serenità: non ho niente, ma proprio NIENTE da dimostrare a nessuno. Domenica, più che contro me stesso, ho avuto l'impressione di lottare solo contro la natura, contro la Montagna, e ho letto troppi libri di alpinismo per non sapere che questo tipo di battaglia raramente porta a qualcosa di buono.
La prossima volta andrà meglio, sono ottimista. Ho imparato diverse lezioni domenica, tutte ugualmente importanti.
A volte, forse, essere un pivello che non ha nulla da perdere ritirandosi, nemmeno in termini di amor proprio, conviene.
Mi fa piacere, comunque, condividere e sentire mia la visione di un
montagnard con la tua esperienza riguardo la preparazione per un evento del genere: vuol dire che forse c'è speranza per tutti, persino per me

Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 9:22
da muntagnin
Sono quasi 40 anni che vado in montagna, praticamente da quando sono nato.
Ho cominciato ovviamente con l'escursionismo e così ho continuato fino alla maggiore età.
Poi sono voluto "andare oltre" praticando dell'alpinismo, ed allora prima mi sono iscritto ad un corso di alpinismo. Sapete cosa mi hanno insegnato? Ad affrontare la montagna in sicurezza, interpretare il meteo, a camminare su ghiacciaio, a viaggiare in cordata... Ma nessuno che mi abbia spiegato le basi dell'arrampicata, quelle le ho imparate dopo per i fatti miei. Quando ho iniziato a fare scialpinismo ho comperato l'ARTVA e lo uso sempre, ma prima ho fatto anche qualche esercitazione per imparare ad usarlo, altrimenti tanto vale comprarsi solo il trasmettitore, no?! Da quando ho iniziato a correre in montagna (che considero solo affrontare la montagna in velocità) ho praticamente smesso di praticare l'alpinismo (faccio solo skialp) ma affronto la montagna nello stesso modo.
Come detto da Martin (quoto tutto e quindi non aggiungo altro) uso lo stesso processo mentale e nella decisione di cosa portarmi dietro ovviamente eccedo.
Da tutti i post letti, e non solo qui, mi pare che quando si parla di sicurezza alla fine si cada solo sui materiali e sulla preparazione fisica, che ovviamente ci vogliono, sono assolutamente indispensabili. Tutti poi chiedono consigli sull'allenamento chiedendo se servono ripetute, quante volte andiamo, etc.
Trascuriamo sempre che dopo tutto questo è indispensabile allenare quello che è contenuto nel nostro cranio e si chiama cervello. E non intendo solo riempirlo di nozioni utili come quelle che si ottengono dai corsi o anche dalla lettura di questi post. Parlo di abituarlo a ragionare e a mantenere raziocinio anche nelle situazioni difficili.
In montagna si muore sempre per decisioni sbagliate, punto. Dobbiamo essere in grado di prendere SEMPRE la decisione giusta, dobbiamo imparare a cavarcela anche quando ci troviamo nella merda fino al collo. Proprio questa ultima mia espressione ci fa capire che quando siamo nella merda fino al collo l'unica cosa che emerge è il cervello e va usato.
Quando siamo sotto stress tanti meccanismi mentali e tanti blocchi che ci potrebbero salvare la vita saltano.
La capacità di rimanere razionali nelle difficoltà in parte è innata, ma si può anche acquisire. La si ottiene imparando con gradualità, affrontando la montagna per gradi. La si ottiene allenandosi in compagnia nella bufera! Ho imparato che se in allenamento si scala un grado in montagna si devono scegliere vie di due gradi più bassi. Perchè evitiamo di allenarci se il tempo fa schifo e poi pretendiamo di affrontare una gara con un meteo catastrofico? In gara molti meccanismi mentali di difesa saltano quando ci appuntiamo il pettorale, in allenamento no. Io stesso quando mi alleno da solo non mi prendo rischi in discesa, in gara tiro sempre come un matto! Non è che se c'è un volontario non mi faccio male cadendo, no? Quando domenica alla maremontana faceva freddo e tirava bufera ho passato diverse persone che scendevano con calma mentre io ero lì che continuavo a spronarmi perchè l'euforia e il divertimento provato prima è stato rimpiazzato in un lampo dalla tristezza e dalla rassegnazione. Mi sono sforzato mentalmente a ritrovare lucidità ed ho riacquistato la determinazione a scendere il più velocemente possibile per togliermi da quella situazione disastrosa. Dopo l'ultimo ristoro ho raggiunto un ragazzo su di una sterrata in piano che stava camminando, mi sono fermato perchè io correvo agevolmente e volevo capire se fosse in difficoltà, stava tremando tutto, batteva i denti e gli ho detto che se non si rimetteva a correre era meglio che tornasse indietro di 2km al ristoro. Non mi ha dato retta e ha continuato, io poi ho ripreso a correre per non raffreddarmi a mia volta (non penso che gli sarei stato utile a quel punto). E' arrivato quasi 50' dopo di me tutto tremante. Dal mio punto di vista è stato fortunato, io se mi fossi trovato nella sua situazione sarei tornato al ristoro ma lo giustifico perchè anche a me in passato è capitato di perdere la razionalità ed ho rischiato la vita. Poi il giorno dopo ti chiedi come è potuto succedere e non capisci cosa ha portato il tuo cervello a prendere decisioni così stupide, ma se non riusciamo noi a darci delle risposte, come possiamo pretendere di capire le cause e giudicare quello che è successo ad altri? Ho preso decisioni giuste come quella di andare forte ma senza esagerare per non rischiare di avere crisi che in quella situazione possono essere drammatiche perché ho affrontato situazioni analoghe in allenamento ed ho passato 2/3 di gara a fare un check del mio stato fisico e soprattutto di quello mentale conscio che l'ipotermia è subdola ed ero pronto in qualsiasi momento a prendere la decisione più giusta e che ha preso la maggioranza dei partenti domenica (dimostrando che non siamo un popolo di sprovveduti) che non era il ritiro od abbandono ma di tornare a casa dalla famiglia con un vittorioso ritiro.
Ho rinunciato a tante vette e scalate nella mia vita, le considero le mie vittorie.
Scusate la lunghezza.
Alberto
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 10:49
da ricciolo
Martin ha scritto:
Vorrei partire dal mio punto personale, da alpinista (forse ex) e sci alpinista. Credo che quando uno va in montagna a prescindere da quello che va a fare, sia corsa trail, salita ad un 4,5,6,7,8000m, cascata da ghiaccio, salita di sci alpinismo in pieno inverno o semplicemente per fare una gita o trekking poco impegnativo deve partire con l'idea in testa di essere preparato ad affrontare l'eventuali condizioni che troverà - è una responsabilità personale. Uno non deve partire con l'idea che se qualcosa va storta possiamo chiamare un aiuto esterno che sia i volontari e croce rosso durante una gara trail oppure il soccorso alpino durante una salita alpinistica.
quoto alla grande le tue parole. E' la responsabilità il nocciolo della questione quando si va in montagna. Sia dentro che fuori da una gara. Anch'io arrivo più dall'alpinismo che dal mondo delle corse e nella mia esperienza personale posso dire che serve tempo e umiltà per imparare ad andar per monti, e molta consapevolezza di se stessi e di cosa si sceglie di andare a fare in montagna. Uno dei miei istruttori ripeteva alla nausea che l'uscita inizia già a casa mentre la stai preparando, che sia un trekking o una ascensione con difficoltà alpinistiche...e perchè no un trail. Quanto aveva ragione! Se conosco le mie potenzialità così come i miei limiti posso permettermi di scegliere un trail garantendo a me stessa un buon margine di sicurezza, pur nella consapevolezza che esistono e debbo esser disposta ad assumermi dei rischi imponderabili. Quelli che nessuno, tantomeno gli organizzatori delle gare, posso mettere in conto al 100%. Se dovesse andar male qualcosa la mia testa può provare a gestire l'imprevisto? Se sono già al limite (per non dire alla frutta) quando tutto va bene, su un trail lungo in ambiente isolato o severo, la risposta è NO. E i conti li dobbiamo fare prima con noi stessi, non ci sono terzi responsabili che ti han costretto in quella situazione. Iscriversi ad un trail non può voler dire delegare a qualcun'altro la ns sicurezza in cambio della possibilità di partire, leggeri, beati, guidati dalle balise e assistiti dallo staff. Spero vivamente che uno sport così bello e libero non tradisca lo spirito alpino, ma anzi, tragga proprio dalla montagna quegli insegnamenti di desiderio di scoperta e conquista, di solidarietà nella fatica, di stupore davanti a tanta bellezza
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 11:19
da elisa
Finalmente qualcuno che parla di montagna e non di tabelle di allenamento, ripetute, tempi e materiale tecnico!
Siamo in tanti a partecipare ai trail, troppi agli ultratrail e quasi nessuno è partito dalle skyrace ...
Troppi affrontano i trail pensando che tanto si può camminare, il che è verissimo se sei in forma, cammini veloce e recuperi fiato o risparmi energie per poi riprendere a correre, è sbagliato se cammini per 20- 30- 40 Km o tutta la gara perchè non puoi fare altro ... se c' è il sole e camminando stai nei cancelli (larghi) è sicuramente una bella scampagnata, ma facciamo l' esempio peggiore, sei a pezzi, sudato marcio e hai consumato tutte le tue energie ... non c' è il sole, sei in quota, tira vento e si gela ... tremi per il freddo, per la stanchezza e iniziano a venirti i crampi ... non puoi correre perchè non sei abbastanza allenato, hai corso per 30 km e non ne hai più ... sei nella cacca!
Insomma, è vero che ci sono giacche antipioggia che ti tengono asciutto per tutto il giorno, a patto che sotto il tuo corpo sia ancora in grado di generare calore!
Io non sono una grande esperta di Ultratrail, ho iniziato a fare skyrace perchè adoravo il terreno tecnico, poi ho allungato le distanze e l' anno scorso ho superato i 100 km ...
Però è da almeno 15 anni che vado in montagna, spesso da sola e purtroppo è lì che in qualche occasione ho rischiato realmente la vita ... benissimo, lo sapevo, ho controllato quello che potevo controllare, ho subito quello che dovevo subire.
Secondo me serve la consapevolezza che si acquisisce con l' esperienza in montagna E il giusto allenamento, avere le forze necessarie e risparmiarle.
Nelle gare su strada dicono che l' ottima prestazione è quella che ti fa correre al massimo e tagliare il traguardo senza più nemmeno un briciolo di energia, dare tutto in quei km significa ottimizzare la prestazione.
In montagna è diverso, devi conoscerti e mantenere una riserva di energia che può servire per le emergenze, già dobbiamo imparare a fronteggiare le crisi psicologiche, ci manca solo che in certi casi non regga il fisico e diventiamo un pericolo per noi stessi e il peggior incubo dei volontari del soccorso alpino!
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 11:20
da kappadocio
possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo ma alla fine resta sempre il solito punto:
chi organizza ha una responsabilità oggettiva davanti alla legge e quindi ne risponde civilmente e penalmente.
e l'altra cosa da tenere di conto è che
in Italia c'è un vuoto normativo TOTALE sull'argomento quindi la decisione è lasciata completamente al libero arbitrio del Giudice di turno.
Vi assicuro che come organizzatore spesso mi domando quanto valga la pena rischiare per il piacere di far conoscere il proprio territorio. 3 anni fa quando è nato il Trail del Malandrino ho proposto un livello di dettaglio di sicurezza che, obiettivamente, era un passo avanti rispetto a tante altre organizzazioni:
- materiale obbligatorio mirato e anche consigliato per affrontare le condizioni di un crinale che conosco bene e che vi assicuro è molto più bastardo di quello che uno può credere
- controllo materiale prima della partenza e
a metà percorso a tutti gli iscritti
- curriculum obbligatorio
- chiusura iscrizioni ad un numero massimo di atleti per avere certezze sulle possibilità logistiche dei soccorsi
- impianto di sicurezza sul percorso con 3 medici (due del soccorso alpino), gruppi del SAST e del SAER, ambulanze 4X4, sanitari e volontari distribuiti ovunque per un totale di 200 persone su 70 km
- copertura radio su tutto il percorso, anche dove il cellulare non prende
- un percorso alternativo in caso di maltempo sul crinale
- quattro vie di fuga indicate
- addirittura un percorso di emergenza per interrompere la gara prima in caso di fulmini e arrivo a San Marcello con docce e borse degli atleti anzichè all'Abetone
- data spostata in funzione del rally degli Abeti che ogni anno decide di cambiare data e mettere in crisi le vie di fuga dal crinale
e vorrei sottolinerare che si parla di un percorso IN LINEA e non ad ANELLO
nel 2011 (meteo discreto fino alla conclusione della manifestazione) tutto questo è apparso esagerato ai partecipanti però si sono sentiti anche coccolati come ha dichiarato la stessa Cecilia Mora al traguardo
nel 2012 (nebbia fitta su tutto il percorso fino alle ore 08:30 e vento forte laterale con raffiche di oltre 100 km orari nei tratti più impegnativi) almeno la metà dei concorrenti ha ringraziato per averli obbligati a portare tutta quella roba ma allo stesso tempo qualcuno si è lamentato della deviazione che ho dovuto far fare (decisione difficile ma che ho considerato giustissima) per garantire la sicurezza dei partecipanti in una giornata strana e difficile da interpretare
morale della favola siamo nel 2013 e ancora oggi siamo considerati tra le gare maggiormente curate a livello di sicurezza e vi assicuro che questo aspetto di cui dovremmo fare motivo di vanto in realtà ha anche degli svantaggi: il TDM è sempre ben visto come dimostrano le tante iscrizioni, ma allo stesso tempo è considerato anche meno estremo di quello che uno vorrebbe
E questa cura "maniacale" è la stessa che mettiamo per gli eventi più tranquilli (vedi Corri&salsiccia che nonostante fosse una gara in chiave goliardica di soli 18 km è stata comunque deviata per le condizioni dure che c'erano sul crinale).
Quindi mi domando:
è veramente questo lo spirito con cui è nata e ci siamo avvicinati a questa bellissima disciplina?
Qualche anno fa, quando eravamo considerati pionieri in italia, c'erano le Ecomaratone e poche Ultra. Adesso invece ci sono quasi esclusivamente Ultra e le ecomaratone sono praticamente sparite.
io spero fortemente in un inversione di tendenza che riporti la gente a correre su distanze meno estreme ma che diano la giusta soddisfazione quando arrivi a casa!!!
Ad oggi non so se il malandrino verrà riproposto anche nei prossimi anni (o per lo meno nel 2014 è possibile che ci dovremo prendere un anno sabbatico per vari motivi esterni alla corsa) ma mi piacerebbe un giorno arrivare a dire le iscrizioni alla Malandrinata (32 km e 2500 mt Di dislivello) sono chiuse, restano pochi posti al TDM e non come succede adesso che è esattamente l'opposto
morale della favola ad oggi in qualsiasi modo uno si muove rischia di sbagliare ma se posso permettermi un consiglio verso organizzatori e atleti:
meglio sbagliare essendo troppo cautelativi che sbagliare nel verso opposto
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 11:42
da Paso
Ho letto tutti gli interventi e credo che più o meno siamo tutti d'accordo sul fatto che chi pratica la nostra attività debba essere responsabile per sè stesso e non possa demandare la propria sicurezza all'organizzazione o al soccorso.
Però in questo forum siamo tutti appassionati, dall'esperto che condivide le proprie esperienze, al novellino (io) che cerca di crescere facendo tesoro delle esperienze altrui. Tutti vogliamo correre di più, farlo nel migliore dei modi, e quindi con la maggior sicurezza possibile.
Il problema vero sono gli "improvvisati" della montagna, quelli che magari arrivando da altre discipline sportive si buttano con superficialità, senza valutare che in un Trail ci sono mille variabili che possono modificare le nostre previsioni, o addirittura mettere a repentaglio la nostra sicurezza.
Purtroppo per vivere la montagna in sicurezza serve un minimo di formazione, esperienza ed umiltà... io, non amando divieti ed obblighi, sinceramente non riesco a trovare una soluzione per evitare che un "improvvisato" si metta nei guai :-/
Infine volevo appoggiare il discorso che fa' muntagnin sulla situazione in gara, li' i più competitivi trovano sicuramente più difficile abbandonare, ed e' più facile oltrepassare i propri limiti ... serve tanto buon senso, maturità, esperienza ed umiltà per fare la scelta giusta, e queste sicuramente non sono doti comuni a tutti.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 12:30
da bukit
quoto il discorso del "KAPPA"
l'anno scorso c'ero al malandrino .....al momento dell'iscrizione mi hanno chiesto i requisiti minimi e mi hanno spiegato il perchè.
tanto è vero che sul loro sito scrivono "non sottovalutare il lato oscuro dell'appenino".
la decisione è stata giusta di non fare il crinale,e devo anche dire che prima e dopo mi sono
ritrovato con un controllo zaino il che mi ha fatto molto piacere....non perchè ho fatto bene i compiti a casa
ma perchè è GIUSTO controllare ed è giusto AVERE il materiale.
il resto è retorica.
allora facciamo cosi firmiamo una liberatoria e escludiamo organizzatori e soccoritori e cosi solo noi stessi saremo responsabili.
io in montagna ci vado da una vita e la mia paura più grande è sempre stata quella di mettermi nei guai e cercare soccorso.......cosi oltre a mettere a repentaglio me stesso,anche i soccoritori e questo per me non va bene.
la fatalità è un conto ma il "cercarselo" no!
quello che è successo DEVE farci crescere a tutti, organizzatori......ma noi trailer dovremmo farci un profondo esame di coscenza.
le polemiche ci sono e ci saranno ma questo caso potrebbe essere un punto di partenza per creare
una "scuola" di trailer con relativo esame
previsioni meteo,raffiche di vento in quota,difficoltà eccetera eccetera.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 13:30
da NoTrail
Ieri sera parlavo con la mia compagna che di trail, di alpinismo, di gare ecc. sa poco o niente. E' un'appassionata di montagna come me, come noi, e una sua osservazione mi ha fatto riflettere:
"Dovevano annullare la gara, dovevano mettere il buon senso che voi omaccioni cocciuti non riuscite a metterci. Tu ti sei ritirato, ma se avessi fatto la scelta sbagliata e fossi andato avanti? L'organizzazione dovrebbe prendere quelle decisioni impopolari, anche se poi si passa per fighette che mollano dopo due gocce d'acqua".
Io ovviamente ero lì a dire che la responsabilità è dei trailer, che siamo noi a doverci saper gestire, blah blah blah, però il suo punto lo capisco: ci si può aspettare che chi organizza la gara svolga il ruolo di "saggio della montagna" e prenda per tutti la decisione, magari amara, di chiudere la gara?
O questo esula dai compiti, formali o presunti, degli organizzatori?
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa chi le gare le organizza davvero: Cappadocio ha postato un contributo davvero prezioso e di questo lo ringrazio, ma ce ne sono tantissimi qui su ST di ottimi organizzatori di manifestazioni trail. Voi che ne pensate?
A.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 14:16
da Antonio
Personalmente credo che i messaggi che vengono dati sono spesso sbagliati, un ritiro pare una cosa incredibile, chi finisce un ultra ad un secondo dal tempo massimo, sfinito e magari che ha preso antiinfiammatori per non sentire un ginocchio che gli esplode e' un eroe che ha fatto un impresa, esce una gara sempre piu' lunga ed e' una figata, esce la scarpa che pesa 10 grammi in meno ed e' spettacolare', lo zaino sempre piu' piccolo, l'assistenza' il gps' cardio', frizzi e lazzi e casi vari e poi magari non si e' mai provato ad andare da soli in montagna con un temporale per provare l'attrezzatura, non si mai affrontato una cresta con condizioni avverse, non si tirano le discese al massimo per provare le scarpe in condizioni estreme.
L'allenamento serve per essere pronti fisicamente e mentalmente in gara e tutto deve essere un gioco, rischioso perche' si puo' morire ma dobbiamo avere il piu' possibile tutto alla nostra portata.
Chi dice che ritirarsi e' male perche' bisogna saper soffrire non ha capito nulla, si lotta e si soffre quando il fisico puo' reggere ma quando si sta male si rischia solo guai, non mi vergogno di essermi ritirato per infortunio, per dolori allo stomaco o anche perche' quello che stavo facendo non mi piaceva piu', non si deve dimostrare nulla a nessuno se non a noi stessi e non si deve dar conto a nessuno di quello che facciamo se non alla nostra famiglia.
La gara e' solo rapportare con gli altri quello che abbiamo imparato a fare, li non si possono fare esperimenti, non si puo' improvvisare contando che tanto ci sono i soccorsi; tutti quelli che sono andati in ipotermia e trasportati di peso da altri concorrenti hanno messo a rischio la loro incolumita' e quella dei concorrenti che li hanno aiutati e sinceramente io mi farei un gran bell'esame di coscienza per una cosa del genere.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Inviato: 26/03/2013, 14:32
da martin
Mi è piaciuto molto l'intervento di kappadocio (che spero di conoscere di persona quando faccio il Malandrino in giugno) che approccia l'argomento dall'altra parte(responsabilità del organizzatore) rispetto mio (responsabilità del atleta).
Tutti i punti sono condivisibile e credo che alla fine la sicurezza maggiore viene garantito da un incontro fra questi due approcci.
Trovo interessante la richiesta da parte del Trail del Malandrino di un minimo di curriculum. E forse c'é qualcosa da imparare per gli altri organizzatori. Sono contrario alla creazione di un gruppo di "elite" visto che stiamo sempre parlando di montagna, uno dei pochi e massimi espressioni di libertà che ci rimane. Dall'altra parte non vedo realistico la creazione di una "scuola" di trail (tipo scuole di alpinismo/sci alpinismo del CAI) suggeriti da alcuni, prima di tutto perché non esiste nessuna entità con l'autorità necessaria. In realtà forse l'unica entità che potrebbe creare una cosa del genere sarebbe il CAI , ma dio ci scampi vedendo il loro approccio lentissimo e burocratico durante gli ultimi 10 anni nei confronti del MTB, rinominato addirittura "ciclo-escursionismo".
Forse ci vorrebbe una classificazione delle gare trail secondo la lunghezza, il dislivello, il terreno e, a questo punto visto la proliferazioni di gare in periodi invernali/autunnale/primaverile, secondo la stagione. Ai organizzatori la scelta di consigliare oppure imporre un curriculum adatto alla gara in questione.
Potrebbe servire come stimolo per chi comincia ad adottare un approccio più graduale e una possibilità di acquistare esperienza e "testa" prima di infilarsi in alcuni situazioni potenzialmente pericolosi.
Tutto sommato nessun organizzatore (credo) é obbligato ad accettare l'iscrizione di un atleta solo perché é disposto a pagare la somma richiesta e in possesso di un certificato medico agonistico. Si può sempre rifiutare perché ci sono motivi per credere che quel atleta rappresenta un possibile pericolo per se stesso e per i soccorritori (volontari).