frontedelpiave ha scritto:Emme se vuoi non rispondere ma non capisco dove ti sei fermato... hai detto che avevi superato il malatrà, quindi eri in prossimità del Bonatti e forse un colpo di freddo ti ha bloccato lo stomaco. Non riuscivi a riparare al bonatti e a riprenderti ?
Certo che rispondo!
E racconterò presto tutta questa lunga intensa meravigliosa e terribile esperienza. Comunque straordinaria...
Per ora.
Ore 5 circa sono al Merdeux. mi fermo 10' per un breve riposo.
Ore 5 e 30 circa sono al Frassati. Piove di brutto, decido di asciugarmi un po' ed aspettare un altro concorrente e magari la luce per procedere in sicurezza al Malatrà.
Ore 7 circa riparto assieme ad uno svizzero.
Fa subito luce ma piove sempre più forte e nevischia.
Passiamo il malatrà senza grossi problemi, vediamo nel pianoro sotto il baracchino della guida, ma nessuno si fa vedere.
Scendiamo all'alpe Malatrà dove è allestito il ristoro volante. Piove tanto, ma tanto. I sentieri sono ruscelli.
Prendiamo il sentiero tracciato per scollinare nella valle parallela ed evitare il Bonatti (variante Tor 2016).
Scolliniamo in mezzo alla neve, è tutto imbiancato.
Inizio a sentirmi "ovattato".
Scendiamo di corsa nella valle che poi piega a destra e si presenta il classico vallone infinito.
Ripeto, corriamo dentro ruscelli, spesso andiamo per prati per evitare l'acqua alta ma questo comporta un grande dispendio fisico.
Perdiamo quota fino ad una malga abbandonata, molto bella, tutta in pietra.
istintivamente mi ci infilo dentro.
Lo svizzero mi guarda come a chiedere cosa intendo fare.
Io gli dico che sono in difficoltà, che sono stanco e ho freddo e che devo riposarmi un istante.
Lui: va be' intanto vado avanti.
Sto fermo al massimo 5 minuti perché capisco bene che se mi addormento lì forse non mi sveglio più e allora inizio a correre come un disperato verso valle.
E' una corsa faticosa, incespico, ma non cado mai. Mi fa male dappertutto, mi vedo come Bohard al traguardo lo scorso anno, una sorta di zombie claudicante. ma scendo continuo ad attraversare ruscelli gelati senza fermarmi mai.
Vedo una mandria che sale e la sagoma di un malgaro, gli urlo "aiuto".
"Cosa posso fare per te?"
"Aiutami sono stanco morto e fradicio, ho freddo, non ce la faccio più"
"Vedi l'altro malgaro in coda alla mandria? Chiedi a lui che ti porti alla nostra malga, sono venti minuti verso il Bonatti. Fatti dare qualcosa di caldo da bere."
Così faccio e il secondo malgaro, un personaggio che racconterò, mi porta alla malga.
Mi spoglia mi avvolge nel telo e sotto le coperte.
Il mio Tor des Géants finisce alla malga Sécheron, a un chilometro circa da Arminaz Desot dove il sentiero piegava a sinistra per il Bertone.