Goditi ogni passo di questo tuo ultimo giorno al Tor! Vai piano, cerca di imprimerti nella memoria ogni istante, assapora ogni momento.
Forse non lo rifarai, forse sì ma questi momenti rimarranno unici. Rimarranno dentro di te per sempre. Te ne renderai conto forse tra una settimana, tra un mese o tra un anno. Vedrai
Continua l'avventura del Magnanese Farco (Marco), entrato a Ollomont con 30' di vantaggio sul cancello. Una tattica di gara prudente e si suppone tesa a massimizzare con intelligenza i cancelli (io feci lo stesso all'Utmb).
Vai Marco che Courmayeur è all'orizzonte!!!
fifty ha scritto:Continua l'avventura del Magnanese Farco (Marco), entrato a Ollomont con 30' di vantaggio sul cancello. Una tattica di gara prudente e si suppone tesa a massimizzare con intelligenza i cancelli (io feci lo stesso all'Utmb).
Vai Marco che Courmayeur è all'orizzonte!!!
È pochino ma se riesce ad arrivare a Champillon poi è quasi fatta! Forza!
Buongiorno mondo.
Voglio scrivere qualche riga, in primis per ringraziare chi mi ha seguito e incitato, poi per esorcizzare (o tentar di farlo) la delusione immane e ripulire la ferita di una sconfitta tetra.
Averci provato non è né una consolazione né un “bravo, almeno ne hai avuto il coraggio”: solo chi finisce ha il diritto di guardarsi in faccia e sentirsi soddisfatto. Mi consola il fatto che avrei solo fatto danno fisico ulteriore, rischiando anche di farmi venire a prendere per una caduta che ho più volte rischiato, dal ginocchio sinistro in giù ero messo irrimediabilmente male.
Quindi chino il capo e accetto le bastonate di Ettore (non solo sue, ma ieri non si è risparmiato nonostante il mio stato d’animo, e per questo lo ringrazio), avere avuto i bastoncini avrebbe probabilmente cambiato le cose. L’errore principale è stato l’affrontare la discesa a Cogne di corsa sparata senza pensare alle possibili conseguenze.
Del Tor resta la convinzione che l’anno prossimo ci riprovo.
Sì, adesso capisco chi lo definisce “male”. Io non pensavo, ma le notti passate per sentieri, a volte in compagnia e a volte in meravigliosa solitudine, sono state un’esperienza così intima e totalizzante da farti crescere sopra una seconda pelle fatta di stelle, profumi, rumori, ombre che si muovono e incontri improvvisi.
Anche il rituale delle basi vita diventa un continuo ritorno, ritrovi facce note, rientri in una parvenza di normalità che non vedi l’ora di sciacquare via tornando sui sentieri, ti fai comunque accogliere da una brandina che sembra il paradiso anche se solo per una ventina di minuti.
Per me il brutto veniva nel primo pomeriggio, quando il poco sonno si faceva sentire e affioravano i cattivi pensieri, ma dopo un paio di giorni capivi che era solo questione di tempo, che un breve riposo e l’arrivo della sera avrebbero riportato ogni cosa al suo posto.
In effetti (e forse anche questo è la “dimensione Tor”) ti basta relativamente poco per passare dal normale spaesamento iniziale alla comprensione, più o meno parziale, dei ritmi e delle necessità, e accetti entrambi come un piccolo debito da pagare, un prezzo che non incide più di tanto sul conto finale, e che comunque fa parte del gioco.
Qui apro una parentesi che voglio sottolineare: ero là da solo, ma ho avuto un’assistenza meravigliosa grazie a Offriends, finisher caparbio dell’anno scorso, dispensatore di consigli per sei mesi, infine sempre presente via telefono e SMS (niente whazzup, scusami…) per consolare, seguire, raddrizzare, cazziare, assecondare e correggere, semplicemente chiedere come stai.
Avere cura…
Oggi avrebbe potuto e dovuto essere il giorno più bello degli ultimi venti anni, lo è stato e lo sarà a breve per quelli che quel traguardo lo avranno visto e attraversato, e non oso nemmeno immaginarmi lo stato d’animo nello scendere dall’ultimo rifugio con la consapevolezza di essere qualcuno di diverso rispetto a pochi giorni prima.
Io invece sono tornato a sabato scorso, e questo fa male.
Giro nel mio deserto e sto tranquillo
ho solo il vento per barriera
Ah, che cavaliere triste
in realtà avevo dato il cuore
alla luna
e la luna l'ho barattata col temporale
e il temporale con un tempo ancor meno normale
e il tempo stesso con una spada
che mi accompagnasse
fuori dai confini di quello che è reale.
E più mi accorgo di amare l'ignota destinazione
più lungo sterpi e rovesci
non ritorno.
A me, a me, a me
una pazzia d'argento
al mio cavallo una pazzia di biada
Ah, come hai potuto pensare
di cambiarci la strada
che se la morte è soltanto un mare
vedi, mi ci tuffo vestito
Ahi, polvere delle mie strade
ah, scintille del mio mare inaridito
come hai potuto pensare
di spogliarmi proprio adesso
giro nel mio deserto e fa lo stesso
Per non scalfire il tuo senso morale
ma dentro
caro il mio ingegnoso narratore, dentro,
dentro è tutto un altro carnevale
Mi porto dietro latta, legni
l'antico arsenale
carambole di fantasmi io conservo
conservo pezzi di temporale
le chiacchiere sul mercato
che vergogna, che spavento
la normalità eterna
Risvegliarmi un'altra volta senza fiato
fra il pianto scemo del barbiere
e il sudore muto del curato
io qui vedo l'orizzonte
e faccio finta di accettare
le predizioni della scimmia che indovina
Io, tirar di scherma con la grandine, le dame.
Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me
Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo
a scornarmi con il vento.