Re: Tor des Geants (Ao) 13-19.09.2015
Inviato: 18/09/2015, 23:06
Oramai è diventata un’abitudine, la voglia di dire la mia dopo aver assistito a tante vicissitudini in prima e seconda linea. La voglia anche di controbattere a certe accuse o polemiche sterili aggiungendone altre magari, ma di scrivere quattro parole su quello che oramai è considerata l’Olimpiade e la madre di tutti gli sport : Il trail running e il suo Tor des Géants.
Non mi perderò in tanti preamboli sui quali il 98% dei lettori si arrende e volta pagina ma andrò dritto al cuore della questione e dei problemi.
Ora, ha senso che una gara intesa come GARA con ATLETI, REGOLE, CLASSIFICHE ecc…venga stoppata a più riprese per i motivi più svariati? Ha senso che la colpa sia sempre da imputare a chi organizza le gare e non anche a chi vi partecipa? Ha senso o no sollevare sempre dei gran polveroni su uno dei veicoli promozionali più belli, economici ma soprattutto efficaci che la nostra Valle d’Aosta possiede?!
IO NON CREDO!
Credo piuttosto che se giovedì mattina si sia deciso di interrompere questa grande manifestazione sportiva che fa convogliare nella nostra Valle atleti e non, provenienti dai più disparati angoli della Terra, sia stata una scelta dettata da un senso di responsabilità da parte di chi organizza questa gara nei confronti di chi la corre.
Quando in questi giorni ho intravisto alcuni articoli scritti da parte di chi ha vissuto questa esperienza, che sinceramente mi sono rifiutato di leggere, perché catastrofisti e apocalittici, ho provato un grande disappunto.
Essere qui oggi a scrivere queste parole credo non sia che la voglia di dire “Basta!”. Basta a questa voglia di infangare una grande manifestazione sportiva. Basta con queste iscrizioni Kamikaze. Basta con questa voglia, necessità, smania di grandezza da parte di chi, in questo mondo di sport e montagna c’entra poco o niente. Basta! Basta perché infanga un marchio, una realtà, un modo di vivere.
Non ci si inventa piloti di formula 1 perché si guida tutti i giorni per andare al lavoro come non ci si inventa idraulici perché si apre e si chiude tutti i giorni l’acqua del rubinetto.
Non ci si inventa ultra trailer perché le montagne dal balcone di casa sono belle o perché “lo voglio anch’io il selfie su ogni colle”. NO!
La montagna è una cosa seria. È l ambiente più bello e suggestivo che esista, il più coinvolgente e seduttivo ma anche il più impervio, camaleontico, estremo e fatale.
Non si può pensare di sfidare una montagna senza una preparazione psicofisica di un certo tipo figuriamoci affrontarne 25 senza stop e in un tempo predeterminato. Io non credo sia roba per tutti a giugno come a luglio come ad agosto come a settembre od ottobre. Non credo che in una gara del genere ci si possa affidare alla fortuna (speriamo faccia bello/caldo/non ventilato/non ci sia nebbia…), non credo si possa pensare di avere assistenza ogni km, una guida e una equipe medica composta da rianimatori, medici, infermieri su ogni colle o ancora un elicottero pronto ad alzarsi a qualsiasi ora del giorno o della notte.
Penso che le grandi imprese, ma quelle vere, siano per pochi. Per quelle persone che ci credono veramente, che si preparano, non dormono, studiano, migliorano, si allenano, sopportano, tollerano…
Credo che di questo passo il panettiere sotto casa voglia compiere spedizioni himalayane e l’impiegato che fuma 2 pacchi di Marlboro al giorno correre una Maratona in 2h15m.
Credo non ci siano più limiti per l’uomo d’oggi. Un uomo che vede un altro uomo compiere qualcosa di straordinario, che fino a 20 anni fa era impensabile, improponibile ed irraggiungibile oggi per supponenza ed ego imparagonabili vuole imitarlo mettendo a rischio la sua ed altre vite.
Non credo che quest’anno sia stato un anno più freddo, più piovoso, meno soleggiato, più ventilato di altri. Credo solo che nonostante la tecnologia stia facendo passi da gigante nei materiali destinati a questo genere di attività “estreme” siano sempre meno gli “addetti ai lavori” ad indossare tali materiali.
Un gore-tex non ha mai riparato dal freddo o dalla pioggia nessuno che patisse particolarmente il freddo o l’acqua. Allo stesso modo, una scarpa con una suola in vibram non ha mai impedito a nessuno di scivolare.
Sta tutto in noi. Nella nostra solita voglia di farsi grandi, di dimostrare qualcosa a qualcuno (a chi poi?) senza più soffermarci sui dettagli.
Lo stop definitivo o parziale di una gara è un evento che mai dovrebbe verificarsi. Ma non si verifica perché l’organizzazione è antipatica e cattiva. Si verifica perché io/tu che sei li su quel percorso sconnesso con temperature rigide, magari con bassa visibilità, vento tagliente sulla faccia… non sei in grado di intendere o volere perché sei stanco, non hai dormito, hai mangiato male, vuoi correre con scarpe da 200gr e una mantellina minimal per essere più veloce e agile non sei più in grado di sopravviverci su quel colle!
Sono sicuro che se il livello medio di un concorrente che partecipa a questo tipo di gare non fosse un Messner/Bonatti che può rimanere a bivaccare a 8000 metri una intera notte senza lamentarsi, ma fosse un livello che permetta di affrontare una salita e una discesa a non più di 3000 metri di quota senza rischiare ipotermie nel mese di settembre non ci sarebbero stati stop&go o stop definitivi.
Sono sicuro che sia stata una decisione sofferta da parte di chi dedica un anno intero del suo tempo per organizzare una gara del genere, decidere di sospenderla. Sono sicuro che con gente che ti fa causa perché se lo incroci in centro non ti saluta, mandare persone allo sbaraglio su dei colli innevati, non fosse una decisione facile da prendere.
Credo però anche che “alea iacta est”. E che se si parte si arriva nonostante tutto e tutti. Ci saranno anni in cui splenderà il sole e la luna illuminerà le lunghe nottate come nel 2012, ce ne saranno altri in cui farà molto freddo come il 2011. Ce ne saranno altri in cui pioverà e farà parecchio freddo come nel 2013 o quest’anno.
E proprio per questo che credo che sia necessaria una selezione anticipata dei partecipanti a queste gare/avventure per evitare, o perlomeno per ridurre al minimo i rischi.
Non credo che tutti i motociclisti siano in grado di tirare staccate a 340km/h in fondo ad un rettilineo come fa Valentino e tantomeno scendere da quel mostro che in 2 secondi ti proietta a 200km/h rendendo la cosa facile con un “È stato bellissimo. Gli ho tirato una staccata che lo sverniciato!”
Non è necessario essere un Valentino per andare in moto, come non è necessario un Bonatti per andare sul Cervino o essere un Brunod per correre un Tor des Géants.
È però secondo me necessario capire quali possano essere i propri limiti senza strafare per il solito selfie da condividere su un social network.
Essere dei trailers non significa partire per un Tor des Geants. Significa fare del trail. Significa seguire un sentiero anche in maniera non competitiva. In italiano non fa figo, lo so, ma significa semplicemente andare in montagna. Non sono necessari 330km con 24000 metri di dislivello positivo per dire “faccio trailrunning”. Ne sono sufficienti anche 30 di km e 1500 metri di dislivello positivo.
Sembra proprio che oramai o fai il Tor o non sei nessuno in questa valle sportiva. Sono stato a seguire la PTL, gara veramente oltre l’estremo. Qualcuno di voi sa di cosa si tratti? Qualcuno di voi sa che Tizio, Caio e Sempronio l’hanno corsa? Sapete che quest’ anno i valdostani che la correvano erano più di uno e che ci hanno resi orgogliosi per l’impresa compiuta? Lo sapevate che questo stesso anno un giovane è andato fortissimo in alcune gare del circuito di Coppa del Mondo di Trail e altri sempre verdi battagliano in prestigiosissime competizioni a livello internazionale?
…si, si…ma il TOR quest’anno lo fai?
Bravi a tutti i giganti! W il TOR SEMPRE!
Stephen Moret
Non mi perderò in tanti preamboli sui quali il 98% dei lettori si arrende e volta pagina ma andrò dritto al cuore della questione e dei problemi.
Ora, ha senso che una gara intesa come GARA con ATLETI, REGOLE, CLASSIFICHE ecc…venga stoppata a più riprese per i motivi più svariati? Ha senso che la colpa sia sempre da imputare a chi organizza le gare e non anche a chi vi partecipa? Ha senso o no sollevare sempre dei gran polveroni su uno dei veicoli promozionali più belli, economici ma soprattutto efficaci che la nostra Valle d’Aosta possiede?!
IO NON CREDO!
Credo piuttosto che se giovedì mattina si sia deciso di interrompere questa grande manifestazione sportiva che fa convogliare nella nostra Valle atleti e non, provenienti dai più disparati angoli della Terra, sia stata una scelta dettata da un senso di responsabilità da parte di chi organizza questa gara nei confronti di chi la corre.
Quando in questi giorni ho intravisto alcuni articoli scritti da parte di chi ha vissuto questa esperienza, che sinceramente mi sono rifiutato di leggere, perché catastrofisti e apocalittici, ho provato un grande disappunto.
Essere qui oggi a scrivere queste parole credo non sia che la voglia di dire “Basta!”. Basta a questa voglia di infangare una grande manifestazione sportiva. Basta con queste iscrizioni Kamikaze. Basta con questa voglia, necessità, smania di grandezza da parte di chi, in questo mondo di sport e montagna c’entra poco o niente. Basta! Basta perché infanga un marchio, una realtà, un modo di vivere.
Non ci si inventa piloti di formula 1 perché si guida tutti i giorni per andare al lavoro come non ci si inventa idraulici perché si apre e si chiude tutti i giorni l’acqua del rubinetto.
Non ci si inventa ultra trailer perché le montagne dal balcone di casa sono belle o perché “lo voglio anch’io il selfie su ogni colle”. NO!
La montagna è una cosa seria. È l ambiente più bello e suggestivo che esista, il più coinvolgente e seduttivo ma anche il più impervio, camaleontico, estremo e fatale.
Non si può pensare di sfidare una montagna senza una preparazione psicofisica di un certo tipo figuriamoci affrontarne 25 senza stop e in un tempo predeterminato. Io non credo sia roba per tutti a giugno come a luglio come ad agosto come a settembre od ottobre. Non credo che in una gara del genere ci si possa affidare alla fortuna (speriamo faccia bello/caldo/non ventilato/non ci sia nebbia…), non credo si possa pensare di avere assistenza ogni km, una guida e una equipe medica composta da rianimatori, medici, infermieri su ogni colle o ancora un elicottero pronto ad alzarsi a qualsiasi ora del giorno o della notte.
Penso che le grandi imprese, ma quelle vere, siano per pochi. Per quelle persone che ci credono veramente, che si preparano, non dormono, studiano, migliorano, si allenano, sopportano, tollerano…
Credo che di questo passo il panettiere sotto casa voglia compiere spedizioni himalayane e l’impiegato che fuma 2 pacchi di Marlboro al giorno correre una Maratona in 2h15m.
Credo non ci siano più limiti per l’uomo d’oggi. Un uomo che vede un altro uomo compiere qualcosa di straordinario, che fino a 20 anni fa era impensabile, improponibile ed irraggiungibile oggi per supponenza ed ego imparagonabili vuole imitarlo mettendo a rischio la sua ed altre vite.
Non credo che quest’anno sia stato un anno più freddo, più piovoso, meno soleggiato, più ventilato di altri. Credo solo che nonostante la tecnologia stia facendo passi da gigante nei materiali destinati a questo genere di attività “estreme” siano sempre meno gli “addetti ai lavori” ad indossare tali materiali.
Un gore-tex non ha mai riparato dal freddo o dalla pioggia nessuno che patisse particolarmente il freddo o l’acqua. Allo stesso modo, una scarpa con una suola in vibram non ha mai impedito a nessuno di scivolare.
Sta tutto in noi. Nella nostra solita voglia di farsi grandi, di dimostrare qualcosa a qualcuno (a chi poi?) senza più soffermarci sui dettagli.
Lo stop definitivo o parziale di una gara è un evento che mai dovrebbe verificarsi. Ma non si verifica perché l’organizzazione è antipatica e cattiva. Si verifica perché io/tu che sei li su quel percorso sconnesso con temperature rigide, magari con bassa visibilità, vento tagliente sulla faccia… non sei in grado di intendere o volere perché sei stanco, non hai dormito, hai mangiato male, vuoi correre con scarpe da 200gr e una mantellina minimal per essere più veloce e agile non sei più in grado di sopravviverci su quel colle!
Sono sicuro che se il livello medio di un concorrente che partecipa a questo tipo di gare non fosse un Messner/Bonatti che può rimanere a bivaccare a 8000 metri una intera notte senza lamentarsi, ma fosse un livello che permetta di affrontare una salita e una discesa a non più di 3000 metri di quota senza rischiare ipotermie nel mese di settembre non ci sarebbero stati stop&go o stop definitivi.
Sono sicuro che sia stata una decisione sofferta da parte di chi dedica un anno intero del suo tempo per organizzare una gara del genere, decidere di sospenderla. Sono sicuro che con gente che ti fa causa perché se lo incroci in centro non ti saluta, mandare persone allo sbaraglio su dei colli innevati, non fosse una decisione facile da prendere.
Credo però anche che “alea iacta est”. E che se si parte si arriva nonostante tutto e tutti. Ci saranno anni in cui splenderà il sole e la luna illuminerà le lunghe nottate come nel 2012, ce ne saranno altri in cui farà molto freddo come il 2011. Ce ne saranno altri in cui pioverà e farà parecchio freddo come nel 2013 o quest’anno.
E proprio per questo che credo che sia necessaria una selezione anticipata dei partecipanti a queste gare/avventure per evitare, o perlomeno per ridurre al minimo i rischi.
Non credo che tutti i motociclisti siano in grado di tirare staccate a 340km/h in fondo ad un rettilineo come fa Valentino e tantomeno scendere da quel mostro che in 2 secondi ti proietta a 200km/h rendendo la cosa facile con un “È stato bellissimo. Gli ho tirato una staccata che lo sverniciato!”
Non è necessario essere un Valentino per andare in moto, come non è necessario un Bonatti per andare sul Cervino o essere un Brunod per correre un Tor des Géants.
È però secondo me necessario capire quali possano essere i propri limiti senza strafare per il solito selfie da condividere su un social network.
Essere dei trailers non significa partire per un Tor des Geants. Significa fare del trail. Significa seguire un sentiero anche in maniera non competitiva. In italiano non fa figo, lo so, ma significa semplicemente andare in montagna. Non sono necessari 330km con 24000 metri di dislivello positivo per dire “faccio trailrunning”. Ne sono sufficienti anche 30 di km e 1500 metri di dislivello positivo.
Sembra proprio che oramai o fai il Tor o non sei nessuno in questa valle sportiva. Sono stato a seguire la PTL, gara veramente oltre l’estremo. Qualcuno di voi sa di cosa si tratti? Qualcuno di voi sa che Tizio, Caio e Sempronio l’hanno corsa? Sapete che quest’ anno i valdostani che la correvano erano più di uno e che ci hanno resi orgogliosi per l’impresa compiuta? Lo sapevate che questo stesso anno un giovane è andato fortissimo in alcune gare del circuito di Coppa del Mondo di Trail e altri sempre verdi battagliano in prestigiosissime competizioni a livello internazionale?
…si, si…ma il TOR quest’anno lo fai?
Bravi a tutti i giganti! W il TOR SEMPRE!
Stephen Moret