...ebbene sì, c'ero anch'io, all'arrivo in Piazza dei Signori.
In una veste completamente diversa da quella che mi ero immaginata nei mesi scorsi, ma in fondo è stato bello lo stesso.
Ferma da un mese per la stronzaggine del mio ileo-psoas, il quale ha deciso di rendermi edotta della sua presenza nel mio corpo proprio durante la Ricognizione Ultraberica, e per la stronzaggine della sottoscritta, che l'ha bellamente ignorato e ci ha corso due gare sopra, salvo poi dovermi fermare sul serio - ho deciso che comunque, anche non potendo correre, valeva la pena venire lo stesso.
Dal manuale "come farsi del male in due semplici mosse", ecco LaFra in Piazza dei Signori alle 9:50 che, smaltiti i saluti e i sorrisi, sente salire l'adrenalina da partenza e si sente irrimediabilmente tagliata fuori.
Penso di soffocare il magone tenendomi occupata, e mi piazzo in posizione strategica per fare un fantastico video della partenza. Peccato che la commozione (cerebrale) e la mia nota confidenza con la tecnologia mi facciano volare il cuore sulle note dell'Inno alla Gioja, e le dita sui tasti sbagliati.
Risultato: un selfie in lacrime e un secondo e mezzo di video sul culo dell'ultimo partecipante.
Mi rido addosso e vado a farmi uno spritz in attesa del primo incarico della giornata, tanto Pollo è sotto il fuoco delle interviste e delle telefonate di coordinamento e prima che mi dica dove servo ci vorrà un po'.
Ore 15:00 : metto ufficialmente la maglietta di volontaria UBT (ché finora ho lavorato poco e in incognito), e inizio a fare sul serio. Io e gli scatoloni delle famigerate magliette da finisher diventiamo una cosa sola.
Ore 21:00: mezza congelata (sono vestita come sotto il sole delle 15), completamente senza voce per aver festeggiato uno ad uno tutti quelli che arrivavano, con le mani e la faccia incrostate del sudore di chi ho abbracciato e coccolato, smonto. Mi sento frastornata, felice, solo un po' dispiaciuta di non rimanere ad aspettare proprio tutti, fino all'ultimo.
Tutta la mia tristezza per non avere corso è svanita nel nulla. Ho bevuto la gioia, il dolore, la soddisfazione, la commozione, l'entusiasmo, l'incredulità, la fatica di tutti voi che siete arrivati sotto quell'arco.
Ho distribuito centinaia di magliette con le altre ragazze - ma forse io più di loro, io che dovevo arrivare e mettermela, quella maglia, e mi sono ritrovata dall'altra parte, ho sentito fino all'ultima goccia la bellezza strana di questo ruolo defilato ma importante, il privilegio di vedere quegli occhi, tutti quegli occhi, pieni di trionfo i primi, di meraviglia gli ultimi, alcuni stravolti, ma tutti bellissimi.
G R A Z I E
(Però torno a correre, non crediate, ché avrei anche una divisa da battezzare, io...)
(E comunque: dopo l'Ultrabericus la zampa va meglio. Per dire)
