Re: novità 2017
Inviato: 26/10/2016, 9:05
Discussione interessante eccome!
Per amor di trattatazione, e nulla più, dico la mia anche io pur non avendo l'esperienza del Gaggio.
Il mercato guida, questo è indiscuitibile: negli anni settanta si correvano le maratone con le Tiger, quelle che oggi usiamo per andare a prendere l'aperitivo. Poi è arrivata Nike, ha introdotto un modello vincente: prodotto, paradigma di utilizzo, spinta commerciale e pubblicitaria pazzesca, e tutti hanno cominciato a fare jogging tallonando come se non ci fosse un domani. La rivoluzione minimalista è qualcosa di analogo e di opposto ma, a mio parere, troppo estrema, soprattutto nelle sue fasi iniziali.
Un Aristotelico giusto mezzo si è poi stabilito come la soluzione più sopportabile, più facile da adottare e, a conti fatti, la migliore: meno scarpe con drop pazzeschi, rigidità folli e con talloniere strutturate come armature medievali; meno scarpe fatte praticamente soltanto di suole dure e prive di qualsivoglia ammortizzazione. Hanno vinto i drop intermedi, sui 6-8mm, per le distanze lunghe e i runner "qualunque", mentre sulle scarpe da performance si è scesi ancora un po'. Vedendo una scarpa come la Merrell postata da Gaggio, però, a me continua a stonare una cosa: l'altezza da terra rimane notevole, e non è con la flessibilità estrema (che di norma, ahimé, si accompagna anche ad una durabilità ridotta) si compensi poi tutto: una scarpa alta può andar bene sul corribile, ma in montagna mostrerà sempre i suoi limiti in fatto di tolleranza alle asperità del fondo.
A me ultimamente piace correre con scarpe sì basse, cod drop minimi, ma che abbiamo un po' di gomma sotto i piedi per dare un po' di respiro ai piedi e per garantire quella protezione che serve. Trovo che le Superior, le Helios (SR e non), le Scarpa Spin, le Salewa Lite Train e anche le ultime Sense 5 siano un ottimo compromesso in questo senso, con una serie di doverosi distinguo tra i vari modelli. Spero di riuscire a provare le Speed Instinct, Ethan Newberry le ha definite la corrispondenza perfetta delle Kinvara per il trail e con questo mi ha già convinto. Vedremo.
Quello che non mi piace, comunque, è vedere l'inciccionimento generale a cui sono sottoposte le scarpe della stagione 2017: sembrano tutte sotto steroidi, santo cielo! Sono pochissimi i marchi che, come Altra, stanno cercando di fare qualcosa di davvero diverso, di innovativo. Non ho mai provato le FluidFlex, purtroppo, però pure Montrail, mamma mia... sta gonfiando tutti i suoi modelli all'inverosimile. Curioso che invece Hoka stia differenziando, andando a cercare anche soluzioni meno estreme.
Ultimo pensiero poi la smetto: la serie 2016 di Merrell, quella non miminalista intendo, era eccezionale. La All Out Peak con suola Megagrip era totale: non le avrei dato un centesimo, sulla carta. Poi però, correndoci e camminandoci, ho dovuto arrendermi e ammetterne l'eccellenza assoluta. Questo per dire che, a volte, le sorprese sono dietro l'angolo e non ce le aspetteremmo davvero.
Per amor di trattatazione, e nulla più, dico la mia anche io pur non avendo l'esperienza del Gaggio.
Il mercato guida, questo è indiscuitibile: negli anni settanta si correvano le maratone con le Tiger, quelle che oggi usiamo per andare a prendere l'aperitivo. Poi è arrivata Nike, ha introdotto un modello vincente: prodotto, paradigma di utilizzo, spinta commerciale e pubblicitaria pazzesca, e tutti hanno cominciato a fare jogging tallonando come se non ci fosse un domani. La rivoluzione minimalista è qualcosa di analogo e di opposto ma, a mio parere, troppo estrema, soprattutto nelle sue fasi iniziali.
Un Aristotelico giusto mezzo si è poi stabilito come la soluzione più sopportabile, più facile da adottare e, a conti fatti, la migliore: meno scarpe con drop pazzeschi, rigidità folli e con talloniere strutturate come armature medievali; meno scarpe fatte praticamente soltanto di suole dure e prive di qualsivoglia ammortizzazione. Hanno vinto i drop intermedi, sui 6-8mm, per le distanze lunghe e i runner "qualunque", mentre sulle scarpe da performance si è scesi ancora un po'. Vedendo una scarpa come la Merrell postata da Gaggio, però, a me continua a stonare una cosa: l'altezza da terra rimane notevole, e non è con la flessibilità estrema (che di norma, ahimé, si accompagna anche ad una durabilità ridotta) si compensi poi tutto: una scarpa alta può andar bene sul corribile, ma in montagna mostrerà sempre i suoi limiti in fatto di tolleranza alle asperità del fondo.
A me ultimamente piace correre con scarpe sì basse, cod drop minimi, ma che abbiamo un po' di gomma sotto i piedi per dare un po' di respiro ai piedi e per garantire quella protezione che serve. Trovo che le Superior, le Helios (SR e non), le Scarpa Spin, le Salewa Lite Train e anche le ultime Sense 5 siano un ottimo compromesso in questo senso, con una serie di doverosi distinguo tra i vari modelli. Spero di riuscire a provare le Speed Instinct, Ethan Newberry le ha definite la corrispondenza perfetta delle Kinvara per il trail e con questo mi ha già convinto. Vedremo.
Quello che non mi piace, comunque, è vedere l'inciccionimento generale a cui sono sottoposte le scarpe della stagione 2017: sembrano tutte sotto steroidi, santo cielo! Sono pochissimi i marchi che, come Altra, stanno cercando di fare qualcosa di davvero diverso, di innovativo. Non ho mai provato le FluidFlex, purtroppo, però pure Montrail, mamma mia... sta gonfiando tutti i suoi modelli all'inverosimile. Curioso che invece Hoka stia differenziando, andando a cercare anche soluzioni meno estreme.
Ultimo pensiero poi la smetto: la serie 2016 di Merrell, quella non miminalista intendo, era eccezionale. La All Out Peak con suola Megagrip era totale: non le avrei dato un centesimo, sulla carta. Poi però, correndoci e camminandoci, ho dovuto arrendermi e ammetterne l'eccellenza assoluta. Questo per dire che, a volte, le sorprese sono dietro l'angolo e non ce le aspetteremmo davvero.