Ragazzi, io latito da un po' qui sul forum, ma quest'avventura è stata troppo incredibile per me e non posso non raccontarvela.
Come sempre, dovete avere pazienza. Lo sapete che sono grafomane!
Sabato 18 marzo 2017, h. 9.00. Potevo restare a dormire un po' di più, stamattina: ho un debito di sonno che neanche quello del Terzo Mondo. Ma alla fine non ce l'ho fatta: non potevo perdermelo, il pre-partenza con i Summano Cobras al Patronato, e soprattutto non potevo andare ad aspettare Rigo al cambio staffetta di S. Donato senza venire a salutarlo e incoraggiarlo alla partenza.
Lo vedo in mezzo agli altri Cobras: salto ad abbracciarlo e ricevo in custodia una kinder Brioss da consegnargli al fatidico cambio. Dopo un attimo però ci ripensa: la mangia subito, non si sa mai.
Vederlo così mi da' sicurezza: non è minimamente agitato, lui.
Ma del resto lui è Francesco Rigodanza, per Zeus. Il Semidio che ha tutte le ragioni per essere il Grande Favorito di questa Ultrabericus Twin. Sono io che non c'entro un belino e che nelle ultime 24 ore, a leggere i pronostici, ho un'inedita, atroce ansia da prestazione.
Io tra i favoriti! Mi verrebbe da ridere. Se non fosse per l'ansia. L'ho già detto che ho l'ansia?
Foto di rito, il mitico Alvin ci riprende, abbracci. La Super Francesca Pretto, che sembra rilassata e tranquilla ma cova una prestazione stratosferica, condivide con me la battaglia "pro gonnella" in seno ai Summano Cobras: avevamo ordinato gonnelle, ci hanno mandato lugubri pantaloncini. Per protesta lei sfoggia il gonnellino di Decathlon, io medito una vendetta che vedrete in seguito.
Ci avviamo verso la partenza: Piazza dei Signori è sempre magnifica, e in questa veste da' il meglio di sé. Respiro sollevata, per un istante, a vedere gli altri che si infilano in griglia di partenza mentre io resto fuori. Ma dura un attimo. Tra poco tocca a me. Conoscendo Rigo, tra pochissimo.
Io e Paolo diamo un passaggio a Silvia, altra staffettista della squadra: la ammorberò fino alla nausea con la mia ansia. Sono una lagna. Lo so. Ma ho ragione di farmela addosso. Perché è ovvio che Francesco, se non gli sparano, arriverà davanti a tutti. Ma per quanto vantaggio mi dia, le altre staffettiste sono forti davvero: gente che sa correre, non come me che vedo 300 m di piano e mi siedo per terra a piangere.
L'Ultrabericus è tutto da correre. Morirò. Mi passeranno anche le scope e brucerò il risultato di Fra. Farò una figuraccia mortale. Ma come diavolo mi sono cacciata in questo casino??
Semplice: ero ubriaca. Il fatto è che eravamo ubriachi tutti e due. Sulla Coriera Veneta per il Casto succede. C'è gente che fa di peggio, torna a casa incinta, pubblica foto di nudo su Facebook...noi abbiamo solo avuto questa pensata, che ci è sembrata bellissima: l'Ultrabericus è lungo e corribile, dividiamocelo. I due Franceschi, insieme per Spirito Trail e i Summano Cobras, un gemellaggio epocale, una roba fighissima. Eravamo tutti contenti, capite?
E niente. Ora devo solo partire per 30 km con 1200 persone che mi inseguono. Che sarà mai.
Rinfrancata, effettuo uno dei miei famosi cambi da contorsionista in macchina e decido di indossare gli ORRENDI PANTALONCINI di Paolo. Si tratta di un agghiacciante costume da bagno blu elettrico con sobria fantasia di hamburger, patatine e ketchup. E' la mia protesta contro la mancata gonnella: ma anche un tributo ai pantaloncini da basket color evidenziatore di Rigo. E soprattutto, un modo di sdrammatizzare: se anche arrivo merdesima, cosa vi aspettavate da una vestita così?!?!
San Donato. Chiacchiero, mangio, respiro. Ansia ansia ansia. Ancora poche staffettiste, quelle forti. Mi guardano tutte, non so se per i pantaloncini o perché sanno chi sto aspettando: mi viene il cagotto. Vado in una siepe.
Sono lì che leggo il giornale e penso: e se arriva adesso? E' mezzogiorno, credo: troppo presto perfino per Rigo. Ma mentre scendo verso il parcheggio sento gridare: "ECCO IL PRIMOOOOOOO!!!!!". Applausi, urla. Scatto verso la macchina, mi spolmono: "PAOLOOOOOOOO!!!!!!! IL MIO LAAAAAAAAAAAAB!!!!!!!"
Era un apripista.
'Fanculo.
Raccolgo i miei quattro stracci e salgo all'Eremo. Cerco di rilassarmi e di concentrarmi. Mi stiro un po', abbozzo qualche posizione Yoga. La mia solita pipì scaramantica. Poi succede che manca pochissimo. Mi metto in attesa. Le altre staffette mi guardano e io vorrei tanto essere al loro posto, non avere tutta questa pressione...
Ma poi arriva, è lui, giovane forte bello immortale come gli Eroi, e vaffanculo. Ululo la mia gioia, un latrato lunghissimo che lo accompagna negli ultimi metri: lo stringo forte, lo bacio; ho il cervello spento e il cuore a mille, sono fiera di lui, felice, grata: è un passo di danza il nostro. Ci stacchiamo, e parto. Ora tocca a me.
Come sempre, i primi 500 metri mi schiantano e mi fanno sentire stanchissima. Ma so che oggi non si può nemmeno pensare di mollare. E tutto sommato non è così male, non avere alternative. Oggi devo spingere. Dare tutto quello che ho, come non faccio mai.
Prima salita, prima discesa: meno con furia cieca e ripasso il percorso. Sapere cosa mi aspetta mi salva sempre la vita. Le cose che devo fare.
Primo passaggio su strada ancora prima assoluta: nessuno davanti a me. I volontari mi guardano con facce allibite, non gliela devono aver spiegata tanto bene la storia delle staffette...
Mi passa il primo, poi Christian (Modena) che vola come un missile e mi saluta tutto allegro: ma come farà a parlare?!?
Corro. Tre salite, tre discese. I bei ricordi, in senso inverso, della ricognizione fatta l'anno scorso. E arrivo al ristoro del 45°: ne ho fatti 10, senza quasi accorgermene. A parte che non riesco a parlare. Ringrazio i volontari con ampi gesti buddisti di pace e gratitudine eterna, e riparto con una banana in bocca: così mi immortala il fotografo, che spero abbia pietà di me e non pubblichi. Sicut trasit gloria mundi.
E poi...si sale un pezzo, e si scende a lungo. Spingo più che posso, specialmente in discesa: penso a Rigo, che vorrei qui con me a tirarmi e incoraggiarmi. Mi passano altri due o tre uomini mentre corro con la vista del Lago. Poi c'è la Ritirata di Russia: il lungo tratto piano nei campi. Lo temo, ma mi sorprendo: riesco a correre senza pensieri suicidi, e non vedere spuntare inseguitrici dietro di me mi rincuora.
Sono a Torri, 55° km. Ne ho fatti 20 senza farmi prendere e mi sembra incredibile.
Al ristoro arrivo senza fiato. Il mio Paolo mi attende amorevole e io non riesco a dirgli nemmeno "crepa". In cuor suo mi da' per spacciata, credo, ma ha il buon cuore di non dirmelo. Come non mi dice che avevo solo 9 minuti di vantaggio sulla seconda e non 40 come iniziavo a pensare. Beata ignoranza: se l'avessi saputa così vicina sarei andata in panico e mi sarei fatta prendere.
Invece riparto in salita, rifiato appena un po', mi godo il profumo assordante delle violette dei Berici, mi riempio gli occhi di primule, e mancano solo 5 km.
La seconda ora è qui dietro, lo so. Ma ora non posso farmi passare, dài. Non a 5 km dall'arrivo. Stringo i denti, tiro giù la testa e corro. L'ho già detto che odio correre? Alterno fasi di "non finisce mai, ora mi siedo per terra e mi metto a piangere, basta, mi passino tutti, fottesega, voglio solo morire" a "piuttosto muoio ma io e Rigo oggi arriviamo uno, a costo di sputare l'anima sul selciato". La sensazione più forte però, bellissima, che mi cresce dentro come un urlo, che non ho ancora il coraggio di pensare davvero, è "manca poco, ci sei, è fatta"
È fatta. Vicenza, arrivo.
Le mura. Tieni botta Fra, ci sei, ci sei. Le scalette, il Monte Berico alle spalle. Volare. Massi che mi saluta. Ci sei, ci sei. La linea gialla per terra. Non ricordo la strada. La linea gialla. Vigili, volontari. Ringraziare tutti, correre, sorridere. Il ponte. Salire. Scendere. Ma quanto manca?!?
E poi sono tutti lì. I Cobras, Paolo, le ali di gente, le voci, la musica a cui correre incontro. Il rettilineo finale. Ma davvero è successo? Davvero ce l'ho fatta?! Corro, mi ride il cuore. Il nastro del traguardo, cedere a terra. Svuotarmi, riempirmi. La testa su con il mio sorriso indelebile. Qualcuno mi fa presente che devo passare sul tappeto, o il tempo non si ferma: sarei rimasta lì in bel po'.
Invece mi alzo: il cinque di Pollo, Betta che mi stritola e mi passa una birra, Paolo e e il mio super cane Jago che mi fanno le feste: manca solo quel matto di Fra, ma mi spiegano che è ancora sul percorso e che quando ha detto "magari la faccio tutta lo stesso" non stava scherzando.
Doccia (calda!!!) e poi la mia meritatissima Radler in piazza, gli arrivi che mi sono persa, compensati dagli abbracci, gli arrivi in diretta, e - mon dieu - le premiazioni!
Mi sento un po' come una ladra, in mezzo a quelli forti davvero. Però checcavolo. Ho fatto del mio meglio. Ho fatto La Fra. Quindi sorrido.
Non vi ci abituate, comunque.
Se no fate come mia mamma.
Le ho detto che ho fatto cinque a Firenze e mi è *scoppiata in lacrime* al telefono, due settimane fa.
Ora le ho detto che ho fatto uno all'Ultrabericus, e si è messa a parlare del tempo. Si è già abituata!!!...
