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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 10:01
da megaLento
Pier 62 DT ha scritto:Ero d'accordo con megalento ma anche cianix non dice male, però riguardo al paragone con l arrampicata se lo fai da quarant'anni sai benissimo come me che ci sono tante lunghe vie con magari un tiro o due da mungere ma però vale la pena per vedere e
fare quello che c'è prima e dopo(sempre in visione trail ).
Etica. .certo ognuno la sua ma comunque con significato soprattutto di rispetto in generale.
Quoto Pier, perché anch'io sono d'accordo con Cianix (pur restando sulla mia posizione ;) ), ma allargo il discorso per dire che tutti quelli che hanno scritto, hanno la loro ragione fondata sul quale appoggiare la propria tesi.
Va detto che probabilmente abbiamo divagato dalla domanda iniziale di Krapo, e la risposta a mio vedere più completa l'ha data Martin, grazie alle basi "scientifiche" enucleate.

Buona corsa/camminata a tutti, ma soprattutto buon divertimento :mrgreen: !!!!

(ps: dopo l'ultima frase, direi che io non pratico trail-run, bensì trail-fun :lol: :D :lol: !)

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 10:02
da cianix
Pier 62 DT ha scritto:...riguardo al paragone con l arrampicata se lo fai da quarant'anni sai benissimo come me che ci sono tante lunghe vie con magari un tiro o due da mungere ma però vale la pena per vedere e
fare quello che c'è prima e dopo(sempre in visione trail ).
infatti il "problema" sta proprio nel fatto che invece si munge anche sul facile, fosse come dici tu (nel confronto = a camminare nelle salite ripide) sarebbe accettabile ;)

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 10:12
da Sylvain IT
cianix ha scritto:Argomento molto interessante per quanto mi riguarda, anche perché le stesse domande me le ero poste anch’io a suo tempo e mi sono servite per darmi dei paletti.
Ho letto tutte le risposte, alcune delle quali molto interessanti e condivisibili, tutte utili per farsi un’idea più precisa di come ognuno di noi vive in modo diverso un’attività apparentemente simile per tutti, se osservata dall’esterno.
I dubbi di Krapo sono ben posti:-Voi avete una vostra etica? -Non sarebbe il caso di prepararsi adeguatamente (ammesso di riuscirci), per correrla quasi tutta quella gara? -Cinquanta, ottanta, centoventi chilometri va bene ma il COME li percorro non è forse più importante del QUANTI?
Ecco, posto cosi, ma era cosi che io avevo capito il Krapo, come si fa a dire che è un quesito senza senso?

Ovvio che ognuno fa come vuole, ci mancherebbe, però la domanda ha senso.

L'esempio del mio lungo andata e ritorno dovrebbe far capire il concetto: andata tutta camminata, ritorno su ritmo gara (essendo un passo, lunghezza e dislivello dei due tratti molto simili).

Analizzando i dati di tale uscita, mi rendo conto che:
- la parte camminata, aveva un passo medio migliore di alcune mie gare toppate, quindi dal punto di vista dell'efficienza, forse andrei più forte senza mai correre!!! :oops:
- la parta "corsa" in cui comunque ho camminato intorno al 40% della distanza e quindi più della metà del tempo, aveva un passo medio decisamente migliore (quasi 3 mn di meno al km), però sicuramente non la reggo bene sulle distanze che faccio io in gara (30 battiti in più al mn) :oops:

Da lì deduco che potrei aumentare la distanza dei pettorali, a condizione di stare nella prima modalità, ma allora perché farlo in gara? :idea:

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 10:27
da francescogro
Ciao, bellissima discussione, mi inserisco anche io con alcuni spunti.

TRAIL/SKY "RUNNING"?
Sarà forse istintivo, quando pronuncio queste parole chissà come mai sfugge sempre la parola "running". Io.. faccio "trail". Correre, che è una delle cose più belle del mondo specialmente in ambiente alpino, è qualcosa che faccio solo nei tratti pianeggianti o in discesa, ma la cosa non mi crea nessun dubbio etico. Per me il trail è
- effettuare un percorso in un tempo molto minore che non se lo facessi con una escursione tradizionale (es i canonici 300 m/h D+, zaino, panini, bimbi al seguito..)
- adottare uno stile leggero e veloce (quindi riducendo il materiale, niente scarponi, ecc)
Sono questi i due punti che per me bastano e avanzano per dichiarare "running" quel che facciamo.

STEADY STATE
Bellissimo questo concetto spiegato benissimo da Martin, rende proprio l'idea che ci sta dietro.. del darci dentro ma senza esagerare, valutando ad ogni momento se lo sforzo è quello corretto a fronte dei continui cambi di pendenza, fondo, ambiente, stanchezza, alimentazione..

GARE LUNGHE
Ognuno ovviamente ha la sua distanza critica, ma per me il tema non è di capire se sono pronto o meno per una gara se sono preparato per correrla (quasi) tutta. Piuttosto le domande che mi faccio sono: il mio corpo come ne uscirà dall'esperienza? Se ne esco infortunato o devastato (tendini/articolazioni/muscoli/stomaco..) allora non ero pronto per il livello di sforzo che ho tenuto.
Se invece sono stato nei cancelli e ne esco fisicamente sano, allora ero pronto.
Il tempo sul percorso (indicatore molto più efficace di una fantomatica % di quanto ho corso e camminato) è il risultato del livello di preparazione e delle doti naturali, ma è qualcosa che arriva dopo, del tipo: "ok, la gara l'ho portata a casa! quest'anno ero molto allenato per cui ci ho messo X/ero poco allenato per cui ci ho messo X+1".

PARAGONE ARRAMPICATA
Arrampicando anche io non mi trovo tanto nell'analogia, come dice Mircuz l'etica sta da altre parti nel trail (imho). Poi beh, sono membro orgoglioso del club degli azzeratori orobici per cui magari il mio punto di vista è di parte :lol:

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 11:25
da Silanas
Giusto due righe di un probabile OT.
A mio parere il paragone con l’arrampicata non è corretto.Non almeno in questi termini.
Vengo da quel mondo lì, seppur ormai dirottato sulla corsa, continuo ad arrampicare. Ma una cosa è certa: se mungo rinvii non posso certo dire di aver fatto quella “x”via. Via lunga o monotiro che sia. Almeno che non la consideri in artificiale. Etica? Forse, ma per me ( e direi non solo per me) puoi anche salirci con la maniglia (se ti diverte), ma altra cosa è dire di aver fatto quella via. Una via per dire di averla fatta bisogna liberarla. Se parliamo di arrampicata sportiva credo che su questo non ci sia il minimo dubbio.
Mentre nel trai/sky running se arrivi con le tue gambe dal punto A al punto B nel minor tempo per te possibile, e stai dentro i cancelli senza prendere un passaggio, beh…chiamatela o non chiamatela corsa, fate voi, ( mi va bene qualsiasi definizione), ma per me vale eccome!

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 11:49
da subliminalpop
Da "neofita" dico anch'io la mia (mancava eh...): sinceramente non mi sono mai posto il problema: cerco di correre il più possibile e cerco di divertirmi il più possibile. A volte, l'ho imparato sulla mia pelle, la seconda non va di pari passo con la prima e viceversa. :lol: E qui secondo me si inserisce anche il discorso di economia energetica in una gara: cosa mi ammazzo a fare a correre in salita guadagnando al massimo qualche minuto, se poi non solo li perdo successivamente perché ho forzato troppo, ma rischio anche di guastarmi il divertimento andando in crisi.

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 12:36
da Krapotkin
bene allora il più antico trail è l' UTCSC

(ultra trail del cammino di Santiago de Compostela) :lol: :mrgreen:

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 12:42
da cianix
Silanas ha scritto:Giusto due righe di un probabile OT.
A mio parere il paragone con l’arrampicata non è corretto.Non almeno in questi termini.
Vengo da quel mondo lì, seppur ormai dirottato sulla corsa, continuo ad arrampicare. Ma una cosa è certa: se mungo rinvii non posso certo dire di aver fatto quella “x”via. Via lunga o monotiro che sia. Almeno che non la consideri in artificiale. Etica? Forse, ma per me ( e direi non solo per me) puoi anche salirci con la maniglia (se ti diverte), ma altra cosa è dire di aver fatto quella via. Una via per dire di averla fatta bisogna liberarla. Se parliamo di arrampicata sportiva credo che su questo non ci sia il minimo dubbio.
Mentre nel trai/sky running se arrivi con le tue gambe dal punto A al punto B nel minor tempo per te possibile, e stai dentro i cancelli senza prendere un passaggio, beh…chiamatela o non chiamatela corsa, fate voi, ( mi va bene qualsiasi definizione), ma per me vale eccome!
rispondo anche a francescosgro: premesso che ho anticipato da subito che il paragone era improbabile, ci sono in ogni caso alcune analogie che vanno di pari passo, e provo a spiegarle.
Non dite che non conoscete nessuno che dice "ho fatto la tal via o la tal'altra" e poi si scopre che non hanno fatto nessun tiro da primo? E' la stessa cosa (non parlo di arrampicata sportiva, ma di vie lunghe) salire una via da primo o da secondo? NO e lo sapete benissimo.
Adesso proviamo a mettere dei cancelli alle gare sulla base di una andatura/km minima (andate a rileggervi i commenti sul Tot Dret del 2017!) dopodichè diamo una classificazione alla gara in base a quell'andatura: a parità di lunghezza ci saranno gare più semplici (-->Spigolo dell'Agner) o più difficili (-->Philipp-Flamm) ma vuoi mettere la differenza che c'è a farle in alternato o tutte da secondo mungendo a più non posso? So che gli esempi possono risultare un pò estremi, ma si tratta di un modo complementare per parlare di etica del gesto sportivo.

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 12:47
da Krapotkin
Visto che è stata tirata in ballo l'arrampicata, ricordo che quando ho aperto questo topic avevo da poco letto questa intervista al notissimo scalatore christof profit, emblema dell'arrampicata “moderna” in solitaria e dei concatenamenti.

A mio avviso molto interessante:

il pioniere dell’arrampicata veloce,
prima e dopo il Tor"

Protagonista, negli anni ’80, della stagione in cui i canoni dell’alpinismo vennero rivoluzionati, con imprese allora impensabili, per concezione e velocità.

Le sue erano salite supersoniche, assoli di roccia. Fu uno dei pionieri dell’arrampicata veloce e fuoriclasse dei concatenamenti, dell’alpinismo di tutti i tempi: dalla salita in free solo del Petit Dru, in sole 3 ore e 10” nel 1982; alla prima solitaria invernale in giornata sulla Nord dell’Eiger (in 10 ore nell’85), fino alla splendida “cavalcata solitaria” sulla cresta integrale d Peuterey (in giornata, nell’89).
E poi la Trilogia invernale: il concatenamento delle tre pareti Nord delle Grandes Jorasses, Eiger, Cervino in 42 ore, nel 1987, e il capolavoro himalayano sulla cresta nord-ovest del K2 nel ‘91.

Oggi, Guida alpina a Chamonix, continua con le sue imprese ed è mentore di molti che vorrebbero seguire le sue tracce.
Christophe Profit: una leggenda al Tor des Géants 2012.

"prima del Tor"

Lo abbiamo intervistato prima della sua partecipazione al Tor des Géants 2012 e ci ha raccontato:
“L’anno scorso sono venuto a Gressoney per seguire la gara del mio amico Max Savio e ho trovato un ambiente straordinario. E lì che ho deciso: avrei fatto anch’io il Tor des Géants.
Per me il TDG è una novità. Non conosco questo genere di gare, non ne ho mai fatte. Infatti sono un po’ inquieto… Ho affrontato tante prove impegnative, per via della mia professione di guida alpina, ma mai nessuna come questa.

È una grande sfida basata sulla resistenza (fisica e mentale): è il tipo di sforzo che mi piace, uno sforzo simile a quello che faccio quando sono in montagna, ma con un approccio completamente diverso.

Come guida ho l’abitudine di fare tour di 10, 15, anche 20 ore al giorno, ma credo che le differenze di approccio, rispetto a una gara intensa e prolungata come il Tor des Géants, siano notevoli. Anche arrampicare è diverso: si ha il tempo di fermarsi e ripartire. Qui no.

Mi pongo delle domande. Mi dico: anche se ho l’abitudine a sforzi prolungati, questo sarà sicuramente molto particolare. Bisogna gestire molte variabili: il sonno, la stanchezza, il giusto ristoro, ed è questo che m’interessa.

Quando ho fatto la mia ‘Trilogia’, tantissimo tempo fa, ho affrontato una grande prova: è un ricordo intenso che conservo. Spero che il Tor des Géants si riveli altrettanto forte.

Sarà una sfida individuale, ma vissuta al fianco di amici come Max, Armando e anche Renato (Jorioz). Perché ho sempre creduto che la montagna sia un’esperienza umana. Si fa una bella esperienza se ci sono dei buoni compagni di avventura.

L’altro ingrediente è l’umiltà: è un approccio necessario per affrontare una gara come il Tor des Géants.
Il mio sogno è fare tutto il giro completo… se ce la faccio, vista la lunghezza e la complessità della gara. Lo scoprirò facendola. Non conosco tutto il percorso: conosco bene solo la zona dalla Valgrisenche alla Valsavarenche. Ogni passo sarà dunque una sorpresa, un’opportunità per conoscere il territorio.

E poi in una gara del genere, si possono misurare i propri limiti, andare a fondo delle proprie risorse e scoprire un sacco di cose su noi stessi. Ci vuole molta intelligenza: l’aspetto mentale e la motivazione sono fondamentali. Arrivare al traguardo, essere un finisher, sarebbe la realizzazione di un bellissimo viaggio in montagna e dentro me stesso.

Capisco benissimo quello che chiamano “il mal di Tor”, quell’effetto di malinconia dopo la gara al ritorno a casa. Io l’ho sempre vissuto in montagna. Quando finisci la tua avventura, da una parte c’è una grande gioia perché sei riuscito a portare a termine un’impresa. Dall’altra però si crea un vero e proprio vuoto. Come tutte le cose belle che finiscono, si portano dietro un po’ di tristezza: t’impegni, metti tutto te stesso e poi, d’un colpo, hai finito. È sempre così. Ma poi si riparte per altre avventure.

La differenza tra il mio approccio e quello dei più giovani? Semplicemente in 30 anni di esperienza ho costruito una mia filosofia di approccio alla montagna, in 3 punti, che devono necessariamente funzionare insieme:

Uscire dal proprio perimetro di comfort e comodità e mettersi in gioco
Aver coraggio e tracciare la propria strada e le proprie vie
“Addomesticare” la montagna.
La cosa meravigliosa è che i limiti della montagna sono infiniti, si può sempre andare più lontano. E soprattutto, ognuno può provare ad aprire le proprie vie. È questo che è importante per me.
L’ “andare in montagna” non sparirà mai, perché ci sarà sempre qualcuno che vorrà tracciare un nuovo cammino. Compiere una nuova avventura, partecipare a una nuova sfida. È per questo che è bello conoscere i propri limiti: per superarli ogni volta, vivendo momenti fortissimi.

Auguro una buona esperienza di Tor des Géants a tutti e… ne riparliamo dopo la gara”.

Intervista di Sara Annoni, Gabriella Morelli, Silvia Basso
Valtournenche, 14 agosto 2012 (25 giorni prima della gara)

"dopo il Tor"

Profit il suo Tor l'ha finito.
Ha tagliato il traguardo di Saint-Rhemy en Bosses in 382° posizione, tra gli ultimi finisher a terminare l'imprevedibile edizione del 2012, vessata da eventi climatici di ogni tipo.

I suoi scarponi resteranno il simbolo del 'suo andare' per le Alte Vie. Niente scarpe tecniche ultraleggere. Ma le 'pedule' comode e vissute per affrontare in scioltezza il suo Tor. Parla con la gente, si prende i suoi tempi, si ferma e riposa. Sempre con il sorriso smagliante che lo contraddistingue.

Molti gli avranno parlato, magari condiviso con lui tratti di percorso, senza riconoscerlo e senza rendersi conto di chi avevano accanto. Quell'eroe del Petit Dru che ha fatto sognare molti e ispirato parecchi.

La sua spontaneità che fa sembrare semplici le imprese più ardue (che ritroviamo nel film di Philibert del 1985, che riproponiamo nella videogallery qui accanto), l'ha dimostrata anche oggi sui sentieri. Se l'è goduto proprio tutto questo viaggio alla scoperta della Valle d'Aosta e di sè.

L'ennesimo sogno realizzato.

(S.A.)


NB finisher fra gli ultimi e con gli scarponi

Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Inviato: 28/06/2018, 13:36
da Silanas
premesso che ho anticipato da subito che il paragone era improbabile,
Il paragone ci sta eccome , io lo inquadrerei però in maniera diversa.
Estendendo il concetto di arrampicata sportiva anche alle vie lunghe (spittate, che sostanzialmente sono vie sportive, ma anche alle classiche) io penso che chiuderle significhi salirle almeno in alternato (e anche liberare tutti i tiri). Poi nulla vieta di salirle tutte da secondi o mungendo rinvii ( :roll: a me basta che lo dichiari). Non puoi certo dire però, in quest'ultimo caso, di averle fatte.
Ecco, a mio modestissimo parere fare una via in questo modo (lecito, lecitissimo per intenderci) equivale a finire una gara (corta o lunga che sia) fuori tempo massimo o addirittura accettando passaggi in macchina ( :o vedi Passatore...questo un pò meno lecito). In pratica senza quell'aiuto non sarei stato in grado di arrivare in cima/traguardo.
Se da A a B stai dentro il tempo massimo: chapeau, ce l'hai fatta, Rimane pur sempre un bel viaggio da sfangarsi, non esattamente una passeggiata. Poi va da se che tra il vincitore e me ultimo, il gesto tecnico non può essere e non sarà mai lo stesso...stiamo parlando di due sport diversi. Ma una delle bellezze di questo sport (forse caso più unico che raro) stà proprio nel mettere su quella fottutissima linea di partenza, noi al fianco di Kilian.

La bella intervista di christof profit, postata da Krapotkin, sintetizza in maniera efficace quello che per me è :trail/sky running.