rondo ha scritto:com'è stata la prima notte in discesa dal fenetre...
Te la racconto volentieri perchè in qualche modo segna un punto di non ritorno e serve pure a me per metabolizzare qualcosa di importante. Non so neanche dove andrò a parare ma il tutto comincia l'anno scorso durante il Tor 2104. Protagonista principale la PAURA, nella sua variante più nobile, quella che poi non la racconti, tanto per capirci...
Non so per quale motivo (ok, lo sappiamo tutti, ignoranza bella e buona...) ma mi ero messo in testa che il Tor fosse un pò l'UTMB X 2. Doppio dei km, poco più del doppio di dislivello, più o meno stessa zona geografica etc etc. Ero riuscito ad arrivare l'anno prima a Chamonix insieme all'amico Pelato quaranta minuti prima delle fatidiche 46 ore, senza dormire mai, arrivando alle barriere orarie sempre al limite e con la dannata impressione di aver corso sempre. Non sono un runnerconlepalle e visto che prima era uscito il discorso diciamo pure che la mezza maratona riesco a farla spesso sotto le due ore, ma anche no
Vabbè dai, senza menarla troppo, succede che il Tor è tutta un'altra storia. Le montagne (le chiamano colli sti belin di valdostani...) hanno parecchi tratti esposti a ridosso delle cime, in salita e ovviamente poi in discesa, poi ci sono i lunghi sentieri alpini, scavati ad arte nella roccia (in particolare quelli a ridosso del rifugio Cuney) e infine ci sono le discese ripide, me ne vengono in mente tre, Fenetre du Tsan, quella che scende a Oyace dal bivacco Clermont e la regina di tutte, il fatidico Colle Fenetre.
L'altr'anno con quel pazzo del lituano (a cui devo molto in fatto di superamento di paure...) avevo passato due ore abbondanti a smadonnare in sentieri stretti. Lui mi diceva di cercare l'appoggio del piede vicino al precipizio (fossi inciampato sarei caduto verso la parete della montagna...) mentre io mi ostinavo a camminare (strisciare...) il più vicino possibile alla parete, con il rischio enorme di sbattere contro una sporgenza e finire di sotto o inciampare col piede di appoggio e fare la stessa ingloriosa fine...Facile capire e accettare i consigli, difficile metterli in pratica. Un mulo!
Ma il tempo l'anno scorso era stato clemente, un mega temporale nell'ascesa al rifugio Coda e poco altro. SAPEVO che quest'anno non poteva essere lo stesso e quindi rapportavo le mie paure alle future incerte condizioni atmosferiche. L'anno scorso, grazie a un illuminante MP con Rasentin (che non conosco di persona ma a cui devo molto in termini di sguardo lungo...) avevo capito che per chiudere un Tor bisognava vivere costantemente il RISPETTO e questa parola mi girava come un mantra per ogni cosa, concorrenti, persone e cani sul percorso, montagna, organizzazione, meteo, giorno, notte, rifugi etc etc.
Quest'anno bisognava mantenere questo atteggiamento in toto ma qualcosa mi diceva che non sarebbe bastato e da marzo, quando ancora gli allenamenti li si faceva più a suon di Guinness che di D+, mi sono concentrato sulla PAURA e ho cercato di farci amicizia. E come nelle amicizie devi sempre dare qualcosa quest'estate mi sono affidato ai più avvezzi Christina e Profeta e mi sono fatto portare dove mai avrei voluto fino a poco prima. Niente di chissachè, intendiamoci, il 95% di voi neanche se ne accorgerebbe di certi pericoli ma a ognuno il suo, come si dice...Ho poi avuto la fortuna, come scritto qui in precedenza, di fare un tratto di Tor a me particolarmente ostico lo scorso anno, quindi, in qualche modo mi sentivo più preparato.
Tor 2015, acceleriamo, previsioni di emme, briefing pauroso (pioggia assicurata e dieci gradi sotto zero in alto..). La prima notte è quella più a rischio, per quelli della mia fascia il Colle Fenetre cade in un orario tra l'una e le cinque del mattino. Di regola a Valgrisa mi fermo poco, venti minuti poco più, il Tor mi piace stare on the road (Alfredo, amico filosofo e ingegnere, l'anno scorso ha dormito 20 ore e riposato altrettante, io sette ore e riposato un belino, Alfredo è arrivato mezzora prima di me...).La pioggia è sferzante, fa freddo e il Colle Fenetre si avvicina. Non deve essere un incubo perdio. L'anno scorso l'avevo patito e il terreno era asciutto, quest'anno checcazzosuccederà??? Arrivo al rifugio sotto il Grande Graal, è pieno di atleti, non esce nessuno, c'è silenzio e si scherza poco, fa freddo, non mi tolgo nemmeno lo zaino, come primo strato ho una xbionic da sci che ho pagato una fucilata, esteticamente è orribile, sembro uno di quei mostricciattoli di contorno della Marvel Comics che muoiono dopo tre vignette, funzionalmente è perfetta e me la godo (tks Alfredo e ti ringrazia pure il Profeta che gliel'ho fatto comprare pure a lui il giorno prima...). Mi sento equipaggiato bene, pantaloni lunghi invernali, copripantaloni impermeabili, piumino e guscio, avrei anche un secondo strato in pile nello zaino ma mi sento ben coperto così. Voglio partire, cambio la frontale anche se quella che ho addosso ha ancora un pò di automomia, si avvicina Lara, di Biella, mi chiede se può venire con me, non vuole partire da sola. Fuori diluvia. Non mi sento infastidito (il Profeta mi chiama sempre YesMan...) ma è come se la calamita avesse chiamato solo me. Ma è un attimo, partiamo insieme, è tosta, è simpatica. Io sarò il suo angelo in salita e lei il mio in discesa. Non esce letteralmente nessuno dal rifugio, o così almeno mi sembra. La salita è piuttosto dolce, me la ricordavo, ma le condizioni sono quello che sono. Non ricordo se pensassi già alla discesa, se si non era comunque il pensiero principale, meglio così. Tutte le energie dovranno servire DOPO. Intanto la pioggia è diventata neve e un bianco irreale prende possesso di tutto. Perdonate la citazione ma l'unico bianco che mi viene in mente è il bianco del Pompeo di Andrea Pazienza. Ora è tutto ancora più calmo, si scivola ogni tanto ma fa ridere, il sentiero visibile e la notte amica, il vento non ricordo, direi di no. Il freddo forte solo sulle mani, i piedi bene. La cima è a un passo, oltre il nero. L'anno scorso la frontale illuminava solo il "servibile". Uno sguardo d'insieme avrebbe fatto danni incalcolabili. Ma quest'anno non si può. Passi dal nero orizzonatale (a un metro dall'inizio discesa) a un bianco verticalissimo (senza nebbia) diviso in due, la ripidissima pista zigzag da bob e la roccia coperta da uno strato di neve. Siamo io e Lara. Nessuno sta scendendo, nessuno sale dietro di noi. Non mi fermo neanche un secondo in vetta e parto. Pensare sarebbe deleterio, o torni indietro o ti carichi di ansie. Sono ovviamente attento, vado pianissimo ma si scivola lo stesso, le racchette in avanti, una forza nelle mani spaventosa (avrò male ai polsi a lungo alla fine del tutto...), Lara è più agile e a ogni curva mi aspetta ma dopo due curve le faccio segno di andare che per me qui sarà lunga...Cado la prima volta, sul sentiero, mi rialzo, mi dico che se cado di nuovo dovrò sempre cadere sul sentiero, non c'è alternativa. E così succede di nuovo, due, tre volte. Ma a un certo punto cado e scivolo giù, sempre sul sentiero, e per quattro cinque metri non mi fermo (chiariamoci, non è ghiaccio, è neve, non sono un missile...). La testa mi dice che può essere un "modo", scendere con il culo ma la discesa è troppo lunga. Ma la testa stessa mi mi dice "alzati". Non c'è dialettica, c'è solo azione. Sono costretto a guardare sempre in basso. Ci sono dei punti che penso "ok qui non si muore" e dei punti che "............". Il Profeta, uomo coraggioso, mi dirà che i secondi punti non sono mai esistiti. Non ho grip nelle scarpe, tutta la forza è nei polsi e in una sorta di training autogeno automatico di sopravvivenza. Poi a un certo punto compaiono da dietro tre atleti, vanno spediti, sono esperti e lo si vede. Incrocio lo sguardo di uno. Ghiaccio. Ogni tanto uno cade, sul sentiero, e ripartono. Gente tostissima. Sono i cavalieri delle tenebre, scompaiono nella notte, magari non sono mai esistiti...L'anno scorso il brutto della discesa era all'inizio, quest'anno con il fatto della neve il tutto si prolunga ma un certo punto la neve finisce e torna il caro fango. Nel fango mi sembra di avere più possibilità nel sceglier l'appoggio del piede, nella neve mi sento più precario, a volte abbozzo una specie di spazzaneve al rallentatore ma il centro delle energie è tutto sui polsi. Ripeto, non ho trovato ghiaccio, quello l'ho trovato qualche oretta dopo, nelle rampi finali dell'Entrelor ma è tutta un'altra storia. E così finisce la discesa del Colle Fenetre. In un oretta scarsa arriverò al rifugio. La gara ovviamente sospesa. Sono stato uno degli ultimi a passarlo di notte. Ho avuto più paura dopo a ripensarci che durante nel farla. Sono solo contento di aver flirtato con la paura tutti questi mesi. Se l'anno prossimo verrò sorteggiato RISPETTO e PAURA avranno un nuovo compagno, si chiama DIVERTIMENTO, aleggia spesso lungo le 150 ore di percorso ma abbiamo tutti una paura fottuta di flirtarci insieme. Shirley no

, the girl never mind the bollocks!
Let's get to the point..let's roll...
https://www.youtube.com/watch?v=TsH4CrwExCQ