Scusate, scusatemi tutti, lo scrivo subito: non sto correndo, sono piantato in casa e dopo una settimana ne ho già due balle così, ma tutta questa bagarre di cose dette e non dette mi sta francamente sfiancando. Mettiamo due puntini sulle i, please? Sveliamo un paio di segreti di Pulcinella? Così magari andiamo oltre
Il problema degli esclusi è evidente, e ha due facce come ogni medaglia: la IUTA se l'è probabilmente tirata un po' troppo, ritenendo di avere un appeal che ineffetti non ha ancora saputo conquistarsi, d'altro canto però alcuni atleti ci mettono del loro e molto semplicemente se ne battono di andare a perdere tempo al mondiale di Annecy quando invece possono centrare altri obbiettivi stagionali per loro ben più significativi. Nel nostro mondo, secondo voi, a Dapit fa più gioco fare un piazzamento nei primi dieci alla Transvulcania o al mondiale? A Bazzana può tornare più utile fare il colpaccio a Zegama o partecipare ad un buon risultato di squadra in Francia?
E' chiaro che gli atleti esclusi, in buona misura per lo meno, la nazionale la snobbino un po', o per lo meno che snobbino la IUTA: magari, con altri presupposti, la maglia azzurra la indosserebbero con grande orgoglio, ma per ora le chiacchiere stanno a zero e i fatti sono più che eloquenti. Dapit non si presenta alle visite mediche, la Boifava manifesta la sua contrarietà a tutta una serie di aspetti federali e burocratici, la Carlini chi lo sa ma probabilmente avrà magari chiesto un rimborso che le sarà stato negato e tanto è bastato ad indispettirla, la Canepa si comporta come sempre si comporta la Canepa, da anni ormai, senza grandi soprese.
E la IUTA cosa fa? Dice "Peggio per loro, la Nazionale è un onore di cui non sono evidentemente degni". CI sono persone come Ottavio, che con umana dedizione e grande considerazione del prossimo definiscono ogni diniego come legittimo e più che lecito, e penso che ci sia qualcosa da salvare nella IUTA sia proprio l'atteggiamento di persone come lui, che ci mette passione e un sacco di voglia di fare, ma questo non basta purtroppo.
Gli atleti li devi saper conquistare, devi renderti invitante, entrare a far parte della tua squadra dev'essere una figata incredibile se vuoi attirare i migliori. Come si fa? Stiamo scherzando, vero?
Chiedetelo a Salomon come si fa, o a Tecnica, a quelli che i team non solo li sanno gestire, li hanno inventati dal nulla. Anzi, fatevi un giro su Youtube, così in un colpo solo potrete vedere sia come si costruisce un mito come la "Salomon family" che oggi riempie gli hashtag di mezzo web, sia come si faccia comunicazione bene, con efficacia e con buon gusto. Non c'è bisogno di avere per forza Kilian in squadra per riuscirci: io quando sono stato a Firenze e ho visto gli arrivi di Fluido, Matteo e Cinzia ho pensato che quelle maglie arancioni, per loro, erano davvero sinonimo di squadra, ed è stato bello assistere a quella scena, seppur da spettatore. Io non so cos'abbia fatto IUTA finora, ma sono un assiduo frequentatore del web e del mondo trail, se non lo so io significa che non ha fatto abbastanza, altrimenti me ne sarei accorto, prima o dopo.
Ragazzi miei, dove sta il mistero? I mondiali in Galles sono stati a dir poco discutibili, di trail non avevano praticamente nulla se non i curriculum dei partecipanti, non basta cambiare location per fare la rivoluzione! Roma non fu certo costruita in un giorno, no? Quest'anno, Spagna e Francia hanno risposto con vigore, molto più dell'Italia. Se la IUTA saprà imparare dai propri errori e capire che qui non stiamo parlando della nazionale di calcio, magari in futuro andrà meglio. Per una volta, il calcio è un buon paragone (capita di rado): vestire la maglia della nazionale è un onore perché, in anni e anni di storia, la vestono sempre e solo i migliori del mondo, in TUTTO il mondo. Vincere o anche solo fare bene ad un mondiale conferisce prestigio, visibilità, orgoglio. Tutte cose che, per ora, nel trail avvengono altrove: all'UTMB, alla Transvulcania, alla Hardrock o alla Western States, non di certo al giro del criceto in Galles.
Il 2015 sarà la possibilità, speriamo, di posare il primo mattone per la costruzione di un mondiale che trail lo sia veramente, senza la menate contro cui persone di valore come D'Haene si sono vigorosamente e onorevolmente schierate: il primo che, leggendo il post di Francois, non si sia sentito pienamente rappresentato come runner (e non trailer, runner!), alzi la mano.
Siamo qui a incazzarci tanto per l'Italia e per le convocazioni, ma guardo alla squadra francese e vedo un bel po' di assenze importanti: niente Chorier, Guillon, Le Saux, Gault, Cointre, Thevenard... insomma, mica bruscolini pure i transalpini.