il rettilineo di partenza è una passerella pedonale lunga oltre cento metri sospesa nel vuoto.
five, four, three...
io e leo allineati davanti al display del countdown.
two, one, ...
i tacchetti cantano sulle le assi di legno, e i muscoli stridono come corde tese alla rottura.
il team spirtotrail, quello degli italiani, quello dei "giornalisti" che corrono, quelli che sembrano impiegati in vacanza, quelli vestiti coi cenci del lidl... è partito, come al solito, a tutta velocità.
mezzo chilometro e saluto leo, oggi si va ognuno al suo passo.
ecco gli scalini di ferro e quelli di legno, che ieri abbiamo misurato in discesa, e la comoda strada che risale ad ampi tornanti quell'immenso prato che fa da sfondo al paese.
ancora una curva e siamo a metà, guardo giù e vedo leo appena sotto che mulinella sui bastoni.
ok, penso, ora inzia la salita, quella vera. i prati verticali, con il terreno solcato e scavato come una ripida scala di terra.
le mani schiacciano come possono sulle ginocchia, qui si cammina! la maglietta è infilata nelle braghette, ma il sudore cola comunque dappertutto. insomma, un gran brutto vedere, eppure tutti a fare il tifo anche per me. in tedesco, in inglese, spagnolo e italiano, un esperanto di lingue che comunica la stessa cosa: amore per questo sport.
un cinque battuto a -100 metri dalla vetta ti fa sentire come nuovo, non nelle gambe o nei polmoni forse, ma sicuramente nella testa, che ti dice: vai, vai che è fatta!
e il tifo da stadio e lo speaker che ti fa i complimenti, e la sensazione di aver dato se non tutto, quasi. be' insomma, tutto questo è una gran bel mix di emozioni e mi fa dire che anche questa tappa, all'apparenza un po' anomala nel contesto della traversata, ha il suo perché.
ps
leo ora mi ha appena comunicato di aver l'acido lattico al cuore
