Che dire ancora?
Per finire le considerazioni relative alla mia prestazione, sulla scorta del mio allenamento medio, di 92k/2800D per 24 settimane e raffrontando il tutto col precedente del CRO ’16, mi sarei aspettato di andare in crisi da sfinimento a Champex Lac, eppure ciò non è avvenuto, malgrado nelle prime 7 ore abbia voluto, a dispetto del batticuore esagerato, crearmi un buon cuscinetto sui cancelli.
Per il resto:
-atmosfera impareggiabile, migliaia di concorrenti di tutte le nazioni, un tifo indescrivibile, e io che sono un tipo educato avro’ detto merci almeno duemila volte
-organizzazione ottima, unica pecca il pranzo post gara gratis all’UCPA (nel pregara non ci avevo neppure pensato) consisteva in una semplice baguette con formaggio e prosciutto, appoggiata con noncuranza su un foglio di carta, come se si trattasse degli avanzi da dare al cane…
-riguardo al clima, la pioggia è stata fastidiosa sì e ha reso il fondo in Francia molto scivoloso, ma non è stata proibitiva per l’abbigliamento come lo scorso anno, per quasi tutta la gara ho usato solo il guscio muletto da 4 € del Deca con una felpata leggera a maniche lunghe e t-shirt sotto (lasciando il Montane da 20k/20k intonso) qualche microscopico fiocco c’è stato sulla Seigne ma fino ad Arnouvaz come guanti mi sono bastati i sacchetti di plastica per rifiuti forniti da loro (avevo comunque una nutrita scorta di 23x32).
Ad Arnouvaz ci hanno obbligato a fare una cosa che avevo già messo in conto, ossia di mettere i pantavento, io per non rischiare ho messo anche la combinazione di guanto impermeabile e devo dire che mi è servita, certo non c’erano i -9 percepiti dello scorso anno ma magari solo -2 -3…
-sul lato tecnico con le Piramydes e la Tete Aux Vents saltate di veramente tecnico c’era solo il Bonhomme, pero’ in quelle condizioni di fango anche la prima parte da semplice trail collinare, oggettivamente noiosa fino alla Balme, è risultata impegnativa, vieppiù per i miei problemi contingenti.
In ogni caso tutte le salite, anche la più praticabile, erano molto dure, les Tseppes sopra tutte pronta a dare il colpo di grazia a chi ci arriva sul filo (e io invece incredibilmente ho tirato come un dannato senza neppure il fiatone, quando solo dodici ore prima ero in bambola sul Ferret )
Non parliamo poi dei pietroni nel bosco, messi lì apposta a minacciare caviglie e della parte finale tutta sotto il sole, del tratto Vallorcine-La Flegère…chi ha fatto i primi di notte avrà smadonnato per bene.
E provocatoriamente designerei come pezzo più bastardo il sentiero quasi verticale a zig-zag in discesa dal Checrouit su Courma, polverosissimo, nonché la sinfonia di radici e terra a zig-zag sempre in discesa nel bosco verso Trient…
In ogni caso una gara dura ma non impossibile, i cancelli “parziali” mi sembrano strutturati in modo molto tattico e forse sadico

(ovviamente parere personale da prendere con le pinze, come riferimento tenete conto che in maratona ho fatto 3h40’ a marzo):
-decisamente comodi fino a la Balme
-equilibrati da lì ad Arnouvaz (sia pure con il “regalino” delle mancate Pyramides)
-comodissimi fino a Champex
-da comodi a impegnativi da Trient all’arrivo (dipende un po’ da come ci si arriva, se sulle Tseppes avessi avuto la forma del Ferret non la portavo a casa!!!)
A mio parere anche un maratoneta da 4h15’ ma “montagnino inside” la può finire, quello che conta è avere, buone caviglie a parte, le palle di non mollare mai anche quando la crisi è forte perché di lì a qualche ora le cose possono cambiare all’improvviso!