Mentre la Simona Morbelli se la giocava con le prime fino sulla scalinata della torre (incredibile il tempo, sotto le 7 ore), io nella pancia del gruppo mi godevo questa corsa da favola... inutile dirlo, nell'organizzare i trail i francesi sono 100 anni avanti!!!
Già dal mattino l'atmosfera che si respira è indescrivibile, la stazione di Montparnasse affollata di migliaia di teste matte come il sottoscritto, tutti sul treno per partire verso Saint Quentin. Mentre la mia compagna Veronica mi saluta dal finestrino, cerco di riposarmi e di non pensare ai Km che mi aspettano.
Quando arrivo alla partenza è ancora presto, ma ci sono già centinaia di persone che si preparano. Il cielo è piuttosto nuvoloso e fa anche un po' freddo, saggia scelta di partire un po' coperto. Poco prima di mezzogiorno, la carica dei 2000 temerari si stringe sotto lo striscione della partenza, e al comando del "trois, deux, un..." il serpentone di folla si muove tra i prati che circondano il laghetto di Saint Quentin.
E del percorso che dire? All'inizio mi sembra un po' di essere nel Parco delle Cave di Milano, ovviamente su una scala molto più grande. Ad ogni incrocio, la gente assiepata ai lati delle stradine grida "allez, allez" e qualcuno, quando vede il tricolore bianco-rosso-verde sul mio pettorale si lascia scappare anche un "Forza Andrea" in perfetto italiano.
Dopo una decina di Km finisce il tratto lungo il laghetto, inizia un po' di asfalto... un po' di noia, mi viene da pensare. E invece è uno dei tratti più suggestivi. Passiamo per il paese di Saint Quentin, improvvisamente il gruppo rallenta e si ferma: ad uno ad uno si sale sul cavalcavia che passa sopra la ferrovia, un ponte sospeso che al nostro passaggio balla come se fosse un tappeto volante. Passiamo una strada trafficata, con i volontari che bloccano il traffico: le auto suonano i clacson in continuazione, ma non per lamentarsi: sembra che stia passando la sposa, e dai finestrini abbassati si leva il solito urlo di incoraggiamento. Scendiamo una scalinata, in fondo c'è un labirinto... non ci faranno mica entrare? No, si passa a lato, ma se proprio dovessi dare un consiglio all'organizzazione, perché un altr'anno non mettere anche questo? (ovviamente una volta dentro, nessuna balise a indicare l'uscita

)
Poi ancora boschi, laghetti, qualche sprazzo di campagna parigina, fino al primo ristoro: un signor ristoro, un'intera piazzetta attrezzata di ogni ben di Dio, faccio una bella scorpacciata, forse anche un po' troppo. Poi riparto.
Dopo aver fatto i primi 22 Km in 2h 20m decido di rallentare, ora iniziano anche i saliscendi e non voglio saltare troppo presto. E i saliscendi sono micidiali, poche centinaia di metri, ma ci sono dei rettilinei che sembrano non finire mai. Al castello di Meudon passo poco prima delle 6 di sera, è ancora chiaro; voltando lo sguardo verso nord-est si comincia a vedere quella torre di ferro che è meglio non guardare. Ho qualche segnale di crisi, ma sembra che non sono l'unico, perché ad ogni controllo guadagno ancora qualche posizione. Al 3 ristoro, dopo 55 Km, inizia a calare il buio e 12 Km più tardi, all'ultimo rifornimento, sono ormai alla periferia di Parigi. Da una balconata si vede tutta la città, la Torre Eiffel è illuminata. Le ginocchia cominciano a scricchiolare un po', ma dovrei concludere intorno alle 10 ore. Lungo la Senna ho qualche problema a correre, un po' di gente mi sorpassa, ma continuo a tenere duro fino all'ultimo. Il vento è forte e la lucidità inizia a venire meno, ma dopo la passerella della Promenade des Cygnes e il passaggio sotto la torre, le forze sembrano tornare improvvisamente. La gente applaude, incita, urla e col suo calore ti spinge ad affrontare la rampa finale. Gradino dopo gradino arrivo al primo piano, prima di lanciare un urlo liberatorio e di stringere tra le braccia la mia Veronica!
Sono passate poco più di 12 ore da quel momento, purtroppo il volo per Malpensa previsto per le 7 non ci ha lasciato molto tempo per il dopo corsa e tanto meno per dormire... ora sono a casa, stanco, distrutto ma pienamente soddisfatto.
Questa dei parigini è la dimostrazione che per organizzare un trail degno di questo nome non serve andare nel cuore delle alpi, ma lo si può fare benissimo in una delle città più belle del mondo; la corsa non la fa il percorso, ma la fanno le persone che ci lavorano con il cuore.
Grazie di cuore a tutti, merci Paris, Vive la France e naturalmente.... VIVA L'ITALIA!!!