Tornare a respirare
Inviato: 24/03/2015, 14:47
[Ovvero, il mio piccolo Firenze Urban Trail, con tutta la calma del caso
]
E' difficile spiegare cosa siano stati per me quei 26 chilometri fiorentini, corsi a perdifiato attraversando il centro di una Firenze limpida come gli occhi dei bimbi che ci guardavano curiosi mentre sfilavamo sul Lungarno. Per un "muntagnin" come me è stato singolare rimettere un pettorale in occasione di un Urban Trail, eppure, col senno di poi, fatico ad immaginare un ritorno alle gare migliore.
Dieci giorni prima della gara facevo persino fatica a fare le scale, a causa di un ginocchio dolorante che aveva deciso di mettermi i bastoni fra le ruote. L'idea di correre per 26 chilometri, molti dei quali in piano e su asfalto, mi preoccupava parecchio. E' proprio il caso di dire che, per una volta, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e la mia gara è andata meglio di ogni aspettativa. Mi sono gestito al meglio con il "Piano di alimentazione Blackmagic", un gel ogni mezzora e solo un po' Coca-cola ai ristori, godendomi il percorso e le sontuose colline di Settignano così come le rive dell’Arno e i ponti di Firenze.
Soprattutto, ho corso. Sono tornato a respirare, ad ansimare sulle salite inseguendo la lepre di turno, a volare sulle discese divertendomi come solo in gara mi capita di fare. Dopo tutto questo tempo passato a sognare di ricominciare il mio gioco preferito, rieccomi finalmente qui, a battagliare inseguendo il nulla. Rientrare in Piazza Santa Croce con gli AC/DC che mi esplodono nelle orecchie, dopo una gara in rimonta e conclusa correndo a perdifiato verso il gonfiabile dell'arrivo è stato qualcosa che difficilmente dimenticherò.
Ho corso per tornare a sognare, per scrollarmi di dosso la paura del futuro e le minacce che la sorte ha deciso di gettarmi sulle spalle in questo ultimo anno. Ho corso semplicemente perché farlo mi rende felice e ci sono riuscito bene, nonostante gli infortuni e in barba ad una preparazione inesistente. Tagliare il traguardo, ringraziando chiunque mi capitasse a tiro solo per poter condividere tutta quella gioia, stavolta ben più profonda del solito, non ha avuto prezzo.
A.
E' difficile spiegare cosa siano stati per me quei 26 chilometri fiorentini, corsi a perdifiato attraversando il centro di una Firenze limpida come gli occhi dei bimbi che ci guardavano curiosi mentre sfilavamo sul Lungarno. Per un "muntagnin" come me è stato singolare rimettere un pettorale in occasione di un Urban Trail, eppure, col senno di poi, fatico ad immaginare un ritorno alle gare migliore.
Dieci giorni prima della gara facevo persino fatica a fare le scale, a causa di un ginocchio dolorante che aveva deciso di mettermi i bastoni fra le ruote. L'idea di correre per 26 chilometri, molti dei quali in piano e su asfalto, mi preoccupava parecchio. E' proprio il caso di dire che, per una volta, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e la mia gara è andata meglio di ogni aspettativa. Mi sono gestito al meglio con il "Piano di alimentazione Blackmagic", un gel ogni mezzora e solo un po' Coca-cola ai ristori, godendomi il percorso e le sontuose colline di Settignano così come le rive dell’Arno e i ponti di Firenze.
Soprattutto, ho corso. Sono tornato a respirare, ad ansimare sulle salite inseguendo la lepre di turno, a volare sulle discese divertendomi come solo in gara mi capita di fare. Dopo tutto questo tempo passato a sognare di ricominciare il mio gioco preferito, rieccomi finalmente qui, a battagliare inseguendo il nulla. Rientrare in Piazza Santa Croce con gli AC/DC che mi esplodono nelle orecchie, dopo una gara in rimonta e conclusa correndo a perdifiato verso il gonfiabile dell'arrivo è stato qualcosa che difficilmente dimenticherò.
Ho corso per tornare a sognare, per scrollarmi di dosso la paura del futuro e le minacce che la sorte ha deciso di gettarmi sulle spalle in questo ultimo anno. Ho corso semplicemente perché farlo mi rende felice e ci sono riuscito bene, nonostante gli infortuni e in barba ad una preparazione inesistente. Tagliare il traguardo, ringraziando chiunque mi capitasse a tiro solo per poter condividere tutta quella gioia, stavolta ben più profonda del solito, non ha avuto prezzo.
A.