quadrifoglio U.T. (PR) - 16.05.2015
Inviato: 18/05/2015, 5:22
fatta, finita.
“che notte quella notte…” canterebbe l’ottimo fred buscaglione: arrivo in palestra e ci sono le reti con i materassi per farci dormire una notte di riposo assoluto prima della tenzone; il caso vuole che stavolta io sia ben lontano dalla coppia di russatori e che non risenta dei decibel sparati nella sala.
in compenso “corro” di già il secondo petalo nei miei sogni, solo che senza volere taglio, arrivo in paese, perdo i miei soci e mi imbuco in una metropolitana…mi sveglio un po’ scosso.
alle otto partiamo: non descrivo la gara in sé perché non mi viene mai facile, incrociamo tante volte la segnaletica della abbot’s way e della via francigena, giusto per dare un’idea dei luoghi a chi le ha fatte, comunque tanto bosco anche se non opprimente, abbastanza aperto con qualche squarcio panoramico che, ahimé, proprio non vediamo almeno in tutta la prima parte causa nebbia (sebbene non fitta) e pioggia a scoscio per una buona mezzora nel primo pomeriggio.
nella seconda parte il tempo si apre, la nottata sarà infine di stelle.
il cuore è leggero, grazie anche alla conoscenza del bartender di dove si consegnano i pettorali: la sua leffe rossa alla spina fa in modo che venerdì sera si parli sia di quella che della collezione di whisky scozzese che tiene esposta; la testa invece è appesantita dal problema del tendine del ginocchio destro, che mi ha tenuto fermo per 13 giorni e che mi costringe a giocare in difesa rallentando sulle discese e tenendo un orecchio sempre aguzzo per scorgere in anticipo eventuali dolorini.
insomma, di solito miro al pareggio e bado a portare a casa la pelle in modo dignitoso, mentre stavolta l’obbiettivo è di arrivare senza sembrare l’enterprise dopo un attacco klingon.
ristori ben disposti (e ristoratori ben disposti col sottoscritto, che chiede e ottiene qualche bicchiere di bianco fresco), a mio parere giusta varietà e scelta delle vivande, c’è la birra…tutto per il verso giusto.
balisaggio im-pec-ca-bi-le: a volte si sbaglia ma è solo quando nella foga o nello sforzo non si tiene la testa alta, altrimenti bandelle e/o spray davvero numerosi; l’unica cosa sono i rifletttenti sulle balise del terzo petalo, io ci sono passato col chiaro ma credo che nella prima metà ce ne fossero un po’ pochini.
all’ultimo petalo eleonora (che ho appena conosciuto) mi trascina via per restare davanti alla terza in classifica (trionfatrice ore prima katia fori, che è lì e che dal vivo è bellissima): mi trascino con altri due compagni, ma appena prima dell’ultimo ristoro li lascio per prendere fiato; arrivo al ristoro e già da lontano arrivano a balla le note di Y-M-C-A che mi galvanizzano.
mi siedo un attimo e poi riparto, per essere beccato dalla terza con cui arrivo al traguardo, quindici minuti di pausa, una birra e poi via a casa al suono di “grigio” dei quintorigo, highway star dei led zeppelin per voce, sax e archi distorti lanciata a palla in autoradio tra piacenza e stradella.
il ginocchio ha tenuto, ho rivisto e cenato con massimo&signora che rivedo sempre con molto piacere, mi sono divertito e ho portato a casa una bellissima felpa tecnica: direi che è andata proprio bene.
al solito (ma non è mai un tributo scontato) grazie ai volontari e all’organizzazione per tutto quanto.
“che notte quella notte…” canterebbe l’ottimo fred buscaglione: arrivo in palestra e ci sono le reti con i materassi per farci dormire una notte di riposo assoluto prima della tenzone; il caso vuole che stavolta io sia ben lontano dalla coppia di russatori e che non risenta dei decibel sparati nella sala.
in compenso “corro” di già il secondo petalo nei miei sogni, solo che senza volere taglio, arrivo in paese, perdo i miei soci e mi imbuco in una metropolitana…mi sveglio un po’ scosso.
alle otto partiamo: non descrivo la gara in sé perché non mi viene mai facile, incrociamo tante volte la segnaletica della abbot’s way e della via francigena, giusto per dare un’idea dei luoghi a chi le ha fatte, comunque tanto bosco anche se non opprimente, abbastanza aperto con qualche squarcio panoramico che, ahimé, proprio non vediamo almeno in tutta la prima parte causa nebbia (sebbene non fitta) e pioggia a scoscio per una buona mezzora nel primo pomeriggio.
nella seconda parte il tempo si apre, la nottata sarà infine di stelle.
il cuore è leggero, grazie anche alla conoscenza del bartender di dove si consegnano i pettorali: la sua leffe rossa alla spina fa in modo che venerdì sera si parli sia di quella che della collezione di whisky scozzese che tiene esposta; la testa invece è appesantita dal problema del tendine del ginocchio destro, che mi ha tenuto fermo per 13 giorni e che mi costringe a giocare in difesa rallentando sulle discese e tenendo un orecchio sempre aguzzo per scorgere in anticipo eventuali dolorini.
insomma, di solito miro al pareggio e bado a portare a casa la pelle in modo dignitoso, mentre stavolta l’obbiettivo è di arrivare senza sembrare l’enterprise dopo un attacco klingon.
ristori ben disposti (e ristoratori ben disposti col sottoscritto, che chiede e ottiene qualche bicchiere di bianco fresco), a mio parere giusta varietà e scelta delle vivande, c’è la birra…tutto per il verso giusto.
balisaggio im-pec-ca-bi-le: a volte si sbaglia ma è solo quando nella foga o nello sforzo non si tiene la testa alta, altrimenti bandelle e/o spray davvero numerosi; l’unica cosa sono i rifletttenti sulle balise del terzo petalo, io ci sono passato col chiaro ma credo che nella prima metà ce ne fossero un po’ pochini.
all’ultimo petalo eleonora (che ho appena conosciuto) mi trascina via per restare davanti alla terza in classifica (trionfatrice ore prima katia fori, che è lì e che dal vivo è bellissima): mi trascino con altri due compagni, ma appena prima dell’ultimo ristoro li lascio per prendere fiato; arrivo al ristoro e già da lontano arrivano a balla le note di Y-M-C-A che mi galvanizzano.
mi siedo un attimo e poi riparto, per essere beccato dalla terza con cui arrivo al traguardo, quindici minuti di pausa, una birra e poi via a casa al suono di “grigio” dei quintorigo, highway star dei led zeppelin per voce, sax e archi distorti lanciata a palla in autoradio tra piacenza e stradella.
il ginocchio ha tenuto, ho rivisto e cenato con massimo&signora che rivedo sempre con molto piacere, mi sono divertito e ho portato a casa una bellissima felpa tecnica: direi che è andata proprio bene.
al solito (ma non è mai un tributo scontato) grazie ai volontari e all’organizzazione per tutto quanto.