Skymarathon "Sentiero 4 luglio" (BS) 05.07.2015
Inviato: 06/07/2015, 18:33
Ho scelto questa gara per caso, dato che il San Genesio Trail da 28/50k era stato inopinatamente spostato al primo novembre...e devo dire che mai spostamento è stato così opportuno, un 50k 2800 D+ corso tra 300 e 900 m avrebbe fatto un'ecatombe, e grazie a ciò ho potuto scoprire un'altra affascinante sezione del lato verde, lo skyrunning, insieme ad una bellissima zona delle Alpi Orobie.
La notte precedente ho dormito solo mezz'ora, ero un po' preoccupato per il cancello di metà gara, dimensionato con uno spirito non certo "trail".
Un po' ansiogena la strada verso Corteno che ho preso verso le 4.15, con tutte quelle gallerie e curvoni, non la facevo da anni e ha contribuito ad accrescere il mio disagio...poi una volta arrivato e squadrato i miei compagni di viaggio mi sono rasserenato un po'.
Una foto con Oscar, uno dei moderatori di RF che ho l'occasione di incontrare per la prima volta, ed è già ora di partire, il clima è torrido anche ai 950 m di Corteno, non mi sento particolarmente assonnato pero' sudo già parecchio, mi sembra di avere 39 di febbre...ad ogni modo la prima ascesa fino ai 2000 m dello Zappello dell'Asino scorre via veloce, mi disseto regolarmente, sfruttando la bottiglietta da 250 ml tra un ristoro e l'altro, e cammino quando c'è da camminare.
Arrivati ai 2000 m scopro pero' che il suggerimento trovato sul sito di moderarsi nella prima rampa per poi dare gas nella parte leggermente ondulata prima dell'ascesa alla cima Sellero è un pochino irrealistico, il sentiero è un toboga ondulatissimo e leggermente esposto (non tanto da rischiare la vita ma la caviglia sì), pieno di pietre, ruscelli che lo tagliano e ciuffi d'erba che sembrano messi lì ad innescare scivolate
...la media è ben lontana dai 6'30"-7' che avevo pianificato e arrivo ai 2100 metri della rampa che porta al nevaio un po' sfiduciato sulla possibilità di prendere in tempo il cancello.
I miei vicini di corsa mi assicurano che ce la posso fare, pero' la rarefazione dell'aria, e la sete, iniziano a farsi sentire.
La borraccina da 250 tra un ristoro e l'altro è poca cosa con il clima di oggi (22 °C a 2700 m), mi consolo pensando che c'è parecchia gente messa peggio di me che addirittura è partita senza borraccia confidando solo nei ristori, e che per giunta si trova, nel ristoro precedente all'ascesa al nevaio, con l'acqua razionata per difficoltà logistiche di trasporto delle taniche ad alta quota.
La leggera spianata prima dell’impennata verso il passo Telenek invoglierebbe a correre ma mi trovo improvvisamente col cuore che batte fortissimo e la bocca secca, una sensazione quest'ultima provata prima solo durante la maratona di Verona, durante il famigerato muretto di 14 km
.
Attorno a me sento già qualcuno che medita il ritiro e miracolosamente queste frasi hanno su di me un effetto dopante, scopro tutt'a un tratto di essere capace di soffrire 10 volte di più che durante una maratona, se il cuore va in riserva mi metto tranquillo 4-5 secondi e poi riprendo, così a colpi di 20 metri guadagno il nevaio, dove rinfrancato dalla tenuta mi faccio qualche selfie.
Tornato sulla roccia scambio di nuovo qualche parere con altri sulla possibilità di passare il cancello, alcuni mi confermano che siamo messi bene ma a queste altitudini niente è da dare per scontato, l'ultimo tratto verso Cima Sellero è un vero e proprio vertical e il respiro si fa cortissimo, il tempo sembra dilatarsi.
Arrivo sulla Cima e ne approfitto per un selfie con dietro anche i ragazzi del paese che stanno di presidio alla cima.
Ripongo velocemente il cellulare nello zainetto perché è vietato dormire sugli allori, il cancello è a 24 minuti; finalmente pero' il cuore torna a frequenze accettabili dato che non si sale più.
Ultimo ostacolo prima della meta intermedia il tiro di catene in discesa con tre volontari a fare da presidio, poi finalmente guadagno il checkpoint con 4 minuti di margine a 3h56'.
Mi rifocillo abbondantemente con banana, bevo acqua, sali e coca cola (ahimé calda), altro selfie e si ricomincia la cresta infinita fino al Piz Tri, quasi tre ore su e giu' tra 2700 e 2300 in preda alla sete e con qualche ferratina a fare da piacevole diversivo alla fatica: ogni volta che vedo che il sentiero risale rispolvero tutti i santi e maledico l'idea di essermi iscritto...
Negli ultimi due ristori della parte alta finalmente acqua a volontà e posso affrontare la discesa finale con serenità, senonché su un tratto dove si può fare il ritmo mi impunto sbilanciandomi in avanti, cerco di frenare ma la velocità aumenta, alla fine mi stampo a pelle di leone rialzandomi terrorizzato dalle possibili conseguenze, per fortuna oltre al sangue soprattutto dal ginocchio sinistro non c'è nessun dolore e riprendo fermandomi due tornanti più sotto a farmi disinfettare velocemente.
Dopo lo scampato pericolo adotto un passo prudente, non saranno i 10 minuti in più o in meno a cambiarmi la vita, il tempo massimo (che poi in corsa è stato allargato tenuto conto del caldo eccezionale) è comunque in saccoccia e pertanto una volta finita la discesa, ai 500 m a Santicolo mi tolgo per la seconda volta in gara lo sfizio di finire a piedi nudi sul pavé.
7h51'11" di grande fascino, con i cancelli a togliere un po' di serenità e il caldo a moltiplicare per dieci la fatica, adesso che finisco il racconto muscolarmente sto benissimo, solo il ginocchio ferito tira un po', segno che i ritmi sono stati decisamente appesantiti dal caldo come mi confermava ieri anche Oscar :asd2:
Mirabile in generale lo sforzo organizzativo, con l'unica pecca dell'acqua scarsa in alcuni punti, c'erano anche bambini di pochi anni a dare una mano ai ristori.
Una gara che consiglio a tutti i trailers più "competitivi" (okkio che non c'è la birra neppure al ristoro finale
)
La notte precedente ho dormito solo mezz'ora, ero un po' preoccupato per il cancello di metà gara, dimensionato con uno spirito non certo "trail".
Un po' ansiogena la strada verso Corteno che ho preso verso le 4.15, con tutte quelle gallerie e curvoni, non la facevo da anni e ha contribuito ad accrescere il mio disagio...poi una volta arrivato e squadrato i miei compagni di viaggio mi sono rasserenato un po'.
Una foto con Oscar, uno dei moderatori di RF che ho l'occasione di incontrare per la prima volta, ed è già ora di partire, il clima è torrido anche ai 950 m di Corteno, non mi sento particolarmente assonnato pero' sudo già parecchio, mi sembra di avere 39 di febbre...ad ogni modo la prima ascesa fino ai 2000 m dello Zappello dell'Asino scorre via veloce, mi disseto regolarmente, sfruttando la bottiglietta da 250 ml tra un ristoro e l'altro, e cammino quando c'è da camminare.
Arrivati ai 2000 m scopro pero' che il suggerimento trovato sul sito di moderarsi nella prima rampa per poi dare gas nella parte leggermente ondulata prima dell'ascesa alla cima Sellero è un pochino irrealistico, il sentiero è un toboga ondulatissimo e leggermente esposto (non tanto da rischiare la vita ma la caviglia sì), pieno di pietre, ruscelli che lo tagliano e ciuffi d'erba che sembrano messi lì ad innescare scivolate
I miei vicini di corsa mi assicurano che ce la posso fare, pero' la rarefazione dell'aria, e la sete, iniziano a farsi sentire.
La borraccina da 250 tra un ristoro e l'altro è poca cosa con il clima di oggi (22 °C a 2700 m), mi consolo pensando che c'è parecchia gente messa peggio di me che addirittura è partita senza borraccia confidando solo nei ristori, e che per giunta si trova, nel ristoro precedente all'ascesa al nevaio, con l'acqua razionata per difficoltà logistiche di trasporto delle taniche ad alta quota.
La leggera spianata prima dell’impennata verso il passo Telenek invoglierebbe a correre ma mi trovo improvvisamente col cuore che batte fortissimo e la bocca secca, una sensazione quest'ultima provata prima solo durante la maratona di Verona, durante il famigerato muretto di 14 km
Attorno a me sento già qualcuno che medita il ritiro e miracolosamente queste frasi hanno su di me un effetto dopante, scopro tutt'a un tratto di essere capace di soffrire 10 volte di più che durante una maratona, se il cuore va in riserva mi metto tranquillo 4-5 secondi e poi riprendo, così a colpi di 20 metri guadagno il nevaio, dove rinfrancato dalla tenuta mi faccio qualche selfie.
Tornato sulla roccia scambio di nuovo qualche parere con altri sulla possibilità di passare il cancello, alcuni mi confermano che siamo messi bene ma a queste altitudini niente è da dare per scontato, l'ultimo tratto verso Cima Sellero è un vero e proprio vertical e il respiro si fa cortissimo, il tempo sembra dilatarsi.
Arrivo sulla Cima e ne approfitto per un selfie con dietro anche i ragazzi del paese che stanno di presidio alla cima.
Ripongo velocemente il cellulare nello zainetto perché è vietato dormire sugli allori, il cancello è a 24 minuti; finalmente pero' il cuore torna a frequenze accettabili dato che non si sale più.
Ultimo ostacolo prima della meta intermedia il tiro di catene in discesa con tre volontari a fare da presidio, poi finalmente guadagno il checkpoint con 4 minuti di margine a 3h56'.
Mi rifocillo abbondantemente con banana, bevo acqua, sali e coca cola (ahimé calda), altro selfie e si ricomincia la cresta infinita fino al Piz Tri, quasi tre ore su e giu' tra 2700 e 2300 in preda alla sete e con qualche ferratina a fare da piacevole diversivo alla fatica: ogni volta che vedo che il sentiero risale rispolvero tutti i santi e maledico l'idea di essermi iscritto...
Negli ultimi due ristori della parte alta finalmente acqua a volontà e posso affrontare la discesa finale con serenità, senonché su un tratto dove si può fare il ritmo mi impunto sbilanciandomi in avanti, cerco di frenare ma la velocità aumenta, alla fine mi stampo a pelle di leone rialzandomi terrorizzato dalle possibili conseguenze, per fortuna oltre al sangue soprattutto dal ginocchio sinistro non c'è nessun dolore e riprendo fermandomi due tornanti più sotto a farmi disinfettare velocemente.
Dopo lo scampato pericolo adotto un passo prudente, non saranno i 10 minuti in più o in meno a cambiarmi la vita, il tempo massimo (che poi in corsa è stato allargato tenuto conto del caldo eccezionale) è comunque in saccoccia e pertanto una volta finita la discesa, ai 500 m a Santicolo mi tolgo per la seconda volta in gara lo sfizio di finire a piedi nudi sul pavé.
7h51'11" di grande fascino, con i cancelli a togliere un po' di serenità e il caldo a moltiplicare per dieci la fatica, adesso che finisco il racconto muscolarmente sto benissimo, solo il ginocchio ferito tira un po', segno che i ritmi sono stati decisamente appesantiti dal caldo come mi confermava ieri anche Oscar :asd2:
Mirabile in generale lo sforzo organizzativo, con l'unica pecca dell'acqua scarsa in alcuni punti, c'erano anche bambini di pochi anni a dare una mano ai ristori.
Una gara che consiglio a tutti i trailers più "competitivi" (okkio che non c'è la birra neppure al ristoro finale