Tradizione
Inviato: 03/03/2016, 15:06
[faccio partire "Outro" degli M83 ad un volume disgraziato]
Oggi a pranzo niente corsa, la salita a Superga di stamattina all'alba mi è bastata.
Mangiando in ufficio, alla terza ripresa, ho concluso la ri-visione di "Unbreakable", il film sulla Western States 2010 di JB Benna.
E' difficile esprimere quello che mi ispira la visione di un piccolo capolavoro di genere come questo, ma alla fine continuo a ripensare ad una frase che un amico ieri ha buttato lì, durante una corsa insieme al parco rubata alla nostra quotidianità forsennata:
"La corsa è tradizione".
Ho passato tutta la vita a correre dietro all'innovazione, affascinato dal futuro, da ciò che è nuovo e differente, da ciò che spicca luminoso elevandosi dalla mediocrità. Eppure, alla tenera età di 35 anni, trovo straordinariamente confortante l'idea che ci sia un contesto in cui la libertà di una corsa in natura si fonde con un legame così forte con la sua tradizione, che definire secolare è a dir poco riduttivo. Confortante, come la luce accesa della finestra che vedo dal cavalcavia a poche centinaia di metri da casa, quando rientro la sera.
Il fango della TCE, i falò del Bianco, la birra del Casto, la Kroger's Canteen della Hard Rock, il giro di pista ad Auburn della Western. Credo che gran parte del valore che do alla mia passione per la corsa, quel senso di profondità totale che intuisco appena, ma così intensamente durante un viaggio sui sentieri, dipenda anche da questo. Forse, soprattutto da questo.
E' vero, fratello: la corsa è tradizione.
Ed è meraviglioso che sia così.
["Outro" sfuma, mentre ripenso all'impresa di Geoff Roes e alle voci dei volontari delle aid station, e mollerei tutto per andare a correre finché le gambe mi reggono]
Oggi a pranzo niente corsa, la salita a Superga di stamattina all'alba mi è bastata.
Mangiando in ufficio, alla terza ripresa, ho concluso la ri-visione di "Unbreakable", il film sulla Western States 2010 di JB Benna.
E' difficile esprimere quello che mi ispira la visione di un piccolo capolavoro di genere come questo, ma alla fine continuo a ripensare ad una frase che un amico ieri ha buttato lì, durante una corsa insieme al parco rubata alla nostra quotidianità forsennata:
"La corsa è tradizione".
Ho passato tutta la vita a correre dietro all'innovazione, affascinato dal futuro, da ciò che è nuovo e differente, da ciò che spicca luminoso elevandosi dalla mediocrità. Eppure, alla tenera età di 35 anni, trovo straordinariamente confortante l'idea che ci sia un contesto in cui la libertà di una corsa in natura si fonde con un legame così forte con la sua tradizione, che definire secolare è a dir poco riduttivo. Confortante, come la luce accesa della finestra che vedo dal cavalcavia a poche centinaia di metri da casa, quando rientro la sera.
Il fango della TCE, i falò del Bianco, la birra del Casto, la Kroger's Canteen della Hard Rock, il giro di pista ad Auburn della Western. Credo che gran parte del valore che do alla mia passione per la corsa, quel senso di profondità totale che intuisco appena, ma così intensamente durante un viaggio sui sentieri, dipenda anche da questo. Forse, soprattutto da questo.
E' vero, fratello: la corsa è tradizione.
Ed è meraviglioso che sia così.
["Outro" sfuma, mentre ripenso all'impresa di Geoff Roes e alle voci dei volontari delle aid station, e mollerei tutto per andare a correre finché le gambe mi reggono]