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Učka Trail 9/9/2016

Inviato: 28/09/2017, 21:38
da Matteo Scarso
Učka nel mio trail.


Qualche tempo fa, quando sentivo parlare di corsa in montagna, m'immaginavo qualcosa di estremamente difficile e complicato, un pò fuori dagli schemi, ma soprattutto inarrivabile per un normale corridore come me della domenica o del dopolavoro, e che và puramente per mantenersi in forma quando può, e il solo pensiero di ambire così in alto, mi metteva i brividi.
Invece scopro oggigiorno che non è così, e nell'ultimo periodo mi sono proprio ricreduto, partendo daccapo.
In base a come lo si vuol vedere, il mio correre in montagna diventa singolare, faccio sempre in modo che ogni occasione componga un tassello unico e irripetibile a sé stesso.
Non vinco medaglie o trofei, ma no, assolutamente non sono un tipo adatto per il podio, quello l'ho lasciato a chi ha preso un impegno con il cronometro al posto mio, che ho ceduto volentieri, così io osservo i vincitori dal basso con tanta ammirazione e stima.
A me piace troppo osservare, per catturare qui e là, e ogni immagine perduta mi par quasi non possa più tornare la stessa, per molti è considerato "tempo perso" ma non me ne curo, a ognuno il suo pane.
Correre mi appassiona, mi prende l'animo, piace, e poterlo fare in montagna mi regala un gran senso di libertà, infatti recentemente ho scoperto l'Istria, un territorio interamente nuovo per me, immaginato per tanto tempo, ad un passo dal mare ma col naso sempre all'insù, ad ammirare quelle vette.
E così, armato delle mie molteplici passioni tra bicicletta e skiroll, la giro in lungo e in largo il più possibile, però le protagoniste risultano sempre quelle scarpe da corsa in montagna spesso infangate, che consentono di approfondire le mie perlustrazioni nel cuore del territorio, riesco a raggiungere i luoghi più nascosti, dove il silenzio è assoluto, sono stordito da quanto è vasto e denso, son polvere di fronte a tutto questo.
Quindi cartine e gps alla mano, una potente radio portatile per farmi sentire da chi aspetta il mio ritorno in valle, zaino in spalla, viveri e tanto da scoprire, si parte a sorriso stampato in volto.
Ecco, questo si rispecchia nel mio modo di "fare trail" oggi, mi è bastato solo cambiare punto di vista sulle cose, e dovunque ognuno di noi decida di praticare la corsa, io la osservo più come un viaggio senza fine, verso la scoperta di nuovi orizzonti.
Ucka è il fantastico comprensorio montano che mi ha ospitato in vari giorni estivi, situato sul golfo del Quarnero sovrasta dall'alto uno scenario idilliaco.
Ho corso per molti sentieri, visitato le vette più famose e note, ma d'altronde è un posto nuovo per me, tutto è ancora da esplorare e mi manca sempre qualcosa, vorrei così tanto girare che fatico ad accontentarmi
Prendo la decisione di partecipare alla Ucka Trail, dopo un'insegna vista passeggiando a Mošćenička Draga, anche se qui ci sono già stato in varie occasioni nei giorni precedenti, ma non ci ho pensato due volte, gli amici del Kvarner Trail hanno accettato subito la mia richiesta tramite mail, nonostante le iscrizioni fossero già chiuse da qualche giorno, così nell'immediato prenoto due notti in ostello a Lovran poco lontano, cose semplici, lo spirito di adattarsi è il fulcro.
La stanza è piccola ed accogliente, la vista sul mare incantevole, sto così bene che non vedo l'ora di mettere le scarpe ai piedi e correre, ma nel frattempo mi faccio coccolare dal suono del mare in lontananza, attorno a me c'è della buona musica jazz a basso volume, si percepisce a stento, studio la cartina per essere preparato sul percorso dell'indomani ma non sono preoccupato, non c'è nessun record da stabilire per me.
Tutto è pronto e sistemato, ma la notte chiama e si prende le mie ultime risorse, vedendomi cedere al suo cospetto, i chilometri fatti in auto dopo il lavoro iniziano a farsi sentire, ed entrare tra le lenzuola in un assoluto di nessun suono, è un soffio, nonostante il balcone rimanga leggermente socchiuso.
Proprio lui poche ore più tardi, lascia filtrare qualche raggio di sole ad indicarmi che l'alba aveva bisogno del mio saluto, e che il giorno del trail era finalmente arrivato.
Sono eccitato ma gusto questo momento lentamente, senza fare rumore, fuori sul terrazzo al sapore del buon caffè di moka, ci vuole, l'ho sempre con me ovunque vado, sono piccoli ed essenziali attimi che mi danno un pò del sapore di casa, e rosicchiando la colazione a morsi m'infilo nei pantaloncini, controllando che l'occorrente sia correttamente al suo posto.
A Mošćenička Draga è tutto pronto, per chi non vede l'ora di correre e chi dovrà gestire l'audio, le bancarelle con i prodotti tipici, negozi e commercianti, bar e ristoranti, tutto aperto come ad una festa, e mi presento al ritiro del pacco gara con largo anticipo così posso fare qualche foto, con calma osservare in giro, il mare alle spalle è solo in attesa della partenza di tutti gli atleti, che già scalpitano tra le vie del piccolo borgo, affacciato su di un incantevole specchio d'acqua, oltre quelle mura ci sono colori che se non li vedi con i tuoi occhi, non puoi spiegarli nemmeno con un milione di parole.
Ma pochi secondi dopo il via, i corridori dipingono il lungomare della Draga di Moschiena con migliaia di tonalità, e lì in mezzo ci sto pure io, nessuno stress, solo correre e imprimere momenti.
In breve, il mare è laggiù, lontano, chi ha il fuoco ai piedi è già scomparso nel bosco sopra la collina, ma anche io oggi mi sento molto bene, e ho voglia di un buon ritmo sulle prime rampe, senza strafare, la strada è lunga, il tempo per correre non manca di certo, non posso assolutamente perdere certi sfondi per il mio piccolo obbiettivo.
In qualche ora di attesa, Vojak si rivela imponente, è il punto più alto del percorso odierno, il vento è così forte che fatichiamo ad avanzare camminando, così in pochi elementi è gruppo, affrontando insieme il "muro" che ci conduce alla vetta.
Spettatori di primafila con vista a trecentosessanta gradi solo per noi quassù, e visto che non capita tutti i giorni proseguo camminando anche per prendere fiato.
La discesa verso Poklon, è un tappeto in versione sottobosco, potrei farla bendato visto che nei giorni passati l'ho percorsa già varie volte, in su e in giù, ma la veste di oggi mi vede col pettorale numero sessantatre di colore verde, così sfrutto l'occasione e scendo rapidamente, dietro a me d'improvviso, nessuno.
Qualche ristoro è già passato ma ne susseguono altri, ricarico le borracce d'acqua e mangio qualcosa, tipo del formaggio tipico a tocchi, messo a disposizione dai ragazzi che ci aspettano, è l'ideale per l'apporto proteico, io così mi trovo bene e preferisco le cose naturali, qualche biscotto e via, ne potrei mangiare un quintale per la fame che ho, ma la corsa finisce quando vedi il traguardo, perciò trattengo l'appetito e proseguo di buon passo, anche piano ma cerco di correre sempre.
Il percorso scelto è bellissimo, non riesco a non guardare attorno, a volte rischiando pure di inciampare, e nei tratti a cielo aperto, mi faccio cuocere a puntino sotto i raggi di sole, divento tipo il burro sulla fiamma, però bevo di continuo ed è fondamentale.
Capita addirittura che mi trovi da solo anche per mezzore lungo il sentiero, senza condividere i miei passi con altri, è incredibile come cambino le situazioni e con quale velocità, e quando il suono della civiltà si presenta alle porte, capisco che la corsa è quasi terminata, ancora quel lungomare di poche ore prima a concludere il tracciato, brulicante di persone che passeggiando si spostano al nostro passaggio, incitando l'arrivo.
In pochi minuti mi vedo passare lo striscione, con qualche incoraggiamento, e il rituale applauso, sono così felice che non mi capacito, un pò stanco ma mi sento bene con un sorriso indelebile, mi ritrovo a salutare chi ha corso con me, e che è giunto un pò prima, o chi arriva proprio in questo momento.
Sgranocchio quel che c'è, devo mangiare e bere assolutamente, non ricordo quante volte gli addetti mi hanno riempito la borraccia.
Ancora pochi metri di cammino per tuffarsi in mare ancora vestito, giusto il tempo di levar le scarpe, l'acqua è rigenerante in questi casi, non c'è di meglio.
Mi sembra di rinascere e rimango immerso per molti minuti, mentre il tramonto sfoggia tutta la sua bellezza nel suo brillare tra le onde.
Non me ne voglio ancora andare, pure questo momento è parte integrante della mia corsa, ho bisogno di assaporare i profumi nell'aria, ascoltare tutti i suoni circostanti, osservare più cose possibili, incastrare nella mia testa tutti i piccoli mattoncini.
Più piccoli e maggiori sono, più grande e chiaro sarà il mio quadro, non è un sogno, sono sempre stato sveglio.