Dalmacija ultra trail
Inviato: 27/11/2017, 21:28
Dalmazia ultra trail.
Sui Balcani per volare.
Emozioni di un viaggio.
Esperienze di vita corsa, nella borsa.
Non solo corsa, non solo tempi o chilometri, altimetrie.
Paesaggi lunari tra sfumature di azzurro e verde, l'orizzonte arancio nel saluto del sole, un biglietto da visita per la Dalmazia.
È la terra che porto nell'anima, c'è un sapore che insegue i miei passi nella vita d'ogni giorno e s'incastra in qualsiasi cosa io faccia, ormai è una componente radicata in me.
Trecentosessantaquattro giorni di attesa per un'altra occasione, una possibilità di riscattare la mia libertà dal patto stabilito un anno orsono quando dovetti rinunciare alla DUT per una serie di complicazioni fisiche.
In balia totale di queste pietre aguzze, mi riconosco letteralmente stregato dal primo giorno in cui le ho calpestate, ma anche odiate al tempo stesso con ogni mezzo, sopratutto nei momenti in cui il dolore ai piedi era lancinante, così tanto che me ne sono follemente innamorato, desiderando dal giorno successivo di tornare su quel tracciato a riprendermi la rivincita, ma dovevo presentarmi al suo cospetto più preparato.
In questi luoghi così vasti e particolari, lascio sempre un piccolo mattone di me e ogni volta ritornare, è come aprire la porta di casa, mi lascio trasportare maggiormente in ogni occasione.
Chissà a che pensavo anni indietro che nemmeno lo ricordo in questo momento, ma forse m'immaginavo il trail solamente sulle dolomiti, su sentieri d'alta montagna o scoscesi, invece scopro con il tempo e le occasioni un mondo nuovo e differente quaggiù, qualcosa di veramente magico e sembrerebbe quasi un contrasto, parlare di trail Running sulle rive del mare.
La mia passione, in termini di corsa sui sentieri aumenta di volta in volta per il viaggio che affronto, si rivela sempre più entusiasmante e mi emoziona a dismisura, ma il mio rimase a metà in quel lontano ottobre duemilasedici.
Il tempo e le persone giuste permettono di crescere sotto ogni aspetto, e con esso ho appurato che la conoscenza del proprio essere non ha limiti, conservo come perle d'oro i consigli di Tommaso nell'arco dei giorni trascorsi fino ad oggi, ma dopo centinaia di chilometri passati spesso anche sotto la pioggia, tra grandine, vento e freddo, il momento tanto atteso giunge al varco.
Ciò che s'è fatto è fatto, e con il responso alle porte ormai non si torna più indietro.
È passato tanto tempo da quando Almissa mi vide tornare su di un'auto stremato, spremuto d'ogni forza, e proprio qui in quell'ottobre incontrai Matteo, che si prese cura dei miei piedi da esperto, all'arrivo dopo il mio ritiro, ma quest'anno so che andrà diversamente.
Lui è un corridore delle "lunghe" ed ho solo da imparare, ma da allora siamo rimasti ottimi amici a tal punto che stavolta, prendiamo la decisione di affrontare la Dalmazia Ultra Trail insieme.
Emozioni da tagliare con una lama da quanto son dense, infatti Omiš diventa la nostra culla già dal giorno precedente alla corsa, con un tramonto incredibile sul mare come benvenuto, senza stress caricato nel portabagagli dell'auto.
La gara imminente ci terrà lontani dalla realtà per molte ore, assaporare l'aria salata in un leggero increspare d'onde è fondamentale per noi, si palpa incredibile la carica elettrica che sentiamo addosso, ed entrambi siamo impazienti di partire per questi centosessanta chilometri, a spasso per i Balcani.
Con valige sistemate ed effettuate le registrazioni alla gara, ci si può rilassare a passeggio per le vie medioevali di questo borgo sul mare, quando la notte incombe già sulle cime Dalmate, che attendono solo il nostro passaggio di lì a poche ore.
Ma il nostro sguardo vola sereno lassù dove forse vi passeremo correndo, con sopra la testa una chioma di stelle, la mia immaginazione non ha limiti.
Ma come lo racconto un viaggio così lungo, a chi non c'era lì con me per sentire i profumi del muschio bagnato nella notte?
È sempre un quesito che mi affligge, ogni volta in cui cerco di esporre ciò che provo in occasioni come queste, forse non saranno mai sufficienti le parole di un testo, per descrivere le emozioni che si possono percepire in situazioni simili.
Stavolta sono determinato come mai mi sono sentito prima d'ora, mi vesto di una strana energia, un connubio perfetto con una forza gigantesca, ma la pace interiore è davvero una strana sensazione da sentire addosso, sento che proviene da una fonte senza misura e sconosciuta, non riesco a percepirne la provenienza, è intensa nel mio respirare e per molti versi non so ancora cosa accadrà in una distanza così lunga, è la prima per me di questo tipo, ma sono motivato e quest'oggi alla partenza non ho timore di nulla.
Sono in perfetta sincronia con ciò che mi circonda, in Croazia mi piace ogni cosa, dalle attività che si possono praticare, al mare e le pietanze, nelle persone trovo la serenità di cui ho bisogno, le usanze e i luoghi mi catturano sempre di più, tutto è perfetto per quest'esperienza che ancor prima d'iniziare, sento che sarà straordinaria e rimarrà indelebile nell'animo.
Al tempo non si comanda, le ore scorrono veloci e il tempo degli onori arriva in breve, è tutto scelto e sistemato nello zainetto, non si possono commettere errori.
La piazza brulica di persone, che incitano con ardore e cantano a festa la partenza dei 74 atleti in fila dietro uno striscione colorato, pronti a mettere migliaia di passi tra i sassi uno avanti all'altro tra questi monti, per tornare nuovamente qui, alcuni già domani o forse chissà.
In parte ancora ricordo il percorso, che mi ha lasciato un solco profondo un metro dopo l'altro, specie laddove lo abbandonai nell'attesa di tornare a lasciare il marchio del mio passaggio, ma non resta che partire per questo lungo viaggio sulle alpi Dinariche.
In costume tipico a dare il via con uno sparo di pistola, niente di più originale.
Chi c'è al mio fianco è tra gli atleti d'élite, ma quest'oggi non m'importa, sto in prima linea così parto per primo con tutti loro, nelle sembianze di un toro alla corrida.
Nei primi metri, nell'immediato qualcosa di inconsueto nella mia corsa, serenità, forza e desiderio mescolati insieme, è complicato da spiegare, sono armato fino ai denti di ogni risorsa che è sistemata alla perfezione, è stupefacente questo incastro.
Poche centinaia di metri per la prima salita dal campeggio Lisičina, fin da subito ancorato sui bastoncini rossi, correndo fino al Naklice, conosco la strada a memoria, potrei andar bendato al millimetro.
Si sale ancora per una via crucis, che ho denominato così per tutte le tappe sacre presenti su di un sentiero d'erba bagnata, il profumo è incredibile, si sale fino alla chiesetta Gospe od Sniga, un balcone sul mare a cui non resisto dal fotografare ogni cosa.
Tecnico e ripido all'ingiù dalle vietate distrazioni, in direzione Jesenice su di un mangia e bevi ma bisogna correre assolutamente, dove me lo posso concedere.
Passai le vacanze anni fa da queste parti, a Sveti Crkva ero già salito correndo, e rimane incredibile la vista spettacolare che si sorge da quassù, ma c'è ancora molta strada da fare e il tramonto è già in vista, il faro freme nello zaino ma ci si vede ancora nella penombra, quando Solin è in vista all'orizzonte in un cinema di luci, un paese che vive.
I ristori abbondanti passano veloci, è inusuale attraversare i paesi dove i bambini sono in strada per il rifornimento in corsa, acqua e ciò che ogni famiglia può mettere a disposizione aspettando sulla corte di casa, il nostro attraversare le vie di paese.
L'emozione non ha prezzo, bisogna solo esserci per comprendere.
La notte alle porte come per magia, si possono vedere i fari di chi sale lassù avanti a me, o laggiù ove passai qualche tempo prima, ma Putalj è la prima delle cime più difficili, ricordo bene la volta precedente, quando ero molto stanco qui al cinquantesimo chilometro, ma stasera io e la frontale abbiamo fame di sentieri, freddo e nebbia attorno non ci fanno paura, il desiderio tanto atteso era finalmente arrivato, e sotto un teatro di stelle ad illuminare la traccia sulle rocce, mi concedo qualche lacrima sincera in semplicità, un'armonia con le note musicali delle mie piccole cuffiette, che fan ballare le scarpette gialle tra i cespugli a ritmo perfetto.
Klis al sessantesimo chilometro, giusto il tempo di un saluto agli amici che hanno scelto il percorso più breve, per ripartire in un turbine di polvere, mangio poco e spesso, cose naturali e solo mie, esclusivamente acqua ai rifornimenti, dissetarsi è fondamentale.
Mi pervade la mente quella sensazione di continuo, quando in salita voglio correre nonostante manchi ancora tantissimo, ma seguo il mio istinto con grande fiducia.
Gli incendi recenti, hanno lasciato un segno incredibile, tutti gli alberi bruciati sono completamente spogli della loro chioma dove l'odore di fuliggine è forte ed intenso, si rimane soli per delle ore in queste circostanze quassù in mezzo al nulla stavolta, io solo ed un fascio luminoso immerso nel buio più totale, ma la mia determinazione è ancora in pieno regime al rifugio Umberto Girometta, saltando da una pietra all'altra quasi con leggiadria, come volessi danzare su quella melodia che stavo ascoltando, la sensazione di essere invulnerabile non si era mai verificata prima, una sinergia straordinaria tra corpo e mente, e mi ci dovevo ancora abituare.
Gata a metà percorso, dove incontro Matteo, è notte fonda ma sto così bene che cambio solo i calzini, il mio posto è fuori ho pensato, e nemmeno ho mangiato, così esco dal ristoro come una lepre, il desiderio di ripartire era già forte dopo qualche minuto di pausa, a me la notte piace e non mi volevo perdere un secondo.
Mi regala sempre un senso immenso di essenza, e in questo caso, la mia corsa tra i boschi si trasformava in una sinfonia unica col passare delle ore, che volavano senza accorgersene.
Kostanje mi vede all'alba, dove qui finì la mia Dalmazia quel giorno, ma stamattina sono ancora un leone rispetto alla scorsa volta, la carica che guida i miei passi da ieri continua ad alimentare la voglia di continuare imperterrito, il centesimo chilometro è passato, e da qui in avanti sarà tutta una scoperta.
I sentieri nella parte Sud delle Dinariche, sono impervi, rudi, grezzi e appuntiti, molto difficili e impegnativi ma qui si deve passare d'altronde, il percorso scelto è questo, e sbagliare significa compromettere tutto, le rocce sono lame affilate ma sono perfettamente cosciente del mio stato psicofisico, e giungerò all'arrivo ad ogni costo.
Un picco sul mare a scendere su Brela, la corona di questo giro immenso che sta volgendo al termine, uno dei luoghi più suggestivi delle coste croate.
Un lungo spiaggia soleggiato e caldo in questo ottobre, la mia pura invidia per qualche nuotatore, sull'immergersi nel cristallino di queste acque limpide, tento la corsa, ma il colore dei chilometri passati mi ricopre da capo a piedi, e la stanchezza inizia a farsi spazio sui miei passi che rallentano nelle ultime asperità, ed ai ristori le pause si fanno più lunghe del solito, ma il tramonto è sul traguardo ormai laggiù, ancora pochi minuti per arrivare.
Lo striscione illuminato della Dalmazia Ultra Trail di fronte a me, in un contorno di musica ed applausi, sullo specchio d'acqua illuminato dalla luna, e come un interruttore impostarsi su "spento", mi accascio a terra stanco, esausto, felice.
Non c'è misura per ciò che sento in questo momento, ripensando a tutte le ore corse.
Osservando le scarpe impolverate, la mente vola a quei momenti in cui avrei voluto fermarmi, ma li vedo ormai dietro a me.
Da ora ci sarà molto a cui pensare nei prossimi giorni, durante il lavoro e la vita, anche quando le lancette dell'orologio mi faranno ricordare dov'ero o cosa stessi vedendo.
Sto provando a correre per il cuore e la mente, non per la gloria.
Ventotto ore di vita, scritta come un nastro con milioni di diapositive, ed in qualsiasi momento sarà come rivivere la Dalmazia quel tornare indietro, cercando di ripercorrere come in un sogno ogni passo, per sentire ancora i profumi, il freddo sulla pelle umida, nella ricerca della piena libertà.
Sui Balcani per volare.
Emozioni di un viaggio.
Esperienze di vita corsa, nella borsa.
Non solo corsa, non solo tempi o chilometri, altimetrie.
Paesaggi lunari tra sfumature di azzurro e verde, l'orizzonte arancio nel saluto del sole, un biglietto da visita per la Dalmazia.
È la terra che porto nell'anima, c'è un sapore che insegue i miei passi nella vita d'ogni giorno e s'incastra in qualsiasi cosa io faccia, ormai è una componente radicata in me.
Trecentosessantaquattro giorni di attesa per un'altra occasione, una possibilità di riscattare la mia libertà dal patto stabilito un anno orsono quando dovetti rinunciare alla DUT per una serie di complicazioni fisiche.
In balia totale di queste pietre aguzze, mi riconosco letteralmente stregato dal primo giorno in cui le ho calpestate, ma anche odiate al tempo stesso con ogni mezzo, sopratutto nei momenti in cui il dolore ai piedi era lancinante, così tanto che me ne sono follemente innamorato, desiderando dal giorno successivo di tornare su quel tracciato a riprendermi la rivincita, ma dovevo presentarmi al suo cospetto più preparato.
In questi luoghi così vasti e particolari, lascio sempre un piccolo mattone di me e ogni volta ritornare, è come aprire la porta di casa, mi lascio trasportare maggiormente in ogni occasione.
Chissà a che pensavo anni indietro che nemmeno lo ricordo in questo momento, ma forse m'immaginavo il trail solamente sulle dolomiti, su sentieri d'alta montagna o scoscesi, invece scopro con il tempo e le occasioni un mondo nuovo e differente quaggiù, qualcosa di veramente magico e sembrerebbe quasi un contrasto, parlare di trail Running sulle rive del mare.
La mia passione, in termini di corsa sui sentieri aumenta di volta in volta per il viaggio che affronto, si rivela sempre più entusiasmante e mi emoziona a dismisura, ma il mio rimase a metà in quel lontano ottobre duemilasedici.
Il tempo e le persone giuste permettono di crescere sotto ogni aspetto, e con esso ho appurato che la conoscenza del proprio essere non ha limiti, conservo come perle d'oro i consigli di Tommaso nell'arco dei giorni trascorsi fino ad oggi, ma dopo centinaia di chilometri passati spesso anche sotto la pioggia, tra grandine, vento e freddo, il momento tanto atteso giunge al varco.
Ciò che s'è fatto è fatto, e con il responso alle porte ormai non si torna più indietro.
È passato tanto tempo da quando Almissa mi vide tornare su di un'auto stremato, spremuto d'ogni forza, e proprio qui in quell'ottobre incontrai Matteo, che si prese cura dei miei piedi da esperto, all'arrivo dopo il mio ritiro, ma quest'anno so che andrà diversamente.
Lui è un corridore delle "lunghe" ed ho solo da imparare, ma da allora siamo rimasti ottimi amici a tal punto che stavolta, prendiamo la decisione di affrontare la Dalmazia Ultra Trail insieme.
Emozioni da tagliare con una lama da quanto son dense, infatti Omiš diventa la nostra culla già dal giorno precedente alla corsa, con un tramonto incredibile sul mare come benvenuto, senza stress caricato nel portabagagli dell'auto.
La gara imminente ci terrà lontani dalla realtà per molte ore, assaporare l'aria salata in un leggero increspare d'onde è fondamentale per noi, si palpa incredibile la carica elettrica che sentiamo addosso, ed entrambi siamo impazienti di partire per questi centosessanta chilometri, a spasso per i Balcani.
Con valige sistemate ed effettuate le registrazioni alla gara, ci si può rilassare a passeggio per le vie medioevali di questo borgo sul mare, quando la notte incombe già sulle cime Dalmate, che attendono solo il nostro passaggio di lì a poche ore.
Ma il nostro sguardo vola sereno lassù dove forse vi passeremo correndo, con sopra la testa una chioma di stelle, la mia immaginazione non ha limiti.
Ma come lo racconto un viaggio così lungo, a chi non c'era lì con me per sentire i profumi del muschio bagnato nella notte?
È sempre un quesito che mi affligge, ogni volta in cui cerco di esporre ciò che provo in occasioni come queste, forse non saranno mai sufficienti le parole di un testo, per descrivere le emozioni che si possono percepire in situazioni simili.
Stavolta sono determinato come mai mi sono sentito prima d'ora, mi vesto di una strana energia, un connubio perfetto con una forza gigantesca, ma la pace interiore è davvero una strana sensazione da sentire addosso, sento che proviene da una fonte senza misura e sconosciuta, non riesco a percepirne la provenienza, è intensa nel mio respirare e per molti versi non so ancora cosa accadrà in una distanza così lunga, è la prima per me di questo tipo, ma sono motivato e quest'oggi alla partenza non ho timore di nulla.
Sono in perfetta sincronia con ciò che mi circonda, in Croazia mi piace ogni cosa, dalle attività che si possono praticare, al mare e le pietanze, nelle persone trovo la serenità di cui ho bisogno, le usanze e i luoghi mi catturano sempre di più, tutto è perfetto per quest'esperienza che ancor prima d'iniziare, sento che sarà straordinaria e rimarrà indelebile nell'animo.
Al tempo non si comanda, le ore scorrono veloci e il tempo degli onori arriva in breve, è tutto scelto e sistemato nello zainetto, non si possono commettere errori.
La piazza brulica di persone, che incitano con ardore e cantano a festa la partenza dei 74 atleti in fila dietro uno striscione colorato, pronti a mettere migliaia di passi tra i sassi uno avanti all'altro tra questi monti, per tornare nuovamente qui, alcuni già domani o forse chissà.
In parte ancora ricordo il percorso, che mi ha lasciato un solco profondo un metro dopo l'altro, specie laddove lo abbandonai nell'attesa di tornare a lasciare il marchio del mio passaggio, ma non resta che partire per questo lungo viaggio sulle alpi Dinariche.
In costume tipico a dare il via con uno sparo di pistola, niente di più originale.
Chi c'è al mio fianco è tra gli atleti d'élite, ma quest'oggi non m'importa, sto in prima linea così parto per primo con tutti loro, nelle sembianze di un toro alla corrida.
Nei primi metri, nell'immediato qualcosa di inconsueto nella mia corsa, serenità, forza e desiderio mescolati insieme, è complicato da spiegare, sono armato fino ai denti di ogni risorsa che è sistemata alla perfezione, è stupefacente questo incastro.
Poche centinaia di metri per la prima salita dal campeggio Lisičina, fin da subito ancorato sui bastoncini rossi, correndo fino al Naklice, conosco la strada a memoria, potrei andar bendato al millimetro.
Si sale ancora per una via crucis, che ho denominato così per tutte le tappe sacre presenti su di un sentiero d'erba bagnata, il profumo è incredibile, si sale fino alla chiesetta Gospe od Sniga, un balcone sul mare a cui non resisto dal fotografare ogni cosa.
Tecnico e ripido all'ingiù dalle vietate distrazioni, in direzione Jesenice su di un mangia e bevi ma bisogna correre assolutamente, dove me lo posso concedere.
Passai le vacanze anni fa da queste parti, a Sveti Crkva ero già salito correndo, e rimane incredibile la vista spettacolare che si sorge da quassù, ma c'è ancora molta strada da fare e il tramonto è già in vista, il faro freme nello zaino ma ci si vede ancora nella penombra, quando Solin è in vista all'orizzonte in un cinema di luci, un paese che vive.
I ristori abbondanti passano veloci, è inusuale attraversare i paesi dove i bambini sono in strada per il rifornimento in corsa, acqua e ciò che ogni famiglia può mettere a disposizione aspettando sulla corte di casa, il nostro attraversare le vie di paese.
L'emozione non ha prezzo, bisogna solo esserci per comprendere.
La notte alle porte come per magia, si possono vedere i fari di chi sale lassù avanti a me, o laggiù ove passai qualche tempo prima, ma Putalj è la prima delle cime più difficili, ricordo bene la volta precedente, quando ero molto stanco qui al cinquantesimo chilometro, ma stasera io e la frontale abbiamo fame di sentieri, freddo e nebbia attorno non ci fanno paura, il desiderio tanto atteso era finalmente arrivato, e sotto un teatro di stelle ad illuminare la traccia sulle rocce, mi concedo qualche lacrima sincera in semplicità, un'armonia con le note musicali delle mie piccole cuffiette, che fan ballare le scarpette gialle tra i cespugli a ritmo perfetto.
Klis al sessantesimo chilometro, giusto il tempo di un saluto agli amici che hanno scelto il percorso più breve, per ripartire in un turbine di polvere, mangio poco e spesso, cose naturali e solo mie, esclusivamente acqua ai rifornimenti, dissetarsi è fondamentale.
Mi pervade la mente quella sensazione di continuo, quando in salita voglio correre nonostante manchi ancora tantissimo, ma seguo il mio istinto con grande fiducia.
Gli incendi recenti, hanno lasciato un segno incredibile, tutti gli alberi bruciati sono completamente spogli della loro chioma dove l'odore di fuliggine è forte ed intenso, si rimane soli per delle ore in queste circostanze quassù in mezzo al nulla stavolta, io solo ed un fascio luminoso immerso nel buio più totale, ma la mia determinazione è ancora in pieno regime al rifugio Umberto Girometta, saltando da una pietra all'altra quasi con leggiadria, come volessi danzare su quella melodia che stavo ascoltando, la sensazione di essere invulnerabile non si era mai verificata prima, una sinergia straordinaria tra corpo e mente, e mi ci dovevo ancora abituare.
Gata a metà percorso, dove incontro Matteo, è notte fonda ma sto così bene che cambio solo i calzini, il mio posto è fuori ho pensato, e nemmeno ho mangiato, così esco dal ristoro come una lepre, il desiderio di ripartire era già forte dopo qualche minuto di pausa, a me la notte piace e non mi volevo perdere un secondo.
Mi regala sempre un senso immenso di essenza, e in questo caso, la mia corsa tra i boschi si trasformava in una sinfonia unica col passare delle ore, che volavano senza accorgersene.
Kostanje mi vede all'alba, dove qui finì la mia Dalmazia quel giorno, ma stamattina sono ancora un leone rispetto alla scorsa volta, la carica che guida i miei passi da ieri continua ad alimentare la voglia di continuare imperterrito, il centesimo chilometro è passato, e da qui in avanti sarà tutta una scoperta.
I sentieri nella parte Sud delle Dinariche, sono impervi, rudi, grezzi e appuntiti, molto difficili e impegnativi ma qui si deve passare d'altronde, il percorso scelto è questo, e sbagliare significa compromettere tutto, le rocce sono lame affilate ma sono perfettamente cosciente del mio stato psicofisico, e giungerò all'arrivo ad ogni costo.
Un picco sul mare a scendere su Brela, la corona di questo giro immenso che sta volgendo al termine, uno dei luoghi più suggestivi delle coste croate.
Un lungo spiaggia soleggiato e caldo in questo ottobre, la mia pura invidia per qualche nuotatore, sull'immergersi nel cristallino di queste acque limpide, tento la corsa, ma il colore dei chilometri passati mi ricopre da capo a piedi, e la stanchezza inizia a farsi spazio sui miei passi che rallentano nelle ultime asperità, ed ai ristori le pause si fanno più lunghe del solito, ma il tramonto è sul traguardo ormai laggiù, ancora pochi minuti per arrivare.
Lo striscione illuminato della Dalmazia Ultra Trail di fronte a me, in un contorno di musica ed applausi, sullo specchio d'acqua illuminato dalla luna, e come un interruttore impostarsi su "spento", mi accascio a terra stanco, esausto, felice.
Non c'è misura per ciò che sento in questo momento, ripensando a tutte le ore corse.
Osservando le scarpe impolverate, la mente vola a quei momenti in cui avrei voluto fermarmi, ma li vedo ormai dietro a me.
Da ora ci sarà molto a cui pensare nei prossimi giorni, durante il lavoro e la vita, anche quando le lancette dell'orologio mi faranno ricordare dov'ero o cosa stessi vedendo.
Sto provando a correre per il cuore e la mente, non per la gloria.
Ventotto ore di vita, scritta come un nastro con milioni di diapositive, ed in qualsiasi momento sarà come rivivere la Dalmazia quel tornare indietro, cercando di ripercorrere come in un sogno ogni passo, per sentire ancora i profumi, il freddo sulla pelle umida, nella ricerca della piena libertà.