Verdon Columbia Canyon Challenge - 11/12.06.11
Inviato: 12/06/2011, 17:46
Rientrata a casa oggi a mezzogiorno; già fatti nel pomeriggio altri 15 km di corsa come "scarico"...
Prima di tutto: un mega applauso a Matteo, il mio corridore preferito; 4° assoluto in poco meno di 14h 50', fenomenale. Mi fa imbestialire, per costringerlo a partecipare ad una gara devo ogni volta sudare sette camicie e puntualmente, in quella gara, lo scriteriato fa il risultatone (tranne quando fa da gregario a me). Quando mi è arrivato il suo messaggio, io ero ancora persa nei meandri del canyon...
Tornando a livelli terra terra: per me, 21h e mezza; un mio piccolo personale miracolo, considerato il tipo di tracciato, che definire orrendo, per i miei gusti, è un eufemismo. Per carità, immaginavo qualcosa del genere, data la conformazione della zona ed il tipo di roccia, ma la realtà è ancora più truce. Tantissimi i passaggi attrezzati con corde fisse ed anche alcune scale; soprattutto, innumerevoli i punti in cui, se metti un piede in fallo, ti raccolgono col cucchiaino da caffé della Barbie. Per il resto, azzardo almeno un 80% di sentieri di roccia sconnessa, friabilissima, di sfasciumi, di scalini, una tensione nervosa continua. Dulcis in fundo, i sentieri sono in molti punti mal tenuti, invasi dalle piante, tanto che spesso si fa fatica a distinguerne la traccia.
Premessa, sono ben contenta che in qualche parte del mondo esista la possibilità di organizzare un trail su un percorso del genere e con una gestione del genere, senza che intervenga prontamente un esercito di balie a difesa della sicurezza dei partecipanti. Oggettivamente, però, se qualcuno avesse osato anche solo proporre questa gara in Italia, sarebbe stato passato per le armi all'istante.
Primo, un itinerario di questo tipo, percorso con la fretta del cronometro, è una vera candidatura al suicidio: non lo dico solo io che sono fifona, ma ad esempio anche Matteo che con la montagna ha a che fare per lavoro prima ancora che per diletto.
Secondo: l'aspetto sicurezza non è solo carente, è proprio assente. Lungo il percorso non c'è NESSUNO. Nessuna forma di presidio, niente di niente al di fuori dei ristori. Se dovesse capitare il benché minimo incidente, della mancanza di una persona ci si accorgerebbe notando il ritardo nel rilevamento tra un ristoro ed il successivo, ma, se si considera che i ristori sono in media a 10 km l'uno dall'altro e che per lunghissimi tratti si corre completamente soli... Facile trarne le ovvie deduzioni. Ci sono davvero molti punti in cui inciamparsi significa volare giù per decine o anche centinaia di metri; punti di vera e propria arrampicata in cui, se cede un appoggio, ci si può far male in modo davvero serio. Certo, chi partecipa ad un trail deve essere in grado di far fronte alle emergenze, ma, a queste condizioni, tantovale organizzarsi un trekking... Tantopiù che il paesaggio, pur bellissimo, passa in secondo piano. L'attenzione è tutta per capire dove mettere i piedi. Io di panorama ho visto ben poco...
Altro aspetto negativo, il balisaggio: perfetto per gran parte del percorso, ma decisamente carente là dove più sarebbe servito. Ad esempio, c'è un tratto di cresta, a circa 5 km dall'arrivo, dove si cammina a mezzo metro dal baratro. Per fortuna, quel tratto si fa anche all'andata; passandoci con il primo chiarore dell'alba, ho potuto rendermi conto delle centinaia di metri di salto, a picco. Al ritorno, ero in compagnia di due francesi; tutti insieme abbiamo tribolato a trovare la via, perché c'erano ben poche fettucce e nemmeno una di quelle rifrangenti. Beffa delle beffe: alla fine dell'ultima discesa, appena prima di Aiguines, lì dove non servivano più, abbiamo trovato nientemeno che i tubicini fluorescenti...
Poi, diamo a Cesare quel che è di Cesare: ci sono stati anche lati positivi; ad esempio, i ristori frequenti e ben forniti e, ad ogni ristoro, un bel cartello con l'indicazione dei km e del dislivello fatti e da fare, nonché la distanza per arrivare al successivo ristoro. Non piacerà ai puristi del trail, ma io ho apprezzato moltissimo.
Insomma: sono contenta di aver provato, contentissima del risultato; ho impiegato un'eternità di tempo, sudore e terrore per percorrere il tremendo tratto giù in fondo al canyon, tra i km 14 e 20 circa, e poi ho dato l'anima per recuperare, col terrore di non superare i cancelli intermedi. Però non posso dire che questo trail mi sia piaciuto. Troppa tensione, troppi rischi, almeno per me che non ho né il fisico né il coraggio di un funambolo.
Prima di tutto: un mega applauso a Matteo, il mio corridore preferito; 4° assoluto in poco meno di 14h 50', fenomenale. Mi fa imbestialire, per costringerlo a partecipare ad una gara devo ogni volta sudare sette camicie e puntualmente, in quella gara, lo scriteriato fa il risultatone (tranne quando fa da gregario a me). Quando mi è arrivato il suo messaggio, io ero ancora persa nei meandri del canyon...
Tornando a livelli terra terra: per me, 21h e mezza; un mio piccolo personale miracolo, considerato il tipo di tracciato, che definire orrendo, per i miei gusti, è un eufemismo. Per carità, immaginavo qualcosa del genere, data la conformazione della zona ed il tipo di roccia, ma la realtà è ancora più truce. Tantissimi i passaggi attrezzati con corde fisse ed anche alcune scale; soprattutto, innumerevoli i punti in cui, se metti un piede in fallo, ti raccolgono col cucchiaino da caffé della Barbie. Per il resto, azzardo almeno un 80% di sentieri di roccia sconnessa, friabilissima, di sfasciumi, di scalini, una tensione nervosa continua. Dulcis in fundo, i sentieri sono in molti punti mal tenuti, invasi dalle piante, tanto che spesso si fa fatica a distinguerne la traccia.
Premessa, sono ben contenta che in qualche parte del mondo esista la possibilità di organizzare un trail su un percorso del genere e con una gestione del genere, senza che intervenga prontamente un esercito di balie a difesa della sicurezza dei partecipanti. Oggettivamente, però, se qualcuno avesse osato anche solo proporre questa gara in Italia, sarebbe stato passato per le armi all'istante.
Primo, un itinerario di questo tipo, percorso con la fretta del cronometro, è una vera candidatura al suicidio: non lo dico solo io che sono fifona, ma ad esempio anche Matteo che con la montagna ha a che fare per lavoro prima ancora che per diletto.
Secondo: l'aspetto sicurezza non è solo carente, è proprio assente. Lungo il percorso non c'è NESSUNO. Nessuna forma di presidio, niente di niente al di fuori dei ristori. Se dovesse capitare il benché minimo incidente, della mancanza di una persona ci si accorgerebbe notando il ritardo nel rilevamento tra un ristoro ed il successivo, ma, se si considera che i ristori sono in media a 10 km l'uno dall'altro e che per lunghissimi tratti si corre completamente soli... Facile trarne le ovvie deduzioni. Ci sono davvero molti punti in cui inciamparsi significa volare giù per decine o anche centinaia di metri; punti di vera e propria arrampicata in cui, se cede un appoggio, ci si può far male in modo davvero serio. Certo, chi partecipa ad un trail deve essere in grado di far fronte alle emergenze, ma, a queste condizioni, tantovale organizzarsi un trekking... Tantopiù che il paesaggio, pur bellissimo, passa in secondo piano. L'attenzione è tutta per capire dove mettere i piedi. Io di panorama ho visto ben poco...
Altro aspetto negativo, il balisaggio: perfetto per gran parte del percorso, ma decisamente carente là dove più sarebbe servito. Ad esempio, c'è un tratto di cresta, a circa 5 km dall'arrivo, dove si cammina a mezzo metro dal baratro. Per fortuna, quel tratto si fa anche all'andata; passandoci con il primo chiarore dell'alba, ho potuto rendermi conto delle centinaia di metri di salto, a picco. Al ritorno, ero in compagnia di due francesi; tutti insieme abbiamo tribolato a trovare la via, perché c'erano ben poche fettucce e nemmeno una di quelle rifrangenti. Beffa delle beffe: alla fine dell'ultima discesa, appena prima di Aiguines, lì dove non servivano più, abbiamo trovato nientemeno che i tubicini fluorescenti...
Poi, diamo a Cesare quel che è di Cesare: ci sono stati anche lati positivi; ad esempio, i ristori frequenti e ben forniti e, ad ogni ristoro, un bel cartello con l'indicazione dei km e del dislivello fatti e da fare, nonché la distanza per arrivare al successivo ristoro. Non piacerà ai puristi del trail, ma io ho apprezzato moltissimo.
Insomma: sono contenta di aver provato, contentissima del risultato; ho impiegato un'eternità di tempo, sudore e terrore per percorrere il tremendo tratto giù in fondo al canyon, tra i km 14 e 20 circa, e poi ho dato l'anima per recuperare, col terrore di non superare i cancelli intermedi. Però non posso dire che questo trail mi sia piaciuto. Troppa tensione, troppi rischi, almeno per me che non ho né il fisico né il coraggio di un funambolo.