THAMES RING 250 mls (UK) 22.06.2011
Inviato: 20/07/2011, 12:34
con grande piacere soddisfo la richiesta dell'amico Gabriele e posto il suo racconto sulla straordinaria esperienza che ha vissuto ormai quasi un mese fa in Inghilterra.
buona lettura ...
buona lettura ...
fino ad aprile 2009 vivevo a posto con la mia coscienza: mi ero iscritto alla gara più lunga d'Inghilterra, la GUCR, 145 miglia da Birmingham a Londra. Poi però qualcosa ha turbato la mia quiete. Quei due gran burloni di Dick e Anthony si erano inventati il Thames Ring. Un anello di 250
miglia che univa i sentieri che costeggiavano il Tamigi, il Grand Union Canal e l'Oxford canal... E la prima edizione l'avrebbero corsa a giugno del 2009. Sudori freddi, palpitazioni: che fare? Ero iscritto alla GUCR ma avevo l'opportunità di correre 250 miglia due mesi dopo. Un vero problema.
Alla fine, non senza sofferenza, decisi di non variare i programmi e di correre il canale rimandando l'appuntamento "all'anello" per il futuro. Ho quindi provveduto a mantenere vivi i contatti inglesi e appena mi hanno confermato che si sarebbe corsa la seconda edizione nel 2011 non ho esitato
un attimo a confermare l'iscrizione. Nel frattempo ho fatto del proselitismo pubblicizzando la gara a quelle "poche teste matte" che conosco.
Alla fine tutto e' andato per il verso giusto e a prendere l'aereo per Streatley on Thames ci siamo ritrovati in tre italiani: io, Beppe Scotti e Pasquale Brandi (già compagni di avventura alla transahariana).
Il meeting point è a London Stansted e da lì ci dilettiamo ad alternare treno a metropolitana per raggiungere la piccola cittadina di Streatley on Thames partenza e arrivo della gara. Ci troviamo subito immersi in un tipico paesello del west Berkshire immerso nel silenzio e nel verde. A rompere questa quiete sono una cascatella con chiusa (lock) annessa del Tamigi e a riva il nostro alberghetto. Tutto e' fantasticamente "english style" talmente tanto che ci sembra di essere in un film. Giusto per non farci sognare troppo però appena giù dal treno veniamo accolti da un bel temporaletto estivo, definito dai locali "little shower", che ci accompagna fino alla reception. La prima notte in terra inglese la passiamo in albergo, fuori diluvia.
La giornata successiva inizia con uno splendido sole e ne approfittiamo subito per una sgambatina leggera e per testare i gps.
Vale la pena a questo punto aprire una parentesi su una delle caratteristiche peculiari dell'ultrarunning in Inghilterra: il percorso non e' segnato. L'organizzazione ti fornisce un roadbook abbastanza dettagliato ma il dubbio di non riuscire a capire dove si era nel caso di "smarrimento
della retta via" era grande. Per cui io mi ero fatto anticipare i road
book, Pasquale aveva speso qualche notte in google-earth mappando tutto il percorso e creando dei file .kmz che una volta convertiti in .gpx sono diventati utilizzabili per i nostri Garmin Foretrex (quelli con carica a batterie stilo) e, navigando in modalità traccia, funzionavano a meraviglia!
Finita la sgambatina per tutto il giorno si sono alternate piogge e schiarite facendoci rendere conto di quanto fosse variabile il tempo in Inghilterra.
Passeggiando nella cittadina di Streatley quello che aveva colpito Beppe e Pasquale, un po' meno me, era la completa assenza di qualsiasi riferimento alla gara. Nulla, ne uno striscione ne una locandina. Ho avvisato subito i miei compagni di avventura "qui conoscerete un modo di organizzare le gare nuovo". I loro volti rimanevano perplessi ma non gli restava che fidarsi...
Rimanevo pur sempre l'unico Italiano ad aver gareggiato da quelle parti e con quell'organizzazione.
La sera prima della gara si cena in un bel pub molto english e ci concediamo anche delle ottime maltodestrine luppolizzate: tutta energia per il giorno della gara.
Il giorno della gara ci rechiamo come indicato dal programma alla Morrel Room e miracolo: lì dove fino alla sera prima non c'era cenno di vita c'era del movimento. La Morrel room non è nient'altro che uno stanzone di legno, usualmente utilizzato per i corsi di danza che il comune aveva messo
a disposizione per il Thames ring. L'atmosfera e' assolutamente informale, rivedo con piacere Dick (organizzatore della GUCR) e Stefan (mio compagno di stanza a Birmingham nel 2009) e poi uno ad uno ci vengono a salutare tutti e 40 gli altri concorrenti. Sembra di essere in famiglia, su ogni
pettorale c'e' scritto a mano il nome. Ogni roadbook è personalizzato con il numero di pettorale le regole sono poche ma semplici. Seguire il road book, restituirlo ad ogni cp e farsene dare uno di nuovo, non ripartire da un cp se non ci si sente in grado di raggiungere il cp successivo. Le
distanze tra un cp e l'altro, infatti, variano da un minimo di 38 a un massimo di 47 km. Tra un cp e l'altro si e' in completa autonomia.
Ore 9:00 pronti via parte l'avventura. Io, Pasquale e Beppe decidiamo di dare subito spettacolo e scattiamo in testa e andiamo avanti così per i primi 10km, fino alla prima "variante strana" del percorso dove scopriamo che noi siamo più inglesi di quello che pensavamo e gli inglesi più
napoletani del previsto. Loro tagliano e noi no infatti e senza colpo ferire ci traviamo dietro. Pasquale va su tutte le furie, innesta la marcia veloce e va a riprenderli. Io e Beppe lo seguiamo ma sento chiaramente che il ritmo e' assolutamente inadeguato per me. Ricuciamo lo strappo ma da lì a poco, complice un. Altro errore di percorso sono costretto ad abbassare l'andatura a ritmi a me più consoni e a salutare Pasquale. Beppe si adegua alla mia andatura e passiamo i successivi 25 km a
recuperare il "partenzone" che avevamo fatto. Appena adeguiamo l'andatura però si scatena una pioggia violentissima che non lascia nessuna parte del nostro corpo asciutta. L'acquazzone dura un paio d'ore e ci mette a dura prova. Raggiungiamo il cp1, non piove più, ma è già ora di cambiarsi
dalla testa ai piedi e asciugarsi bene quest'ultimi onde evitare disastri.
Ripartiti da cp1 asciutti e rincuorati da un bel sole. Ce la prendiamo con calma, si cammina allegramente sui prati inglesi tra pecorelle, papere e cigli. Il paesaggio e' mozzafiato si passa per Eaton e proprio davanti al castello di Winsdor... Una favola. Lo schema che ci si prefigge di seguire
e' camminare per un paio d"ore dopo ogni cp per poi cominciare a inserire dei tratto di corsa sempre più' frequenti man mano che ci si avvicina al cp successivo. Così facciamo e passo passo io e Beppe raggiungiamo il cp2.
Qui Beppe ha la sua prima crisi: sudori freddi nausea. Subito si agita ma lo invito alla calma, lasciamo passare 10' e tutto si sistema. L'accoglienza ai ristori e' ottima. Vieni trattato come un principe. Ti portano la borsa, ti riempiono il camel back, ti coprono. Non la stessa cosa può essere detta del cibo. Non c'e' nulla di umanamente
commestibile... Ma quando fai un ultra un po' in bestia ti trasformi per cui diventi ghiottissimo anche di hot dog con ketchup, fagioli in umido, tortine al formaggio congelate, zuppa di pomodoro con vermicelli scotti piselli e carote e "dulcis in fundo" "meat balls" delle polpettine in scatola immerse in un sugo gelatinoso dal gusto indecifrabile...
L'alternativa era l'inedia!
Ripartiamo per la prima notte, ci stiamo avvicinando a dei quartieri malfamati di Londra per cui il consiglio dell'organizzatore e' di viaggiare in gruppo. Facciamo gruppetto con Robert, un sudafricano che vive nella City tifa Spoors e non segue il rugby, Beppe inorridisce, e Stefan, giornalista svedese che si alimentava alternando una deliziosa soluzione di elettroliti gialla a una disgustosa soluzione di aminoacidi viola che sosteneva essere miracolosa. Tra una chiacchiera e l'altra arriva l'alba che spediamo attraversando Sion park a Londra giusto in tempo per ammirare
la mostra di macchine di lusso: una vagonata enorme di Ferrari mai vista.
Poco dopo prendiamo il Gran Union Canal: inizia la seconda parte della gara. L'alba porta sempre energie nuove e ricominciamo a correre. In men che non si dica siamo al cp3 breve pis&cac stop e via verso il cp4 dove ci ripromettiamo di riposare almeno 20'. In questo tratto il percorso e' decisamente meno spettacolare, si passano i sobborghi di Londra. Sotto i ponti si incrociano molti homeless, l'orientamento diventa più semplice e di conseguenza l'attenzione cala lasciando spazio alla noia e agli abbiocchi. Cominciano le prime crisi di sonno sotto il sole, ma siamo in coppia e chiacchierare aiuta. Beppe comincia a lamentarsi per un dolore alla pianta del piede sx. Io comincio ad avvertire i primi cedimenti strutturali alle ginocchia.
Come al solito spingo un po' di più verso la fine del cp, Beppe non mi segue e arrivo con un po' di vantaggio. "Mangio" mi cambio e lo aspetto.
Arriva si toglie scarpa e calzino sx e fatico a credere a quello che vedo.
Un vescica enorme che gli copre praticamente tutta la pianta del piede sx, tallone escluso. Impressionante! Che fare? In quel momento compare un angelo custode con un idea geniale. Buca la vescica, fa uscire tutto il liquido e copre di sparadrappo tutta la pianta del piede. Questa
medicazione, da ripetere ad ogni cp successivo, salverà la gara di Beppe.
Ci riposiamo i 20' programmati e si riparte alla volta del CP5. Prevediamo di arrivarci nel cuore della notte e di dormirci un oretta. Il piede di Beppe e' ok, il percorso non e' complicato per cui basta non pensarci e andare in progressione fino al cp5. A un certo punto sorpresa: il percorso
e' interrotto causa lavori, c'e' la piantina per riprendere in percorso ma anche in questo caso ci scopriamo meno napoletani degli inglesi. L'inglese che era con noi non esita un secondo, scavalca la recinzione e va avanti.
Arriviamo ai lavori e per fortuna aveva ragione. Li passiamo con facilità e ci risparmiamo una lunga e pericolosa deviazione. Piano piano raggiungiamo il cp5 in piena notte. Fa freddo, questa volta in crisi ci sono io. Convulsioni da freddo. Mi spoglio, mi asciugo, mi cambio ma niente da fare. Ci buttiamo subito in tenda e cerco di recuperare calore.
Lentamente le cose sembrano migliorare.
Usciamo dalla tenda e cominciamo a mangiare. Non sono molto motivato a proseguire e sto cercando di vedere se c'e' qualche crepa nella convinzione di Beppe. Gli chiedo "Sei veramente intenzionato ad andare avanti?" La risposta non lascia adito ad interpretazioni. Si va avanti. Un ulteriore motivazione ci viene da dispiacere di sapere che purtroppo Pasquale, in testa con un ora e mezza di vantaggio sul secondo, si era dovuto ritirare causa dolori al ginocchio derivanti da due vesciche sulle piante dei piedi che hanno alterato l'equilibrio della sua corsa. Peccato ma quando si vola a quei livelli sono cose da mettere in conto... Succede.
Partiamo alla volta del cp6 moderatamente motivati. Ci aspetta la seconda notte insonne che in genere negli utratrail non porta mai consiglio. Dopo un oretta di marcia da cp sprofondo in una pesantissima crisi di sonno, barcollo, mi aggrappo a Beppe per continuare a stare in piedi. Combatto con ogni mezzo la mia battaglia personale con Morfeo sperando che giunga presto Apollo a portare l'alba con il suo carro dorato. Il sole e' energia, il sole significa un nuovo giorno, il sole significa fine della crisi. Così avviene e come per magia dallo stato larvale in cui mi ero ridotto ritorno alla vita e ricomincio a macinare strada. L'obiettivo e' il cp6 che mentalmente significa una più della metà il che non e' poco. Di mezzo però ci sono un paio di tunnel da percorrere lasciando il corso del canale dove era necessario tenere alta l'attenzione e acceso il gps. Il dolore alle ginocchia aumenta costringendomi a soste regolare per alleviare il carico sulle mie povere articolazioni. Ciononostante ne ho ancora per spingere a fine cp e dietro un ansa, in un posticino incantevole ecco il cp6. Solita
mangiata di cose disgustose e riposino di 10'. Ripartire e' sempre più dura ma ora l'obiettivo e' il cp7, i numeri cominciano a farsi grossi e il gioco si fa duro. Ripartiamo pimpanti e motivati, ci fermiamo regolarmente per le mie ginocchia ma ora il morale e' di quelli "testa bassa e pedalare" e
così si va avanti. A metà tra cp6 e cp7 si trova la Brauston junction che in questa gara e' il punto dove si lascia il Grand Union Canal per prendere l'Oxford canal. La raggiungiamo e ci fermiamo per una "pausa ginocchia".
Giusto il tempo di scambiare due parole con un passate, ammirare il raduno di houseboat variopinte e... Comincia a piovere. Mancano almeno 4 ore al cp7 e quella che ci si presenta davanti e' una lunga e umida notte. Ci copriamo per la pioggia e cominciamo a correre, sbagliamo anche strada ma
questo non ci fa desistere. Dobbiamo accelerare il tempo per stare il meno possibile sotto l'acqua e goderci un meritato riposo al cp. Il percorso si fa molto selvaggio. Il sentiero dove si corre e' stretto, infestato di erbacce alte, rovi e ortiche, il fondo e' molto irregolare. Noi continuiamo a correre e la pioggia si fa insistente. Arriviamo al cp completamente zuppi, vicino al cp c'è un pub con musica da vivo. Chiediamo dove ci si può cambiare al coperto ma ci viene detto che ci sono solo due gazebo a disposizione. Il vento e la pioggia ci stanno raffreddando, sbotto prima io dico che vado a cambiarmi al pub ma vengo invitato a non farlo. Poi sbotta Beppe ed e' un fiume in piena. Non vuole più andare avanti. Lo calmo, lo tranquillizzo, mi cambio, mangiamo e poi andiamo a dormire un oretta dentro un furgone. Durante quell'oretta si scatenano gli elementi. Per fortuna noi siamo al caldo e al coperto ma l'idillio finisce. Sono il primo ad avere il coraggio di uscire dal sacco a pelo. Penso di aver vinto la mia gara in quel momento. Sveglio Beppe. Ci copriamo di tutto punto e andiamo ad affrontare la notte buia e tempestosa, l'obiettivo ora e' il cp8... Roba da pelle d'oca! Verso le 6:00 finisce di piovere, fin lì nessun problema.
Dopo tutti e due andiamo in crisi di sonno. Colpi di sonno, barcollamenti, sbandate, sproloqui... Per un paio di volte mi trovo troppo vicino al bordo del canale. Verremo poi a sapere che questo problema non lo abbiamo avuto solo noi anzi un paio di concorrenti non hanno potuto evitare un bel tuffo involontario. Beppe a un certo punto mi chiama e mi chiede di pescare nella mia grande esperienza, come se a lui ne mancasse, il modo per uscire da quella situazione e io ho un illuminazione: "quando ho queste crisi io... Dormo!". Ci fermiamo su una lock e ci appisoliamo seduti, per 10' sufficienti a toglierci da quella imbarazzante situazione.
Riprendiamo la nostra marcia verso il cp8 e quando vedo dal gps che mancano 8 km posiziono l'interruttore in "fine cp" e inizio a correre.
Raggiungo il cp8 un po' prima di Beppe solita calorosa accoglienza, cibo improbabile e consegna del roadbook per il cp9 che nella testa significa "ultimo ristoro". Ripartiamo come al solito con calma ma poi la smania di arrivare ci prende e cominciamo con dei "tironi" da 30-40' di corsa per
accelerare il passo. Un piccolo errore di percorso e un po' di "pause ginocchio" rallentano il ritmo ma a quel chilometraggio ci stupiamo anche solo di riuscire a correre. Verso sera raggiungiamo il cp9. E' fatta. Dal lì all'arrivo solo 18 miglia e abbiamo una marea di tempo per farle.
Ripartiamo super motivati, straconvinti di berci queste ultime miglia come un bicchier d'acqua. Non avevamo fatto conto con la navigazione notturna e con gli scherzi che ti fa la mente. Nonostante cartina e gps ci perdiamo due volte prendendo involontariamente direzioni sbagliate. La cosa ci aiuta a stare svegli ma ci costa un paio d'ore sul tempo finale. A 10 km dall'arrivo siamo inequivocabilmente sulla pista giusta, non si può sbagliare, metto l'interruttore sulla posizione finisher e ci beviamo questi ultimi 10k tutti d'un fiato riuscendo a recuperare anche un paio di
posizioni. All'arrivo niente Vanghelis o cerimonie pompose. Lo striscione finish appoggiato sulla macchina, Dick che con gli occhi tutti assonnati ci viene incontro con due targhette da finisher e i nostri nomi scritti con il pennarello su un cartone non c'era di più ma non chiedavamo neanche altro.
L'abbraccio con Pasquale ha completato l'idillio. Well done!
E con quest fanno 6 competizioni da oltre 200 km portate a termine da
Maggio 2008 a oggi, di cui due sopra i 300, niente male per un bisonte di
90 kg direi
Gabriele Bortolotto