TEAM TRAIL .Evoluzione in atto.A quando l' Africa?
Inviato: 01/12/2011, 18:40
Su questo forum e su Distanceplus sono aperte discussioni relative ai Team legati a marchio tecnico. sono sottolineati nomi di atleti italiani che vi fanno parte ed è evidente che le grandi aziende abbiano, anche in Italia, creato una movimentazione latente in tal senso.
Intendiamoci, nulla di strano sotto il cielo del trail, che è sport e condivide elementi logistici, organizzativi, economici e di promozione in auge praticamente in ogni disciplina.
da tempo si parla di evoluzione del trail e questo era ed è un passaggio inevitabile. Ci sono aspetti che però non sono ancora stati valutati e che forse caratterizzeranno un futuro non lontano.
Piu' ad ampio spettro vi sottopongo quanto segue. E' evidente l'esistenza di veri e propri team ma non si capisce se in effetti siano associazioni o società sportive con regolare iscrizione agli albi ed alle federazioni, dove per regolare si intende che i vari atleti abbiano una tessera (Fidal o equiparati, per l'Italia)con tale società.
In questo caso è evidente che le società loro di origine, ne traggano uno svantaggio evidente.
Discutendo con un presidente di una società che ha tesserato due tra il migliori trailers dell'ultradistanza, italiani, ho percepito la difficoltà che c'è nel rapportarsi con gli stessi, nel momento in cui sopraggiungono offerte di materiali e coperture spese per le gare, ovviamente insostenibili per la stragrande maggioranza delle società sportive autonome.
Si crea un contesto del tutto simile al movimento su strada ed in parte della corsa in montagna, dove i gruppi sportivi militari la fanno di gran lunga da padroni nel movimento, accaparrandosi i talenti migliori e spesso monoploizzando le classifiche. A quel punto le società "private" piu' forti economicamente e di blasone, iniziano una caccia al tesseramento straniero. Sempre piu' spesso atleti cheniani che dominano le corse su strada sul suolo italico, vestono casacche nostrane. Un esempio è l'Atletica Casone Noceto, che annoverà un nucleo ampissimo di magrebini di vertice.
Tenuto conto della relativa gioventu' del movimento trail e la sua crescente ampiezza di immagine, talvolta assecondata da premi in denaro, allora non è del tutto campata per aria l'ipotesi che, se i team tecnici cercano il monopolio del movimento, assicurandosi i servigi agonistici e tencici appunto, degli azzurri migliori, allora presto vedremo la Grande Africa avvicinarsi anche al trail ed all'ultratrail. A quel punto anche Kilian Jornet Burgada rischierebbe di trovare sulla sua strada vere e proprie macchine da corsa mosse da due gambe d'ebano.
Intendiamoci, nulla di strano sotto il cielo del trail, che è sport e condivide elementi logistici, organizzativi, economici e di promozione in auge praticamente in ogni disciplina.
da tempo si parla di evoluzione del trail e questo era ed è un passaggio inevitabile. Ci sono aspetti che però non sono ancora stati valutati e che forse caratterizzeranno un futuro non lontano.
Piu' ad ampio spettro vi sottopongo quanto segue. E' evidente l'esistenza di veri e propri team ma non si capisce se in effetti siano associazioni o società sportive con regolare iscrizione agli albi ed alle federazioni, dove per regolare si intende che i vari atleti abbiano una tessera (Fidal o equiparati, per l'Italia)con tale società.
In questo caso è evidente che le società loro di origine, ne traggano uno svantaggio evidente.
Discutendo con un presidente di una società che ha tesserato due tra il migliori trailers dell'ultradistanza, italiani, ho percepito la difficoltà che c'è nel rapportarsi con gli stessi, nel momento in cui sopraggiungono offerte di materiali e coperture spese per le gare, ovviamente insostenibili per la stragrande maggioranza delle società sportive autonome.
Si crea un contesto del tutto simile al movimento su strada ed in parte della corsa in montagna, dove i gruppi sportivi militari la fanno di gran lunga da padroni nel movimento, accaparrandosi i talenti migliori e spesso monoploizzando le classifiche. A quel punto le società "private" piu' forti economicamente e di blasone, iniziano una caccia al tesseramento straniero. Sempre piu' spesso atleti cheniani che dominano le corse su strada sul suolo italico, vestono casacche nostrane. Un esempio è l'Atletica Casone Noceto, che annoverà un nucleo ampissimo di magrebini di vertice.
Tenuto conto della relativa gioventu' del movimento trail e la sua crescente ampiezza di immagine, talvolta assecondata da premi in denaro, allora non è del tutto campata per aria l'ipotesi che, se i team tecnici cercano il monopolio del movimento, assicurandosi i servigi agonistici e tencici appunto, degli azzurri migliori, allora presto vedremo la Grande Africa avvicinarsi anche al trail ed all'ultratrail. A quel punto anche Kilian Jornet Burgada rischierebbe di trovare sulla sua strada vere e proprie macchine da corsa mosse da due gambe d'ebano.