Racconti 2008 - 2010
Inviato: 14/10/2010, 19:06
Forse non tutto è perduto... comincio dal primo, il resto a puntate... e se qualcuno aggiunge i suoi forse un pò di memoria la recuperiamo...
GRAN TRAIL VALDIGNE 2008
certamente non ironman, ma nemmeno tapascioni... semplicemente atleti...
gran trail valdigne, per me il primo su una distanza così lunga e con un dislivello così importante...
tempo all'inizio inclemente, partenza sotto una pioggerella fine ed insistente, ma con tutta courmayeur ad assistere alla sfilata per la via principale del centro e ad incoraggiarci con applausi e campanacci... prima salita al colle licony, la pioggetta va e viene, il monte bianco nascosto dalle nuvole, forse con il sole sarebbe più bello ma certamente anche più faticoso... si scollina dopo circa due ore, il mudanda sputacchiando mi passa via poco sotto mentre stringo i lacci delle scarpe, il tempo nel frattempo è migliorato, e lo spettacolo dall'altra parte del colle, con i ghiacciai in lontananza ed il lago sotto è mozzafiato... giù a scapicollo in val licony e poi traverso su carrareccia in costa, a tratti corribile, fino al primo ristoro di planaval, dove capiamo cosa vuol dire accoglienza ed organizzazione... il cielo ora si è aperto e il sole appare sulla seconda salita prima al colle e poi alla punta fetita, in basso si procede bene, in quota con qualche difficoltà... ma l'ambiente è impagabile, qui tutto è "grande": le montagne, i boschi, i torrenti, il rumore dell'acqua che ci accompagna un pò dappertutto, hanno una dimensione diversa dalle mie montagne orientali... dalla cima del fetita grande colpo d'occhio, titanciano e kapobecero se lo godono seduti sgranocchiando semi, io procedo lentamente sulla discesa sassosa senza forzare sulle ginocchia... siamo intorno al trentesimo e la fatica comincia a dar segno di sè, in una normale maratona sarebbe il momento di stringere i denti pensando al traguardo, qui no, c'è ancora l'eternità davanti,e allora lascio passare i più veloci e mi guardo attorno... fino a quando dalla cresta ci si infila nel bosco, su un morbido fondo di aghi di pino, e da dietro sopraggiungono dario e krom che vanno pianino anche loro, una chiacchiera tira l'altra, forse il ritmo aumenta anche un pò... e giù fino al magico borgo di charvaz, punto acqua, con i bambini che suonano le campane della cappella per incitare i corridori, e applausi e bravi da tutti, e giù ancora verso la salle, altro punto acqua all'interno di un borgo di sasso, altra gente che applaude... e avanti a mezza costa in falsopiano, si cammina, si prova a correre, ma siamo solo a mille metri qui, ovvio che si può correre, dai, e chi si ricorda che siamo al quarantesimo, che la maratona sarebbe finita qui col fiatone e le gambe a pezzi, e invece nonostante i dolorini strutturali tutto ancora gira... e nel frattempo su in alto si scurisce il cielo e si sente qualche tuono... morgex, sei del pomeriggio, primo vero ristoro da trail, seduti a tavola con un piatto di pasta, un quarto d'ora di tregua e nel frattempo ricomincia a piovere... si riparte, un tremito di freddo, ma sento che la sosta mi ha fatto bene e corro per scaldarmi, è incredibile, siamo al quarantaquattresimo e le gambe anche se un pò indolenzite dopo poco girano bene, il respiro ha il suo ritmo sotto la giusta pressione, comincio ad intuire che potrebbe andare avanti così all'infinito... nel frattempo si scatena il diluvio universale, fortunatamente siamo in basso e sotto il bosco, ma i primi in alto??... e sotto il diluvio transitiamo alle sette a pre st didier e cominciamo la salita all'arpy, camminando su sentiero fangoso prima e corricchiando su carrareccia poi, il ritmo è buono, spingo ancora bene e recupero qualche posizione... ristoro di arpy, il primo al chiuso, come al solito ogni ben di dio a disposizione, sbocconcello qua e là, indeciso se cambiarmi e vestirmi asciutto e più pesante o se continuare così... alla fine dopo poco mollo tutto e riparto subito, perchè il passo era buono e mi sento in forma, e dai che è ancora chiaro e forse si riesce ad arrivare al colle croce senza frontale... altro brivido di freddo alla partenza, tengo duro, dopo poco correndo passa, poi la strada si fa più ripida e si torna a camminare, fino al lago di arpy, verde brillante nell'ultima luce del giorno argentata dalle nuvole... e ancora su, il colle croce che non arriva mai, il buio sta scendendo e solo l'occhio abituato alla semioscurità mi consente di vedere il sentiero, piano piano il mondo si chiude su me stesso, gli equilibri e le sensazioni cambiano... poi finalmente il rumore di un generatore, qualche raffica di vento, ma allora ci siamo, scollino alle dieci di sera, la thuile sotto sembra ad un passo, sarebbe ora di tirare fuori la luce ma fa troppo freddo, meglio un pò più in basso dove c'è meno vento... e mi ritrovo solo, nel mio bozzolo di fredda luce a led, con l'intorno che improvvisamente si è spento, costretto a ripartire subito per non ghiacciarmi, solo in lontananza il rumore di un torrente e qualche goccia di pioggia in faccia... e riprendo il ritmo, raggiunto da un altro concorrente, chiedo se vuole passare, mi dice no il tuo ritmo mi va bene, e andiamo avanti, in silenzio dopo un paio di chiacchiere... abbiamo passato il sessantesimo e le dodici ore di corsa, non sono mai stato così a lungo sulle gambe e ragionevolmente sarebbe ora di fermarsi con le rotule in fiamme... eppure qualcosa mi spinge avanti, sarà la simbiosi con il compagno che sta dietro, il silenzio rotto solo dal rumore ritmato dei passi e dei bastoncini, il mondo che si è ristretto alla dimensione dell'alone delle frontali, il sudore che torna a sentirsi sulle tempie perchè in basso è più caldo... e le luci di la thuile a portata di mano, ingannatrici perchè manca ancora un pò, sentiero nel bosco, poi strada poderale, poi ancora sentiero ed infine l'asfalto, ci siamo, sono le undici, la discesa è stata veloce e a questo punto si può cominciare anche a fare due conti sul tempo finale... ristoro di la thuile, entro alle undici e dieci, mi do venti minuti di tempo, mi tolgo le cose bagnate di dosso, capelli d'angelo in brodo che se me li propone mia moglie glieli tiro in faccia, sono buonissimi e caldi, una banana, formaggio, pane, una maglia più pesante e asciutta, giacca a vento, frontale, il tempo è scaduto, ancora una coca cola e mezza arancia e via si parte... la thuile alle undici e mezza deserta, ancora una fine pioggerellina, i rari passanti ti dicono bravo, ancora quel brivido di freddo, i primi passi di corsa sull'asfalto in leggera discesa, le gambe che piano piano ricominciano a girare, e poi il sentiero fuori dal paese... di nuovo buio, salite a strappi alternate a falsopiano, passo e corsetta e bozzolo di luce e rumore forte di torrente... poi è strada asfaltata, non ripida e il ritmo si fa regolare, quasi ipnotico, efficente, veloce, quattro passi, una spinta di bastoni, un ciclo respiratorio, tre soli rumori nella testa e il sottofondo del torrente, l'energia c'è ancora tutta e piano piano i dolorini da fatica scompaiono... raggiungo un gruppetto e tiro dritto, qualcuno ne aprofitta e si mette a ruota, qualche taglio su sentiero, leggeri cambi di ritmo, ancora asfalto, poi carrareccia bianca, la pioggia si fa più intensa, dietro una curva youlaz, l'ultimo punto acqua, un the caldo, una coca, carico mezzo idrozaino, due parole con i volontari e via, solo nella notte... più avanti l'alone delle frontali del gruppetto che è partito prima di me, dietro a qualche centinaio di metri altri due, ma nel buio e nel rumore dei miei passi sono solo, di nuovo quello stato quasi ipnotico che potrebbe durare all'infinito... però ormai siamo in quota, il ritmo rallenta un pò, fa freddo e piove forte, in alto la luce sul colle dell'arp... tengo duro per un pò, pensando di tirare fuori guanti e berretto dopo aver scollinato, ma il vento e la pioggia sono troppo forti, le mani gelate e quindi poco sotto il colle sosta, rompere il ritmo, ripartire a fatica, con il passo che non ne vuole sapere di tornare a girare, forse anche perchè siamo così in alto, per fortuna ci siamo quasi... dopo poco un volontario imbaccuccato mi porge mezza tazza di the, i cinquemilaecento sono finiti e anche se mancano ancora dieci chilometri è un pò come essere arrivati, le due e cinque, posso farcela entro le diciotto ore e arrivare prima delle quattro... avanti giù, i primi tornantini su sentiero prima sassoso e poi su erba e fango, mani ghiacciate, pioggia battente e vento freddo, bastoncini puntati... a fatica accenno ad una corsetta, è più un passo saltellato su sentiero tecnico che è diventato un torrentello di fango, passi scivolati, passi affondati, un altro concorrente dietro che non vuole passare e si affida al mio ritmo, sono circa tre chilometri così, perdendo un bel pò di quota ma facendo poca strada... e poi alle due e quaranta la strada poderale, il pompiere al controllo che ti dice sì con la luce sono tre quarti d'ora, ma con il buio chissà, qui se vogliamo farcela bisogna correre, il compagno di prima se n'è già andato... e allora con ottanta chilometri nelle gambe uno non sa quanta energia può avere ancora dentro, e piano piano i passi cominciano a girare sempre più veloci, le ginocchia non le senti più, i sassi sotto le suole nemmeno, il trottino si fa efficace, l'aria torna a suonarti nelle orecchie, fa già meno freddo, senti di nuovo il sudore dentro la giacca... le luci di dolonne tra gli alberi, gli ultimi due chilometri di sentiero nel bosco, ancora qualche passaggio scivoloso di fango, le scarpe oramai zuppe, un alone di frontale poco avanti, piano piano sempre più vicino, uno più lento di me in discesa, lo passo, siamo in gara o no?... e quando manca circa un chilometro, quando già sento i bravo per quelli che stanno tagliando il traguardo, solo allora mi rendo conto di desiderare che sia finita, fino a prima non ci avevo mai pensato... e finalmente il ponte, l'asfalto, il traguardo in fondo alla strada, gli applausi, le braccia alzate, un dito al cielo, una lacrimuccia...
diciassette ore e cinquanta, e adesso...
una birra
GRAN TRAIL VALDIGNE 2008
certamente non ironman, ma nemmeno tapascioni... semplicemente atleti...
gran trail valdigne, per me il primo su una distanza così lunga e con un dislivello così importante...
tempo all'inizio inclemente, partenza sotto una pioggerella fine ed insistente, ma con tutta courmayeur ad assistere alla sfilata per la via principale del centro e ad incoraggiarci con applausi e campanacci... prima salita al colle licony, la pioggetta va e viene, il monte bianco nascosto dalle nuvole, forse con il sole sarebbe più bello ma certamente anche più faticoso... si scollina dopo circa due ore, il mudanda sputacchiando mi passa via poco sotto mentre stringo i lacci delle scarpe, il tempo nel frattempo è migliorato, e lo spettacolo dall'altra parte del colle, con i ghiacciai in lontananza ed il lago sotto è mozzafiato... giù a scapicollo in val licony e poi traverso su carrareccia in costa, a tratti corribile, fino al primo ristoro di planaval, dove capiamo cosa vuol dire accoglienza ed organizzazione... il cielo ora si è aperto e il sole appare sulla seconda salita prima al colle e poi alla punta fetita, in basso si procede bene, in quota con qualche difficoltà... ma l'ambiente è impagabile, qui tutto è "grande": le montagne, i boschi, i torrenti, il rumore dell'acqua che ci accompagna un pò dappertutto, hanno una dimensione diversa dalle mie montagne orientali... dalla cima del fetita grande colpo d'occhio, titanciano e kapobecero se lo godono seduti sgranocchiando semi, io procedo lentamente sulla discesa sassosa senza forzare sulle ginocchia... siamo intorno al trentesimo e la fatica comincia a dar segno di sè, in una normale maratona sarebbe il momento di stringere i denti pensando al traguardo, qui no, c'è ancora l'eternità davanti,e allora lascio passare i più veloci e mi guardo attorno... fino a quando dalla cresta ci si infila nel bosco, su un morbido fondo di aghi di pino, e da dietro sopraggiungono dario e krom che vanno pianino anche loro, una chiacchiera tira l'altra, forse il ritmo aumenta anche un pò... e giù fino al magico borgo di charvaz, punto acqua, con i bambini che suonano le campane della cappella per incitare i corridori, e applausi e bravi da tutti, e giù ancora verso la salle, altro punto acqua all'interno di un borgo di sasso, altra gente che applaude... e avanti a mezza costa in falsopiano, si cammina, si prova a correre, ma siamo solo a mille metri qui, ovvio che si può correre, dai, e chi si ricorda che siamo al quarantesimo, che la maratona sarebbe finita qui col fiatone e le gambe a pezzi, e invece nonostante i dolorini strutturali tutto ancora gira... e nel frattempo su in alto si scurisce il cielo e si sente qualche tuono... morgex, sei del pomeriggio, primo vero ristoro da trail, seduti a tavola con un piatto di pasta, un quarto d'ora di tregua e nel frattempo ricomincia a piovere... si riparte, un tremito di freddo, ma sento che la sosta mi ha fatto bene e corro per scaldarmi, è incredibile, siamo al quarantaquattresimo e le gambe anche se un pò indolenzite dopo poco girano bene, il respiro ha il suo ritmo sotto la giusta pressione, comincio ad intuire che potrebbe andare avanti così all'infinito... nel frattempo si scatena il diluvio universale, fortunatamente siamo in basso e sotto il bosco, ma i primi in alto??... e sotto il diluvio transitiamo alle sette a pre st didier e cominciamo la salita all'arpy, camminando su sentiero fangoso prima e corricchiando su carrareccia poi, il ritmo è buono, spingo ancora bene e recupero qualche posizione... ristoro di arpy, il primo al chiuso, come al solito ogni ben di dio a disposizione, sbocconcello qua e là, indeciso se cambiarmi e vestirmi asciutto e più pesante o se continuare così... alla fine dopo poco mollo tutto e riparto subito, perchè il passo era buono e mi sento in forma, e dai che è ancora chiaro e forse si riesce ad arrivare al colle croce senza frontale... altro brivido di freddo alla partenza, tengo duro, dopo poco correndo passa, poi la strada si fa più ripida e si torna a camminare, fino al lago di arpy, verde brillante nell'ultima luce del giorno argentata dalle nuvole... e ancora su, il colle croce che non arriva mai, il buio sta scendendo e solo l'occhio abituato alla semioscurità mi consente di vedere il sentiero, piano piano il mondo si chiude su me stesso, gli equilibri e le sensazioni cambiano... poi finalmente il rumore di un generatore, qualche raffica di vento, ma allora ci siamo, scollino alle dieci di sera, la thuile sotto sembra ad un passo, sarebbe ora di tirare fuori la luce ma fa troppo freddo, meglio un pò più in basso dove c'è meno vento... e mi ritrovo solo, nel mio bozzolo di fredda luce a led, con l'intorno che improvvisamente si è spento, costretto a ripartire subito per non ghiacciarmi, solo in lontananza il rumore di un torrente e qualche goccia di pioggia in faccia... e riprendo il ritmo, raggiunto da un altro concorrente, chiedo se vuole passare, mi dice no il tuo ritmo mi va bene, e andiamo avanti, in silenzio dopo un paio di chiacchiere... abbiamo passato il sessantesimo e le dodici ore di corsa, non sono mai stato così a lungo sulle gambe e ragionevolmente sarebbe ora di fermarsi con le rotule in fiamme... eppure qualcosa mi spinge avanti, sarà la simbiosi con il compagno che sta dietro, il silenzio rotto solo dal rumore ritmato dei passi e dei bastoncini, il mondo che si è ristretto alla dimensione dell'alone delle frontali, il sudore che torna a sentirsi sulle tempie perchè in basso è più caldo... e le luci di la thuile a portata di mano, ingannatrici perchè manca ancora un pò, sentiero nel bosco, poi strada poderale, poi ancora sentiero ed infine l'asfalto, ci siamo, sono le undici, la discesa è stata veloce e a questo punto si può cominciare anche a fare due conti sul tempo finale... ristoro di la thuile, entro alle undici e dieci, mi do venti minuti di tempo, mi tolgo le cose bagnate di dosso, capelli d'angelo in brodo che se me li propone mia moglie glieli tiro in faccia, sono buonissimi e caldi, una banana, formaggio, pane, una maglia più pesante e asciutta, giacca a vento, frontale, il tempo è scaduto, ancora una coca cola e mezza arancia e via si parte... la thuile alle undici e mezza deserta, ancora una fine pioggerellina, i rari passanti ti dicono bravo, ancora quel brivido di freddo, i primi passi di corsa sull'asfalto in leggera discesa, le gambe che piano piano ricominciano a girare, e poi il sentiero fuori dal paese... di nuovo buio, salite a strappi alternate a falsopiano, passo e corsetta e bozzolo di luce e rumore forte di torrente... poi è strada asfaltata, non ripida e il ritmo si fa regolare, quasi ipnotico, efficente, veloce, quattro passi, una spinta di bastoni, un ciclo respiratorio, tre soli rumori nella testa e il sottofondo del torrente, l'energia c'è ancora tutta e piano piano i dolorini da fatica scompaiono... raggiungo un gruppetto e tiro dritto, qualcuno ne aprofitta e si mette a ruota, qualche taglio su sentiero, leggeri cambi di ritmo, ancora asfalto, poi carrareccia bianca, la pioggia si fa più intensa, dietro una curva youlaz, l'ultimo punto acqua, un the caldo, una coca, carico mezzo idrozaino, due parole con i volontari e via, solo nella notte... più avanti l'alone delle frontali del gruppetto che è partito prima di me, dietro a qualche centinaio di metri altri due, ma nel buio e nel rumore dei miei passi sono solo, di nuovo quello stato quasi ipnotico che potrebbe durare all'infinito... però ormai siamo in quota, il ritmo rallenta un pò, fa freddo e piove forte, in alto la luce sul colle dell'arp... tengo duro per un pò, pensando di tirare fuori guanti e berretto dopo aver scollinato, ma il vento e la pioggia sono troppo forti, le mani gelate e quindi poco sotto il colle sosta, rompere il ritmo, ripartire a fatica, con il passo che non ne vuole sapere di tornare a girare, forse anche perchè siamo così in alto, per fortuna ci siamo quasi... dopo poco un volontario imbaccuccato mi porge mezza tazza di the, i cinquemilaecento sono finiti e anche se mancano ancora dieci chilometri è un pò come essere arrivati, le due e cinque, posso farcela entro le diciotto ore e arrivare prima delle quattro... avanti giù, i primi tornantini su sentiero prima sassoso e poi su erba e fango, mani ghiacciate, pioggia battente e vento freddo, bastoncini puntati... a fatica accenno ad una corsetta, è più un passo saltellato su sentiero tecnico che è diventato un torrentello di fango, passi scivolati, passi affondati, un altro concorrente dietro che non vuole passare e si affida al mio ritmo, sono circa tre chilometri così, perdendo un bel pò di quota ma facendo poca strada... e poi alle due e quaranta la strada poderale, il pompiere al controllo che ti dice sì con la luce sono tre quarti d'ora, ma con il buio chissà, qui se vogliamo farcela bisogna correre, il compagno di prima se n'è già andato... e allora con ottanta chilometri nelle gambe uno non sa quanta energia può avere ancora dentro, e piano piano i passi cominciano a girare sempre più veloci, le ginocchia non le senti più, i sassi sotto le suole nemmeno, il trottino si fa efficace, l'aria torna a suonarti nelle orecchie, fa già meno freddo, senti di nuovo il sudore dentro la giacca... le luci di dolonne tra gli alberi, gli ultimi due chilometri di sentiero nel bosco, ancora qualche passaggio scivoloso di fango, le scarpe oramai zuppe, un alone di frontale poco avanti, piano piano sempre più vicino, uno più lento di me in discesa, lo passo, siamo in gara o no?... e quando manca circa un chilometro, quando già sento i bravo per quelli che stanno tagliando il traguardo, solo allora mi rendo conto di desiderare che sia finita, fino a prima non ci avevo mai pensato... e finalmente il ponte, l'asfalto, il traguardo in fondo alla strada, gli applausi, le braccia alzate, un dito al cielo, una lacrimuccia...
diciassette ore e cinquanta, e adesso...
una birra
