A volte basta poco
Inviato: 11/04/2013, 14:10
Ieri sera, dopo il lavoro, decido di concedermi un giro di allenamento in collina, su quella di Superga, quindi non una collina qualsiasi per noi di Torino. E' uno di quei luoghi magici, maestosi che associ al concetto di "casa", quando torni da un viaggio e spunta il cupolone illuminato all'orizzonte sai che manca poco, ancora qualche decina di chilometri e sarai arrivato.
Attacco il giro da San Mauro, e mi trovo a fronteggiare una salita da fare a piedi dopo appena dieci minuti di corsa: la faccio correndo, tanto mi sto solo allenando, vale tutto. Un paio di stop & go per far tornare i battiti a livelli sopportabili e via, oggi non si fanno sconti. Il cuore mi esplode in petto ma le gambe viaggiano, c'è persino un po' di sole che filtra fra gli alberi ed è la prima uscita che faccio in pantaloncini e maglietta da diversi mesi a questa parte. La fatica falsa un po' la percezione, ma pur smadonnando il giusto per riuscire a tenere alto il ritmo comincio a sentire che qualcosa "gira" più del solito. Affronto il famigerato "Senté dle pere", il Sentiero delle Pietre, che prima o poi immortalerò e spedirò a ST per le rubriche sull'allenamento alla voce "Propriocettività Estrema". A rendere più saporito il tutto, un bel po' di acqua di scolo delle piogge dei giorni precedenti rende il fondo e le pietre dannatamente infidi.
Finita la parte di salita cattiva, cominciano una serie di sali-scendi su singletrack a dir poco meravigliosi: il sottobosco si sta svegliando, il verde comincia a spuntare un po' ovunque, le primule e gli altri fiori di inizio primavera donano un po' di colore allo scenario, e mentre mi inerpico verso Superga mi ricordano che l'inverno è davvero finito. Santo cielo, era ora...
Arrivo alla fine della parte di sentiero che conosco: da qui in poi sarà tutto da decidere "a vista" fino al bivio che mi riporterà sul lungo Po', diversi km più avanti.
E allora, via.
Come un bambino, ma davvero: stringo i lacci alle Ascend, mi infilo il buff per levarmi i capelli dagli occhi e via.
La mezz'ora che è seguita non la so raccontare, non ho le doti necessarie per rendere giustizia alla perfezione di quegli istanti. Sentirsi così bene, percepire la perfezione pura, intatta, di un momento che stenta a concludersi, che indugia come un lungo respiro. Corro, corro e corro ancora, ma mi sembra di non faticare nemmeno: il respiro è intenso ma regolare, le gambe spingono, i piedi lavorano su appoggi diversi ad ogni passo e tutto il mio corpo è orientato alla velocità e all'equilibrio. Economizzo ogni movimento, non riesco nemmeno a pensare. Sono nel "flow"? Può essere, non so nemmeno se voglio dare un nome a questa sensazione.
Io la chiamo felicità.
Arrivo al bivio che mi riporterà sul sentiero che conosco, ma che non percorro da un po' per cui in realtà la scoperta continua. E' una bella discesa tecnica, tosta, molto ripida e su fondo difficile. Incontro un di tutto: pietre smosse dalla pioggia, radici esposte, sottobosco smosso dall'inverno e anche un centinaio di metri di fango D.O.C. sul quale faccio surf cercando di non ammazzarmi.
Quando arrivo sul lungo Po, di nuovo nella civiltà, sono pieno di fango e le endorfine mi escono pure dalle orecchie.
Da qui sono pochi km fino all'auto, lasciata strategicamente nel centro di San Mauro. Mentre corro sulla ciclabile, incrocio lo sguardo di un bambino che corre e ci sorridiamo: penso che lui abbia capito meglio di chiunque altro lì attorno come mi sentissi in quel momento. Non vedo l'ora di tornare a casa, mi sento completo.
Alla fine saranno solo una decina di km, forse qualcosa di più, percorsi in un'oretta in un giorno lavorativo qualunque, dopo aver staccato tutte le spine possibili per dedicarmi un po' di tempo di qualità correndo sui sentieri dietro casa, nulla di esotico, nessuna gare e nemmeno un TA da condivedere con nuovi amici. Niente di ché, dopotutto.
Ma a volta basta davvero poco, per essere felici.
A.
Attacco il giro da San Mauro, e mi trovo a fronteggiare una salita da fare a piedi dopo appena dieci minuti di corsa: la faccio correndo, tanto mi sto solo allenando, vale tutto. Un paio di stop & go per far tornare i battiti a livelli sopportabili e via, oggi non si fanno sconti. Il cuore mi esplode in petto ma le gambe viaggiano, c'è persino un po' di sole che filtra fra gli alberi ed è la prima uscita che faccio in pantaloncini e maglietta da diversi mesi a questa parte. La fatica falsa un po' la percezione, ma pur smadonnando il giusto per riuscire a tenere alto il ritmo comincio a sentire che qualcosa "gira" più del solito. Affronto il famigerato "Senté dle pere", il Sentiero delle Pietre, che prima o poi immortalerò e spedirò a ST per le rubriche sull'allenamento alla voce "Propriocettività Estrema". A rendere più saporito il tutto, un bel po' di acqua di scolo delle piogge dei giorni precedenti rende il fondo e le pietre dannatamente infidi.
Finita la parte di salita cattiva, cominciano una serie di sali-scendi su singletrack a dir poco meravigliosi: il sottobosco si sta svegliando, il verde comincia a spuntare un po' ovunque, le primule e gli altri fiori di inizio primavera donano un po' di colore allo scenario, e mentre mi inerpico verso Superga mi ricordano che l'inverno è davvero finito. Santo cielo, era ora...
Arrivo alla fine della parte di sentiero che conosco: da qui in poi sarà tutto da decidere "a vista" fino al bivio che mi riporterà sul lungo Po', diversi km più avanti.
E allora, via.
Come un bambino, ma davvero: stringo i lacci alle Ascend, mi infilo il buff per levarmi i capelli dagli occhi e via.
La mezz'ora che è seguita non la so raccontare, non ho le doti necessarie per rendere giustizia alla perfezione di quegli istanti. Sentirsi così bene, percepire la perfezione pura, intatta, di un momento che stenta a concludersi, che indugia come un lungo respiro. Corro, corro e corro ancora, ma mi sembra di non faticare nemmeno: il respiro è intenso ma regolare, le gambe spingono, i piedi lavorano su appoggi diversi ad ogni passo e tutto il mio corpo è orientato alla velocità e all'equilibrio. Economizzo ogni movimento, non riesco nemmeno a pensare. Sono nel "flow"? Può essere, non so nemmeno se voglio dare un nome a questa sensazione.
Io la chiamo felicità.
Arrivo al bivio che mi riporterà sul sentiero che conosco, ma che non percorro da un po' per cui in realtà la scoperta continua. E' una bella discesa tecnica, tosta, molto ripida e su fondo difficile. Incontro un di tutto: pietre smosse dalla pioggia, radici esposte, sottobosco smosso dall'inverno e anche un centinaio di metri di fango D.O.C. sul quale faccio surf cercando di non ammazzarmi.
Quando arrivo sul lungo Po, di nuovo nella civiltà, sono pieno di fango e le endorfine mi escono pure dalle orecchie.
Da qui sono pochi km fino all'auto, lasciata strategicamente nel centro di San Mauro. Mentre corro sulla ciclabile, incrocio lo sguardo di un bambino che corre e ci sorridiamo: penso che lui abbia capito meglio di chiunque altro lì attorno come mi sentissi in quel momento. Non vedo l'ora di tornare a casa, mi sento completo.
Alla fine saranno solo una decina di km, forse qualcosa di più, percorsi in un'oretta in un giorno lavorativo qualunque, dopo aver staccato tutte le spine possibili per dedicarmi un po' di tempo di qualità correndo sui sentieri dietro casa, nulla di esotico, nessuna gare e nemmeno un TA da condivedere con nuovi amici. Niente di ché, dopotutto.
Ma a volta basta davvero poco, per essere felici.
A.