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La mia Maremontana, tempo dopo

Inviato: 14/05/2013, 16:57
da NoTrail
E' passato un po' di tempo da quel maledetto week-end di fine marzo, quello della Maremontana 2013.
Ieri, mentre ero in giro per i sentieri delle mie colline, ripensavo a quello che è successo, a quante parole siano state spese a riguardo, più o meno a sproposito, ed è emersa una sensazione amara.
Abbiamo imparato la lezione? C'era poi qualche lezione da imparare, in fondo?
Che la montagna è pericolosa lo sappiamo tutti noi che, lenti o veloci, correndo o camminando, sulle Alpi passiamo il nostro appassionato tempo libero. Cerchiamo tutti qualcosa, chi riscatto, chi realizzazione, chi un po' di semplice e spensierato divertimento, e siamo mediamente molto più preparati ed esperti della maggior parte degli escursionisti che si incontrano sui sentieri.

No, noi non siamo al sicuro.
Non lo siamo in auto, andando al lavoro, figuriamoci correndo su sentieri in montagna, magari esposti
alle incazzature del meteo.

La Maremontana doveva essere la mia prima "lunga".
Doveva, ma non lo è stata.

Quando mi sono ritirato, deviando sul percorso della corta, mi sentivo letteralmente a pezzi. Sconfitto, deluso, debole. Mi sono fatto un sacco di domande in quei chilometri di discesa che mi hanno ricondotto a Toirano, anche mentre mi fermavo per tentare di riporre i bastoncini nello zainetto, non riuscendo ad aprire il bloccante degli spallacci tanto avevo ancora le dita intirizzite. Come se non bastasse, ero stanco morto: tutto il fango, il freddo e quel dannato vento ghiacciato trovato in alto mi avevano preso a ceffoni e stavo accusando il colpo. Raramente, facendo sport, mi sono sentito così abbattuto. La serenità di aver fatto la scelta giusta è arrivata dopo, parecchio dopo, ed è stata un sollievo, certo, ma non ero sicuro che l'avrei ritrovata.

Le settimane si sono susseguite, è passata molta acqua sotto i ponti e, meteo piacendo, sabato sarò di nuovo sulla linea di partenza di una lunga: ci riprovo, la voglia di riscatto è parecchia, ma se mi guardo dentro mi rendo conto di non essere tanto diverso dall'Andrea che è partito quella mattina a Loano. Quello che rimane intatto, che difendo da me stesso prima che da chiunque altro, è lo spirito con cui mi vado a piazzare su quella linea di partenza, sereno e un po' romantico, con il sorriso sulle labbra, nonostante tutto.

Un amico trailer mi chiedeva giusto stamattina dove stia, secondo me, il senso del nostro fare trail: così, di getto, gli ho risposto che correndo per sentieri cerco me stesso, e ogni tanto trovo anche qualcosa. Non so cosa cercasse Paolo, ma leggere "L'Urlo" di questo mese su ST mi ha fatto riflettere. Il mio scrivere così, di getto, dopo la Maremontana non credo sia stata un'esaltazione dell'ego, quanto piuttosto un modo per esorcizzare la paura, per condividere un dolore profondo.
Non tanto un cercare i colpevoli quanto piuttosto uno scovare gli errori, per appuntarsi mentalmente le cose da non fare, le stupidaggini da non ripetere in nessun caso, come quando qualche alpinista muore in montagna e si cerca sempre di ricondurre l'evento a qualche errore umano, perché gli errori si possono studiare, prevenire. Possiamo dire a noi
stessi "Eh ma vedi, ha sbagliato, poveraccio! Io non avrei agito così, io mi sarei salvato!", sapendo che ci stiamo solo prendendo in giro, perché siamo molto meno prudenti e perfetti di quanto non ci piaccia pensare di essere.

Con un po' di ritardo, penso oggi a quel papà, quel trailer, chiedendomi cosa avrei voluto leggere sui forum se fossi stata sua moglie.
E un po' mi pento di non aver scritto, quel dannato lunedì, un post diverso.
Ciao Paolo, Sabato cercherò di essere finisher anche per te.

A.

Re: La mia Maremontana, tempo dopo

Inviato: 14/05/2013, 17:26
da andin
NoTrail ha scritto:E' passato un po' di tempo da quel maledetto week-end di fine marzo, quello della Maremontana 2013.
Ieri, mentre ero in giro per i sentieri delle mie colline, ripensavo a quello che è successo, a quante parole siano state spese a riguardo, più o meno a sproposito, ed è emersa una sensazione amara.
Abbiamo imparato la lezione? C'era poi qualche lezione da imparare, in fondo?
Che la montagna è pericolosa lo sappiamo tutti noi che, lenti o veloci, correndo o camminando, sulle Alpi passiamo il nostro appassionato tempo libero. Cerchiamo tutti qualcosa, chi riscatto, chi realizzazione, chi un po' di semplice e spensierato divertimento, e siamo mediamente molto più preparati ed esperti della maggior parte degli escursionisti che si incontrano sui sentieri.

No, noi non siamo al sicuro.
Non lo siamo in auto, andando al lavoro, figuriamoci correndo su sentieri in montagna, magari esposti
alle incazzature del meteo.

La Maremontana doveva essere la mia prima "lunga".
Doveva, ma non lo è stata.

Quando mi sono ritirato, deviando sul percorso della corta, mi sentivo letteralmente a pezzi. Sconfitto, deluso, debole. Mi sono fatto un sacco di domande in quei chilometri di discesa che mi hanno ricondotto a Toirano, anche mentre mi fermavo per tentare di riporre i bastoncini nello zainetto, non riuscendo ad aprire il bloccante degli spallacci tanto avevo ancora le dita intirizzite. Come se non bastasse, ero stanco morto: tutto il fango, il freddo e quel dannato vento ghiacciato trovato in alto mi avevano preso a ceffoni e stavo accusando il colpo. Raramente, facendo sport, mi sono sentito così abbattuto. La serenità di aver fatto la scelta giusta è arrivata dopo, parecchio dopo, ed è stata un sollievo, certo, ma non ero sicuro che l'avrei ritrovata.

Le settimane si sono susseguite, è passata molta acqua sotto i ponti e, meteo piacendo, sabato sarò di nuovo sulla linea di partenza di una lunga: ci riprovo, la voglia di riscatto è parecchia, ma se mi guardo dentro mi rendo conto di non essere tanto diverso dall'Andrea che è partito quella mattina a Loano. Quello che rimane intatto, che difendo da me stesso prima che da chiunque altro, è lo spirito con cui mi vado a piazzare su quella linea di partenza, sereno e un po' romantico, con il sorriso sulle labbra, nonostante tutto.

Un amico trailer mi chiedeva giusto stamattina dove stia, secondo me, il senso del nostro fare trail: così, di getto, gli ho risposto che correndo per sentieri cerco me stesso, e ogni tanto trovo anche qualcosa. Non so cosa cercasse Paolo, ma leggere "L'Urlo" di questo mese su ST mi ha fatto riflettere. Il mio scrivere così, di getto, dopo la Maremontana non credo sia stata un'esaltazione dell'ego, quanto piuttosto un modo per esorcizzare la paura, per condividere un dolore profondo.
Non tanto un cercare i colpevoli quanto piuttosto uno scovare gli errori, per appuntarsi mentalmente le cose da non fare, le stupidaggini da non ripetere in nessun caso, come quando qualche alpinista muore in montagna e si cerca sempre di ricondurre l'evento a qualche errore umano, perché gli errori si possono studiare, prevenire. Possiamo dire a noi
stessi "Eh ma vedi, ha sbagliato, poveraccio! Io non avrei agito così, io mi sarei salvato!", sapendo che ci stiamo solo prendendo in giro, perché siamo molto meno prudenti e perfetti di quanto non ci piaccia pensare di essere.

Con un po' di ritardo, penso oggi a quel papà, quel trailer, chiedendomi cosa avrei voluto leggere sui forum se fossi stata sua moglie.
E un po' mi pento di non aver scritto, quel dannato lunedì, un post diverso.
Ciao Paolo, Sabato cercherò di essere finisher anche per te.

A.
Quoto e non c'è proprio niente da aggiungere, imho.

Grazie NoTrail.

Re: La mia Maremontana, tempo dopo

Inviato: 15/05/2013, 13:27
da Gaggio
Di fronte a certi incidenti, è umano cercare spiegazioni che diano un senso a quanto accaduto, il chiedersi se si poteva fare qualcosa per evitare il verificarsi di certi eventi.
Non devi rimproverati niente.