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Giro del Confinale (SO) 18.08.2013

Inviato: 21/08/2013, 20:12
da biglux
Stamattina sveglia presto con tazza di thè e partenza in moto alla volta di Niblogo (frazione di Valfurva alle porte della Val Zebrù a 1600 m) con cielo sereno ma forte umidità e freschetto. L'idea è compiere il Giro del Confinale in senso antiorario: ho stimato circa 40 km con dislivello intorno ai 2000m+. Dopo un caffè al bar del parcheggio, parto intorno alle h. 8 subito con gambe pesanti e inchiodate, retaggio da una due giorni in moto in Tirolo con alimentazione da "unni" (würstel, crauti, stinchi, birre, ecc.). Dopo meno di 1 km inizia subito la salita, prima dolce poi via via più "cattiva" in direzione di Pradaccio, Serigheccio fino alle Baite Cavallaro a circa 2250 m. Da qui inizia un lungo saliscendi a mezza costa nel bosco (il cielo si è in parte rannuvolato, sono all'ombra e fa abbastanza freddo) che si sviluppa sul versante meridionale del Monte Confinale e tocca le baite di Confinale di sopra (2288 m) e l'agriturismo Ables (2233 m). Il panorama verso sud è dominato dal Sobretta (3296 m) e dal Vallecetta (3148 m) che dominano rispettivamente i comprensori sciistici di S. Caterina Valfurva e di Bormio. A est il Tresero (3602 m), cima famosa tra gli scialpinisti, incombe sull'abitato di S. Caterina. Frequentissimi sono gli incontri con mucche e capre al pascolo. Inizio a incrociare qualche escursionista diretto verso il lago della Manzina e la vetta del monte Confinale (3370 m) o la vicina Cima della Manzina (3318 m), montagne che dominano il gruppo montuoso che sto "circumnavigando". Poco sopra il Rifugio "Ghiacciaio dei Forni" (2176 m), il sentiero abbandona la Valle dei Forni con il suo maestoso ghiacciaio, terreno di "gioco" per gli scialpinisti di mezzo mondo, e piega deciso verso nord in Val Cedec, passando anche tra alcuni appostamenti e trincee diroccate risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Questa è anche la seconda salita della giornata e passerò da circa 2250 m ai 3001 m del Passo di Zebrù nord con un bel sentiero aperto con vedute magnifiche sul monte Pasquale (3553 m) a est e sua maestà il Gran Zebrù (3851 m) a nord (che però oggi rimarrà avvolto tra le nuvole). Lo stesso tratto di sentiero l'ho percorso in senso inverso nel 2010 in occasione della bellissima skyrace "Ortles-Cevedale" (25.9 km, 1035m+), che purtroppo ormai manca da due anni per problemi organizzativi/economici. In lontananza scorgo il Rifugio "Pizzini" (2700 m), che incontrerò sulla mia strada in direzione del Passo di Zebrù nord e, all'altezza del Passo Cevedale, il Rifugio "Casati" (3269 m), punto di partenza per le salite al Gran Zebrù e al Cevedale (3779 m). In poco più di 3 ore e circa 20 km arrivo al Rifugio Pizzini: prima di partire avrei giurato che mi sarei dovuto fermare qui per reintegrare le scorte energetiche, ma questa mattina sto sperimentando il beverone letto su questo forum e adottato da qualcuno (camel bag con acqua, zucchero, sale e mezzo limone) e devo dire che sta funzionando, visto che non ho i soliti cali energetici con relative crisi, nonostante sia riuscito a correre tutto il percorso fino a qui. La salita al Passo Zebrù nord è veramente tosta e inizio a sentire la quota, ma riesco a raggiungerlo in tempi relativamente brevi sorpassando qualche escursionista, chino sotto il peso di grossi zaini (sono leggero col mio 5 l!). La discesa successiva in Val Zebrù è abbastanza tecnica, ripida con fondo sassoso e terroso e qualche nevaio abbastanza agevole da attraversare. Ci sono anche brevi tratti attrezzati e l'ambiente mi ricorda per certi versi il mitico Sentiero Roma nel tratto dalla Bocchetta Roma al Passo del Cameraccio. Il single track si sviluppa in parte su terreno sassoso/ghiaioso che stanca parecchio le gambe e la mente, con una continua concentrazione nel cercare gli appoggi migliori. Dopo un lungo tratto in discesa dove perdo poco più di 400 m, inizia la lunga, ripida e ultima salita (“infinita” a questo punto del percorso, dopo circa 25 km e oltre 4 ore nelle gambe) verso il Rifugio "V Alpini" (avrei potuto continuare la discesa verso la Val Zebrù, ma sono curioso di visitare anche questo angolo del Parco Nazionale dello Stelvio che mi manca), che raggiungo su pietraia e numerosi tornanti dopo circa 4h40' e 27 km dalla partenza. Stanco del gusto lievemente dolciastro del beverone energetico, ne approfitto per una pausa di 20' dove mi bevo una bella birra media, mi mangio una barretta, faccio una telefonata a casa e compro una bella t-shirt ricordo del rifugio. Riparto ripercorrendo parte della salita nella Valle Rin Marè in direzione Baita del Pastore, lungo una discesa prima pietrosa e comunque ripida, che massacra impietosamente i miei quadricipiti. Quando il percorso spiana leggermente riesco a godermi anche i paesaggi circostanti e scattare qualche foto del versante settentrionale del Confinale, della Cima della Manzina e delle Cime dei Forni (3420 m) con delle belle cascate che nascono dalle vedrette dei Castelli e di Forà. Verso nord incombe la mole del monte Cristallo (3431 m) e la Cima di Reit (3075 m), montagna cara ai bormini. Gli ultimi km scorrono abbastanza velocemnte in leggera discesa, passando il rifugio Campo (1980 m) e le baite di Zebrù di Dentro e di Fuori. Raggiungo il parcheggio di Niblogo dopo poco meno di 6 ore, circa 40 km e 2000m+. Consiglio questo splendido percorso per la splendida natura attraversata del Parco dello Stelvio (possibilità di avvistare cervi, camosci, stambecchi, aquile reali e gipeti), l'ambiente maestoso dei ghiacciai e delle cime del gruppo dell'Ortles Cevedale, la bellissima Val Zebrù e la varietà di percorsi!
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