Traduzione di Maurizio Scilla
Durante la settimana dell’UTMB Mont-Blanc, giovedì 27 agosto Ultra Sports Science ha tenuto a Chamonix una conferenza incentrata sulla salute delle donne negli sport di endurance e di ultra-endurance. La mattinata ha segnato anche il lancio di un ambizioso programma di ricerca internazionale volto a migliorare la comprensione delle esigenze fisiologiche e mediche delle atlete e a contribuire a rendere gli sport di ultra-endurance più sicuri e sostenibili.
La partecipazione delle donne alle gare di trail running e ultra-trail continua a crescere in tutto il mondo. Tuttavia, le conoscenze scientifiche relative alle esigenze specifiche delle donne in materia di salute nelle discipline di resistenza estrema rimangono limitate.
Per colmare questa lacuna, Ultra Sports Science, in collaborazione con BloomUp e con il sostegno del Gruppo UTMB, ha lanciato “The Ultra Sports Health Lab”, un programma internazionale dedicato alla salute delle donne negli sport di ultra-resistenza. Il suo obiettivo è quello di acquisire una comprensione più chiara delle problematiche specifiche affrontate dalle atlete, combinando ricerca scientifica, monitoraggio medico in condizioni reali e studi di laboratorio.
Il progetto ha raggiunto un nuovo traguardo nel 2026 con il suo lancio in occasione dell’HOKA UTMB® Mont-Blanc 2026.
Un “laboratorio a cielo aperto” per la salute delle donne
Il programma attingerà alle informazioni provenienti dai principali eventi internazionali di ultra-endurance, tra cui l’HOKA UTMB Mont-Blanc, per raccogliere dati da un gruppo eterogeneo e rappresentativo di atlete.
La ricerca verterà sulla salute mestruale e l’amenorrea, la carenza energetica relativa nello sport (RED-S), la salute ormonale e ossea, la salute durante la gravidanza e il post-parto, la menopausa, l’idratazione e i disturbi gastrointestinali, nonché la salute mentale.
L’approccio combinerà il monitoraggio medico in loco, questionari clinici, studi di laboratorio fisiologici e ormonali e la collaborazione con ricercatori ed esperti internazionali.

Un convegno scientifico dedicato alla salute delle donne
Il convegno “Il futuro della salute delle donne nello sport”, tenutosi a Chamonix, ha riunito ricercatori, medici, operatori sanitari e rappresentanti del settore sportivo per discutere delle principali problematiche che incidono sulla salute delle donne nelle discipline di resistenza.
Il professor Volker Scheer ha aperto i lavori con una presentazione sulla salute mentale, argomento ancora tabù nel mondo dello sport nonostante il suo noto impatto sugli atleti, in particolare su quelli che competono ai massimi livelli. Eppure sono pochissimi gli studi che hanno approfondito la questione: ne sono stati individuati solo 11.
Negli ultimi dieci anni tali studi hanno evidenziato un aumento dei disturbi di salute mentale tra le ultra-runner, tra cui la dipendenza dall’esercizio fisico e i disturbi alimentari. Depressione, pensieri suicidi, burnout e ansia sono tra gli altri segnali di una salute mentale compromessa.
Uno studio del 2025 condotto su 601 trailer, uomini e donne, ha rilevato che un terzo presentava sintomi di depressione. All’interno del campione, le donne erano due volte più soggette degli uomini a soffrire di depressione grave (16,7% contro 8,2%). Le donne presentavano inoltre tassi più elevati di ansia grave (1,2 volte il tasso riscontrato negli uomini), disturbi del sonno (32,9% contro 26,4%) e disturbi alimentari (36,9% contro 23%). I risultati relativi al sonno potrebbero essere collegati al frequente consumo di caffeina presente nelle bevande energetiche assunte dai trailer. Anche l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) era tre volte più diffuso rispetto alla popolazione generale, forse perché lo sport offre un modo per incanalare l’iperattività. Le donne sembravano inoltre più inclini degli uomini a sviluppare dipendenza dall’esercizio fisico (25,7% contro 13,7%).
Il professor Scheer ha inoltre sottolineato l’importanza di affrontare questi sintomi, che possono chiaramente influire sulla vita sociale degli atleti e aumentare il rischio di infortuni. Nel contesto della depressione, l’ultra-trail può essere utilizzato come forma di automedicazione, con la sofferenza accettata come parte integrante dello sport anche quando aggrava ulteriormente il problema di fondo. Ciò sottolinea la necessità di un’educazione sui sintomi della salute mentale, anche per gli allenatori, che non devono trascurarli.

Rich Stennett, ricercatore che sta svolgendo un dottorato presso l’Università di Loughborough, ha discusso dell’impatto della scarsa disponibilità energetica tra le trail runner donne e delle sue numerose conseguenze sulla salute e sulle prestazioni. L’ultra-trail crea le condizioni ideali per questo problema a causa dell’enorme dispendio energetico richiesto dalle gare che durano decine di ore, nonché delle esigenze dell’allenamento e dello stress vissuto prima e durante la competizione.
Uno studio recente condotto in occasione della Western States, ha rilevato una scarsa disponibilità energetica nel 47% delle partecipanti e nel 76% dei partecipanti maschi. I sintomi variano da persona a persona e gli effetti possono essere di ampia portata, in particolare tra le donne. Tra questi figurano la perdita di densità minerale ossea, disturbi alimentari, riduzione della funzione immunitaria e amenorrea.
Ancora una volta, gli ostacoli principali sono la scarsità di ricerche e la mancanza di consapevolezza dei rischi. Le atlete più giovani, ad esempio, potrebbero accogliere con favore l’assenza delle mestruazioni perché ciò permette loro di allenarsi di più e più a lungo, senza rendersi conto di trovarsi in una fase critica dello sviluppo, in particolare per quanto riguarda la salute delle ossa.
Un’altra preoccupazione è che nel mondo dell’ultra-trail il disagio venga normalizzato. La resilienza di un atleta può portarlo a sottovalutare gravi conseguenze fisiche, spesso irreversibili, in particolare la perdita di densità ossea. Le prestazioni potrebbero non risentire immediatamente di una scarsa disponibilità energetica. È quindi essenziale condurre ricerche più approfondite, parallelamente allo sviluppo di strumenti di screening e di chiari messaggi di prevenzione.

Il professor Baud, dell’Università di Losanna, ha parlato della salute ginecologica delle ultra-runner, concentrandosi in particolare sullo sforzo a cui è sottoposto il pavimento pelvico durante la corsa. Ancora una volta, si tratta di un ambito di ricerca ampiamente trascurato, con pochissimi dati disponibili.
Nelle donne, il pavimento pelvico sostiene la vescica, l’utero e l’intestino e controlla la continenza. Ad ogni appoggio del piede, sul pavimento pelvico si esercita una forza pari a due o tre volte il peso corporeo. In uno studio condotto dall’USS e dall’UTMB tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, il 46% delle atlete ha riferito di soffrire di incontinenza urinaria indotta dall’esercizio fisico. Tale percentuale non era significativamente superiore a quella registrata tra le donne della popolazione generale, che varia dal 36% al 51%. Tuttavia, il rischio di incontinenza aumenta tra le donne oltre i 40 anni che hanno partorito e si allenano per più di 10 ore alla settimana, così come la sensazione associata al prolasso degli organi pelvici. La corsa ultra-trail presenta quindi una serie di fattori aggravanti. Gli esercizi preventivi di Kegel possono aiutare a proteggere il pavimento pelvico allenando i muscoli attraverso contrazioni tre volte alla settimana; i miglioramenti sono attesi dopo tre mesi di pratica regolare.
In questo contesto, la ricercatrice brasiliana Mabliny Thuany, USS e UTMB, hanno sviluppato questionari pre e post gara per le atlete, con l’obiettivo di istituire un Osservatorio Globale delle Atlete di Endurance. I suoi obiettivi sono:
- Caratterizzare la salute mentale, gli indicatori di bassa disponibilità energetica e il rischio di RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport), nonché gli approcci di allenamento tra gli atleti partecipanti all’UTMB 2026.
- Identificare profili multidimensionali degli atleti basati sulla salute mentale, sulla bassa disponibilità energetica o sulla RED-S, sull’allenamento e sulle caratteristiche demografiche.
- Esaminare le associazioni tra questi profili e l’incidenza di infortuni, malattie e prestazioni in gara.
- Esaminare le relazioni tra salute mentale, bassa disponibilità energetica o RED-S, allenamento, infortuni, malattie e prestazioni.
Dalla ricerca al sostegno agli atleti
Oltre a produrre dati scientifici, l’Ultra Sports Health Lab mira anche a trasformare la ricerca in conoscenze pratiche per gli atleti e per la più ampia comunità dell’ultra-resistenza.
Il programma includerà quindi iniziative di sensibilizzazione e formazione, tra cui sessioni pubbliche, contenuti ampiamente accessibili e dibattiti dedicati con atlete d’élite.
Mira inoltre a rafforzare la prevenzione e il supporto medico, compresa la consulenza personalizzata per le atlete, la valutazione di dispositivi medici più adatti alle esigenze delle donne e lo sviluppo di protocolli di prevenzione.
Attingendo alla comunità scientifica e sportiva internazionale riunita attorno all’HOKA UTMB® Mont-Blanc, il programma mira a promuovere una migliore comprensione della salute delle donne negli sport di resistenza e a favorire un cambiamento duraturo nella pratica.
L’obiettivo: consentire a un numero crescente di donne di praticare gli sport di ultra-resistenza in modo più sicuro, con informazioni più complete e un sostegno su misura per ogni fase della loro vita.
A lungo termine, l’Ultra Sports Health Lab intende espandersi oltre i confini di un singolo evento, collaborare con altre competizioni di rilievo e contribuire a creare una piattaforma internazionale di dati e conoscenze dedicata alla salute delle donne negli sport di resistenza.