Prendo spunto da questo articolo apparso oggi su montagna.tv
Che ne pensate?
http://www.montagna.tv/cms/?p=42135
SICUREZZA - si riapra il dibattito
Moderatore: leosorry
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
E quindi se uno va a cercar pericolo, e lo trova, poi non fa ricorso a servizi di soccorso, mettendo anche queste persone in pericolo, vero? Bene, se è questa è laposizione, non possiamo che rispettarla.L’osservatorio vuole promuovere la libertà di chi va in montagna e con essa anche la sicurezza, intesa però come presa di coscienza del rischio e delle proprie azioni.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Io questa volta passo.....
penso che Gaggio e Kappa "I crociati templari arroccati sulla cima Tauffi (conosciuta anche come l'Aiger dell'appennino)" potranno controbattere e sostenere degnamente la discussione.
penso che Gaggio e Kappa "I crociati templari arroccati sulla cima Tauffi (conosciuta anche come l'Aiger dell'appennino)" potranno controbattere e sostenere degnamente la discussione.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Ho letto questo articolo stamattina e lo avevo interpretato in questo modo: io ci vedevo più un discorso sul fatto che in montagna il 100% di sicurezza non c'è mai, che è un'utopia anche in una falesia sportiva, figuriamoci in alta quota.
Purtroppo è vero che come società tendiamo a mettere dei paletti su cosa si può fare e cosa no e sinceramente limitare l'accesso alle montagne la vedo come un'idiozia.
Come climber e alpinista in erba io sono molto prudente, fino ad ora mi sino impegnato solo in sfide che ritenevo alla mia portata e per fortuna mi è sempre andata bene. Sono però cosciente che ogni volta che mi appendo alla parete rischio qualcosa, sicuramente più che a stare sdraiato sulla spiaggia a prendere il sole.
E se rischio io, a maggior ragione rischia un alpinista esperto su una parete difficile, ma ciò non vuol dire che cerca il pericolo, penso infatti che sappia quello che fa e che abbia messo in conto ogni possibilità.
Perchè non soccorrerlo quindi? Di sicuro può essere pericoloso, ma anche i membri del CNSAS sanno quello che fanno e sono guide esperte; tra l'altro ho finito da poco il libro di Silke Unterkircher sul marito Karl, che era appunto un grande alpinista estremo, cosciente dei rischi che correva, ma anche un soccorritore pronto ad intervenire per aiutare altri in difficoltà.
Devo però ammettere che c'è anche tanta gente che prende e va' in montagna senza saperne nulla di sicurezza e dei rischi che può correre, cosa che davvero può voler dire mettere in pericolo la propria pelle e quella altrui. Non ritengo però utile il divieto come metodo e credo solo che l'educazione sia l'unica via per formare la gente ad andare in montagna con consapevolezza (come fa infatti il soccorso alpino).
Mi scuso per il post lunghissimo, ma ho scritto di getto dato che è x me un argomento caldo, su cui mi scontro spesso in famiglia e con gli amici...
Chiaramente questa è la mia opinione, totalmente personale e di certo non condivisibile da tutti.
Iacopo
Purtroppo è vero che come società tendiamo a mettere dei paletti su cosa si può fare e cosa no e sinceramente limitare l'accesso alle montagne la vedo come un'idiozia.
Come climber e alpinista in erba io sono molto prudente, fino ad ora mi sino impegnato solo in sfide che ritenevo alla mia portata e per fortuna mi è sempre andata bene. Sono però cosciente che ogni volta che mi appendo alla parete rischio qualcosa, sicuramente più che a stare sdraiato sulla spiaggia a prendere il sole.
E se rischio io, a maggior ragione rischia un alpinista esperto su una parete difficile, ma ciò non vuol dire che cerca il pericolo, penso infatti che sappia quello che fa e che abbia messo in conto ogni possibilità.
Perchè non soccorrerlo quindi? Di sicuro può essere pericoloso, ma anche i membri del CNSAS sanno quello che fanno e sono guide esperte; tra l'altro ho finito da poco il libro di Silke Unterkircher sul marito Karl, che era appunto un grande alpinista estremo, cosciente dei rischi che correva, ma anche un soccorritore pronto ad intervenire per aiutare altri in difficoltà.
Devo però ammettere che c'è anche tanta gente che prende e va' in montagna senza saperne nulla di sicurezza e dei rischi che può correre, cosa che davvero può voler dire mettere in pericolo la propria pelle e quella altrui. Non ritengo però utile il divieto come metodo e credo solo che l'educazione sia l'unica via per formare la gente ad andare in montagna con consapevolezza (come fa infatti il soccorso alpino).
Mi scuso per il post lunghissimo, ma ho scritto di getto dato che è x me un argomento caldo, su cui mi scontro spesso in famiglia e con gli amici...
Chiaramente questa è la mia opinione, totalmente personale e di certo non condivisibile da tutti.
Iacopo
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Io tanto per cominciare metterei il soccorso a pagamento, di sicuro diminuirebbero di molto gli interventi o comunque non si sprecherebbero molti soldi per soccorrere gente che va su lasciando a casa il cervello.
Detto questo se le condizioni lo permettono credo che il soccorso sia giusto effettuarlo, altrimenti non capisco a cosa serva.
Detto questo se le condizioni lo permettono credo che il soccorso sia giusto effettuarlo, altrimenti non capisco a cosa serva.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
iacy ha scritto:Ho letto questo articolo stamattina e lo avevo interpretato in questo modo: io ci vedevo più un discorso sul fatto che in montagna il 100% di sicurezza non c'è mai, che è un'utopia anche in una falesia sportiva, figuriamoci in alta quota.
Stessa interpretazione che ho dato io. In realtà l'articolo in questione andrebbe integrato con l'intervista ad Alessandro Gogna che dice "Più uno si affida alle misure di sicurezza esterne, meno si affida alla sua sensibilità e alla sua soglia di attenzione. Questo, oltre a ledere la personale libertà di scelta, deresponsabilizza le persone rischiando, paradossalmente, di compromettere la sicurezza in modo ancora maggiore"
Traducendo con un esempio nel mondo del trail "Vado a fare l'Adamello Super Trail perchè so che ci saranno volontari a portarmi fuori dai guai. Da solo non ci andrei mai" Ma affidare la propria sicurezza "all'esterno" forse non è una scelta saggia.
Altra frase di Gogna
"Ecco questo è un altro problema della société sicuritaire: per qualsiasi incidente ci deve sempre essere un responsabile o un capro espiatorio, è diventato la prassi. Una volta i prof portavano i ragazzini in gita, oggi è un’impresa impossibile, i professori hanno paura perché se si sbucciano un gomito i genitori fanno un casino mai visto. Gli incidenti succedevano 40 anni fa e succedono oggi, ma oggi c’è un accanimento terribile."
E questo è vero nel nostro sport: prima o poi ci sarà qualche incidente grave (per un semplice fatto statistico: sempre più gare e sempre più partecipanti). In quel caso non vorrei essere nei panni dell'organizzatore: quelli del Mercantour hanno evitato la galera per un soffio. Cosa sarebbe successo in Italia?
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Sì infatti avevo letto anche quella ed ero completamente d'accordo...leosorry ha scritto:
Stessa interpretazione che ho dato io. In realtà l'articolo in questione andrebbe integrato con l'intervista ad Alessandro Gogna che dice "Più uno si affida alle misure di sicurezza esterne, meno si affida alla sua sensibilità e alla sua soglia di attenzione. Questo, oltre a ledere la personale libertà di scelta, deresponsabilizza le persone rischiando, paradossalmente, di compromettere la sicurezza in modo ancora maggiore"
Anche questa cosa mi aveva colpito: purtroppo è vero che la ricerca del colpevole ormai è lo "sport" preferito, qualunque cosa accada. Lo vedo con mia madre che, da insegnante, ha sempre portato alunni in gita mentre ora non se la sente appunto più per il rischio di denunce x qualunque cosa succeda. Lo vedo anche nel lavoro x cui sto studiando: è vero che ci sono tanti casi di malasanità, ma è anche vero che a volte sono gonfiati da gente che si attacca davvero a qualunque cosaleosorry ha scritto: Altra frase di Gogna
"Ecco questo è un altro problema della société sicuritaire: per qualsiasi incidente ci deve sempre essere un responsabile o un capro espiatorio, è diventato la prassi. Una volta i prof portavano i ragazzini in gita, oggi è un’impresa impossibile, i professori hanno paura perché se si sbucciano un gomito i genitori fanno un casino mai visto. Gli incidenti succedevano 40 anni fa e succedono oggi, ma oggi c’è un accanimento terribile."
E questo è vero nel nostro sport: prima o poi ci sarà qualche incidente grave (per un semplice fatto statistico: sempre più gare e sempre più partecipanti). In quel caso non vorrei essere nei panni dell'organizzatore: quelli del Mercantour hanno evitato la galera per un soffio. Cosa sarebbe successo in Italia?
Mi scuso se sono andato OT con le mie divagazioni e il mio sfogo...
Iacopo
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Sacrosante le parole di Gogna, la cui intelligenza non scopriamo certo soltanto oggi, e sacrosante le parole di iacy. Da marito di un medico confermo l'ossessione per il capro espiatorio e il costo delle polizze. Credo comunque che in questo caso non si debba parlare di un'ossessione tipicamente italiana, ma importata dagli USA dove la mania dei risarcimenti è più antica. Forse non si accetta che ci si possa ammalare e magari morire nonostante un'operazione chirurgica? Forse bisogna cercare un responsabile per il fatto di essere finiti sotto un seracco crollato?
A proposito del costi del soccorso alpino: io sapevo che l'elicottero se non sei assicurato (CAI o altro) lo paghi.
A proposito del costi del soccorso alpino: io sapevo che l'elicottero se non sei assicurato (CAI o altro) lo paghi.
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
La questione sicurezza mi tocca direttamente, sia perché in famiglia le mie velleità alpinistiche non sono accettate con semplicità, sia perché alla pellaccia alla salute ci tengo e andando in montagna le metti a rischio entrambe, sempre. Forse sembrerà esagerato, ma lo ribadisco: il rischio fa SEMPRE parte dell'andare in montagna. Più che cercarlo, credo che l'alpinista un po' ci giochi, un po' non ne possa fare a meno, e un altro po' lo utiilizzi come stimolo inconscio per dare sempre tutto il meglio di sé. Detto questo, le regolamentazioni per la montagna mi fanno ridere: l'idea di regolamentare l'accesso ad una montagna è assurda quasi quanto l'idea di far pagare per l'aria che si respira.
La responsabilità è un valore fondamentale, ma è molto, molto difficile da imparare. Ci vuole umiltà, pazienza, e la nostra società non è certo che promuova queste virtù.
Un'ultima nota riguardo al soccorso alpino: leggendo Bonatti, per dirne uno, appare evidente che la pratica solidale di soccorrersi a vicenda tra "muntagnin" è vecchia come l'andare in montagna. Oggi sono nella cacca io e tu mi vieni a dare una mano, domani potrei essere io a salvarti la vita. E' una forma di solidarietà molto bella, inconsueta se vogliamo. Il problema nasce quando il soccorritore si mette a rischio per salvare persone impreparate, irresponsabili, di quelle che "tanto alla peggio mi faccio venire a prendere".
Temo però che da questo dedalo non si esca se non con l'educazione e la pazienza, per questo condivido in pieno il discorso di Iacy
Sorry per la lungaggine, ma è un argomento che sento molto anche io
La responsabilità è un valore fondamentale, ma è molto, molto difficile da imparare. Ci vuole umiltà, pazienza, e la nostra società non è certo che promuova queste virtù.
Un'ultima nota riguardo al soccorso alpino: leggendo Bonatti, per dirne uno, appare evidente che la pratica solidale di soccorrersi a vicenda tra "muntagnin" è vecchia come l'andare in montagna. Oggi sono nella cacca io e tu mi vieni a dare una mano, domani potrei essere io a salvarti la vita. E' una forma di solidarietà molto bella, inconsueta se vogliamo. Il problema nasce quando il soccorritore si mette a rischio per salvare persone impreparate, irresponsabili, di quelle che "tanto alla peggio mi faccio venire a prendere".
Temo però che da questo dedalo non si esca se non con l'educazione e la pazienza, per questo condivido in pieno il discorso di Iacy
Sorry per la lungaggine, ma è un argomento che sento molto anche io
Re: SICUREZZA - si riapra il dibattito
Quoto in pienoNoTrail ha scritto:La questione sicurezza mi tocca direttamente, sia perché in famiglia le mie velleità alpinistiche non sono accettate con semplicità, sia perché alla pellaccia alla salute ci tengo e andando in montagna le metti a rischio entrambe, sempre. Forse sembrerà esagerato, ma lo ribadisco: il rischio fa SEMPRE parte dell'andare in montagna. Più che cercarlo, credo che l'alpinista un po' ci giochi, un po' non ne possa fare a meno, e un altro po' lo utiilizzi come stimolo inconscio per dare sempre tutto il meglio di sé. Detto questo, le regolamentazioni per la montagna mi fanno ridere: l'idea di regolamentare l'accesso ad una montagna è assurda quasi quanto l'idea di far pagare per l'aria che si respira.
La responsabilità è un valore fondamentale, ma è molto, molto difficile da imparare. Ci vuole umiltà, pazienza, e la nostra società non è certo che promuova queste virtù.
Un'ultima nota riguardo al soccorso alpino: leggendo Bonatti, per dirne uno, appare evidente che la pratica solidale di soccorrersi a vicenda tra "muntagnin" è vecchia come l'andare in montagna. Oggi sono nella cacca io e tu mi vieni a dare una mano, domani potrei essere io a salvarti la vita. E' una forma di solidarietà molto bella, inconsueta se vogliamo. Il problema nasce quando il soccorritore si mette a rischio per salvare persone impreparate, irresponsabili, di quelle che "tanto alla peggio mi faccio venire a prendere".
Temo però che da questo dedalo non si esca se non con l'educazione e la pazienza, per questo condivido in pieno il discorso di Iacy![]()
Sorry per la lungaggine, ma è un argomento che sento molto anche io