blackmagic ha scritto:
Ero alla Maremontana, ho purtroppo aiutato a soccorrere Paolo assieme ad un altro corridore che lo stava accompagnando ed altri che hanno allertato i volontari, arrivati in un minuto.
Vorrei evitare di prendere le parti di questo o di quello, perchè in questo momento non sono sicuro faccia bene a nessuno. Ma dall'altra, penso si debba parlalre anche di questioni spinose, ed ho anche voglia di sfogare un po'la angoscia che mi porto dietro da ieri sera.
Ci sarà tempo di parlare se era necessario o meno partire, ma mi sento di poter dire che l'organizzazione ha avvertito con chiarezza che avremmo trovato condizioni dure: alla partenza è stato detto che AL MOMENTO non pioveva al rifugio, ma che avremmo comunque trovato freddo e neve e di essere pronti, al ritiro pettorale idem, mi è stato detto di vestirmi ed aspettarmi neve e freddo, in settimana è girata una mail con l'avviso di cambio percorso e presenza neve sul percorso per lunghi tratti. I volontari (grandiosi) sul percorso erano centinaia, e disseminati ovunque, dal primo all'ultimo km, una presenza rassicurante ed attenta. C'erano sei ristori che hanno saputo raccogliere e gestire la gente in difficoltà.
Le condizioni meteo non erano certo buone, ma non stiamo parlando di situazioni estreme (viste in altre gare).
Personalmente, ho trovato il pezzo innevato difficile, perchè, come ho già detto ad amici, era sfondosa e pesante (ma anche questi ci era stato ricordato al briefing): praticabile, ma duro.
E poi, senza polemica davvero, lasciamo perdere il discorso pantaloncini o maglietta, ciascuno dovrebbe conoscersi al meglio e vestirsi di conseguenza. Così come, specie al freddo, nessuno parla di alimentarsi, ma finchè sei in movimento, è quello che ti salva la vita: avere energie e poter bruciare. Anzi, provocatoriamente riporto le parole di due amici, che sono partiti con guscio pesante, hanno sudato fino a Pian delle Bosse, e poi al vento "si sono congelati il sudore" e si sono giustamente fermati al Santuario. Non basta avere il materiale obbligatorio, bisogna sapere cosa si va a fare e come utilizzarlo. E vi posso giurare che Paolo aveva tutto, pantaloni al ginocchio, giacca, guanti e telo termico.
Come dice Antonio, la sua morte è sicuramente una concomitanza terribile di cause diverse, ma fermiamoci un attimo e ragioniamo tutti sul resto. 47 km della Maremontana erano tosti l'anno scorso con il sole, ma alla fine con un po'di allenamento e voglia di soffrire te li potevi portare a casa. Quest'anno ci voleva molto di più: ci voleva esperienza e capacità di gestirsi in una situazione difficile. Bene ha fatto chi non se l'è sentita a fermarsi prima di creare dei problemi o semplicemente perchè non si divertiva più: questa è dimostrazione di grande maturità e rispetto per la montagna, per chi organizza e per i compagni di viaggio.
Condivido quanto detto da Davide.
Speravo di poter raccontare della mia ripresa dopo l'infortunio, ma purtroppo così non è. Ero a Loano per la presentazione del Team Vibram, e avevo deciso di fare un pezzo di gara insieme a Nicola Bassi, per verificare lo stato della mia tibia. Sono partito con lui dopo il ristoro di Giogo al 26° km, ovvero dove c'è stata la maggior parte dei ritiri della lunga. I ragazzi avevano sofferto la parte probabilmente più dura e fredda. Nicola stava bene, io pure perché appena partito, e abbiamo raggiunto subito alcuni atleti che lo precedevano, tra questi anche il povero Paolo. Non l'ho riconosciuto, ma tra quei 3 che abbiamo passato e non conoscevo, nessuno mi sembrava particolarmente sofferente, altri tra i primissimi e che poi si sono fermati erano visivamente in condizioni peggiori. Passato il ristoro di Rocca Barbena, tutto bene per noi. Da qui una parte non troppo difficile secondo me. Siamo arrivati al ristoro della Madonna di Balestrino: ci aspettano i ragazzi del team, mi chiedono se voglio fermarmi, ma sto bene, la tibia è perfetta, mi sento felice, non sto soffrendo minimamente il freddo, sono molto ben coperto, e decido di arrivare fino in fondo. Inizia la cresta, la parte più fredda della mia parte di percorso, un gran vento che mi sposta, ma continuo bene. Poi la discesa finale, tanto fango dove bisogna praticamente sciare, per non rischiare la gamba lascio andare un po' Nicola e Massimo Tagliaferri che ci aveva raggiunto, poi nel finale aumento e raggiungo di nuovo Nicola prima dell'arrivo. Ora, io ho saltato la prima parte del percorso, quella con tanta neve e freddo, dove tanti si sono congelati, e inoltre ho fatto la seconda parte senza aver corso per le prime 3 o 4 ore, ma le condizioni mi sembravano quasi come in altri trail che ho corso e dove non è successo nulla. Il meteo lo si guarda sempre prima di un allenamento o di una gara, e ci si veste di conseguenza, e questo ieri ho fatto, proprio come prima di un allenamento, cosa che era per me.
Conosciamo il giornalismo e il sensazionalismo degli articoli. Se c'è un morto in una gara, diventa poi un bollettino di guerra coi 3 infortunati (cosa che capita in tanti trail, trovatemi una gara dove non ci sono scivolate o distorsioni), e 20 casi di ipotermia (ignorando che l'ipotermia è uno stato davvero molto avanzato di raffreddamento corporeo - qualcuno ci sarà anche stato forse ieri, tra questi il Pilo, ma 20 mi viene difficile pensarlo).
Come dice Davide, Paolo era adeguatamente coperto. Ora ci sarà un inchiesta, e fino a quando non ci sarà una risposta da parte dell'autopsia, non è detto che Paolo ci abbia lasciato per arresto cardiaco da ipotermia o altro (benché ci sia una chiara ed evidente ipotesi).
Eleonora ha fatto la corta, l'ha terminata tranquilla, non si è accorta di questa gravità delle condizioni. Era ben coperta e cosciente delle proprie capacità e preparazione. E' caduta, sapete quando? Ad un km dall'arrivo scivolata su un tombino delle strade di Toirano.
Come dice IlPoggio, purtroppo gli organizzatori per legge hanno tante responsabilità, tutto quello che succede ad una gara, ma io mi ritengo sempre e solo l'unico responsabile di quello che faccio o non faccio.