possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo ma alla fine resta sempre il solito punto:
chi organizza ha una responsabilità oggettiva davanti alla legge e quindi ne risponde civilmente e penalmente.
e l'altra cosa da tenere di conto è che
in Italia c'è un vuoto normativo TOTALE sull'argomento quindi la decisione è lasciata completamente al libero arbitrio del Giudice di turno.
Vi assicuro che come organizzatore spesso mi domando quanto valga la pena rischiare per il piacere di far conoscere il proprio territorio. 3 anni fa quando è nato il Trail del Malandrino ho proposto un livello di dettaglio di sicurezza che, obiettivamente, era un passo avanti rispetto a tante altre organizzazioni:
- materiale obbligatorio mirato e anche consigliato per affrontare le condizioni di un crinale che conosco bene e che vi assicuro è molto più bastardo di quello che uno può credere
- controllo materiale prima della partenza e
a metà percorso a tutti gli iscritti
- curriculum obbligatorio
- chiusura iscrizioni ad un numero massimo di atleti per avere certezze sulle possibilità logistiche dei soccorsi
- impianto di sicurezza sul percorso con 3 medici (due del soccorso alpino), gruppi del SAST e del SAER, ambulanze 4X4, sanitari e volontari distribuiti ovunque per un totale di 200 persone su 70 km
- copertura radio su tutto il percorso, anche dove il cellulare non prende
- un percorso alternativo in caso di maltempo sul crinale
- quattro vie di fuga indicate
- addirittura un percorso di emergenza per interrompere la gara prima in caso di fulmini e arrivo a San Marcello con docce e borse degli atleti anzichè all'Abetone
- data spostata in funzione del rally degli Abeti che ogni anno decide di cambiare data e mettere in crisi le vie di fuga dal crinale
e vorrei sottolinerare che si parla di un percorso IN LINEA e non ad ANELLO
nel 2011 (meteo discreto fino alla conclusione della manifestazione) tutto questo è apparso esagerato ai partecipanti però si sono sentiti anche coccolati come ha dichiarato la stessa Cecilia Mora al traguardo
nel 2012 (nebbia fitta su tutto il percorso fino alle ore 08:30 e vento forte laterale con raffiche di oltre 100 km orari nei tratti più impegnativi) almeno la metà dei concorrenti ha ringraziato per averli obbligati a portare tutta quella roba ma allo stesso tempo qualcuno si è lamentato della deviazione che ho dovuto far fare (decisione difficile ma che ho considerato giustissima) per garantire la sicurezza dei partecipanti in una giornata strana e difficile da interpretare
morale della favola siamo nel 2013 e ancora oggi siamo considerati tra le gare maggiormente curate a livello di sicurezza e vi assicuro che questo aspetto di cui dovremmo fare motivo di vanto in realtà ha anche degli svantaggi: il TDM è sempre ben visto come dimostrano le tante iscrizioni, ma allo stesso tempo è considerato anche meno estremo di quello che uno vorrebbe
E questa cura "maniacale" è la stessa che mettiamo per gli eventi più tranquilli (vedi Corri&salsiccia che nonostante fosse una gara in chiave goliardica di soli 18 km è stata comunque deviata per le condizioni dure che c'erano sul crinale).
Quindi mi domando:
è veramente questo lo spirito con cui è nata e ci siamo avvicinati a questa bellissima disciplina?
Qualche anno fa, quando eravamo considerati pionieri in italia, c'erano le Ecomaratone e poche Ultra. Adesso invece ci sono quasi esclusivamente Ultra e le ecomaratone sono praticamente sparite.
io spero fortemente in un inversione di tendenza che riporti la gente a correre su distanze meno estreme ma che diano la giusta soddisfazione quando arrivi a casa!!!
Ad oggi non so se il malandrino verrà riproposto anche nei prossimi anni (o per lo meno nel 2014 è possibile che ci dovremo prendere un anno sabbatico per vari motivi esterni alla corsa) ma mi piacerebbe un giorno arrivare a dire le iscrizioni alla Malandrinata (32 km e 2500 mt Di dislivello) sono chiuse, restano pochi posti al TDM e non come succede adesso che è esattamente l'opposto
morale della favola ad oggi in qualsiasi modo uno si muove rischia di sbagliare ma se posso permettermi un consiglio verso organizzatori e atleti:
meglio sbagliare essendo troppo cautelativi che sbagliare nel verso opposto