
...pubblico"io"in quanto "lui"si...

è ancora un ragazzo giovane,e timido...

"oppure"è alla ricerca di qualche nuova... birraaaaaaaa
...Report Sky del Canto 2013
LA MIA PRIMA COMPETITIVA
UNA SCONFITTA DI GRANDE SUCCESSO
Ho sempre detto al presidente Alessandro Chiappa che non avrei mai appuntato un pettorale alla mia maglietta, perché l’agonismo mette alla prova il fisico e lo spirito in modo devastante.
Ho sempre detto al presidente Ale che non si corre una competitiva per partecipare ma si corre per vincerla.
Le vittorie sono sempre costate sacrificio e sofferenza, questo è il prezzo da pagare e io non voglio soffrire, non voglio sacrificarmi e odio perdere.
Ma una competitiva come la sky del Canto era già cominciata settimane prima nella mia mente, nel mio spirito e nel cuore. Trovare qualche pomeriggio per fare un sopralluogo sul Monte Canto, farsi spiegare le dinamiche che riguardano l’organizzazione di una manifestazione podistica, guardare i sentieri franati, gli alberi abbattuti, le previsioni meteo, coprire qualche chilometro per prova e per balisaggio, recitare una parte per il video della presentazione, cercare in qualsiasi modo di rendersi utili perché non è giusto che il lavoro sia sulle spalle di pochi. Di uno. Alessandro!
Io non lo sapevo ma stavo già partecipando e stavo già vincendo il mio “primo premio”.
Insomma, anche spronato dal mio amico trainer “ISEF” Raffaele Roberto Mascaro, mi trovo sulla linea di partenza a farmi il segno della croce e col sentore che la giornata sarebbe stata memorabile.
Vista la caratura della gente iscritta alla competitiva, rimaneva in me profondamente radicato quel timore reverenziale che mi ha portato a posizionarmi nelle retrovie. Niente adrenalina, niente euforia, con Raf si decide per una partenza lenta e nelle ultime posizioni, anzi, in ultima posizione.
Il via comunque è un momento emozionante e mi assaporo ogni secondo di quei primi passi, si scambiano da subito le prime battute e il sorriso dipinge i nostri volti inquadrati dalla videocamera di Raf, lo stratega.
Già perché dopo innumerevoli prove invernali della sky io e Raf concordiamo entrambi sul fatto che il percorso sarà molto impegnativo e metterà alla prova già dai primi chilometri gli ignari del tracciato. La strategia è quella di andare piano, restare ultimi e dare forza alle gambe nella seconda metà della gara.
A Villa Acquaroli ci accorgiamo comunque di non essere ultimi, il “guru” dell’off road trail è partito in silenzio accompagnato dalle sue muse Manuela e Marica.
E’ lui, Emilio Moto Perpetuo Marco Colombo. Emilio “Moto Perpetuo” per il suo rassicurante modo che ha di procedere senza fatica e a lungo nella corsa, nella conversazione e nel dare giusta soddisfazione ai mastri birrai.
Dietro front immediato, cento metri a ritroso, si riparte con Emilio e ladies.
Si conversa e si conviene tutti quanti che la strategia del risparmio energetico sarà quella migliore per non scoppiare alla fine. Comincia la prima salita, breve ma ripida e cominciano a vedersi i primi runners al passo lento, le prime espressioni di fatica e sofferenza, e si sente l’affanno che arriva. Tutto sotto controllo, l’abbiamo fatta più volte quella salita, correndo, soffrendo, e adesso ce la prendiamo comoda anche perché tutti sappiamo che la prima vera fatica sarà l’arrivo alla croce. Fino alla croce non c’è praticamente possibilità di far riposare le gambe e questo ce lo ricordiamo bene.
Salendo, lo spirito è ancora gioviale, alcuni vedendo il logo Carvicosky del mio cappellino e della mia divisa mi rivolgono domande, mi chiedono informazioni sul tracciato, previsioni sui tempi ecc. ecc.
Io spiego a tutti che la parte dura sarà l’ultima, una salita molto impegnativa e fangosa seguita da una discesa insidiosissima, la “verical” del giorno precedente…al contrario.
Sul sentiero che porta alla croce qualcosa mi dice che è arrivato il momento di lasciare andare i cavalli. Raf, mi saluta aggrappandosi con un’amichevole stretta al mio palmo teso e ci auguriamo buona fortuna.
Appuntamento al traguardo.
Parto, e da quel momento è una battuta di caccia. Si inquadra un obiettivo, si studia il percorso, si ascoltano le sensazioni provenire da dentro e si attacca, si supera, si guadagna una posizione. E’ un gioco, ma terribilmente serio e faticoso, in quei momenti tornano alla mente citazioni letterarie legate alle imprese degli ultratarilers più famosi. La psicologia con cui si affronta un sorpasso e la psicologia per non farsi più riprendere. Si attacca quando c’è una difficoltà. Una salita molto ripida e fangosa, una discesa rischiosa e impegantiva sono gli episodi che ricorrono instancabilmete e di cui approfitto per superare. Continuo a ripetermi che una competitiva richiede agonismo e ci metto tutto il mio sano e onesto agonismo di cui dispongo.
Continuo a ripetermi anche che sto facendo solo la figura dell’invasato, probabilmente a nessuno importa essere superato e a nessuno importa superare, sono io che gioco da solo in un mondo immaginario fatto di successi virtuali. Si, i successi saranno anche virtuali ma arriva la fatica e quella è dannatamente vera. Cominciano a vedersi anche facce note, gente con cui mi sono allenato, gente che ho visto alle prove della sky, al TA di dicembre, gente con cui adesso mi sto confrontando in una competitiva.
Quella che sto facendo è proprio la figura del demente anche perché a rischio ci sono i legamenti e la 100K del “Passatore” è vicina. Ma no! Si deve forzare anche perché quattro mesi di allenamento sul Canto nel buio, nel freddo, sotto la pioggia e tempestati dal vento, richiedono una prova, un collaudo, un esame finale. Sto facendo la cosa giusta, mi sto mettendo alla prova.
Gli scenari cambiano, le salite si alternano alle discese ma non cambia lo scopo, proseguire a testa bassa, superare, non essere superati. Arriva la salita mostruosa di San Giovanni, trovo e saluto altri personaggi noti, sono a metà, ho ancora forze, energia, voglia di fare. Avanti, sempre avanti come un mulo. Avanti nel mio gioco di bambino che vuole superare a tutti i costi. Arrivo ad un ristoro e vedo bicchieri di plastica gettati sul percorso. Questo non va bene, non è quello che ci hanno insegnato, non è quello che si deve fare al nostro ambiente eppure bisogna proseguire ma il bicchiere di plastica lo infilo nel “camel bag”, parto di corsa e il bicchiere di plastica mi esce dal taschino, cade per terra, sul sentiero. Mi fermo, raccolgo il bicchiere, mi guardano, mi superano, riparto con ancora più determinazione e il bicchiere questa volta accartocciato, è tenuto a bada in tasca cernierata. Cosa c’è di tanto speciale in un gesto come raccogliere un bicchiere di plastica durante una competitiva? tutto e niente, c’è il rientro nel rispetto e c’è il niente di una goccia nel mare. Ma questa è la mia vita, una vita fatta di principi e di lotte impari. Superato da un runner mentre raccoglievo il bicchiere? Bene, inquadrato obiettivo, seguo la scia, target raggiunto, un’altra posizione recuperata.
La sky si mostra in tutta la sua crudele difficoltà negli ultimi 5 km metà dei quali sono una salita difficile, ripida, fangosa, si cammina spesso a quattro zampe, ci si aggrappa, arrivano le prime sensazioni di prostrazione, di sconforto, di resa. Il desiderio di arrendermi mi assale, valutiamo i contro: non vincerai niente, non arriverai neanche nella prima metà della classifica, rischierai di farti male e sono sette mesi che ti prepari all’imminente Firenze-Faenza, arriverai stravolto, frustrato e senza più forze. Analizziamo i pro: non ne vedo, non ce ne sono sei troppo debole, non all’altezza della competizione, sei un numero per fare numero come vuole il recensore della sky, tanti numeri, tanti partecipanti, un successo rispetto all’edizione 2012 fatto di imbecilli che corrono per un niente. Niente è quello che sei.
Niente…
La vetta non si vede, ci sono solo foglie, fango, radici, persone ferme con lo sguardo perso nel vuoto della resa. Tutto è finito, torna alla tua realtà, ai tuoi fallimenti, alle tue delusioni e ricordati che non migliorerai mai perché non apri gli occhi sull’unico panorama che dovresti veramente guardare:
“La realtà”.
Un tipo scivola, gli tendo il braccio, ci afferriamo i polsi, lo aiuto a superare un dislivello particolarmente infangato. Mi ringrazia e io torno misteriosamente in quella fiaba che mi sto raccontando in cui sono un super eroe.
Non mollo, arrampico, inquadrato gruppetto, guadagnate posizioni. “Ma quando arriva questa stramaledettissima vetta? Non ce la faccio più, basta, voglio la vetta poi scenderò camminando, e sarà finita! “
Non arriva nessuna vetta, neanche si vede, neanche so quanto manca, il dispositivo GPS non funziona più, le batterie sono scariche, non posso fare previsioni, potrebbe durare ancora ore questo supplizio infernale. Inquadro un obiettivo, lo raggiungo, supero scivolando con due passi avanti e uno indietro. Un’altra posizione guadagnata. “ Ma perché? Perché? Perché? , nella vita si vince guadagnando il rispetto dei cari, fronteggiando le crisi economiche, trovare un lavoro, trovare una casa più bella, trovare una città più civile, trovare un’educazione più seria, trovare se stessi. Ma dove sono andato a finire? Perché non mi riconosco più? Perché questa terribile sofferenza? Perché questa salita non finisce mai?
Un runner del “piano” alla sua prima sky mi segue, mi tallona, mi bracca, l’ho superato e non gli va giù. Non mi beccherai mai, non mollerò mai, t’ho superato e non mi farò più riprendere. Sento il suo fiato e la salita, solo il suo fiato e la salita, sono debole, sono stanco, mi gira la testa, più forte di così non riesco a proseguire. Hai vinto “stradaro”, superami, sei più giovane, più allenato, non posso competere con te.
Superami e vai.
Io ho perso e finalmente decido di riposarmi. Finisce la salita, un vero sollievo ma non ho la forza neanche di correre in piano, però corro ancora. Eccoci all’ultima parte della gara, la sky del Canto al contrario, l’ho fatta ieri e ci ho impiegato mezzora camminando. Tra mezzora sarà tutto finito basta camminare. Scendo con passo dignitosamente in linea con altri che appaiono cauti, inquadrato obiettivo, target raggiunto, è lo stradaro di poco fa. Superato con un salto su una curva. Se salto e atterro con tutti e due i piedi le ginocchia non fanno male. Salta Mat, come quando scendi dal torrente, saltando tra una roccia e l’altra, salta Mat, cerca una roccia, l’argine di una curva, cerca gli appoggi, atterra con due piedi, salta e più vai veloce meno scivoli, fai che il piede rimanga un millesimo di secondo a contatto con il terreno. No, non cercare il canalone, stai ai margini, cerca le foglie, su quelle si scivola meno. Si, i guanti servono, aggrappati ai tronchi quando devi fare una curva stretta, serve a mantenere l’equilibrio, a sforzare meno i legamenti a sfruttare la forza della curva e trasformarla in spinta per la nuova direzione, non rallentare, lascia che la forza di gravità ti trascini, salta, questo dislivello è un abisso, salta, atterra, urla di dolore, urla e fregatene di chi ti guarda, sei ancora nella tua favola e solo tu puoi decidere come andrà a finire. Finirà che arriverai primo, le tue ansie, le tue paure, le tue incertezze non ce la faranno mai a scendere così velocemente. Urla e tutti si fanno da parte. Il rischio di rompersi qualcosa è enorme ma tanto non è realtà, e tutto un gioco, non ti farai niente. Urla!!!
Nessuno ti ha superato, sei all’arrivo, è finita. Un’allucinazione, senza freni e senza barriere, fisico e mente liberi di andare.
Mai provato niente di più puro e sconvolgente, ancora adesso non ho le parole giuste.
Una favola vissuta nella realtà o viceversa? questo è un gran bel grattacapo.
Avrò tra qualche giorno 100km da correre in solitudine per meditare sulla sky del Canto, ci penserò sicuramente prima che ritorni la “trance” e in attesa di raggiungere una “meta”.
Vorrei ringraziare i miei compagni di corsa e salutare ogni campione che non avrò mai l’onore di conoscere personalmente, ma uno l’ho conosciuto.
Si chiama Alessandro ed è un vero esempio … difficile da seguire!!! Matt
Da parte mia"semplicemente"GRANDE"Mat
