Premesso che la massima di Olmo è pura saggezza, io sto adottando la filosofia del "se non avessi delle costosissime e sofisticate scarpe ai piedi, come mi muoverei?" e poi vado di conseguenza.
Quindi, nello specifico, se corro vado di avampiede e cerco di sfruttare l'elasticità della caviglia e dei tendini posteriori sul tallone e sull'attaccattura del polpaccio (perdona l'ignoranza ma non ne conosco i nomi), invece cammino cerco di mantenere appoggiata l'intera pianta del piede così da spingere con tutta la gamba, soprattutto con i glutei che sono muscoli particolarmente efficienti.
Più in generale, secondo me il nostro corpo è fatto in un certo modo per dei buoni motivi, la sua meccanica non dico che sia "predefinita" ma quasi, le leve sono quelle e la fisica non inganna: la sensazione di sforzo eccessivo ai polpacci è causata, molto probabilmente, dal mancato utilizzo continuativo di quei muscoli, per cui con l'allenamento svanirà lasciando il posto alla putenza

Pian pianino, il fisico si adatta. I muscoli fanno abbastanza infretta, i tendini invece sono più lenti a reagire alle sollecitazioni, almeno nel mio caso.
Sempre e rigorosamente imho, lo ribadisco a scanso di equivoci! La mia esperienza personale non solo riguardo al trail ma più in generale riguardo allo sport mi porta a credere che non ci servano tecniche raffinate o calzature iper-strutturate per muoverci meglio in natura: ci vogliono pazienza (il fisico richiede i suoi tempi), istinto e una buona capacità critica per analizzarsi e capirsi meglio. Mi è bastato vedere mio figlio imparare a camminare e poi a correre per capirlo: tutto a suo tempo, quando il fisico era pronto, senza nessuna tecnica o accorgimento particolare, calzo o con le scarpe buone, lui si è mosso quando era ora e con efficienza ineccepibile. Ha solo due anni e mezzo e vederlo correre è pura poesia: movimenti perfetti, efficienza ai massimi livelli, uno spettacolo della natura.
Grande lezione di vita
A.