Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Grande guerriero Rasentin !!!
Ti hanno (abbiamo ) dato per ritirato, invece hai vinto la tua battaglia col drago !
Non potevo trovare notizia migliore.. ora tirati su, dalla foto mi sembri un po' sciupato.. CHAPEAU
E intanto...l'avventura continua...ci sono altri 100 trailers che attualmente sono impegnati negli ultimi 30 km di percorso e arriveranno, si sperano tutti, entro le 16-17 di oggi...
RAFFA 340° a Bosses
ROBYZAM 380° a Bosses
in mezzo ai due c'è (quarta volta credo anche per lui) "Banzai-Makoto"!!
Raffa passa al bonatti alle 10.04, in 332 posizione...
Ora, con il Bianco negli occhi, solo un traverso e una discesa per lei...
Graaaaande, inarrestabile Raffaella...
Il tor ti rimane dentro, nell'anima, nella carne. É tanta roba e ci vorranno giorni per capirlo davvero tutto... É stato un viaggio incredibile, vissuto al limite di ogni sensazione, a cominciare dalle lacrime della partenza, finendo con l'assoluto distacco del traguardo. Courmayeur non è più soltanto un luogo che segna la fine di un percorso, no... Courmayeur è l'inizio di un qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non mi so né descrivere, né spiegare. Ma c'è, lo sento... E ricorderò questi ultimi 50km, perché sono quelli in cui ho veramente conosciuto la federica. Sapevo bene di essere così ma sentirlo... è un'altra faccenda. Ritrovarsi liberi di sondare ogni cellula, ogni respiro, ogni emozione, è un'esperienza che in pochi, credo, abbiano avuto la fortuna di vivere. Dolore, sconforto, preoccupazione... cadono tutte al cospetto di te, del tuo essere profondo. E così si arriva alla fine di un tor, anche se hai una rotula a pezzi, un legamento andato, un tendine che protesta vivamente e un sonno lacerante. Sembrerò strana ma...mi sento fortunata, privilegiata. Oggi, se possibile, amo ancor di più le mie montagne e la mia corsa. Così, a caldo, i ricordi più vivi? Li butto là, senza ragionare, senza continuità, senza senso: le lacrime sul lettino dell'infermeria e le coccole dell'infermiera che, stringendomi la mano, mi diceva di riposare e sperare ancora; il consigilio folle del medico (Vai ma non fermarti troppo che sennò il ginocchio si gonfia e hai finito di camminare); il 418, che ha assunto le mie fattezze, la mia identità; il supporto folle della gente, che mi ha battuto le mani quando ho deciso di ripartire; le stelle gelide del malatra; la scarpa tagliata per liberare il tendine; la gioia profonda, profonda al punto di far male, di trovarsi lì, ancora sul sentiero, sul mio sentiero, con tutta la vita, capace di entrarti tutta in 12 litri di zaino. E ora, qui, seduta sulla panca, al sole, piango. E la gente, i compagni di viaggio, mi guardano sorridendo in silenzio, annuendo piano con la testa. Loro lo sanno il perché...