Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Oetzi ha scritto:es il sonno, la fame, se siete riusciti a rispetttare la tabella che avevate tanto pensato o se è andato tutto in malora e vi siete "adattati" alle circostanze, se il vostro corpo e la vostra mente vi hanno "sorpreso" in modo inaspettato.
questione fame: mi sono imposto di mangiare in ognmi luogo dove vi fosse la possibilità di mangiare , fosse anche solo thè con biscotti o caffè con biscotti. Saltare un ristoro non mi avrebbe portato nessun beneficio. Ho cercato comunque di alternare pasta in brodo/minestrone con fontina immersa ad altri ristori con moccetta o fontina o appunto biscotti. in uno ricordo pure una bistecca di pollo, e in un altro della ottima macedonia. Anche del riso freddo e patate ho mangiato... comunque mai mischiando troppa roba, decidevo un piatto e quello era. Nelle basi vita sempre birra, a volte pure due lattine se la sosta era + lunga. al barmasse mi sono concesso pure un limoncello...tranquilli sono poi andato a dormire
Aspetto sonno: soffro di insonnia, ho cercato di riposare a donnas, invano, poi al coda invano... sono riuscito a dormire la prima volta al cretaz per 20 min, credo comunque in totale di non aver dormito + di 80 min... a essere ottimista. Non per volontà , avrei voluto dormire di +, ma nonostante mi coricassi era inutile, il sonno stava alla larga.
Strategia: avanti a oltranza... cercando passo regolare... chi crede abbia la strategia del partire piano e rimontare sbaglia...parto piano perché lento ma poi magari non mi fermo
per quel che riguarda la "testa" nessuna sorpresa da parte sua... ahimè ha ilvantaggio di essere molto forte, ma questo non sempre aiuta quando si è stanchi
Fisico: mi ha seguito... qualche crisi di stanchezza, un forte mal di gola che mi impediva di respirare e deglutire come volevo...ma dettagli rispetto a quello che si potrebbe soffrire su una così lunga distanza
Mi aspettavo questa prestazione, è arrivata, mi sento realizzato appieno ... e qui mi ricollego al fatto che al tor non ho + altro da chiedere, salvo viverla in altro modo... ma qui serve empatia e qualcosa d+ con l'amico otrei condividere una avventura così lunga
Oetzi ha scritto:es il sonno, la fame, se siete riusciti a rispetttare la tabella che avevate tanto pensato o se è andato tutto in malora e vi siete "adattati" alle circostanze, se il vostro corpo e la vostra mente vi hanno "sorpreso" in modo inaspettato.
questione fame: mi sono imposto di mangiare in ognmi luogo dove vi fosse la possibilità di mangiare , fosse anche solo thè con biscotti o caffè con biscotti. Saltare un ristoro non mi avrebbe portato nessun beneficio. Ho cercato comunque di alternare pasta in brodo/minestrone con fontina immersa ad altri ristori con moccetta o fontina o appunto biscotti. in uno ricordo pure una bistecca di pollo, e in un altro della ottima macedonia. Anche del riso freddo e patate ho mangiato... comunque mai mischiando troppa roba, decidevo un piatto e quello era. Nelle basi vita sempre birra, a volte pure due lattine se la sosta era + lunga. al barmasse mi sono concesso pure un limoncello...tranquilli sono poi andato a dormire
Aspetto sonno: soffro di insonnia, ho cercato di riposare a donnas, invano, poi al coda invano... sono riuscito a dormire la prima volta al cretaz per 20 min, credo comunque in totale di non aver dormito + di 80 min... a essere ottimista. Non per volontà , avrei voluto dormire di +, ma nonostante mi coricassi era inutile, il sonno stava alla larga.
Strategia: avanti a oltranza... cercando passo regolare... chi crede abbia la strategia del partire piano e rimontare sbaglia...parto piano perché lento ma poi magari non mi fermo
per quel che riguarda la "testa" nessuna sorpresa da parte sua... ahimè ha ilvantaggio di essere molto forte, ma questo non sempre aiuta quando si è stanchi
Fisico: mi ha seguito... qualche crisi di stanchezza, un forte mal di gola che mi impediva di respirare e deglutire come volevo...ma dettagli rispetto a quello che si potrebbe soffrire su una così lunga distanza
Mi aspettavo questa prestazione, è arrivata, mi sento realizzato appieno ... e qui mi ricollego al fatto che al tor non ho + altro da chiedere, salvo viverla in altro modo... ma qui serve empatia e qualcosa d+ con l'amico otrei condividere una avventura così lunga
fluido ricollegandomi a tutto quello che hai scritto finora sul tuo tor secondo il mio modesto parere tu saresti il capitano ideale di una gara come la petit trotte a leon e forse troveresti nuove emozioni in una nuova sfida.
camosciobianco ha scritto:... @Linetta: perché non il passaporto biologico?
Visto quanto scrivi delle gare francesi "Alla TDS, al UTMB, alla CCC, per esempio, se sei tra i primi uomini/donne della corsa ad un certo punto ti cacciano un GPS nello zaino...alle basi vita sei sorvegliato a vista affinche' nessuno ti faccia assistenza dove non e' permesso ...lungo il percorso sei sei accompagnato hai vita corta...lo zaino ti viene controllato prima della partenza e poi cippato e pinzato affinche' tu non lo possa cambiare....lungo il percorso ci sono controlli del materiale obbligatorio A TUTTI ...e da quanto mi risulta ci sono anche dei controlli del sangue a campione...tutti segnali indicativi della serieta' della corsa." portiamoci avanti e imponiamo a tutti i concorrenti del Tor il passaporto biologico.
Sia mai che durante i 330 Km di gara uno si dopi con una bella sacca di sangue fresco o con alcune pastiglie miracolose. Sarebbe triste vedere il Tor ridotto a "sorvegliare a vista" i top runner nelle basi vita per evitare spiacevoli sorprese. Sarebbe, di fatto, la morte della gara.
Scusa, ma mi sembra che mai nessuno, in una partita di calcio abbia pensato che la presenza dell'arbitro sia superflua e che addirittura sia la morte della gara, dello spettacolo.
A mio avviso la tua estremizzazione del certificato biologico non è costruttiva...non credo che mettere un paio di omini in piu' lungo il percorso magari la' dove il tracciato potrebbe "indurre in tentazione " (e i posti si conoscono...li conosco io che son di Padova) oppure fare qualche controllo del materiale sia una cosa impossibile...nessuno vuole squadre di polizia lungo il percorso, pensavo si capisse dal mio intervento.
Per me il GIOCO PULITO E AD ARMI PARI E' LA BASE DELLA GARA, non la sua morte.
cesaretto ha scritto:Una domanda ai "Giganti " che hanno corso il TOR:
Qual'era la vostra dotazione?
Sono curioso di sapere quanti e quali cambi avevate, per esempio quante maglie , quanti calzini , quanti pantaloni,che tipo di giacche, ecc...
Grazie
Ciao e ancora complimenti a tutti
mi accodo ai complimenti a tutti quanti hanno goduto del partecipare al TOR e come Cesaretto, mi chiedo: quale dotazione ci si porta per una corsa che dura una settimana? ... si mettono i cambi nella borsa che l'organizzazione sposta alle "basi vita" o come si fa?
bravi bravi bravi ... bisogna avere gran forza di testa per il TOR
Voglio piangere sul Malatrà! E' stato il mio mantra per un anno intero. Ma anche questa volta le lacrime sono rimaste al loro posto.
Mi sentivo forte. L'esperienza dello scorso anno - stop al cancello di Vargno fuso di testa ma ancora bene sulle gambe – mi aveva insegnato molto. La tattica era elementare: andare più forte per dormire di più ed essere sempre lucido. Come fare? Allenarsi diversamente, per esempio. Pochi lunghi da 50/60 km e tantissime uscite in montagna tra 20 e 40 km sempre al massimo della velocità che riuscivo a tenere. Alla vigilia mi sento forte, adeguato.
Vado alla presentazione delle star e come un ragazzino mi faccio fotografare con Federica Boifava e Sonia Glarey con cui si conversa come se ci conoscessimo da sempre. Incasso gli in bocca al lupo di Zanchi, Collè e Chilò, conosco finalmente di persona Fluido. Che ci faccio io in mezzo a tutti questi campioni che mi trattano con confidenza e affetto? Lavoro da anni con ciclisti e sciatori, mai successo niente del genere tanto in fretta. Grazie ragazzi.
La domenica mattina alle 6.30 diluvia, alle 6.45 verso il Col d'Arp c'è il sole, poi si chiude di nuovo... Consegno la borsa. Lì trovo Annovazzi che mi abbraccia. “Ocio che ti batto”, gli dico da vero bauscia milanese. E' solo la seconda volta che mi spillo un numero sulla pancia e mi sento già in famiglia.
Ma adesso c'è poco da scherzare. Si parte. Concentrazione. Pensa se dovessi scivolare e farmi male sui ciotoli bagnati di Via Roma...
Il Col d'Arp scivola via dolcemente, non guardo mai l'ora ma so che vado bene e senza sfiatare. A metà discesa trovo Silvia (Silvietta su ST). L'ho conosciuta al briefing, abbiamo amici comuni. Sarà la mia compagna di TOR perfetta: lei mi disegna la strada in discesa (il mio punto debole), io detto il passo in salita, insieme chiacchieriamo scambiandoci idee su tempi e passaggi. Arrivo a La Thuile quasi mezz'ora prima dello scorso anno, al Deffeyes ho un'ora in vantaggio. Silvia è tosta, viaggiare con lei aumenta la mia fiducia. Barcolla solo quando riceve la telefonata del suo piccolo e, “cuore di mamma”, per un attimo pensa di tornare a casa. La cazzio, per fortuna una successiva telefonata rimette le cose a posto. Anche questo è TOR.
A Promoud ci prepariamo con calma alla salita. Sappiamo che pioverà e che il prossimo ristoro è lontano. Al Passo cade acqua mista a neve e il vento rafforza. Silvia, giustamente, scompare a tutta birra lungo la discesa, non è il momento di fare complimenti. Mi attacco a gruppetti dal ritmo più consono al mio. La situazione non è oggettivamente drammatica tutti però sappiamo che occorre perdere quota più in fretta possibile. L'ansia è cattiva consigliera e qualcuno si permette addirittura di tagliare i tornanti sopra il Lac de Fond. Scivolate gratis garantite. Per fortuna tutti quelli che vedo cadere si rialzano e ripartono. Per fortuna anche mia. “Che farei se uno davanti a me si facesse male? Se mi fermassi congelerei senza neppure poterlo aiutare”, mi domando. Non succede, ma incrociamo molti soccorritori che salgono. Si capisce che alle nostre spalle è successo qualcosa. Speriamo bene. A Planaval intuisco che la speranza è vana. Dietro al banco del ristoro c'è Cristina, finisher 2012. E' un'amica (ancora grazie al TOR) e pur con la necessaria prudenza mi accenna a “un trauma cranico importante”. Il resto lo racconta la sua faccia.
Mi distrae la necessità di andare avanti in fretta per raggiungere Valgrisa, il caldo e la borsa gialla. Siamo in quattro e parliamo d'altro: della polenta di Storo, il paese trentino di Mario, della neve in maggio sul Triangolo Lariano teatro di allenamento di Elisa (e mio), di piccole questioni di politica valdostana con Susanna.
Alla base vita ritrovo Silvia che si è già fatta la doccia. Ci diamo appuntamento per le quattro allo Chalet d'Epee. Mi asciugo i piedi ma sono bianchi e bolliti. Brutta roba. Mi stendo un'oretta. Riparto ma capisco che qualcosa non funziona: cosciotti di cemento e male alla schiena. L'acqua e il freddo del Crosatie hanno colpito. “Passerà” mi dico. E in effetti fino a Rhemes non va malissimo. L'Entrelor sarà il mio giudice supremo. Lo conosco a memoria, ritengo sia la bestia più cattiva del TOR, ma l'ho addomesticato tante volte. Oggi è diverso. Sollevare i piedi è ogni volta una fatica esagerata, sono lentissimo, dolorante e sconfortato. Mi rifiuto di accettare il mio destino. La discesa, facile, è una pena. Silvia mi aspetta, detta un ritmo a mia misura, ma al dolore alla schiena si aggiungono le vesciche sotto la pianta dei piedi. Capisco, ma mi rifiuto di capire.
Intanto arriva la telefonata da casa con la notizia della tragedia. Confesso che in quel momento la cosa non mi sconvolge come dovrebbe. Preso nelle mie preoccupazioni ne prendo atto, freddamente. Quando lo dico ai concorrenti che mi raggiungono la reazione è la stessa. Siamo cinici o soltanto un po' “fuori” per la fatica? Con queste domande per la testa mi trascino fino a Eaux Rousses.
Silvia mi sprona a proseguire. “Abbiamo un sacco di tempo, ti aspetto, vedrai che passa”. Non se parla, la obbligo a ripartire senza di me. Le giuro che mi sto per ritirare.
Palle. Figuriamoci se mollo adesso. Le infermiere del 118 contravvengono alle disposizioni (zitti eh) e mi sistemano i piedi. Per la schiena il miglior medico sarà il Loson, ne sono certo. Il Mal di Tor mi ha evidentemente annebbiato la mente, ma ci pensa il sentiero a riportarmi alla realtà. Arrivo al bivacco quasi alle 21. Sei ore sono troppe, ma soprattutto mi aspetta quella discesa eterna e, dopo il Sella, oscena (Sonia, diglielo tu al tuo sindaco, quel tratto tra i due ponti non è un gran biglietto da visita per Cogne). Il dado è tratto. A Cogne dirò stop.
I Forestali del Loson sono gli stessi dello scorso anno, mi riconoscono per via di una piccola performance poco sportiva a 3300 metri di quota. So già che, come lo scorso anno, riferiranno all'Annovazzi e che lui mi telefonerà per sgridarmi. Li prego di scrutarmi fin quando possibile lungo la discesa da paralitico (letteralmente) che mi aspetta. Non dovrei avere problemi, ma due simili angeli custodi non mi dispiacciono affatto. Al Sella vorrebbero che io mi fermassi a dormire. Non se ne parla, almeno Cogne voglio raggiungerla in tempo. Per sicurezza chiamo l'Help Center avvisandoli del mio passo e delle mie intenzioni. “Hai problemi, hai bisogno di noi? Quando arrivi non dire subito che ti fermi, fatti una doccia e ripensaci fino al tempo massimo”, mi dicono. Ormai però la decisione è presa. Questa volta con lucidità e infinita amarezza. Cerco di non rimpiangere la decisone di aver lasciato a casa l'Aulin, mi sarebbe servito davvero. Ma per quanto?
Tutti quelli che mi sorpassano si preoccupano, mi chiedono se ho bisogno. “No grazie, buona strada”. So di aver fatto la scelta giusta, ma fa male. Malissimo. Ho sempre considerato che il TOR inizi per davvero a Cogne. Dove io salgo sulla navetta per Courmayeur.
Consolazioni? Poche ma buone. Il ritiro mi ha permesso di assistere al gesto di Perez (un manifesto alla sportività) e apprezzare in diretta il pensiero che Collè ha dedicato al collega scomparso sul Crosatiè. Ma anche di tornare a Niel e salutare gli amici in quel momento ancora in gara: Lorenza, fresca come fosse appena partita, Mirko stravolto ma determinato, e soprattutto la “mia” Silvia che proprio in quel luogo meraviglioso è stata costretta a fermarsi tradita da un ginocchio diventato grande come un pallone e dalla febbre a 38.5.
Non so se per me ci sarà un altro TOR da concorrente. Lui non mi ama quanto io amo lui. Ma sono certo che non si rifiuterà di accogliermi almeno come volontario. In fondo non è così cattivo come vuole sembrare.
@ettore
c'è molta umanità nel tuo racconto, dove la pena è compensata dalla gioia per gli amici incontrati.
a me sembra che, a modo suo, il tor "ti ha amato", lasciandoti segni profondi.
grande fluido,
ti ho visto fino alla base vita di valgrisance..poi hai fatto il vuoto..non ho avuto più tue news se non all'arrivo..complimenti sia per la strategia che per aver tenuto botta con la testa per raggiungere il tuo obbiettivo..davvero grande...personalmente visto che ero al debutto..credo che un'anno di esperienza di tor possa giovare sulla tattica da affrontare e conoscere il tracciato sicuramente ti permette di gestire e pianificare le varie soste..ma il tor credo non conceda sconti a nessuno far si che tutto vada per il verso giusto non è facile e vista la mia piccola..esperienza giungere a courmayeur comunque vada e consapevole d'aver dato tutto infortunio a parte..non ha prezzo...il resto è tutta adrenalina che scorre continuamente nelle vene...buona vita a tutti
grande fluido
max valsesia
Accuse al gressonaro, 3° classificato: secondo un esposto sarebbe uscito dal tracciato della gara nelle vicinanze del lago Miserin. Lui si difende: “Sono sceso al torrente per bagnarmi i piedi, e ho fatto più salita”
di Luca Casali
Aosta
«Non ha guadagnato, né perso. Ha deviato il percorso. Punto». Alessandra Nicoletti, organizzatrice del Tor des Géants, prende posizione sulla polemica che ha investito Franco Collé (3° classificato): secondo un esposto presentato alla direzione della corsa - corredato di alcune fotografie - sarebbe uscito dal percorso segnalato dalle bandierine gialle nei pressi del lago Miserin (tappa Cogne-Donnas).
La segnalazione era arrivata alla direzione gara all'inizio della settimana scorsa. «Franco Collé è transitato regolarmente a tutti i controlli chip e a quelli di passaggio come prevede il regolamento. Nei pressi del Miserin ha preso, per un pezzo, un'altra strada, ma non è stato avvantaggiato da questa scelta. I controlli sono un problema e ho chiesto io stessa a Collé di collaborare con noi organizzatori per trovare una soluzione. Dall'anno prossimo avremo più controllori lungo il percorso, anche in punti a sorpresa».
Ma perché Collé ha cambiato strada? «Sono sceso sino al torrente - dice il gressonaro - per cercare un po' di sollievo per i miei tendini. Ho immerso i piedi nell'acqua e sono risalito dall'altro versante ritrovando il sentiero del Tor. Ho fatto i calcoli - dice Collé, che è ingegnere -: ho guadagnato 76 metri di lunghezza ma ho percorso 63 metri di dislivello in più. Non l’ho fatto per accorciare il percorso ma per bagnarmi i tendini del piede».
Già tre anni fa al Tor fioccarono le accuse su presunti tagli di tracciato. Cesare Clap puntò il dito contro Abele Blanc ipotizzando il trasporto in auto della guida alpina in un tratto di percorso sopra Saint-Rhémy-en-Bosses.
mi vien da ridere pensando al fatto che qualcuno, nel momento del bisogno, dovendosi allontanare alla ricerca di qualche cespuglio appartato dove espellere, possa essere espulso da una gara