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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Mi sembra di essere ancora dentro ad una lavatrice, programma soft colori delicati, ma pur sempre di lavatrice si tratta.
Ho ancora dentro un turbinìo di sensazioni forti, coinvolgenti a tratti esagerate, il Tor mi ha rapito e tenuto con se ed io non voglio lasciarlo, il mio Tor è storia lunga.
Tutto nasce lo scorso anno, Tor 2012, parto con la testa altrove, (mia mamma non sta bene), ma parto comunque, scollino col de Crosatie assaporando la base vita di Valrisange, la discesa è tecnica, sfasciumi, rocce e erba bagnata, metto male un piede, addio caviglia, un grosso mandarino mi deforma il calzino, dolore lancinante, tengo duro fino alla base vita e mi ritiro.
E’ il primo ritiro della mia vita, mi brucia da morire, sto male pensando ad un anno di gare, allenamenti e sacrifici buttati al vento. Ma sbaglio, non è questo il modo di approcciare una sconfitta, piano piano la rabbia fa posto alla consapevolezza, chi ha sbagliato sono io, ho sbagliato anche a dire: “MAI PIù", subito dopo l’accaduto.
Pochi mesi dopo eccomi pronto a riprovarci, vengo estratto, il mio nome è nella lista di prescelti, grande onore.
Inizio gli allenamenti, nel frattempo vengo colpito da due lutti, due persone adorate, mia mamma e mio suocero ci lasciano in pochi mesi, a Marzo e Maggio, la vita va avanti con visioni diverse, priorità diverse.
I miei amici Titanciano e Tetano mi accompagnano nelle uscite dolomitiche, ciaspe, scialpinismo, allenamenti veri e propri, da solo o con loro mi butto a capofitto nel karma che mi accompagnerà per tutta l’estate, il Tor e il suo DRAGO sono ad attendermi, questa volta voglio guardarlo in faccia a lungo, più a lungo possibile, voglio assaporare ogni istante, ogni colle, ogni vallata, questa volta sono curioso e motivato. ONE SHOT, non so se ci saranno altre occasioni.
Tor 2013.
Parto con il grandissimo Bovaro Pirenaico RASENTIN, una forza della natura, basco e sigaro, paura sconosciuta, con noi ci sono la straordinaria Raffaella Greco e l'immensa Roberta Peron in arte Robychao per me l'ANGELO DEL TOR.
Di nuovo col de Crosatie, questa volta dentro ad una tempesta di acqua, vento e nevischio, scollino, accendo due frontali, mi lego ad un concorrente tedesco, gli chiedo a che andatura vuol scendere: “SLOW” mi dice, musica per le mie orecchie.
Arrivo a Valgrisenge col sorriso di chi ha vinto una tappa, non dormo, impossibile con gente che scarta sacchetti ad un metro da me, alle 2 riparto verso Cogne.
Col Fenetre, col Entrelor e col Loson, tre salite impegnative, mentre il meteo migliora, il cielo smette di sputare acqua, spunta il sole e con lui l’umore cambia, ci aspettano almeno tre giorni di tempo buono, questo non addolcisce i due picchi sopra i 3000, Entrelor e Loson particolarmente velenosi.
Finalmente Cogne, breve riposo e cambio scarpe, iniziano le prime vesciche e i primi indolenzimenti ai piedi, il resto sta bene, testa e corpo fino alle caviglie stanno divinamente.
Riparto rinfrancato con scarpe più comode ai piedi, al Rifugio Sogno mi aspetta un amico di Venezia, Riky trasferitosi in Val d’Aosta, gestisce il ristoro, mi riempie di attenzioni e mi fa sentire bene.
Breve riposo e riparto, mi aspetta una lunga discesa fino a Donnas, sentiero che divido con Silvietta, trovata per strada con cui ho condiviso la fatica della lunga interminabile discesa e le prime avvisaglie del mal di piedi che mi avrebbe accompagnato per tutto il viaggio.
Proseguiamo indomiti tra chiacchere, risate e pensieri profondi, salendo non ho problemi, le gambe pompano bene, scendendo devo aiutatmi coi bastoncini per alleviare il tormento delle vesciche e l’indolenzimento ai piedi, questo mi rallenta ma non mi ferma.
Con Silvietta attacchiamo il rifugio Coda, freddo e vento furiosi ci accompagnano fino alla cima, breve sosta e uscita in tenuta invernale, compreso piumino sotto alla giacca di gore.
Siamo felici, abbiamo superato la metà del percorso, ma io so che il Drago mostrerà denti e artigli a partire da ora.
Al Lago Vargno incontro Roberta Peron, meglio conosciuta come Robychao per me l’angelo del Tor.
Roby non è tra gli atleti ma ha fatto la scopa su due tratti e adesso si diverte a salutare e ad accompagnare per brevi tratti gli amici che si cimentano in cotanta prova.
Comincio a fermarmi sempre meno ai ristori, non ho molto margine con i cancelli, non me ne preoccupo, mi pesano solo le discese, i piedi a tratti urlano.
Io e Silvietta superiamo Col Marmontana, lei inizia ad accusare dolori ad un ginocchio, a Niel aspetto il suo arrivo steso al sole, giunge 10 minuti dopo con la faccia stravolta, ginocchio gonfio e febbre alta la costringono alla resa, per lei solo un apuntamento rimanadato ha la stoffa di chi arriva alla fine, questa volta non ce l’ha fatta, le do un bacio e la saluto. Io ci provo.
Arrivo finalmente a Gressoney, base vita dove un medico podologo mi sistema i piedi e mi dice che ha visto di peggio, questo mi rincuora, un’ora abbondante di sonno dopo la doccia e riparto.
La salita notturna a Col Pinter è pura magia, nessuno davanti a me, nessuno dietro, salgo felice, le gambe sono leggere, la testa tiene, i piedi non protestano, almeno in salita.
Nessun inquinamento luminoso, spengo più volte le frontali per godermi lo spettacolo e per farmi venire i lacrimoni agli occhi, mi balzano davanti le persone amate che non ci sono più, poi mia moglie e miei figli, il cane bassotto Lulù, i miei amici del cuore, Titanciano e Tetano, Carletto, i prodi della Ptl appena conclusa, Tony e Giorgio, e infine Kapobecero, steso da un problema al ginocchio.
Scendo a Cuneaz e arrivo a San Jacques, salgo al rifugio Gran Tournalin qui Robychao inizia ad accompagnarmi, io inizio ad avere allucinazioni da mancanza di riposo, i sassi si animano, vedo cose che non esistono, ma sono cosciente di quello che mi circonda, comunque vado avanti, l’idea fissa è una sola: arrivare alla fine.
Inizio ad incontrare le stesse persone, siamo un gruppo di circa 30/40 facce conosciute che si superano e si attardano, una massa di irriducibili, chi con ginocchia devastate come Michele, ingegnere di Aosta, chi come me con i piedi a pezzi e poi persone di varie nazionalità che sorridono e si raccontano ad ogni incontro.
Scollino Col Nanna e arrivo a Valtournenche.
Sono uno straccio, ma c'e' il mio amico Riky che mi aiuta portandomi pasta e brodo, prenotandomi un massaggio dopo di che mi doccio, passo dal podologo e mi stendo su di una brandina, dormo circa un'ora, sono le 19:30 di giovedi' 12 settembre, passa un minuto per la mia percezione e Robychao il mio angelo mi esorta a partire, superiamo l'imponente diga e arriviamo al rifugio Barmasse, qui mi accascio sul divano e dormo alcuni minuti, da questo momento per me esisteranno solamente microsonni, ogni posto diventa buono: sedia, panca, sasso, sentiero nel sottobosco, materasso buttato a terra, ogni posto dove riesco a fermarmi chiudo gli occhi e ricarico le pile.
Il ristoro Vareton e' una malga, qui Roby mi da un po' di guarana', l'effetto sara' nullo, ma la testa non molla, sono consapevole che adesso sono nel bel mezzo del momento piu' duro, passo da una crisi di sonno all'altra, i massi mi parlano, si muovono, si colorano. Arrivo al bivacco Reboulaz dove riesco a dormire 30 minuti. Mi rimetto in marcia, mi sembra di sognare, arrivo al rifugio Cuney alle 5 del mattino.
Una nuova splendida alba mi coglie al bivacco Clairmont, inizia il giorno, e' Venerdi' i miei bioritmi si animano, se riesco a resistere quella a cui vado incontro sara' l'ultima notte. Mi avvio verso Close' prima di arrivarci mi imbatto in un ristoro imprevisto, e' un rifugio in un borgo, c'e' da mangiare, un pasto caldo, brodo e pasta poi un pezzo di torta fatta in casa e un caffe' saranno le sette del mattino, la gentilezza e i sorrisi dei volontari mi rinfrancano, affronto la discesa per Oyace.
Al ristoro riesco a mangiare ancora un po' di pasta e mi faccio medicare per l'ennesima volta i piedi, questo sara' l'ultimo pasto solido che riusciro' a fare.
Riparto da solo per col Bruson, sul finire del pomeriggio arrivo all'ultima base vita di Ollomont; doccia, tea con due biscotti e di nuovo a farmi medicare i piedi, mi addormento mentre tentano di ricomporre le mie estremita' inferiori, mi bucano vesciche, mi fasciano, non sento nulla.
Mi sveglia Robychao, sono le 18:45 partiamo assieme, dietro di noi si preparano le scope, saliamo verso il rifugio Letey Champillon, ci arrivo con un forte mal di stomaco, riesco a bere un po' di tea e mi stendo 30 minuti. Mi svegliano, e' ora di andare, nel frattempo entrano le scope, la cosa non mi inquieta, fin che son dietro di me va tutto bene.
Usciamo con Veronica, lei ha perso il compagno poco prima per un terribile mal di schiena che non gli ha permesso di proseguire, ho freddo, male ai piedi e stomaco in disordine, procedo comunque discretamente in salita, la discesa verso Ponteille Desot un vero calvario, a tratti corro piegato per alleviare i dolori allo stomaco e per riuscire ad appoggiare i piedi in modo che non mi tormentino troppo, comunque procediamo con Roby che mi incita a non mollare. E io non mollo. Avvicinandoci al ristoro chiedo a Roby e Veronica di fare una pausa, mi stendo per terra e crollo in un sonno profondo, 15 forse 20 minuti, poi alcune gocce di pioggia mi ridestano, avverto le mie compagne di viaggio che le precedo, so che mi raggiungeranno a breve. Entro al ristoro di Ponteille Desot, chiedo qualcosa per il mal di stomaco, i piedi sono da buttare... la mamma di uno dei volontari gli faceva sempre il limone caldo, me lo preparano, lo bevo e mi stendo, dopo 30 minuti su un materasso della grande guerra sto meglio, RobyChao e Veronica sono arrivate e pronte a ripartire.
Usciamo, e iniziamo la nostra "corsa" verso Saint-Remy la ci attende un cancello che non possiamo sforare, Roby se lo ricorda in un punto dov'era nel 2010, lo hanno spostato quindi ci affrettiamo, finalmente ci siamo sono le 5:26 la chiusura venti minuti dopo, bevo un po' di tea caldo con due biscotti.
Usciamo in quattro, a noi si e' aggiunto Carlo, saliamo veloci verso Col Merdeux, un nome una garanzia, e ci avviamo verso l'ultimo ristoro: Refuge du Lac, ci facciamo abbagliare da una malga che alle prime luci dell'alba ci illude di essere arrivati, non importa, proseguiamo, la salita non mi pesa, mi avvicino sempre di piu' all'ultimo scollinamento, al grande appuntamento del Tor, a Col Malatra', una chimera, un sogno, il grande appuntamento, si perche' avevo fatto una promessa a me stesso, a col Malatra' dovevo arrivarci ed e' quasi fatta. Finalmete siamo al rifugio, all'interno facce assonnate, schiene piegate sui tavoli schiacciate da una stanchezza infinita, una breve sosta e ripartiamo. Esco dal rifugio e sono felice, sorrido e scatto delle foto, mancano 400 metri di dislivello e ce l'ho fatta, e' l'alba,
il sole e' appena spuntato e incendia le cime che ci circondano, salgo leggero preceduto da Roby, Veronica e Carlo, me la godo tutta quest'ultima salita.
Arrivo sulla spaccatura, mi aiuto con le corde, metto i piedi sulle scalette che mi portano in cima al mondo. Avevo un appuntamento, qualcuno mi aspetta e mi sorride, io sorrido con gli occhi che si riempiono di lacrime. Ancora qualche foto e inizia l'ultimo calvario, i piedi urlano ma Val Ferret e docile e il mio animo felice, arrivo al rifugio Bonatti, abbraccio RobyChao, lei riparte con Veronica, io parto pochi minuti dopo, Roby lo ha fatto apposta, sapeva qualcosa che io non potevo nemmeno intuire, faccio qualche centinaio di metri e li vedo, sono emozionati quasi piu' di me, sono i miei amici, Stefano-Tetano e Cristiano-Kapobecero, sono venuti a festeggiarmi e ad alleviare gli ultimi chilometri verso il trionfo, ci abbracciamo con gli occhi umidi, sono i miei Fratelli.
La discesa vero il Rifugio Bertone scorre veloce, parliamo, ridiamo, mi dimentico della fatica e del male ai piedi, al Bertone ci beviamo una meritata birra e poi scivoliamo verso Courmayeur, la voce dello speaker mi accoglie mentre Kapo e Stefano mi mettono al collo una bandiera con il Leone Marciano, RobyChao mi corre incontro con un campanaccio, e' felice per avermi portato all'arrivo, Rasentin e' pronto con una pinta di birra, io volo orgoglioso verso il traguardo e non so se ringraziare di piu' i miei angeli o la mia tenacia, ma ce l'ho fatta. Sono un Gigante.
RobyZam Finisher Tor Des Geants 2013 in 148 ore, 50 minuti e 10 secondi.
bello leggere due racconti a distanza di giorni.
Bello constatare come entrambi siano intrisi di emozioni, di scoperta, di passione e rispetto per il TOR
un sincero ringraziamento a Giancarlo, con il quale la fatica è venuta meno, seppur le gambe erano le mie. Un bravissimo a Rob , perchè da sempre sostengo che sono "speciali" coloro che riescono a terminare le gare restando il doppio delle ore sulle gambe rispetto ai vincitori.
Grande forza di volontà e grande fisico per riuscirci , supportati da una grande passione
Bravi bravi ... sempre bello leggere racconti di questo tipo
GRAZIE AMICI, sono felice di essere riuscito a trasmettere qualcosa e a lasciare una voce, quella degli irriducibili, la voce di quelli che soffrono e si divertono e che trasformano certe gare in una lotta con se stessi, uscendone comunque vincitori anche solo per averci provato, perchè in certi casi solo il grande coraggio e la determinazione fan si che non si chini la testa davanti a tante difficoltà e il fatto di arrivare o meno è rappresentato da quel terribile attimo in cui si ha la consapevolezza che il dolore e la sofferenza hanno avuto partita vinta. Almeno in quella occasione...
Sfide queste comuni ai primi come agli ultimi, ma come ha detto molto bene Fluido gli ultimi rimangono sulle gambe il doppio del tempo dei primi, con tutto quello che ne consegue.
Adesso un ricordo affettuoso al povero Yuan Yang, caduto sulla discesa di Col de Crosatie e un grazie ai suoi compagni per il discorso commovente tenuto sul palco il giorno della premiazione, spirito libero, ha terminato la sua esistenza FACENDO QUELLO CHE LO RENDEVA FELICE.
Esattamente come tutti noi.
RobyZam del Tor
Robyzam & C......non vi conosco tutti...ma negli anni mi sono fatto una certa idea che ogni volta, nello scambiarci quattro chiacchere o leggere i vostri racconti, in me si rafforza....
Sarà lo iodio presente nell'aria....l'acqua alta....o lo smog di marghera....non lo so...ma voi "venexiani" avete qualcosa di speciale!!!
O YEAH MIO CARO MARIETTO: BEVEMO TANTE OMBRE !!! MA TANTE....
QUESTO CI RENDE PARTICOLARI E LEGATI DA FRATELLANZA CON TUTTI GLI SPIRITI LIBERI.
RASENTIN POL CONFERMAR.