mollato il "lavoro" (virgoles d'obbligo, qui, nel nordesticolo impero del fatturato), consegnata la Gommina al parco e...via! Autostrada camionata, a parlar di venti, angoli, boline, sartie...per finire a toccare i misteri della fisica col "come mai l'aereo sta su", intervallando con DUV statistik e altimetrie. E non serve mica che ci facciamo una canna!
Arriviamo a Limone e troviamo spalancate le porte del Buffet, il tempio dei trigliceridi, e veniamo trascinati nell'ascesi, immancabilmente rapiti dalla parola del Bardolino e di Gio62, cogliendo al volo un bocconcino, sulla terrazza, dove dondolano le fiammelle in viso ad un lago tutto nero di sera.
La sala è bella piena. Ci sono montanari, climberisti, percasisti e simpatizzanti. I Salomi sono tanti, tutti belli bruciati di sole, e saltellano da un capannello all'altro, quasi sempre con la bottiglina d'acqua per le mani. Siamo nella pancia dell'astronave che ha fagocitato extrarunners nel sua viaggio intergalattico; gli alieni vestono un azzurro carpito probabilmente a stellone del calibro di Rigel o Sirio, e in loro presenza, di fronte alle speventevoli arrotazioni delle R, ci si sente anche un poco intimoriti; fortuna che ci plana addosso un "Silvia Serafini, da Padova" detto con un filo di umana tremarella, che accende immotivatamente il sentimento italico e la voglia di urlare "vaiiiiiiii" così, alla maniera da stadio, invade la sala.
I corti sono belli, belli tutti, ma è quello del veghio a lasciarmi con un paio d'ali e l'intenzione assoluta di dondolare dall'albero...
Si finisce di nuovo al tempio, con la russa (insalata) stanca e i funghetti sodi (maledetti! Chi li ha rubati???) spariti dal piatto. Si scambiano battute, si guardano scarpe, frantasticando di Summanelli rabbiosi.
E si va via, parlando stavolta di numeri fioriti e complessità matematiche del vivere, scivolando di tanto in tanto nelle gioie dell'agonismo con leopardiana dolcezza.
E' bello correre, anche per questo
