Ho letto tutti e due le parti più il "about me" menzionato da deeago. Molto velocemente visto che non faccio fatica con la lingua
Sembra anche a me, come detto da deeago, che il tipo é piuttosto uno esagerato. Detto questo però tutte le opinioni sono degni di essere considerati. Alcuni dubbi che menziona sono validi.
Noto che non parla dei aspetti ormonali e i cambiamenti che ci sono fra High Carb e Low Carb (zero carb non mi pare una valida idea).
Che LCHF non é indicato per atleti di forza esplosiva o velocità pura mi sembra già assodato da tempo. Niente di nuovo.
Quello che propone Paso é una valida idea. Però visto che diventare fat adapted richiede un tempo di almeno 6 mesi lo vedo una prova difficile. Se c'é una differenza nel tempo sul 10 mila di 30 - 60" non possiamo sapere se é una differenza dovuto all dieta o all'allenamento (in 6 mesi possono cambiare tante cose). Se c'é una differenza di parecchi minuti forse possiamo trarre una conclusione. Difficile controllare tutti i variabili.
martin ha scritto:Se c'é una differenza nel tempo sul 10 mila di 30 - 60" non possiamo sapere se é una differenza dovuto all dieta o all'allenamento (in 6 mesi possono cambiare tante cose). Se c'é una differenza di parecchi minuti forse possiamo trarre una conclusione. Difficile controllare tutti i variabili.
Esatto, chiaramente il dato diventa rilevante se, a parità di stimoli allenanti, la differenza è notevole.
Sono sicuro che una dieta LCHF possa essere ottima per lavori di lunghissima durata ed intensità medio/bassa e che vada a braccetto con un piano MAF, ma cosa succede quando si decide di spingere sull'acceleratore?
deeago ha scritto:
Su un ultraTRAIL, e qua mi immagino roba da 9/10 ore in su, la Frequenza Cardiaca non dovrebbe mai arrivare al 90% del valore massimo, altrimenti non arrivi in fondo.
Non sono d'accordo, spesso e volentieri ci arrivo a quelle frequenze, specialmente nella prima parte di gara. Chiaro che in ottica di gara lunga non è possibile sostenere uno sforzo cosi' elevato e bisogna quindi essere in grado di recuperare.
Credo che il dubbio di Biglux (che è anche il mio) riguardi quei momenti in una gara in cui lo sforzo aumenta, e con esso anche il consumo di glicogeno.
Con una dieta Low Carb il corpo impara a ricavare efficacemente energia dai grassi, ma non è che "disimpara" i meccanismi legati al glicogeno tipici dei lavori ad alta intensità?
Sarebbe interessante un confronto sui 10.000m prima e dopo una dieta Low Carb
Ricordo che l'iperlipidica (grasso 50 - 60% delle calorie) provoca degli adattamenti già dopo una settimana (capacità di bruciare grassi molto spinta anche all'85% del VO2max), questi si azzerano dopo solo una settimana se torniamo a mangiare tanti carboidrati.
Non ho dati precisi sul calo di prestazione massima DURANTE (o immediatamente dopo) una dieta Low Carb, ma io non mi stupirei di peggiorare la prestazione dell'8-10% su un diecimila tirato. Per te, significa passare da 34 a 37'
deeago ha scritto:
Non ho dati precisi sul calo di prestazione massima DURANTE (o immediatamente dopo) una dieta Low Carb, ma io non mi stupirei di peggiorare la prestazione dell'8-10% su un diecimila tirato. Per te, significa passare da 34 a 37'
Magariiiiiiiii
Vogliamo un volontario per test: 10000m pre dieta, 2 mesetti di LCHF, e quindi nuovo test sui 10000m ... chi si fa avanti per il bene della scienza ????
L’equilibrio tra la necessità di adattare il proprio organismo al consumo di una maggior % di grassi in vista di prove di endurance e il mantenimento di “adeguate” capacità di esprimere potenza e velocità (sempre relativamente a prestazioni di resistenza e non in prove “lattacide”) è un argomento molto interessante e su cui non si hanno certezze assolute.
Sicuramente alimentazione LCHF e allenamenti/gare in regime “train low/race high” sono ottime soluzioni per chi si dedica a prove di ultra (in cui magari è possibile alimentarsi maggiormente che in prove in cui si tengono andature più veloci) e per i maratoneti (che hanno la necessità di risparmiare il glicogeno, senza poter al tempo stesso integrare più di tanto durante la competizione. e in cui - in teoria - la componente “muscolare” è meno esasperata che nei trail e l’andatura è più uniforme).
In altre prove/specialità tipo trail brevi/medi o gare più corte, probabilmente la necessità di avere (anche) una riserva di “potenza” (per sostenere, ad esempio, lo sforzo di compiere salite impegnative o aumentare il ritmo nel finale di gara) deve essere considerata come prioritaria, ma è da valutare come rispondere a questa esigenza sia attraverso la dieta e soprattutto con gli stimoli dati dagli allenamenti.
Probabilmente, come mi sembra abbia scritto in precedenza Martin, anche quando il corpo è “adattato” ad una dieta LCHF mantiene comunque la capacità di utilizzare gli zuccheri che vengono integrati (parlo di zuccheri semplici a medio/veloce assorbimento) come “benzina super” da cui ricavare energia per sostenere un aumento di ritmo e/o “risvegliare” il metabolismo.
All’opposto, se non adattiamo (forziamo?) il nostro organismo ad utilizzare i grassi a ritmi via via più elevati (come fanno i maratoneti, per esempio con il doppio allenamento con pranzo ipoglicidico o con sedute di fondo medio/progressivo) o comunque per sforzi di estrema durata (attraverso dieta ed allenamenti super-estensivi,per gli ultra-maratoneti) il corpo non avrà “di default” la capacità di scegliere una “benzina” giusta per farci risparmiare glicogeno.
In entrambi i casi, forse lavorare sulla qualità della “potenza aerobica” senza sforare troppo nel meccanismo lattacido può essere una buona soluzione per mantenere viva la capacità di “dare gas” se e quando serve. A questo si può/deve abbinare un lavoro tecnico che mantenga efficienti le capacità “meccaniche” ed elastiche dei piedi, doti fondamentali per sfruttare al meglio le componenti metaboliche.
In pratica, pur seguendo una dieta LCHF, se non si dimenticano allenamenti che ogni tanto stimolano la FCmax e la potenza del sistema aerobico (seduta di ripetute medie/brevi -con recupero breve- a livello della SAN, prove di gara più corte sui 5/10/15km, progressivi partendo dal lento e passando per il medio per finire con 2-3km veloci, cronoscalate brevi 3-5km…) abbinate a lavori per la componente meccanica (saltelli ed andature, allunghi e progressivi sui 60-100m, balzi e saltelli…) FORSE si riesce a bilanciare la necessità di una maggior “resistenza” evitando di perdere del tutto la velocità.
Un tipo di allenamento che potrebbe rispondere (in parte) a questa esigenza è quello INTERMITTENTE, molto usato negli sport di squadra, in cui si alternano diverse serie di lavori ad intensità media ma di durata breve e con breve recupero. Ciò permette(rebbe) di tenere stimolate allo stesso tempo sia la componente di “tecnica di corsa” che quella metabolica (a patto che l’intensità della ripetuta non sia troppo alta, lavorando sulla qualità della fase di recupero).
Ovviamente non si può prescindere da altri tipi di lavori, più specifici in funzione della disciplina/durata della gara in programma, soprattutto quando le distanze aumentano.
Visto che purtroppo gli articoli scientifici su questo argomento spesso di scientifico hanno solo il nome, vuoi per esiguo numero di soggetti reclutati, per mancata comparazione con gruppi di controllo o per come i test stessi vengono svolti, sarebbe molto interessante conoscere la dieta reale quotidiana che utilizzano atleti di vertice nelle gare di endurance (mi vengono in mente Calcaterra, Kilian, D'Haene, Cudin, Canepa solo per citare nomi di atleti che non "toppano" quasi mai una gara, per cui "affidabili"), ma anche "solo" nelle maratone su strada (al di la di esempi isolati di atleti LCHF e con risultati "altalenanti" tipo Timothy Olson). La mia non vuole assolutamente essere una sterile polemica, ma un tentativo di capire dove finisce la "verità" e inizia la "fuffa"...
biglux ha scritto:Visto che purtroppo gli articoli scientifici su questo argomento spesso di scientifico hanno solo il nome, vuoi per esiguo numero di soggetti reclutati, per mancata comparazione con gruppi di controllo o per come i test stessi vengono svolti, sarebbe molto interessante conoscere la dieta reale quotidiana che utilizzano atleti di vertice nelle gare di endurance (mi vengono in mente Calcaterra, Kilian, D'Haene, Cudin, Canepa solo per citare nomi di atleti che non "toppano" quasi mai una gara, per cui "affidabili"), ma anche "solo" nelle maratone su strada (al di la di esempi isolati di atleti LCHF e con risultati "altalenanti" tipo Timothy Olson). La mia non vuole assolutamente essere una sterile polemica, ma un tentativo di capire dove finisce la "verità" e inizia la "fuffa"...
altro che "sterile polemica", è uno spunto interessantissimo!
Non prenderlo come un campione statistico, ma i Salomon a Limone Garda mangiavano tanto di tutto, specie i dolci e più erano pasticciati, meglio. Per non dire delle bottiglie di vino che volavano nelle camere. Magari poi a casa fanno i monaci e vanno avanti a bistecca e kale...
A mia domanda a Cameron Clayton che stava annichilendo il buffet dei dolci: "No Paleo for you?" risposta con risata "It's just a fad".
blackmagic ha scritto:A mia domanda a Cameron Clayton che stava annichilendo il buffet dei dolci: "No Paleo for you?" risposta con risata "It's just a fad".
OT: Cameron Clayton per me sarà sempre, nei secoli dei secoli legato a:
1. Partire a bomba.
2. Scoppiare.
Also sprach Paco.
Fine OT.
E' abbastanza palese che quella Paleo sia una dieta destinata a passare di moda, dai...
Dovevi sentire come rideva Craig Thornley a Chamonix quando gli raccontavo dell'intervista con Clayton che dice di preferire aspettare per riprovare una 100 miglia... la lezione della Western l'ha demolito, povero.
Ora ritorniamo a parlare di verdure a basso indice glicemico...