ho trovato questo articolo che ben si presta a spiegare la commistione tra sofferenza/dolore e soddisfazione ...
la chiamano amnesia del maratoneta... per il trailer direi che vale più come "ricerca della condizione di QUEL dolore" ...
http://www.corriere.it/salute/neuroscie ... F020103COR
chi ce lo fa fare?
Moderatore: leosorry
Re: chi ce lo fa fare?
slave
ho letto l'articolo inserito in discussione ma non mi dice nulla di nuovo e che non sapessi già.
L'uomo (e la donna) fanno tantissime cose che, secondo l'articolo, provocano "dolore" e, nonostante questo, continuano a farle.
Tantissime persone, milioni nel mondo, continuano ad andare allo stadio per vedere una partita di calcio anche se spesso puà essere pericoloso o anche se la loro squadra del cuore perde nove partite su dieci; molte altre persone, me compreso, pur soffrendo il mal di mare, si sono arruolate in Marina MIlitare o hanno conseguito il diploma nautico e hanno navigato per tutti i mari e, una volta a terra, rimpiangono i tempo di bordo (mi capita spesso
)
Altre ancora, si "rovinano" la vista continuando a leggere libri o a modellare aeroplani in balsa o navi in legno, fino a ora tarda, gli anziani del mio e altri paesini con mille acciacchi alla schiena che continuano a fare legna nel bosco o a zappare nell'orto (e che orto !) con qualsiasi condizione climatica, eccetera...
Da profano, non credo si tratti di amnesia ma di semplice passione accomunata ad un sempre meno frequente, ai tempi odierni, spirito di sacrificio.
Oggi alla radio ho sentito una intervista a Stefano Mei, campione europeo dei 10.000 e vicecampione sui 5.000 (o viceversa, non ricordo bene) il quale, a precisa domanda sulla stato dell'atletica italiana attuale, ha risposto, piu o meno così: non c'è, nei giovani attuali, piu nessuna o poca voglia di fare sacrifici, di lottare per affermarsi, di sudare, stiamo "troppo bene", il cosidetto "terzo mondo" ha piu fame e voglia di sacrificio per emergere, di noi...
Il "dolore" , la fatica, le privazioni alimentari, i sacrifici, le rinunce, di uno sportivo, di uno studioso, di uno scrittore, di un frate, di un volontario, di un soldato, sono state quasi bandite dalla società odierna...ho sentito, di persona, e letto di "mamme" e "papà" che vietano ai figli di giocare all'aria aperta perchè se no si sporcano, si graffiano le ginocchia o si ammalano...
saluti
Piero e famiglia
ho letto l'articolo inserito in discussione ma non mi dice nulla di nuovo e che non sapessi già.
L'uomo (e la donna) fanno tantissime cose che, secondo l'articolo, provocano "dolore" e, nonostante questo, continuano a farle.
Tantissime persone, milioni nel mondo, continuano ad andare allo stadio per vedere una partita di calcio anche se spesso puà essere pericoloso o anche se la loro squadra del cuore perde nove partite su dieci; molte altre persone, me compreso, pur soffrendo il mal di mare, si sono arruolate in Marina MIlitare o hanno conseguito il diploma nautico e hanno navigato per tutti i mari e, una volta a terra, rimpiangono i tempo di bordo (mi capita spesso
Altre ancora, si "rovinano" la vista continuando a leggere libri o a modellare aeroplani in balsa o navi in legno, fino a ora tarda, gli anziani del mio e altri paesini con mille acciacchi alla schiena che continuano a fare legna nel bosco o a zappare nell'orto (e che orto !) con qualsiasi condizione climatica, eccetera...
Da profano, non credo si tratti di amnesia ma di semplice passione accomunata ad un sempre meno frequente, ai tempi odierni, spirito di sacrificio.
Oggi alla radio ho sentito una intervista a Stefano Mei, campione europeo dei 10.000 e vicecampione sui 5.000 (o viceversa, non ricordo bene) il quale, a precisa domanda sulla stato dell'atletica italiana attuale, ha risposto, piu o meno così: non c'è, nei giovani attuali, piu nessuna o poca voglia di fare sacrifici, di lottare per affermarsi, di sudare, stiamo "troppo bene", il cosidetto "terzo mondo" ha piu fame e voglia di sacrificio per emergere, di noi...
Il "dolore" , la fatica, le privazioni alimentari, i sacrifici, le rinunce, di uno sportivo, di uno studioso, di uno scrittore, di un frate, di un volontario, di un soldato, sono state quasi bandite dalla società odierna...ho sentito, di persona, e letto di "mamme" e "papà" che vietano ai figli di giocare all'aria aperta perchè se no si sporcano, si graffiano le ginocchia o si ammalano...
saluti
Piero e famiglia